Archivio mensile:aprile 2006

muoia Sansone

Continua la guerriglia dei soldati giapponesi di Berlusconi Silvio, ultimo imperatore. Sono gli ultimi fuochi, gli spari affannosi prima di una normalizzazione che arriverà, non può non arrivare, dal momento che non si dà realistica predizione del contrario: che i perdenti possano scardinare le istituzioni della repubblica dopo aver avvelenato i pozzi della politica e consegnato il paese al caos attuale con l'approvazione pro domo loro della maledetta legge elettorale proporzionale.
Il senso dello stato dei cialtroni del centro-destra é tale che preferiscono veder affogare il paese nelle convulsioni di una guerriglia costante al senato piuttosto che affrettare i tempi della costituzione di un governo che metta mano ai conti dello stato e inizi il risanamento del paese.
Sorprende il silenzio di Confindustria e delle associazioni grandi e piccole delle partite-iva. Dovrebbero stigmatizzare con toni duri quanto sta avvenendo nei palazzi del potere politico: é nell'interesse dei produttori che si assumano a tamburo battente le misure legislative atte a favorire la ripresa, ma non una parola esce da quelle bocche, nessuna reprimenda per la strategia vergognosa dei giapponesi istruiti dal loro imperatore sconfitto: rallentare le votazioni, fare muro, dilazionare i tempi dell'instaurazione di un governo democraticamente eletto e nel contempo continuare a gettare fango sulla vittoria dell'avversario, deleggittimarlo costantemente, incuranti di seminare il vento che porta la tempesta.
Muoia Sansone con tutti i filistei. E' di questa bassa qualità umana il ceto politico al soldo di Silvio Berlusconi, degni emuli di quel Craxi Bettino che, a suo tempo, si é provato a far crollare le colonne del tempio.

la tomba misteriosa – una storia zen

Hui Chao si alzava ogni mattina al primo spuntar della luce. Usciva dietro casa a orinare e guardava il mondo prendere forma: il verde delle piante del riso ormai maturo, il chiaro del cielo, le nuvole grigie e il fuoco del sole che saliva sù dalla linea dell'orizzonte e lo accecava. Quella mattina il gallo non cantò. Hui Chao pensò che fosse malato. 'Devo farmi prestare un altro gallo da Dong.', bofonchiò, 'Lui ne ha quattro e non fanno che darsi addosso.'
Hui Dong, il suo vicino di risaia, diceva che erano meglio i tacchini perché tengono lontani i serpenti, ma l'ultimo serpente Hui Chao, l'aveva visto molti anni prima e ancora gli pareva di averlo sognato. Era grosso e lungo e una sorta di corta cresta ossea colorata gli attraversava la testa. Era scivolato via dal sentiero, immergendosi nell'acqua bassa della risaia.
Per molti anni a seguire Hui Chao aveva sognato che serpenti diversi per colori e lunghezza gli si attorcigliavano attorno alle gambe e lo mordevano. 'Non devono essere velenosi se sono ancora vivo.' diceva a sua moglie ridendo.
La moglie di Hui Chao era morta giovane, di parto. Qualche giorno dopo era morto anche il bambino. Hui Chao aveva scavato la tomba a margine della risaia. Li aveva seppelliti insieme, avvolti in un semplice telo, perché erano stati insieme tutto il tempo della gestazione; era come se fossero un corpo solo.
Non aveva dato avviso al capo villaggio dei due decessi e questi lo aveva mandato a chiamare.
'Perché non mi hai detto che tua moglie e tuo figlio sono morti?' gli aveva chiesto brusco.
Hui chao aveva risposto che l'avrebbe detto a sua suocera, non appena avesse deciso di mettersi in viaggio; dopo il raccolto, in ogni caso.
'Ho l'obbligo di scriverlo nel registro dei decessi.'
'Puoi farlo adesso.'
'Non te la caverai così facilmente.' lo aveva ammonito il capo villaggio. 'Sono previste sanzioni per chi non denuncia la morte di un congiunto.'
Non era mai corso buon sangue tra i due, ma le sanzioni annunciate non erano mai arrivate. D'altronde Hui Chao non aveva mai posseduto denaro; scambiava il riso eccedente con altre merci al mercato del venerdì e dentro casa aveva solo il letto dove dormiva e il tavolo dove mangiava. Così avevano vissuto i suoi genitori e i nonni paterni e solo la terra che coltivava era sua per tramando di generazioni. Nessuno gli aveva mai detto che ci fossero carte conservate da qualche parte dove si dava testimonianza di quel possesso.
Bevuto il suo tè e mangiato una ciotola di riso freddo e verdure Hui Chao uscì di casa. Traversò la risaia in diagonale e si fermò davanti alla tomba della moglie e del figlio, segnata da un cerchio di pietre bianche e grigie alternate. Una decina di metri più avanti c'era quella dei genitori e del fratello, anch'essi sepolti insieme. L'aria del primo mattino era calda e filtrava il sole con onde vibratili. Hui Chao non parlava coi suoi morti, non nutriva pensieri di tristezza. Si vive e si muore così come il giorno nasce e muore. Al centro della tomba un serpente crestuto, simile a quello che già aveva incontrato anni prima si mosse piano, disturbato dall'ombra minacciosa del contadino. Passò con movimenti nervosi lungo le pietre e scattò improvvisamente in avanti coi denti scoperti. Hui Chao non se l'aspettava. Non fece un gesto per difendersi dal morso, la sorpresa lo aveva paralizzato. Strappò una striscia di stoffa dal fondo della camicia e la strinse intorno al polpaccio sopra al morso, poi riprese a camminare verso l'orizzonte vuoto.
Tutto era così simile ai sogni che aveva fatto negli anni scorsi, solo una stanchezza improvvisa rendeva quello diverso.
Si sedette sul bordo della risaia in attesa che gli passasse lo stordimento. Si addormentò su un fianco e il respiro si fece sempre più lento fino a cessare. Il sole a picco riscaldava le piante del riso e strani animali si muovevano nervosamente dentro le pozze d'acqua residue. Nugoli di mosche si addensarono intorno ai suoi occhi semi aperti.
Così sta scritto: si vive e si muore così come si sogna.

