Archivio mensile:gennaio 2006

alice e il bianconiglio

Personalmente sono fuori dalla querelle politica relativa al quanto di esposizione mediatica di questo o quel personaggio politico, questo o quel partito.
Non guardo la televisione, a parte i telegiornali di quando in quando e mi annoiano i dibattiti -dal momento che le cose dette dal politico di turno non sono rintuzzabili di qua del video e non posso interagire, reagire, rispondere, zittire, se necessario, oppure rivendicare il giusto tempo di replica, di fronte allo strapotere del conduttore fazioso o del politico favorito ingiustamente in quel momento.
Per quanto mi riguarda, la lettura dei giornali basta e avanza a formare una opinione politica, a giudicare negativamente questa o quella persona in relazione alle sue azioni mirate alla 'polis' o premiarla, di contro, se ha ben agito per spirito di servizio e nell'interesse di una maggioranza di cittadini.
Tuttavia riconosco che una buona parte dei miei concittadini si misurano con il media televisivo, vi si abbeverano e alcuni di loro lo subiscono, sono vere e proprie carte assorbenti, soggetti a suggestioni sovente acritiche.
E' giusto, quindi, regolarne gli accessi, stabilire regole severe per il confronto, come si fa nello sport, dove i contendenti riconoscono l'autorità di un arbitro che impone il rispetto delle regole.
Il presidente del consiglio in carica non riconosce quelle regole, é insofferente a ogni disciplina, si fionda dove può e gli viene consentito da conduttori ambiziosi o servi e imbonisce, dice la sua a ruota libera, senza contradditorio, ipse dixit.
Il premier non può mentire per definizione, ha affermato in una qualche trasmissione.
Mai proposizione é parsa più farsesca in bocca a chi della menzogna spudorata -detta con faccia tosta e sorriso da impunito, ripetuta mille volte e fatta ripetere dai suoi scherani altre mille- ha fatto uno stile di lavoro, com'é degli imbonitori di piazza che danno dimostrazione di prodotti miracolosi per la casa o per la salute.
E' un mestiere antico, quello dell'imbonitore, che attira nugoli di curiosi al mercato tutt'attorno alla bancarella. I bravi imbonitori si vedono premiati per la loro dote, vendono le loro pozioni o i loro improbabili arnesi a decine, a centinaia, e scompaiono a fine giornata.
Un giorno li vedi a Firenze, un'altro a Pistoia o a Massa, se hanno truffato nessuno si cura di perseguitarli, denunciarli all'autorità competente -un imbonitore, si sa, é un impunito per definizione e peggio per loro a chi ci é cascato.
Un noto regista canadese che ha curato una Biennale-teatro qui da noi diceva che la televisione é un mezzo fascista, imperativo, non dialogico, imbonitivo, si capisce l'irresistibile attrazione che esercita su Silvio Berlusconi e sulle Vanne Marchi di regioni diverse o provincia, sui maghi da tre carte un oroscopo.
Nel paese della libera truffa c'é sempre un pollo che si lascia spennare, un credulone che fissa i suoi occhi tremuli in quelli magnetici di chi sa ciò che vuole e non si cura se é morale l'azione che si appresta a compiere.
In politica non si dà il 'soddisfatti o rimborsati', di certo non lo darà Silvio Berlusconi, lo sfascia-carrozze delle istituzioni repubblicane, colui che ha piegato il processo penale ai suoi fini di imputato di reati gravissimi, assolto per procurata prescrizione. I cinque anni dell'incubo berlusconiano resteranno negli annali della nostra repubblica come una brutta storia che si poteva evitare, se Di Pietro e Bertinotti avessero accettato il patto di desistenza elettorale all'epoca della resistibile ascesa.
Come Alice nel paese delle meraviglie il cittadino italiano che accetta la suggestione degli imbonitori non si é reso conto dei pericoli che correva nel varcare la soglia della fatata casa promessa da Berlusconi-Bianconiglio.
Fra due mesi quel cittadino sarà chiamato a dire se si é definitivamente perso nel labirinto onirico o se ha trovato la strada che lo riporterà indietro, a una realtà di certo migliore dell'incubo che lo ha intrappolato.

