Archivio mensile:febbraio 2006

non so che sia la verità

'La verità in questo nostro mestiere non é più indispensabile;.', scriveva Ryszard Kapuscinski, il noto reporter bielorusso, 'é questo il male di cui soffriamo.'
Raccontare le storie di un paese, gli usi e i costumi dei popoli diversi, gli eventi bellici e quelli politici senza il lume della verità nascosta e che troppi tendono a nascondere, dà al lettore un'immagine distorta di quel paese e delle genti che lo abitano, disegna un atlante immaginario, genti improbabili, insomma parla d'altro, non mette a fuoco l'oggetto della nostra attenzione per come é realmente; il flusso di informazioni e gli interessi che possono suscitare si incanala in un alveo diverso da quello originario, va in un'altra direzione, sfocia altrove, in una terra diversa, onirica, fasulla.
E' quanto avviene, peraltro, nella quasi totalità degli eventi di cui siamo spettatori e, più raramente, protagonisti.
Di come la verità degli eventi, quale l'abbiamo registrata nella nostra mente sia fragile e rovesciabile nel suo contrario, ce ne rendiamo conto dolorosamente quando siamo citati in tribunale da un vicino di casa che afferma che gli abbiamo avvelenato il cane o quando interviene in pubblica udienza l'avvocato di un maledetto stupratore.
Nostra figlia o la moglie di un carissimo amico che ha subito lo stupro, a sentire l'avvocato di controparte, 'ci stava'; lo dimostrerebbe il fatto che si é sfilata i pantaloni che indossava al momento del fattaccio, così stretti da esigere un consenso all'atto sessuale da parte della pretesa vittima.
La verità ti cambia la vita, più spesso quando viene negata e rovesciata nel suo contrario di quando, invece, si afferma nella sua solarità.
Navarro Vals, portavoce del papa, viene insignito di una laurea honoris causa e la sua relazione verte sulla verità. Di che verità sia portatore Navarro Vals ci é dato di sapere con buona approssimazione: quella del papa e dei cardinali della curia romana. Anche di quella più alta, quella divina che promana dall'alto perché 'rivelata'?
Qui la risposta si imbroglia, i fatti non sono più a portata di mano, in qualche modo accertabili. Sono accaduti duemila e passa anni fa, ne hanno parlato in troppi, i reportages storici non sono affidabili, troppe fazioni si sono contrapposte nel corso dei secoli, ci é scappato il morto, un sacco di morti immolati sugli altari di pretese verità.
Navarro Vals afferma invece che si, é certo che tutti noi, membri di Santa Romana Chiesa, abbiamo detto e diciamo il vero, come é certo che Dio esiste e che Cristo ne é il figlio, morì sulla croce e risorse per tornarsene in gloria nel Regno del Padre.
Maometto sostiene cose diverse al proposito, ha scritto un libro molto letto dalle sue parti (e variamente interpretato), così come molto letta é la Bibbia da noi – la danno da leggere anche ai condannati a morte nelle prigioni americane perché il morituro si prepari all'incontro che gli cambia la vita.
Anche Silvio Berlusconi, il nostro beneamato presidente del consiglio, ha le sue verità.
'I giudici che mi avversano e che avversano i miei amici e sodali in affari sono quasi tutti comunisti, toghe rosse, fanno politica, i finanzieri che dovevano acquisire il pacchetto di maggioranza della Bnl erano persone di specchiata onestà, non c'é stato imbroglio, le intercettazioni sono scandalose se intercettano Fiorani e Fazio, ma sacrosante se intercettano Fassino e Consorte, quei malfattori! solo Napoleone ha fatto più cose di me, c'é un solo leader nella Casa delle Libertà e Bossi ne é il profeta, Fini e Casini sono gli sceicchi che combatteranno la mia crociata prossima ventura, forse, chissà, oppure ognuno per sé e Dio con tutti.'
Viviamo in un universo immaginario, come vedete, in Italia più altrove. Combattiamo battaglie comiche, le batracomiomachie dei topi e delle rane, 'andavan per lottare ed eran morti', scrive il poeta, l'Orlando é furioso e don Chisciotte dà di sprone al suo ronzino, lancia in resta.
Le verità dei sogni ci appaiono più vere del vero, a volte, al punto che ci angosciano fin su la soglia del risveglio, ma quelle che illuminano ogni nostro mattino sono verità diverse, razionali, fredde. Usiamo quelle per parlare con i nostri figli e accompagnarli a scuola; ci teniamo a che crescano sani e col cervello a posto, che imparino le verità della storia e della religione, ma poi compriamo i giornali e ci perdiamo nei meandri della politica e torniamo ai sogni, alle speranze, alle promesse che tutto sarà migliore, dopo il 10 di aprile: le cose e le verità di casa nostra e quelle che ci oppongono agli infedeli che assaltano le ambasciate dei paesi nostri in casa loro.
Il futuro é appena cominciato e brilla di luce propria.