lettera alla signora Valensise

Sento il bisogno di depurare il mio sangue dai veleni che l'hanno inquinato nell'ultimo lustro berlusconiano, ma non é facile se, perfino a Prima pagina, una giornalista schierata fa di tutto per riportarmi alla mente quanto sia alto il tasso di velenosità dell'aria che respiriamo. Che a Milano abbiano fischiato la Moratti dovrebbe essere messo nel conto di una democrazia che si esprime nei modi che le sono propri: le manifestazioni di piazza raccolgono gente indignata contro un ministro della pubblica istruzione di tal fatta e la signora Valensise non dovrebbe dimenticare l'accoglienza che avevano preparato a Prodi e Fassino gli uomini della destra di governo durante la manifestazione di solidarietà ai commercianti.
Incentrare la quasi totalità della trasmissione nella lettura di editoriali e commenti contro questa sinistra 'irrimediabile e antidemocratica' -come la pensano nei dintorni de 'il Giornale' e de 'il Foglio'- é noioso e intollerabilmente fazioso.
Apra la sua lettura al mondo, signora Valensise, apra alla politica estera, ai paesi di là delle Alpi, ci sono notizie importantissime che vengono da quelle parti alle quali gli ascoltatori sono sicuramente interessati.
Basta coi veleni, gli avvelenatori di pozzi e gli scassa-istituzioni che tuttora parlano di brogli e di usurpazioni del potere dai parte dei 'comunisti' di sempre!
Siamo davvero stanchi, non ne possiamo più delle facce da impuniti televisivi dei vari Bondi e Schifani; abbiamo già messo a durissima prova la nostra virtù democratica in questi cinque anni, mi creda, ora tocca a voi della destra dimostrare che ne siete capaci.
Le elezioni sono state vinte da una parte politica, se ne facciano una ragione gli uomini e le donne della destra, si torni a un giornalismo sereno, ragionato, aperto all'aria pura che viene da fuori dei confini asfittici di questo paese.