il coraggio e l’incoscienza

Bisogna dire che hanno avuto coraggio. Oppure che sono degli incoscienti e che hanno votato con il cuore -muscoletto davvero poco razionale a stare a quel che si racconta di lui nella letteratura e nella vita reale. Sapevano i palestinesi che avrebbero scatenato un putiferio internazionale con quel loro voto?
Se si, se la sono cercata e bene fanno i paesi contributori dello sviluppo economico nei Territori a chiudere i cordoni della borsa.
Meglio avrebbero fatto, in verità, a chiuderli anni prima e a chiedere e imporre garanzie di controllo democratico ad Arafat e ai suoi centurioni, ai tempi in cui Fatah si aggrovigliava nei meandri del dispotismo oligarchico e della corruzione personale di molti dei suoi uomini più in vista.
Il tesoretto di Arafat chiuso nelle banche dell'occidente e diviso fra la moglie e i suoi centurioni alla sua morte ha cancellato il poco che restava della sua fama di combattente e di martire dell'indipendenza della Palestina. Anche per questo Hamas ha trionfato nelle elezioni in modo così netto.
Adesso si torna alla prima casella, in quel gioco dell'oca sanguinoso che é la storia di due popoli che si odiano e sono costretti a convivere in un territorio che va stretto ad entrambi.
Il Medio Oriente é il crogiolo del futuro della convivenza pacifica dell'umanità, il centro del vulcano occidentale. Popoli e nazioni si sono misurate e scontrate nei secoli in quei luoghi, epicentro di leggende religiose e crocevia di traffici tra est e ovest e nord e sud del mondo. La postmodernità ha, in Terra Santa, il suo battesimo del fuoco e del sangue.
Se ne uscirà, se vincerà la pace e la coesistenza pacifica, finirà il medioevo delle religioni e comincerà il chiaro futuro degli uomini-semidei, capaci di costruire il loro destino di conquiste del cosmo senza più levare sguardi e braccia al cielo mitico degli 'dei falsi e bugiardi'.
Anche Allah rientra in quell'Olimpo di falsità e mezogne, anche il Dio leggendario e controverso di Mosé, vendicativo tanto quanto lo era lo spirito guerriero delle tribù giudaiche che lo hanno concepito nel furore dei loro deliri di affermazione etnica e di espansione territoriale.
Abbiamo bisogno di un futuro laico, nostro, umano e pacifico. Il pianeta Terra ci va stretto, ci va stretto il pensiero degli uomini rivolti all'indietro: ai miti delle religioni e della razza. Siamo destinati ad altro, alle stelle. Che gli dei, in un sopprassalto di bontà celeste, ci aiutino a dimenticarli. Sarebbe il loro più grande miracolo.