volontà di potenza

Abbiamo in noi una volontà di potenza che mal si concilia con il rito principe delle democrazie: le elezioni, quella cosa piccola e grande insieme del deporre una scheda nell'urna dove esprimiamo il nostro accordo con questo o quel partito e il suo programma di governo della nazione.
Non sappiamo in anticipo come andrà a finire, esistono i sondaggi, è vero, e tuttavia  non ci basta, a volte vengono smentiti e, in ogni caso, non risolvono il problema di fondo: che il nostro singolo voto è solo una frazione infinitesimale della volontà di potenza astratta della massa degli elettori concordi nel votare una coalizione.
Vorremmo di più e di meglio. Il fatto stesso di accettare la coesistenza dentro la coalizione di una destra e di una sinistra, da Mastella a Bertinotti, per intenderci, significa una diminuzione della nostra volontà di potenza, la sottomissione alle regole di maggioranza e minoranza, questo si può fare, quest'altro no perché non lo vuole Mastella o Bertinotti.
Insomma non contiamo un cazzo, direbbe un noto comico toscano, ma di meglio, dicono, non c'è, la democrazia è il governo dei molti e, perciò stesso, di nessuno.
E' l'astrazione più soddisfacente che abbiamo elaborato che esclude le dittature o le ripropone edulcorate, id est ‘la dittatura della maggioranza', ‘la dittatura del premier', locuzioni che sono state usate in questi ultimi cinque anni di governo per stigmatizzare la vergogna della politica comprata coi soldi, il partito-azienda e gli alleati succubi che votavano le leggi ad personam e via inanellando delle perle dell'ultima legislatura ‘di lotta e di governo'.
La volontà di potenza si esprime meglio con la manifestazione di piazza, perché comporta il grido e lo slogan di protesta o di proposta, meglio ancora con l'assalto, armi alla mano, alle ambasciate e ai consolati dei paesi esteri, come fanno i fanatici dell'islam fondamentalista a vocazione terrorista.
In quei luoghi estremi della democrazia partecipata si esprime un disegno unitario tutto ‘di destra' o ‘di sinistra' e c'è un riconoscimento fisico tra le persone che condividono uno stesso obbiettivo, mentre il voto del singolo chiuso nella cabina elettorale esprime una frustrante solitudine e l'incertezza dell'esito, nonché l'abdicazione del governo della nazione a una ristretta cerchia di rappresentanti del popolo che, passata la festa, gabbano lu santu.
C'è una qualche alternativa a portata di mano? Si accettano proposte argomentate e articolate.

