Archivio mensile:marzo 2006

dall’angolo del ring

Dall'angolo del ring gli allenatori devono averlo scongiurato di non dirlo, per carità, si trattenesse, devono essersi toccati dove sappiamo, devono aver torturato il gobbetto portafortuna che tenevano in tasca, pregando che non gli sfuggisse di bocca, che non sbottasse, come gli era accaduto di dire al parlamento europeo contro il deputato Schultz, si chiamava così? il kapo del campo di concentramento nazista e Fini al suo fianco con l'espressione impietrita.
'Non lo dica, Cavaliere, non si deve dire, non fa bello, non porta voti, non convince gli indecisi.' gli hanno raccomandato durante i provini, cercando di calmarlo.
'Non dica che i giudici sono comunisti, che la sinistra é fatta di tutti comunisti e che noi siamo i paladini della libertà e del trionfo del mercato.'
Non l'ha detto, si é trattenuto, l'ha fatto scivolare di sbieco tra la gengiva sinistra e il molare di porcellana, ma é riuscito a non dirlo.
L'aveva detto e ripetuto, però, tra gli applausi e gli osanna dei suoi supporters, ai congressi di Forza Italia o all'assemblea degli artigiani o dei commercianti di una qualche città d'Italia; l'ha detto e ripetuto ai microfoni aperti dei giornalisti che lo intervistavano e nelle trasmissioni in cui si é fiondato prima dell'entrata in vigore della par condicio, il proprompente, sorridente, immaginifico presidente del consiglio dei ministri del Belpaese che D'Annunzio avrebbe lodato e magnificato in terza rima se fosse vissuto ai tempi nostri.
Le regole in vigore di là delle Alpi e dell'Oceano per la contesa politica ed elettorale lo hanno ingessato, il combattimento sulle quindici riprese non gli ha giovato, lui cerca il knock out, gioca brutto, gli scappa qualche colpo sotto la cintola, ma é fatto così, non a caso lo votano coloro che le regole della convivenza civile gli stanno strette, di pagare le tasse dovute per la scuola e la sanità e le opere pubbliche non se ne parla, meglio i condoni e se Roma é ladrona viva la secessione padana.
Non ha convinto gli indecisi, il presidentisssimo, scrivono i giornalisti oggi, peccato, sarà per un'altra volta. A me questa categoria di italiani lascia perplesso. Come si fa ad essere indecisi dopo cinque anni di cura Berlusconi, di malattia Berlusconi, come scriveva Montanelli poco prima di morire -seguirà il vaccino, aveva preconizzato.
Non é giusto che siano gli indecisi a decidere tutto, dopo che gli eserciti in campo se le sono date di santa ragione, le prime linee si sono scontrate all'arma bianca e i morti e i feriti sono stesi sul terreno, non vale, che razza di democrazia é quella che dà agli indecisi dell'ultim'ora la palma della vittoria.
Protesto, li si escluda dai seggi, si informassero prima, ne avevano il tempo e gli strumenti. Di quà o di là con posizione netta, convinta e argomentata dovrebbe essere la regola e se uno non la rispetta gli si dia quattro in pagella e lo si rimandi a settembre come si fa a scuola.
Non può essere detto civile un paese che lascia scrivere la sua storia, nel bene o nel male, agli indecisi.