l’intelligenza collettiva

Qualche tempo fa mi chiedevo – e lo chiedevo a chi mi legge- se fosse rintracciabile una sorta di intelligenza collettiva nell'atto fondamentale delle democrazie: il voto -atto apparentemente semplice con cui il cittadino di un paese delega ad altri soggetti, partiti e uomini designati dai partiti, il governo della cosa pubblica. Me lo chiedevo a ridosso delle elezioni in Palestina che avevano premiato Hamas, raggruppamento politico di integralisti islamici i cui associati e simpatizzanti approvano gli atti di terrorismo rivolti al nemico di sempre: Israele.
Oggi, anche alla luce delle elezioni nostre, mi rispondo che no, non c'è alcuna forma di intelligenza collettiva nell'atto cieco del votare questo o quel partito nel chiuso di una cabina elettorale, ignari come siamo di cosa sceglieranno gli altri cittadini e ignari della realizzabilità delle promesse elettorali di questo o quel candidato.
I cittadini palestinesi che hanno votato Hamas hanno scelto di interrompere il processo di pace faticosamente avviato dopo la morte di Arafat, il satrapo della resistenza armata senza prospettive, della guerra fino all'ultimo uomo. O, forse, non l'hanno scelto, bensì hanno delegato al partito combattente di Hamas la loro disperazione – e la disperazione è, per antonomasia, una pura e semplice abdicazione dell'intelligenza sulle cose e gli eventi della nostra storia.
Del pari, i cittadini italiani, nel chiuso delle cabine elettorali, hanno consentito a Berlusconi la rimonta che renderà il percorso del prossimo governo della nazione molto accidentato e franoso.
Della serie: complichiamoci la vita, cari concittadini, forse la storia della nostra repubblica ci appare noiosa e priva di interesse e un'aggiunta di caos programmato aggiunge pepe all'immangiabile pietanza.
 Ma è l'Iran, oggi, che rafforza il mio convincimento. Da quale buco maleodorante della storia di quel paese è uscito quel tale: Ahaminejahd, nome impronunciabile di un presidente ‘di lotta e di governo', -com'è stato da noi il caudillo Berlusconi, Giano bifronte mai sazio di invettive contro i suoi molti nemici e accuse di complottismo lanciate al vento della pur pacifica Roma?
Chi ha votato Ahaminejahd (passatemi la storpiatura del nome), sapeva di mandare al governo dell'Iran un detonatore di conflitti, un uomo d'armi, un gaglioffo che vorrebbe un secondo olocausto per il popolo di Israele e gioca irresponsabilmente cogli alambicchi del nucleare, – penultimo Faust che ‘non sa fermare gli spiriti malvagi che esso stesso ha evocato'?
No davvero, non c'è alcuna forma di intelligenza collettiva nelle urne elettorali.

un paese normale

Un paese normale, invocava anni fa, Massimo D'Alema, contrapponendolo alla repubblica delle banane berlusconiana, al paese delle 'simpatiche canaglie' mandate a s-governare il paese nell'indifferenza generale per i conti pubblici in disordine, l'impoverimento delle fasce più basse della popolazione e via elencando dei misfatti di un governo degli evasori di cui ci siamo sbarazzati per il rotto della cuffia.
E' passata la nottata, é finito il populismo mediatico gridato in video e in voce colla complicità dei giornalisti schierati: le grottesche accuse ai giudici 'comunisti, le sbruffonate sulle opere pubbliche che non ci sono, le barzellette e le panzane rifilate al popolo bue dall'uomo-ridens, il ridicolo seduttore, il distributore di posti al sole e spille alle signore e orologi Ebehrard o Rolex ai molti fidi.
Berlusconi é nell'angolo, va all'opposizione, evviva! siamo tornati un paese normale?
Pare di no, la strada per i nuovi governatori é tutta in salita. Bisogna rimediare ai guasti dell'orribile lustro trascorso, bisogna cancellare per intero la paccottiglia delle leggi ritagliate sulla persona del Cavaliere e dei suoi co-imputati in giudizio e sono chiamati a farlo quegli stessi uomini che avevano imbastito il cattivo teatro della Bicamerale, gente incapace di spiaccicare una benché minima legge sul conflitto di interessi e sul far west radio-televisivo, per tacer del resto.
Speriamo che la lezione sia servita, che più niente di 'bipartisan' venga patteggiato cogli uomini ingordi di ieri che tutto hanno accorpato, ri-nominato, occupato di sedie e poltrone, in primis nella Rai, azienda succube e serva.
Applicare rigidamente le regole dell'alternanza, al modo dei cialtroni che stanno per andarsene, questo é l'imperativo categorico per il centro-sinistra, ne va della sopravvivenza del poco che resta di credibile delle istituzioni e delle leggi della Repubblica.
Non siamo ottimisti. Una classe politica di imbelli e primedonne si contrappone a quella dei servi sciocchi e dei fidi azzeccagarbugli mandati in parlamento dal Cavalier Banana. Pasticceranno per qualche tempo colle leggi economiche giusto per rattoppare i buchi enormi nei conti dello stato lasciati da Tremonti e soci e mai troveranno il coraggio di decisioni forti, che taglino la testa del drago berlusconiano e ci riportino nell'Europa delle democrazie evolute, dei paesi normali.

colpito al cuore

Allora ci siamo. La verifica c'è stata, puntigliosa ed esaustiva quant'altr'altre mai, il risultato non cambia: hanno vinto i filo Prodi, la coalizione di centro sinistra, mettetevela via e arrivederci al prossimo giro elettorale.
I soldati giapponesi di Forza Italia e i giornalisti di casa Berlusconi continuano la loro battaglia nelle giungle delle isole asiatiche, – i lauti stipendi li obbligano agli straordinari – ma, data la tempra degli uomini, c'è da credere che al primo passaggio di nave, zattera, o tronco di legno galleggiante i più affamati fra loro alzeranno bandiera bianca e pietiranno un passaggio sul continente delle democrazie evolute. Si venderanno al miglior offerente? E' verosimile. Il potere logora chi non ce l'ha, diceva Andreotti e quella è gente di potere. La democrazia, per molti di coloro, coincide con il portafoglio e la carriera personale; in questo sono  specchiati campioni di chi li ha votati a man salva.
 