scenari possibili

Provo a immaginare gli scenari di un futuro crollo delle civiltà occidentali, quale paventano alcuni notisti politici e anche qualche mio amico stretto. Un giovane direttore d'orchestra con cui mi capita di parlare di queste cose angosciose suggeriva che le immortali melodie di Mozart non saranno più udibili in un futuro dominato dalla cultura islamica, succederà, può succedere una tale tragedia?
Dagli scavi archeologici delle antiche città di Ebla o di Babilonia o dell'antica Tebe fuoriescono ancora, di tanto in tanto, pezzi e reperti delle culture perdute, uccise dal tempo che seppellisce le rovine di torri e templi sotto un alto strato di sabbia e terra. Non so se é mai fuoriuscito dalla terra smossa da un archeologo uno spartito musicale o qualcosa di equiparabile a quello. E' ben vero che la musica é arte fragilissima, l'arte dell'effimero per eccellenza, dell'indeterminato che si fa suono e vento di emozioni.
A tutt'oggi gli studiosi si interrogano sul mistero delle note accostate l'una all'altra, capaci di sucitare emozioni intense e profonde nell'animo umano più delle parole poetiche.
'De la musique, de la musique', vaneggia un poeta francese, Verlaine forse, per dire dell'incapacità della poesia scritta di attingere i vertici dell'emozione a differenza della musica.
Per tornare all'islamismo che sostituirà le culture nostre e dei padri: la mezzaluna sventolerà trionfante in cima ai nostrani campanili romanici e sopra le chiese mutate in moschee? Passavo per campo san Zandegola' l'altro giorno e ho messo la testa dentro la chiesetta romanica dove si celebrava una funzione religiosa ortodossa.
Hanno prestato la chiesa che é stata teatro di molti riti cattolici agli ortodossi emigrati da noi in gran numero, operai edili e badanti. Così facevano anticamente i maggiorenti della Serenissima repubblica coi Greci immigrati per fare i soldati e i marinai sulle navi dei mercanti.
Le civiltà si accostano e si compenetrano, convivono, si scontrano. A volte scompaiono, é vero, come quella degli Ittiti che fronteggiarono vittoriosi Ramsete, il grande faraone, ma un tempo si davano incendi devastanti, guerre e terremoti, oggi la frontiera di Internet rassicura su una memoria che dura, capace di durare oltre il tempo e la memoria degli uomini. La biblioteca di Alessandria, archivio storico dell'antichità, scomparve a causa di un incendio perché era legata a un solo luogo fragile pieno di carta e legno; Internet é in tutti i luoghi, una ramificazione lunga e sottile come i filamenti dei carpofori nei boschi. Il segreto della durata delle civiltà e la memoria nostra universale sta nei supporti digitali e in chissà quale altra diavoleria che sapranno scovare i bisnipoti nostri.
No, il futuro non sarà di oppressione dell'uomo sull'uomo e di civiltà che si annullano violentemente, bensì un grande pieno di culture diverse capaci di sprigionare ciascuna scintille di luce. Siate ottimisti, uomini del mio tempo, abbiamo futuro, malgrado le quotidiane notizie avverse, malgrado il gran numero di imbecilli fanatici che si sforzano di dare un'immagine negativa del loro essere uomini. Le madri degli imbecilli sono sempre incinte, si diceva un tempo, per nostra fortuna sono un piccolo numero in progressiva diminuzione.

miki cicci e il basso profilo

Uno spot pubblicitario molto divertente che si poteva vedere al cinema fino a qualche settimana fa parlava di un tale Miki Cicci e della necessità del basso profilo, il 'low profile' che bisogna mantenere per non essere troppo notati nel mondo. In quella storia il basso profilo era quello che si addice ai mafiosi di rango: lunghissime limousine nere, abito nero e occhiali scuri da Blues brothers, l'ironia era la nota dominante e sosteneva uno spot pubblicitario da guinnes dei primati, tant'era lungo.
Mostrare Calderoli in maglietta satirica che se ne va a spasso da solo dentro ai souks e nelle medine della Tunisia o del Marocco -per tacer della Libia- potrebbe essere un altro esempio di quel basso profilo che é necessario mantenere per non essere notati, solo che qui ci scappano i morti e la miccia accesa sotto la polveriera islamica ancora brucia e non sappiamo di che entità sarà l'esplosione finale -ammesso che una fine si dia in questa storia di civiltà rabbiosamente contrapposte e abbracciate in un corpo-a-corpo mortale che attraversa i secoli.
Giuliano Ferrara dice che abbiamo calato le brache davanti ai miserabili fanatici islamici che impongono il loro calendario di minacce di morte agli uomini e alle città dell'occidente. C'é del vero nel suo rabbioso atto di accusa. Dalla 'fatwa' di Komeini versus Salman Rushdie é stato tutto un susseguirsi di minacce e di cedimenti progressivi dei governi e delle diplomazie occidentali. Quale sarà il finale di questa storia e quanto durerà?
Tra una crociata e l'altra e da una Lepanto all'assedio di Vienna passavano i secoli. I ritmi della storia guerriera tra crociati cristiani e infedeli mussulmani erano lenti, ma lunghi e lenti erano anche i secoli delle dominazioni turche sulle isole greche abitate da cristiani e sulle nazioni abitate dai popoli balcanici.
Temo che dovremo farci il callo a questo genere di scontro-incontro di civiltà. I muri attraverso il Mediterraneo non si possono costruire -non a caso é detto il mare delle civiltà. Europa e Asia, da sempre, si scontrano e si incontrano nei miti dei Greci antichi e le leggende dei divini connubi esorcizzavano la durezza dello scontro e smussavano le asperità delle culture che provavano a misurarsi nel dialogo e negli scambi.
Ci saranno altri morti, temo, altre esplosioni di rabbia dei fanatici imbeccati dai mullah e dagli imam, ma é il prezzo che paghiamo dai tempi di Babele, dalla confusione delle lingue e dalla differenziazione delle culture dei popoli e delle nazioni. Forse un po' di basso profilo può giovare, di tanto in tanto, qualcuno si incarichi di dirlo a Calderoli e agli amici suoi della destra di lotta e di governo. Suonare la tromba con la sordina é un'arte musicale che si impara e l'effetto per le orecchie é gradevole.
Molte sono le metafore che aiutano il nostro vivere associati sul pianeta Terra e Miki Cicci può aiutarci a trovarle.