la democrazia in affanno

Appartengo al novero di coloro che condividono le ragioni e le argomentazioni contenute nell'appello di U. Eco di andare a votare e votare per la democrazia.
Che la democrazia sia in pericolo o, quantomeno, in grave affanno é tesi che non convince A. Panebianco, che ne scrive su 'il Corriere della sera'.
Io credo si debba meglio articolare il concetto di democrazia, per meglio capire chi dei due ha ragione. Che cosa contiene o dovrebbe contenere questa parola-omnibus, la democrazia, e che cosa ha tolto e ulteriormente le toglierebbe Silvio Berlusconi, se ricevesse un secondo mandato a governare il paese?
Panebianco si accontenta di dirci che l'alternanza al potere c'é, c'é sempre stata in Italia, dal dopoguerra ad oggi; le destre e le sinistre chiamate al governo della nazione hanno fatto e disfatto le leggi secondo i loro programmi elettorali e gli interessi del loro elettorato; é vero, ma basta questo per dire che siamo dentro alla fisiologia di un sistema, quello 'democratico' che ci apparenta all'Europa, agli Stati uniti d'America?
Per la verità, ciò che appare evidente a un osservatore esterno, a uno studioso della storia recente del nostro paese, é che un centro immobile, la Democrazia cristiana d'antan, ha accorpato i piccoli partiti alleati e/o (blandamente) rivali, creando quei mostri 'democratici' che ricordiamo: i 'pentartiti', i 'quadripartito-con-appoggi o esterno' e via elencando di quel sistema solare politico della 'prima repubblica' che ben poca luce benefica ha irradiato negli anni scorsi della nostra vita.
Ne é risultata una perdita delle differenze fondative dei singoli partiti -in ispecie di quello socialista nenniano contrapposto a quello dei 'giovani leoni' di Craxi Bettino- e, di contro, una 'ripartizione delle ricchezze' del paese per via di tangenti ai partiti e ai singoli membri di partito più o meno voraci e arroganti nella loro predazione.
Un sistema marcio, insomma, pur se, formalmente, 'democratico'. E' qui che si inserisce la differenza, il contenuto della democrazia, -delle democrazie che ambiscono ad essere il 'meno peggio' dei sistemi di governo fin qui sperimentati nella storia.
Silvio Berlusconi entra a gamba tesa in politica, negli anni a ridosso del repulisti operato dai magistrati di 'Mani pulite', la procura di Milano in testa perchè é a Milano che si concentra la maggior parte delle 'notizie di reato' che la magistratura ha l'obbligo istituzionale di perseguire.
Silvio Berlusconi entra in politica per le ragioni palesi della sopravvivenza sua personale e del gruppo di aziende da lui presieduto o indirettamente possedute.
Se non l'avesse fatto la storia del suo gruppo e quella del paese Italia sarebbe ben diversa dall'attuale, ne conviene dottor Panebianco?
Le leggi 'ad personam' che hanno mandato prescritto Silvio Berlusconi dai reati gravissimi di cui era imputato sono espressione di legittimità democratica o che altro? E' rintracciabile negli annali delle democrazie un altro esempio di persona che abbia mandato in parlamento i suoi avvocati ai fini di scrivergli i codicilli delle leggi a lui più favorevoli? Possiamo ipotizzare una storia simile di politica comprata dai soldi e piegata agli interessi di un solo nei paesi a nord delle Alpi?
E' questo e altro che sostanzia la democrazia, quella non formale della mera alternanza, ma sostanziale -che dovrebbe escludere dall'agone elettorale chi ha interessi così corposi come il cavalier Silvio Berlusconi, e le persone che sono state iscritte nel registro degli indagati, non crede?
Il quadro che abbiamo sotto gli occhi é quello delle ferite alle istituzioni della repubblica, ferite gravissime qual'é il continuo, folle, gridare 'comunisti' ai giudici e ai p.m. incaricati dei suoi processi e le suggestive, menzognere accuse di 'giustizia a orologeria', ripetute dagli scherani del Cavaliere a ogni ora del giorno e su ogni video televisivo a sua e loro disposizione (praticamente tutti), il populismo mediatico -per il quale il 'legittimato dal popolo' può essere un Barabba notorio, ma nessuno può ostacolarlo, neanche se mette mano, ai suoi fini personali, alla Costituzione della repubblica. Può bastare, dottor Panebianco?
A leggere certi editoriali, vien da controllare il nome della testata, tanto paiono fuori luogo.
Forse il dottor Panebianco esporrebbe più credibilmente le sue tesi sul N.Y.Times o sul Times britannico o su France soir, giornali e paesi dove la democrazia formale coincide largamente con la democrazia sostanziale e gli uomini che si alternano alla guida del paese non scassano le istituzioni e non si sognano di dare del 'kapo' a un deputato del parlamento europeo che si era permesso un'osservazione pertinente durante un panegirico del Presidentissimo.