Dunque il drago è stato colpito al cuore, trafitto colla lunga lancia elettorale e non sorprende che, pingue com'era diventato dopo i lauti  banchetti del potere durati un lustro, agiti le spire e faccia risuonare la cresta ossea rifiutandosi di morire al primo colpo.
Lasciamolo cuocere nella sua agonia, affogare nel ridicolo delle sue bave agoniche. Chi ha ricevuto il mandato di governare governi, lo stato del paese dovrebbe indurre alla massima coesione le diverse componenti della coalizione, ma naturalmente c'è l'imperativo della politica, del dare rappresentanza e voce ai diversi gruppi sociali.
Confidiamo nel miracolo, ci attendiamo che gli uomini del centro-sinistra ci stupiscano, che cinque anni di incubo berlusconiano sortiscano il miracolo di un allineamento sul filo di lana del bene comune, non sarà facile, ma perché darlo per perso in partenza?.

‘Tiremm'innanz' dovrebbe essere il motto di Prodi e compagni, non per andare a morire, ma per non far morire un paese stremato dalla lunga malattia berlusconiana, quella che profetizzava Montanelli e si è puntualmente avverata (ma ancora non si è trovato il vaccino).
Crescita zero, conti pubblici in grave disordine, debito pubblico alle stelle, c'è di che far tremare le vene ai polsi di chi andrà a governare. Questo paese è condannato alla tela di Penelope, deve disfare ciò che ha malamente tessuto il governo delle leggi ad personam, dell'omaggio costante agli interessi personali del Capo.
Coraggio, brava gente, rimboccatevi la maniche e non deludeteci perché, fuor di metafora, siamo davvero ignudi sulla spiaggia e fissiamo terrorizzati l'onda montante di uno tsunami annunciato.

in limine mortis

‘La gente che sapeva la verità l'ha nascosta. Un misto di corruzione e di omaggio servile.' A dire questo e' un generale americano chiamato a testimoniare sui fatti che hanno portato l'Amministrazione Bush alla guerra in Iraq e aggiunge: ‘Tutti nella Cia sapevano che la armi di distruzione di massa non esistevano, ma si è lasciato spazio al segretario  di Stato che, a forza di ripeterlo in ogni sede e davanti a ogni microfono, si è convinto perfino lui stesso che fosse una mezza verità.'
E' impressionante il richiamo ai fatti di casa nostra. L'irresistibile ascesa di Silvio Berlusconi nella mente e nei cuori dei suoi elettori si è impastata colle incredibili menzogne sui ‘giudici comunisti' che complottavano contro di lui.
A forza di gridare ‘al lupo, al lupo' e di farlo gridare in video e in voce e per iscritto alla marea di  servi  e lacché che gli hanno retto le code  in questi nostri anni miserabili, quell'uomo abominevole è riuscito a montare l'ignobile suggestione fino a farla diventare la ‘mezza verita' che i suoi sostenitori sottoscriverebbero perfino davanti a un notaio e ‘in limine mortis', incuranti dei millenni all'inferno che gliene deriverebbe.
Non sorprende il clamore per gli eventi di questi giorni: le bufale sui ‘brogli', largamente annunciate, l'ostinazione a negare la vittoria dell'avversario politico, l'eversione come vocazione e stile del personaggio Berlusconi e della coalizione di malnati che lo sostengono – tutti e ciascuno incuranti dei guasti istituzionali e del riflesso internazionale che ce ne deriva.
L'italietta degli evasori-eversori, dei condoni fiscali ripetuti, della secessione padana, della sfida cialtrona allo stato solidale continua a mostrare le sue facce miserabili, vota con il portafoglio, invece che con la mente e con il cuore, premia il Barabba delle facili promesse perché ha gridato che avrebbe cancellato l'Ici (era uno dei punti del programma di Rifondazione qualche anno fa) e castiga il Professore che mira all'Europa, la bella Europa che sta al di là delle Alpi, l'Europa dell'alternanza democratica normale.
Fino a che punto il Barabba di Arcore tirerà la corda? Si spingerà fino ai limiti del golpe  o cederà, giunto al punto di rottura istituzionale?
A tal punto è arrivato il clima sociale nel Belpaese a causa di coloro che Scalfari, giustamente, stigmatizzava come coloro che hanno a cuore le loro pezzenti ricchezze più della sorte del paese di cui sono, immeritatamente, cittadini.