le persone e i luoghi

Ci sono luoghi della terra dove vivere è arduo e la bellezza sembra aver dimenticato, eppure le persone che li abitano, che vi sono nate, li dicono ‘patria', luoghi delle origini, amati  per il solo fatto di avervi passato l'infanzia, luoghi dove sono seppelliti gli avi e stanno infisse le radici del loro essere.
Guardavo delle diapositive, ierisera, di luoghi dove sono stato, luoghi esotici di viaggi trascorsi. Alcuni di quei luoghi mi apparivano francamente brutti, indegni di ricordo e di menzione e tuttavia gli abitanti non si sognano di abbandonarli, non emigrano altrove, non ri-fondano la loro idea di patria. Lì sono nati e il loro cervello ha sviluppato ramificazioni capaci di legame, ha prodotto rappresentazioni simboliche schiavizzanti, luoghi di amore che invadono il ricordo di chi se ne è andato e inducono il languore della nostalgia.
C'è una logica di necessità in tutto questo o stiamo parlando di uno ‘scherzo di natura'?
Vi sono luoghi di storica arsura e siccità, luoghi dove vivere è difficile e, di contro, dove morire è facile se non si conoscono i segreti della sopravvivenza difficile, che intessono con le persone relazioni speciali e ospitano storie che stupiscono lo straniero ed esistono dei ‘luoghi culturali' che condizionano in modo irreversibile la psiche di chi li ha abitati e li abita.
Tali sono i luoghi delle religioni che ci hanno battezzato ed incluso come affiliati e/o militanti e se non interviene un processo raziocinante a modificare i dati di origine, la ‘schiavizzazione' neurologica di cui dicevamo, ci obbliga a comportamenti compulsivi di risposta violenta se qualcuno tenta di negarli o di offenderli e negligerli.
Così è per gli islamici che onorano il Profeta Maometto e protestano come un sol uomo per le vignette che lo effigiano e che ritengono denigratorie, ma perché da noi i molti bestemmiatori del nome di Dio delle osterie venete e friulane di qualche decennio fa non sono stati lapidati e gli atei  e i diversi di fede hanno riconoscimento e diritto di espressione e parola, anche la parola che nega la divinità, che non ne riconosce il senso  e la necessità?
Abbiamo forse compiuto per intero, qui in occidente, quel percorso razionale che riduce la religione a opzione individuale, leggenda privata, scarto di una fede dubbia? Dio è divenuto ai nostri occhi solo il riferimento astratto  di un'angoscia di morte, opinione personale rispetto alla quale il nostro prossimo può esprimere ogni altra opinione diversa o difforme?
E' un bene o un male, tutto ciò, rispetto all'idea che ci facciamo del futuro dell'umanità?
La risposta  a questa domanda predice il futuro delle convivenze possibili.