il caos del mondo

Si dice che Mao Tse Tung abbia scritto nel suo 'libretto rosso': 'C'é una grande confusione sotto al cielo, la situazione, quindi, é eccellente.' Si capisce che, per un rivoluzionario di professione quale egli era, il caos che governa il mondo gli fosse la condizione più favorevole per inserire il suo elemento di rivolte contadine e perseguimento, manu militari, di un ordine nuovo socialcomunista.
A noi, di quà della linea immaginaria che chiamiamo 'occidente', l'idea di un caos permanente, di una 'grande confusione sotto al cielo' spaventa, irrita, disturba.
Sarà perché abbiamo da perdere molto di più delle notorie catene di cui parlava Marx, sarà perché da noi il concetto di proletariato é cambiato da molto tempo, sostituito da quello di 'immigrato' (che comporta l'immissione di altri elementi caotici, id est lo scontro di civiltà, la guerra delle religioni, ecc.), per tutto questo ci balocchiamo con l'idea di un caos antropico riducibile ad un algoritmo di cui intuiamo le regole e che possiamo governare con qualche sforzo aggiuntivo.
Se 'la storia siamo noi', la cosa non dovrebbe essere impossibile, ma é una guerra di trincea.
Dopo l'undici settembre 2001 e le torri gemelle piene di amianto scoppiate nell'aria chiara di New York, abbiamo ri-definito le nostre linee di difesa e i valori identitari, però spariamo a casaccio: un po' ai talibani in Afghanistan, un po' in Iraq, giusto per tenerci in esercizio. Proviamo a imporre le regole delle democrazie, nella speranza che introducano un'idea di modernità nel medioevo etnico e tribale di quei lontani paesi.
Saddam non aveva le armi di distruzione di massa, ma era un dittatore sanguinario. 'A quelli un po' di bombe intelligenti non gli faranno male.', devono aver pensato i sagaci teorici neocons annidati alla Casa Bianca. Le cose sono sfuggite dalle loro mani, come sappiamo. Adesso tocca all'Iran, il copione si ripete, scriveva ieri Zucconi su 'la Repubblica' -segno che l'algoritmo caotico non ci é ancora troppo chiaro, abbiamo bisogno di altre prove, altri esperimenti e dimostrazioni. Viviamo nell'era dei computers, non disperiamo di vernirne a capo in un futuro prossimo e se il prezzo del petrolio salirà alle stelle, pazienza, ricorremo all'eolico, alle biomasse, ai pannelli solari, all'olio di colza.
Dal tempo del film di Kubrick 'Come imparai ad amare la bomba…', le cose non sono molto cambiate. Il nemico é sempre all'est, solo che non si chiama più comunismo, ma islamismo fondamentalista e terrorista. La cura é la medesima: bombe, non più atomiche, ma 'intelligenti' e pazienza per quei civili che abitano in prossimità degli obbiettivi.
Noi uomini dell'occidente sappiamo 'chi siamo e cosa vogliamo', ma, forse, difendiamo posizioni obsolete. Il vento degli scambi commerciali si sta spostando a est: India e Cina saranno i giganti dell produzione mondiale del prossimo futuro. Forse l'occidente non soccomberà agli assalti delle truppe islamiche della Jiahad, ma sguarnirà le trincee perché l'epicentro della guerra strisciante di tutti contro tutti si sarà spostato altrove.
Sono tempi difficili, la Storia si é rimessa in marcia e non sappiamo che sentieri nuovi stia percorrendo.