i tempi bui

Che la democrazia non sia la panacea dei mali del mondo, se ne sono accorti persino i giornalisti de 'ilFoglio', raccolti attorno a G.Ferrara, già consigliere del Principe.
Dunque la democrazia che redime l'Iraq (sic) e lo consegna alla modernità e lo salva dalla barbarie dei conflitti etnici non vale per i palestinesi, che hanno sbagliato a votare, dice il notista del Foglio.
Che succede se un partito forgiato nel fuoco del terrore si impadronisce del potere per via democratica?
Se lo chiedono spaventati in molti, all'indomani del voto che ha schiacciato la Palestina nell'angolo buio del suo insanabile conflitto etnico e religioso.
Succede che si va avanti, si tratta, si mette nel conto che altri morti insanguineranno le strade di Israele e quelle della Cisgiordania e di Gaza.
'Nei tempi bui si canterà?', dice il verso di una lapidaria poesia di B.Brecht, 'Si canterà, dei tempi bui'.
La storia sanguinosa dei due stati contrapposti per ideologia religiosa e per gli errori della comunità internazionale che impiantò l'embrione di Israele nelle terre degli arabi manu militari continua sotto l'egida del sangue e dei martiri e delle vittime innocenti.
La Babele dei linguaggi dei popoli diversi e delle nazioni é destinata a durare finché durerà l'ebbrezza religiosa di ogni popolo.
L'oppio dei popoli non produce un benefico sonno, bensì spropositi, insensatezze, comportamenti criminali e vittime anche fuori degli schieramenti degli insensati, dei guerrieri di Allah e degli ortodossi sostenitori della 'grande Israele', così come li ha prodotti in Europa al tempo della guerra dei trent'anni con le stragi tra cattolici e ugonotti.
Questo é quel mondo e non basteranno gli sforzi degli esegeti della democrazia dei tempi nuovi, gli interventi militari e i comandamenti dell'Onu a risparmiare una sola vittima degli inevitabili conflitti e ad abbreviare di un solo giorno il processo lento, lentissimo, che fa uscire i popoli dal loro medioevo e li guarisce dall'insania religiosa.
A proposito di pulpiti e prediche, registriamo con piacere la convinzione del giornalista de 'il Foglio' che la democrazia si fonda, prima del libero voto, su un lavoro di princìpi patteggiati e stabiliti, su una Costituzione e su norme condivise che escludono dalla competizione elettorale farabutti manifesti, terroristi e varia altra gente la cui storia personale e attività professionale confligga con l'esercizio del potere democratico.
E' solo per il nostro pregiudizio che ci viene in mente il paese in cui abitiamo e in cui ci apprestiamo a votare, i conflitti di interesse del cavalier Berlusconi, i suoi trascorsi di imprenditore d'assalto colpito dalle molte accuse di Tangentopoli, il suo essere entrato in politica col potere dei soldi per salvarsi dai processi e lo scempio istituzionale e politico che tutto ciò ha comportato per l'Italia?
La democrazia é un difficile processo di costruzione delle coscienze e della maturità dei popoli. Forse anche noi abbiamo qualcosa su cui meditare a lungo, dopo il voto della Palestina che tanto ci spaventa.