terremoti di bassa intensità

Che relazione c'é tra la frase di esultanza (allah akbar!) pronunciata dal cecchino iracheno dopo aver centrato i suoi nove obbiettivi americani, il ritiro della candidatura del trozkista Ferrando dalle file dell'Unione, le magliette fatte stampare dal leghista Calderoli che riproducono le vignette incriminate dai maggiorenti dell'islam fondamentalista e le pronunce del parlamento britannico e di quello dell'Unione europea che riaffermano la pienezza delle libertà di pensiero e parola (e disegno) nei luoghi dell'Occidente?
Tutto si tiene nell'ambito caotico che ha il suo epicentro nella guerra in Iraq voluta dagli americani e gli inglesi. Vi é chi guarda più in là: alle torri gemelle cadute ignominiosamente nel settembre del 2001, ma la relazione indicata sfuma e si perde nell'improbabilità delle relazioni di causa/effetto.
Oggi sappiamo delle molte menzogne dette coscientemente a proposito delle armi di distruzione di massa (mai trovate), ed é a tutti chiaro l'effetto perverso imputabile al falso obbiettivo indicato da Bush e Blair. Metteteci dentro anche le fotografie scattate dentro la prigione di Abu Ghraib, gestita dalle truppe americane, e il video delle percosse dei soldati inglesi ai ragazzini iracheni dissidenti e il quadro é (quasi) completo.
Mancano solo le cifre dei civili morti per bombe intelligenti e autobombe stupide dei terroristi sunniti (cifre a quattro zeri) e possiamo dire senza tema di smentite che le conseguenze che ne sono scaturite in termini di maggiore disordine nello spazio antropico del pianeta Terra sono paragonabili a quelle degli uragani estivi che spazzano le coste dell'America centrale.
Le scosse sismiche di quegli eventi già lontani si propagano a ondate successive come quelle di un terremoto di bassa intensità. A volte l'effetto di uno sciame sismico si somma con l'ondata che lo ha preceduto, dando vita a moti sussultori quali quelli a cui abbiamo assistito a Gaza, in Indonesia, in Pakistan.
I due eserciti sono schierati in campo aperto, ognuno con le proprie truppe e i suoi vessilli: libertà di parola ed espressione, stato laico, modernità e futuro per l'occidente, immobile medioevo religioso e masse di disederati pronte alla più stupida delle guerre sante dall'altra, dietro alle insegne di fanatici mullah e imam incapaci d'altro di diverso dalle parole d'ordine del 'morte agli infedeli' e cancellazione dei loro valori decadenti.
Non vi é conciliazione apparente se non dentro le pieghe di una Storia che sembra camminare col passo del gambero, un passo avanti e due indietro, ma la tesi paradossale dell'ultimo libro di Umberto Eco é smentita sulla media distanza, diciamo dei decenni, se non dei lustri.
C'é odore di futuro migliore di là di questi eventi avvilenti per la specie dei sapiens-sapiens. Gli scontri odierni di civiltà contrapposte mostrano una luce di là del tunnel: l'islam moderato già si coniuga nelle nostre città con i valori occidentali e li tempera, li innova -tesi, antitesi, sintesi.
I quattro gatti delle manifestazioni di piazza dove si bruciano le bandiere di Norvegia e Danimarca torneranno presto nei loro vicoli e tuguri e quei tuguri e vicoli lasceranno il posto a nuove case e moderne città dove il canto del muezzin sarà solo una nenia fastidiosa per i pronipoti.
Il futuro ha un impeto costante, innovatore, positivo. I morti si dimenticano e gli odi covano sotto la cenere, si, ma é cenere il destino del passato e del presente.
I sapiens-sapiens levano gli occhi al cielo, di tanto in tanto, e vedono le stelle concrete, luminose delle loro conquiste future e non più gli dei vendicativi, stupidi e bugiardi dei popoli nomadi pastori e dei loro condottieri-profeti.