la storia siamo noi

La democrazia ha una sua intrinseca forma di intelligenza? Il gesto anonimo di migliaia di persone che segnano la loro preferenza su una scheda può dirsi una forma di intelligenza, ad onta del fatto che chi lo traccia non può sapere in anticipo se altri insieme a lui, in numero sufficiente, riusciranno nell'intento di eleggere questo o quel presidente del consiglio di ministri?
C'era una segreta forma di intelligenza nel voto dei palestinesi che hanno premiato Hamas incaricandolo di governare i Territori, ad onta del fatto che i negoziati di pace con Israele si siano interrotti e si é assistito al tragico gioco dell'oca che rimanda alla casella di partenza chi sbaglia a tirare i dadi?
Forse si, forse gli ignari palestinesi che lo hanno votato in gran numero hanno stanato Hamas, lo hanno costretto a riconsiderare la sua condizione asfittica di raggruppamento terroristico e a fare i conti con ciò che significa governare un paese e assumersi in prima persona la responsabilità di scelte irrevocabili.
Forse la democrazia procede col passo del gambero, avanti e indietro, come scrive Eco nel suo libro, i tempi si allungano, ma é il prezzo che si paga al crescere faticoso, contraddittorio di una coscienza collettiva.
Forse anche in Iraq crescerà il germoglio della democrazia piantata a forza dagli americani e dai britannici in un terreno desertico, arido, ma gli iracheni dovranno pagare il prezzo di un ecatombe di vittime innocenti, forse di una guerra civile di cui oggi vediamo i prodromi, ne é valsa la pena?
La Storia ce lo dirà, la Storia é paziente, la Storia siamo noi, diceva De Gregori in una sua canzone, siamo noi questo campo di grano…

l’ora di religione

Un angelo di pietra grigia, stagliato netto contro il cielo azzurro e un grosso gabbiano che ne cova la testa, ne protegge i pensieri, presta loro le sue ali di carne e piume.
Potrebbe essere la figurazione di una stampa incisa nel duecento, simbologia magica proiettata nel divino. L'iconologia religiosa del cattolicesimo attinge a piene mani alla fauna 'aviaria', diremmo oggi con neologismo tecnico-stupido, mostra uccelli, colombe o pavoni che infiggono il becco nel collo di un felino, come si nota nelle formelle di pietra che decorano i palazzi della mia città.
Gli animali veicolo delle divinità, per la verità, sono figurazione diffusa anche e più nell'induismo, ma nella maggioranza dei casi sono animali terrestri, nel senso che calpestano la terra e non hanno ali, a parte Garuda. L'induismo é religione della materia, dell'uomo terrestre che fa tutt'uno col suo corpo, colla fatica di esistere e nutre l'aspirazione a condividere la leggerezza degli dei; il cattolicesimo scinde spirito e materia e quella disprezza e dice bruta e solo se facciamo del nostro corpo il tempio dello Spirito Santo potremo ascendere al cielo dopo la resurrezione dei morti.
Parlo di cose astratte per la maggior parte dei miei lettori, di sicuro di quelli sotto ai quaranta anni di età. Mia figlia si annoiava all'ora di religione, non la curava, il prete non riusciva ad appassionarla alle cose alte che stanno di là del cielo; se interrogata, non saprebbe dire una virtù teologale o che sia il dogma della Trinità o dell'Immacolata Concezione, poco male, si può vivere senza, le play station catturano l'attenzione degli adolescenti di più e meglio dell'angoscia di morte che ci perseguitava in gioventù, per la quale ci dicevamo praticanti o atei, secondo il percorso dei pensieri razionali oppure di quelli figliati dalle emozioni.
Il gabbiano ha preso il volo da sopra la testa dell'angelo di pietra, ha disteso le ali bianche con l'eleganza di un albatro oceanico.
L'angelo intirizzito non si muove, ma sembra alzare i sopraccigli, sembra sorridere di quella sua appendice mobile, alata, che ogni mattina ne cova la testa.
E' una bella giornata di sole, la città é vuota e silenziosa dopo il chiasso del carnevale, é iniziata la Quaresima. Oggi di religione e culti e riti e dogmi non si discute più, lo scontro delle culture e delle civiltà ha preso il posto delle epistole di Paolo ai Corinzi; giusto ai funerali, qualche 'fedele' di vecchia scuola presta orecchio a quelle vecchie fabulazioni. Chissà come se lo immaginano Gesù Cristo quelle vecchie signore che escono dalla porta della chiesa. Una volta ho chiesto a una di loro se credeva alla vita dopo la morte, mi ha guardato strano, con commiserazione.
A me le chiese servono per allisciare i pensieri della tristezza, d'estate sono fresche e l'idea di Dio e degli uomini che l'hanno inventato mi sembra astratta e poco consolatoria; ne esco però sollevato, leggero. Qualcosa di vero ci dev'essere nel fatto che alzare gli occhi al cielo ti cambia la prospettiva e mostra i diversi orizzonti -come diceva il mio prete di religione che preferiva parlarci d'altro.