l’assicurazione

La ragazza parlava a voce bassa, lentamente, con tono monocorde. Sembrava un medico compreso della grave responsabilità sua nel dire a un paziente che la malattia di cui soffre era seria, molto seria, ma non incurabile e, in ogni, caso, ogni possibile cura sarebbe stata studiata per lenire il dolore e restituirgli la speranza di una vita migliore.
E' così grave? azzardai. No, niente di grave, solo dovrà fare molta attenzione a quel che le diranno; proveranno a diminuire il danno, tenteranno di farle credere che non vale la pena spenderci sù troppo denaro e, forse, meglio sarebbe se pensasse a qualcosa di nuovo, date le circostanze. Magari non subito, ma…
Solo perché é vecchia di undici anni, azzardai? Mi sentivo come uno scolaretto figlio di un operaio e di una casalinga costretto da una maestra dall'aria schifata a declinare pubblicamente le generalità: paternità, maternità, luogo di nascita e orribili condizioni di vita nel quartiere periferico in cui abitavo.
Un'unica scusante, detta alla scolaresca con fare pietoso alla fine dell'interrogatorio: 'Ragazzi, non é colpa del vostro compagno di essere il protagonista di una storia di vita così penosa e così diversa dalle vostre, ma la scuola, come sapete, é il luogo delle pari opportunità e del riscatto possibile….'
Era vero? Davvero mi era stata offerta la pari opportunità nella mia vita e tutto ciò che era accaduto in seguito era il frutto guasto dei miei talenti seppelliti in gran fretta per timore di perderli?
Sottoscrissi la pratica di rimborso, e, insieme, il nuovo contratto di assicurazione. Avrei dovuto pagare una piccola cifra per il lavoro del carrozziere, ma la macchina sarebbe tornata come nuova. Bisogna offrire a tutti, anche agli oggetti che descrivono le nostre vite, una seconda opportunità. Chi l'ha detto che il nuovo é migliore del vecchio?
Non é forse vero che esiste un mercato dell'antico e che il bello e il funzionale delle cose si applica anche agli oggetti che han dato figura al nostro passato?
Ma poi, via! quella macchina non era troppo vecchia e non lo ero io con lei. Avevo davanti agli occhi abbastanza futuro da poter disseppellire i miei quattro talenti e investirli in qualcosa di non ben definito, non ancora disegnato, ma sicuramente affascinante.
(continua)

il sistema immobile

Il sistema immobile registra solo piccole variazioni scarsamente significative. E' il sistema della vita terrestre, il sistema evolutivo, capace di produrre variazioni degne di note solo su una scala geologica molto larga, migliaia di anni, campate lunghissime che solo uno sguardo storico riesce a cogliere e non é più interessante sapere che cosa abbia premiato o negletto, trascurato delle vite e delle intelligenze possibili.
Chissà che cosa avrebbero saputo fare di meglio le formiche, se fossero state premiate da un'evoluzione intelligente e cosciente o le api, opurre gli alberi delle foreste immote, ma dense di vita strisciante, ronzante, vite predatrici acquattate nel folto e le vittime designate sempre con le orecchie ritte e il fiuto in allarme.
Degli uomini sappiamo (quasi) tutto, a parte il futuro.
Forse anche la democrazia é un sistema immobile, basato su grandi blocchi contrapposti che, chiamati a raccolta elettorale, si addensano e si agglomerano intorno a scelte apparentemente effimere, ma a interessi economici consolidati, privilegi che non si possono scalfire. A vincere il torneo sono (quasi) sempre i più ricchi, quelli che sanno come fare l'insider trading o i bilanci truccati delle grandi aziende, necessari per accantonare le mazzette destinate all'unzione delle ruote motrici della politica.
La lotta é a coltello, tutti i trucchi, anche i più sporchi, si possono usare per intralciare gli avversari nella loro corsa, da noi hanno usato la legge elettorale proporzionale per avvelenare i pozzi dell'abbeverata collettiva.
Grazie alla nuova legge elettorale voluta da Silvio Berlusconi e associati é quasi certo che il Senato della repubblica sarà pari e patta, all'indomani del 10 di aprile, forse addirittura con una prevalenza di marrani -beneficati da un premio regionale che si fa beffe dei voti complessivi ottenuti dalle coalizioni.
Sarà una lotta mortale. La fuoriuscita dall'incubo berlusconiano ne prefigura un'altro: l'ingovernabilità del paese.
Muoia Sansone con tutti i filistei, é il motto dell'avvelenatore di pozzi, chi se ne frega del paese Italia, del suo ruolo in Europa e nel mondo, della produttività delle imprese e dei consumi delle famiglie; l'Italia é un prolungamento dei miei pensieri napoleonici, delle mie bischerate ridanciane, Forza Italia ce la puoi fare, chi più ne ha più ne metta e i cocci sono suoi.
In un sistema immobile questi aspetti dell'incubo politico nostrano non sono importanti, bensì variazioni di una storia infame.
Prima c'era Craxi e il pentapartito, la democrazia cristiana degli scandali Loockeed, Tambroni, Sindona, Calvi e la mala finanza cattolica e prima di loro il fascismo e la guerra perduta, le leggi razziali e piazzale Loreto.
Un filo nero tiene uniti i pezzi dell'osceno patchwork storico dello stivale nazionale. Berlusconi é solo l'ultimo sottoprodotto dell'evoluzione negativa, il nano miliardario dalla risata fragorosa che tutti ci seppellirà sotto le rovine del tempio.