in pace col mondo

'In pace col mondo.' Così diceva di sentirsi un mio amico che mi raccontava di un suo viaggio esotico: risaie, fiumi ampi e lenti, tramonti di fuoco, il verde variegato delle selve residue, fitte di vita fragile e sconosciuta. Lui si sentiva in pace col mondo per la visione dei monaci buddisti che gli sfilavano sotto gli occhi e a me veniva fatto di pensare: 'Ma il mondo é in pace con se stesso?'.
Ad ascoltare le cronache mattutine no, il mondo non é affatto in pace con se stesso, anzi! il mondo pullula di esaltati che manifestano davanti alle ambasciate con le armi in pugno e bruciano le bandiere dei paesi ospiti, il mondo esplode di autobombe fratricide spacciate per processi democratici in corso dai nostri amici americani e dal più fedele dei loro alleati: mr. B. -il molto onorevole presidente del consiglio dei ministri di casa nostra fino al 10 di aprile.
Il mondo é un furore di storie rabbiose, inespresse o espresse male, é il regno del male necessario e del poco di bene che riusciamo ad opporgli.
Che i monaci buddisti ispirino un senso di pace a chi li guarda é perché hanno scelto di ritirarsi dal mondo, di isolarsi negli angoli quieti del pianeta e lì pregare, levare gli occhi al cielo, espressione massima di speranza e insieme sguardo di impotenza, affido agli dei, ricerca del nulla dei desideri umani che dovrebbe restituire la pace interiore, beato chi ci riesce.
Tornava dalla Cambogia, quel mio amico, i paesaggi che descriveva erano quelli che assistettero muti, indifferenti, al genocidio di un popolo or sono trent'anni fa; un intero popolo deportato nelle campagne e immolato in migliaia di fosse comuni in nome di una delirante ideologia comunistica imposta colla costrizione delle menti e dei cuori, i lager a cielo aperto, l'indottrinamento dei bambini tolti alle famiglie ed educati al ruolo di kapo, bambini omicidi anche nei confronti dei loro stessi familiari, mors tua vita mea -angeli del male fatti 'puri', scolarizzati al modo dei topi di Pavlov per renderli indenni dai condizionamenti culturali borghesi che quegli ideologhi volevano cancellare dalla faccia della terra, la loro, la terra dei re Khmer, fitta di giungle e di templi magnifici.
Naturalmente ne era informato, il mio amico, di tutto quanto era avvenuto laggiù solo trent'anni prima, aveva letto i libri di quell'olocausto dimenticato e visto il film pluripremiato che ne parlava: 'Le urla del silenzio' e tuttavia si sentiva di dirmi che era stato, brevemente, 'in pace col mondo', segno che il presente é altro dal passato, tutto diviene, muta e il futuro, forse, ci dirà cose diverse da quelle che hanno fatto e fanno la nostra preistoria di esseri umani.
E' un augurio, una muta preghiera agli dei del futuro. Così sia. Amen.

l’amore ai tempi di B.

L'amore al tempo di Berlusconi é parafrasi di un noto libro scritto da G. Marquez 'l'amore ai tempi del colera'. L'amore é possibile, naturalmente, sempre e in ogni condizione dell'umano stato. L'amore é come il canto che gorgoglia nelle gole. 'Nei tempi bui si canterà?' si domandava B.Brecht. ' Si canterà. Dei tempi bui.', concludeva.
L'amore -meraviglia rara e forza travolgente delle nostre vite- si é dato nei campi di concentramento nazisti così come nelle solitudini agresti dei paesaggi cambogiani dominati dall'imbecillità ideologica e dalla ferocia dei kmer rossi.
L'umanità si é amata nelle caverne al tempo dei lupi e delle tigri che ne insidiavano la sopravvivenza di specie sul pianeta, si é amata nelle valli chiuse delle Alpi preistoriche, lontane dalle vie di comunicazione dei paesi e delle civiltà; siamo ancora quà, insistenti e pervicaci più delle catastrofi che ci decimano e più numerosi che mai, capaci di rinascere dalle nostre ceneri, come l'araba fenice. Siamo rinati dalle ceneri di Hiroshima e Nagasaki e da quelle dei forni crematori di Auschwitz e Buchenwald, abbiamo futuro, credo, per quanto un ostinato pensiero pessimistico ci ricordi che 'il peggio non é mai morto'.
Che c'entra tutto questo con Berlusconi, vi chiederete. Beh l'assonanza é con la catastrofe, un'epidemia di colera resistente agli antibiotici, un incubo che il risveglio di un mattino, però, cancella, resituendoci il buonumore. A differenza di quanto afferma il Cavaliere-ridens, anche noi odiatori della sinistra siamo capaci di amore, amiamo e ci riproduciamo, per fortuna, così cambiando il corso della storia.
Vittoria elettorale certa, dunque? Beh, no, non é detto, é un augurio, ci forziamo a crederci, in ogni caso ci prepariamo psicologicamente ai tempi bui che sono in agguato dietro agli angoli della storia. Può darsi che l'epidemia di colera continui, in quel caso ci attrezzeremo, faremo fronte, ci inventeremo il modo per sopravvivere chiusi nelle metaforiche caverne dove troveremo riparo e dove ameremo, continueremo ad amare la vita, le donne, il buon cibo, le cose belle e buone che scaldano il cuore ad onta delle catastrofi che incombono e tentano di cancellarci dalla superficie del pianeta.
'Comunisti!', gridano da destra gli scherani dell'Impunito prescritto, 'giustizialisti!'.
Alziamo il dito medio al loro indirizzo, fratelli tribali, tutti insieme. Uno sberleffo li cancellerà dai nostri orizzonti visivi e farà finire quest'incubo.

vaga comicità

Il plauso frenetico che tributano i giornalisti che scrivono sui giornali della famiglia Berlusconi hanno un che di vagamente comico nella loro imperturbabile faziosità.
Che Berlusconi abbia sollecitato un 'aiutino' elettoralistico all'amico americano al quale aveva reso preziosi servigi possiamo ascriverlo a una normale dialettica avvilente della storia di questa repubblica. Nei confronti dell'America, cappello in mano, siamo sempre stati più realisti del re. Abbiamo prestato gli uomini dei nostri servizi segreti e creato una rete segreta di spioni e di paragolpisti armati (la famigerata Gladio) per assecondare i desideri anticomunisti degli agenti Cia che agivano nel nostro territorio.
Viceversa: che si additi alla pubblica opinione il discorso di Berlusconi quale quello di un grande statista é davvero ridicola piaggeria, spirito di servizio, onorato e ben remunerato servizio, per dire del bassissimo livello di certo giornalismo nostrano che non sa che sia la 'schiena dritta', invano raccomandata dal presidente Ciampi.
Berlusconi al parlamento americano riunito in sessione plenaria ha detto le cose che i senatori e i deputati volevano ascoltare, non stupisce la serie di applausi e la standing ovation di cui é stato omaggiato. Avesse detto che la guerra in Iraq é stata un tragico errore di strategia planetaria, che le migliaia di morti e l'incombente guerra civile sono interamente imputabili alle scelte sbagliate di Bush -come pensa la grande maggioranza delle opinioni pubbliche di tutti i paesi del pianeta, Europa inclusa- avrebbe trovato il gelo, naturalmente.
Berlusconi in America ha cercato il 'party' e nei 'parties', é noto si omaggiano le belle signore e si dice un gran bene delle loro toilettes e delle acconciature.
Che questo faccia del bene a un'America in grave affanno di consensi su tutto il pianeta é altra cosa; queste sono questioni squisitamente politiche e Berlusconi e i suoi alleati preferiscono parlar d'altro: dei loro sogni di un'economia che rinascerà (chissà quando) e di un'Italia onorata nel mondo -ce lo auguriamo vivamente, ma é proposizione futuribile, di un futuro davvero molto diverso dal presente.