gli orizzonti e la speranza

I pogroms antioccidentali continuano in vari luoghi del pianeta infestati dal virus fondamentalista, ma qui da noi già si parla d'altro, di droga, per la precisione, e, forse, é il giusto argomento, quello che ci vuole dopo lo 'sballo' che ci hanno procurato i fedeli di Maometto che danno l'assalto alle ambasciate di Danimarca e Norvegia e alle sedi della Unione europea. Abbiamo anche un morto sospetto, in Turchia, un sacerdote che, quasi certamente, non é morto per lo specioso argomento delle vignette che indignano i polli, bensì per la più concreta opposizione del prete cattolico al traffico di prostitute a cui il sedicenne assassino partecipava a qualche titolo.
C'é dal marcio tra i muezzin, ho scritto parafrasando Shakespeare, ed era facile previsione dopo che i giornalisti hanno dato conto del turismo vandalico organizzato dagli imam sunniti a Beirut e in Siria pagato con i fondi delle moschee. I governi tollerano la gazzarra antioccidentale perché fa gioco, allevia le sofferenze per le pene interne dei paesi mediorientali, costituisce un momento catartico e identitario sul quale fare leva per tirare avanti, coalizzare forze politiche altrimenti rissose.
Possiamo fare a meno del Medio Oriente, possiamo lasciarlo cuocere nel suo brodo di generale miseria e piccole dittature asfittiche ed eterne preghiere rivolte alla Mecca? Possiamo farlo, certo, e la tentazione é forte di chiudersi a riccio, di incidere chirurgicamente il bubbone islamico, dimenticare i paesi arabi, evitare di viaggiarvi per non correre il rischio di essere rapiti, bastonati o uccisi da esaltati rimbecilliti dall'odio astratto contro l'infedele.
Forse già lo facciamo; una rapida inchiesta presso le agenzie di viaggio ci confermerebbe, credo, che le prenotazioni con destinazione Beirut e Siria sono state cancellate e forse anche una parte di quelle verso il Marocco e la Giordania, per quanto quei paesi abbiano steso un cordone sanitario intorno ai fondamentalisti di casa loro.
Morire per Allah non é una buona idea. In generale non é una buona idea morire per cause di assoluta stupidità, com'é questa delle religioni impugnate come clave, delle identità brandite come kalashnikov, la vita continua e merita di essere vissuta per il molto di bello e dolce e stimolante che contiene ad onta delle legioni di imbecilli che si agitano e agiscono vandalicamente per farci credere il contrario.
Nell' 89 si cominciava appena a parlare di flussi immigratori fuori controllo. Era l'Albania la nostra bestia nera, a causa del tracollo del comunismo di Enver Hoxa e delle televisioni private che facevano credere ai poveretti che dai noi era il Bengodi, la ricchezza facile, donnine allegre e champagne.
L'imam Komeini aveva pronunciato da qualche anno la sua stramaledetta 'fatwa' contro Salman Rushdie e i suoi 'Versetti satanici', ma a essere colpiti al suo posto furono i coraggiosi traduttori del libro di altri paesi. Si verificarono incendi nelle sedi o nei magazzini delle case editrici che stampavano l'odiato libro e l'Occidente chiuse occhi e orecchie e le diplomazie patteggiarono segrete tregue con i paesi che alimentavano il terrore pur di dirsi indenni dal contagio terrorista.
Fu una politica miope e colpevole, la politica della vittima che implora il suo predatore di risparmiarlo e siamo all'oggi, alla pretesa degli islamici di imporre il loro punto di vista alle civiltà del laicismo e della separazione tra religione e stato, le civiltà delle libertà di pensiero e parola.
Quale potrebbe essere il prossimo cedimento, la debolezza prossima ventura che annuncia la resa alle ragioni degli esaltati, degli islamici sprofondati nel loro medioevo?
Bene hanno fatto quei giornali dell'Occidente che hanno ripreso e pubblicato le vignette incriminate, bene fanno e faranno quei governi che richiameranno gli ambasciatori protestando vigorosamente per i vandalismi gratuiti e le connivenze dei governi arabi nei vandalismi.
La fermezza deve essere la nostra identità, il muro eretto dagli israeliani nei Territori la nostra metafora di riferimento. Arginare il passato che ritorna, fermare il corso della storia all'indietro é l'imperativo morale che ci vincola nella difesa dei valori della nostra storia occidentale. E' il futuro il nostro orizzonte degli eventi, la nostra speranza di uomini del terzo millennio.