la vergogna smarrita

Non proviamo più vergogna. Abbiamo smarrito il senso di quell'ingiunzione -‘Vergogna!'- che ci veniva dai genitori e dai maestri di scuola. L'accompagnava uno sguardo severo, talora rabbioso, per dare la massima evidenza a un atto grave da noi compiuto, ignari delle regole di convivenza, dei diritti degli altri che avevamo violato incoscientemente oppure per un desiderio cosciente e malvagio di poter fare ciò che volevamo, mela succosa distaccata dall'albero del bene e del male.
 

Non provano vergogna i cittadini di Sassuolo che scrivono ai giornali per dare solidarietà pubblica ai picchiatori fascisti in divisa da carabinieri che hanno massacrato di botte un ubriaco indifeso, con l'aggravante dell'essere colui di pelle scura, immigrato dal Marocco.
‘Giusto così!' sembrano dire quei cittadini, a sfida delle leggi che definiscono quel massacro ‘violenza privata' ‘abuso di potere' e altro del corpus legislativo sintetizzato nel codice penale a difesa dei cittadini -tutti i cittadini- di questa repubblica.
Uno dei fondamenti della legalità è la fiducia che riponiamo nei custodi della legalità. Chi la viola in veste di carabiniere o poliziotto o giudice o dipendente della pubblica amministrazione, ha l'aggravante di indurre nelle menti di cittadini la sfiducia nei pubblici poteri, quelli che dovrebbero difenderci dagli abusi e che sono incaricati di raccogliere le denunce dei misfatti e di perseguirli.
Della gravità di quanto è accaduto sono coscienti i vertici dell'Arma, che subito hanno trasferito i tre picchiatori in altra sede. Speriamo che questo provvedimento non risponda a un segreto intento di ‘amoveatur ut promoveatur', versione elegante del nascondere la spazzatura sotto il tappeto, invece di raccoglierla e gettarla negli appositi contenitori.
 

La differenza tra una visione ‘di destra' di quanto è accaduto e una ‘di sinistra' è data dalla lettura di due editoriali. Quello di Marcello Veneziani su ‘Libero' plaude ai cittadini che offrono solidarietà ai picchiatori in divisa e giustifica la reazione violenta degli uni e degli altri. Non è meno violento, infatti, il plaudere alla violazione delle leggi relative al menare e prendere a pugni e calci un povero Cristo indifeso, anzi! ci riporta alla vergogna smarrita, al male che è in noi e che non ci importa di commettere, alla mela proibita che ci scaccia dal paradiso terrestre delle antiche leggende.
Tre contro uno è già una vigliaccheria  -viene in mente il povero Nemeschek del romanzo che abbiamo letto in gioventù. Quando poi i picchiatori sono in divisa e difendersi dai colpi inferti configura il reato di ‘resistenza a pubblico ufficiale' siamo nel girone infernale dei violenti duri e puri, di quelli che i diavoli infilzano col tridente e schiacciano cogli zoccoli caprini.
L'altro editoriale, quello di Ferdinando Camon su ‘l'Unità'. mostra, invece, la ‘faccia violenta della legge', lo stupore ferito di chi non crede ai propri occhi nel vedere un carabiniere saltare a piedi uniti sopra il corpo seminudo dell'ubriaco marocchino. ‘Fa pensare all'odio primordiale' scrive Camon, all'odio tribale, dove non leggi vigono, ma l'impeto furioso del sangue agli occhi contro il nemico che attacca il villaggio in cui viviamo.
Scene così, esportate sui video di  Al Jahzeera, fanno più male all'occidente evoluto di cento libri di Oriana Fallaci e conferenze di Marcello Pera, ci espongono alla rabbia di chi si sente escluso e osteggiato. La lotta al terrorismo si fa anche (soprattutto) così: mostrando il nostro essere evoluti dalla tribalità alle leggi del vivere associati, riprovando con forza di convinzioni democratiche i picchiatori fascisti e punendoli adeguatamente per il grave reato che hanno commesso.