le note stonate

Il coro é al suo punto più alto, una somma di voci enorme elabora, in tutto il pianeta, le note dello scontro di civiltà e della crisi dei sistemi religiosi, incapaci di dire agl'uomini, malgrado la trascendenza e la metafisica, le cose che possono migliorare effettivamente le loro vite, i rapporti sociali e interpersonali e tra popoli e nazioni.
E' avvilente ascoltare le note stonate di questo coro, ma nessun direttore d'orchestra riesce a ricondurlo ad unità di lettura, ne Yahwé, ne Allah, ne il Dio dei cristiani o il politesimo degli induisti. Non vi é punto di incontro né conciliabilità tra sistemi chiusi ideologici, malgrado i confini del mondo si siano rotti e masse di diversa fede e provenienza dilaghino di quà e di là dei confini e le economie si integrino vieppiù e prefigurino un mondo globalizzato.
Perché é l'Islam il punto di frizione e scontro più alto, per quale fondamento storico e sociale la religione di Maometto fa deflagrare e sconvolge il lento e difficile processo di globalizzazione e armonizzazione dei sistemi politici ed economici? Osama Bin Laden é solo l'ultimo degli oppositori radicali dell'Occidente e dei suoi valori 'decadenti', l'ultima cassa di risonanza di un fondamentalismo assassino che ha avuto il 'la' nella fatwa di Komeini versus Salman Rushdie e in tutte quelle che ne sono seguite -emesse da leaders religiosi di fede diversa ottusamente ispirati dal Corano di Maometto.
I secoli delle contrapposizioni e delle persecuzioni, delle crociate e delle inevitabili reazioni, degli imperi teocratici ( sacro romano impero da un lato ed espansione maomettana nelle terre che fanno corona al Mediterraneo) confluiscono, all'alba del terzo millennio, nelle scaramucce ideologiche tra i sistemi democratici post rivoluzionari in occidente e le dittature e le monarchie costituzionali nei paesi dove l'Islam condiziona pesantemente la politica.
Il distacco tra la Chiesa e l'Impero e tra la Chiesa e lo Stato ha preso secoli nell'area di civiltà che abitiamo, ne prenderà altrettanti nelle terre dell'Islam? Non vi é modo di abbreviare il processo, ammesso e non concesso che un tale processo abbia corso storico univoco, vada cioé nello stesso senso del distacco tra religione e polis e dia a Cesare ciò che é di Cesare?
Non sembrano peregrine le ragioni del giornalista danese che, primo, ha avuto l'idea di commissionare le vignette incriminate -una riflessione disegnata sull'Islam e sull'impatto che ha il suo trasmigrare all'interno delle società occidentali evolute. La libertà é valore fondativo dei commerci occidentali e del loro regnare sul mondo, non può essere posto un limite alla libertà, sopratutto se a minacciarla sono i fanatici che incendiano le ambasciate -luoghi deputati al dialogo tra nazioni e popoli e all'interscambio dei commerci.
Vi é del marcio nell'Islam, avrebbe scritto Shakespeare se fosse vissuto ai giorni nostri, il marcio dell'unilateralità, del sistema religioso chiuso, impermeabile al dialogo, rabbioso e violento contro gli 'infedeli'.
Se é vero che non tutto l'Islam si riconosce nei violenti e nei fomentatori dell'odio e dell'intolleranza, ebbene battano un colpo quei moderati, ne battano molti, diano il segno di un aggiornamento dialettico del loro sistema di pensiero, di una coniugazione possibile con le genti che, ad occidente, guardano il futuro. Si provino anch'essi a fissare gli occhi sul futuro prossimo negligendo solo un poco la Kaaba, la pietra nera che il condottiero di guerrieri-pastori nomadi ha voluto eternizzare a La Mecca, capitale di un Impero che non é più.