una piccola moneta

La città aveva un respiro afoso. Nella zona del porto fluviale, per il formicare incessante delle persone seminude che andavano e venivano dalle banchine sembrava che un respiro collettivo gonfiasse l'aria calda. In realtà era il suo malessere a ingigantire il fenomeno. Quell'afa e il sole non schermato del meriggio gli causavano dei giramenti di testa, a tratti gli sembrava di perdere l'equilibrio. In quei momenti, aveva l'impressione che tutte le formiche umane che uscivano grondanti dall'acqua fetida gli venissero addosso, lo circondassero, gli strappassero di mano la borsa coi documenti. Una volta stava per succedere e solo l'intervento deciso di un impiegato della compagnia che, dalla finestra, assisteva alla scena, aveva impedito lo scippo.
Un occidentale era una preda molto ambita dalle miriadi di furfantelli che impigrivano negli angoli ombrosi della strada.
L'ufficio dov'era diretto era giusto sulla banchina principale, qualche metro distante dalla gradinata. Le chiatte delle spedizioni galleggiavano immote e tutt'intorno le teste in controluce delle persone immerse per le abluzioni sembravano palloni oblunghi con gli occhi disegnati in bianco. Un bambino lo affiancò negli ultimi metri. Un bambino di sette anni o poco più é una presenza rassicurante finché é solo. La sua testa gli arrivava all'altezza del femore. Magrissimo e ignudo gli sembrava un miracolo di equilibrio.
I sacchi vuoti non stanno in piedi, diceva suo padre quando, da piccolo, si rifiutava di mangiare.
Con discrezione il bambino gli stringeva un lembo dei pantaloni e lo strattonava biascicando la litania mendicante. Dapprima fece finta di niente, poi accelerò il passo, ma il bambino con lui, la piccola mano artigliata al lembo del pantalone. Desiderava allontanarlo da sé, sarebbe bastata una piccola moneta, ma quel gesto, osservato e atteso da decine di altri occhi celati nelle penombre delle tende e delle baracche avrebbe provocato una corsa al centro e il centro era lui: fonte di misericordia e garanzia di sopravvivenza per un giorno di più.
A dieci metri dalla porta dell'ufficio, il guardiano gli si fece incontro, mulinando le braccia nei confronti del bambino per fargli intendere di andarsene, lasciare la presa.
Il bambino alzò il tono della litania, erano i suoi ultimi secondi di speranza, strattonò con maggior forza il pantalone, il corriere non se ne dette per inteso, ma la mano del bambino scivolò all'interno della tasca e uscì lesta, trionfante e la gambe ossute presero a correre, subito inseguite da altre di un branco di suoi simili famelici.
Anche il guardiano prese a correre, ma senza troppa convinzione. Tutto ciò che avveniva a qualche metro dalla porta che vigilava non era affar suo.
Dalla soglia dell'ufficio il corriere si girò a guardare il bambino inseguito dal branco famelico. Li aveva distanziati ed era a un passo dall'adulto che lo aveva sguinzagliato, praticamente in salvo. Sorrise. Gli aveva rubato una piccola moneta, solo una piccola moneta, ma importante nell'economia mendicante di coloro che s'aggiravano nella zona del porto fluviale. Gli era già successo altre volte. Lasciava in quella tasca non vigilata una moneta di scarso valore e consentiva senza darlo a vedere a quel piccolo furto che lo liberava dell'onere di porgere lui stesso l'elemosina. Era il solo modo per salvarsi dall'assedio del branco famelico.
Bastava una piccola moneta e la sua missione quotidiana di consegna dei documenti era conclusa. Il resto del pomeriggio sarebbe trascorso nel sopore dell'ufficio ventilato dalle larghe pale che giravano lente sopra la sua testa.

il grande animale

Il grande animale che é venuto a morire davanti alla città abitata da uomini oggi pietosi ricorda i miti del mostro e della natura che li genera.
Il capitano Acab e la balena bianca della mia infanzia era la narrazione di un rapporto eroico dove la sproporzione tra natura e mezzi tecnologici veniva punita dalla balena con la morte dell'aggressore. Ben gli sta, pensavo, chi di arpione ferisce nei flutti deve perire.
Già a quel tempo simpatizzavo con il mostro-balena, per quanto non fossero maturi i temi dell'ecologismo, della scomparsa delle molte specie animali a causa della spinta antropica sui mari e nelle selve, di un mondo che si sarebbe modificato industrialmente con una velocità spaventosa fino al punto da dirlo a rischio collasso per l'uomo stesso, apprendista-stregone incapace di comandare i demoni che ha evocato.
Adesso siamo al punto della pietà per una natura straziata a tal punto da mostrare fenomeni come quello cui abbiamo assistito ieri: la morte della balena agonizzante davanti al Big Ben, gli uomini pietosi che la imbragano e la trasportano in mare aperto, la sua morte annunciata e le teorie degli scienziati che ci ricordano come le onde a bassa frequenza emesse dai cetacei per trovare istintivamente i giusti sentieri oceanici siano disturbati da navi e sottomarini con sonar di varia natura.
Veleni neurotossici prodotti dall'uomo e scaricati in mare con troppa leggerezza hanno inquinato gli oceani da molti decenni ormai e aggiungono effetti nefasti al melessere delle specie marine.
Misteriosi, tuttavia, sono i ripetuti spiaggiamenti di cetacei a tutte le latitudini, come se ci venissero a dire: 'ci arrendiamo, questo mondo non é più per noi' mentre la Norvegia e il Giappone, ad onta dei trattati e delle moratorie internazionali, continuano a cacciare le poche specie in via di estinzione con una caparbietà degna di miglior causa.
Mi viene in mente la storia di una poetessa di non grande fama vissuta a metà del nostro secolo di cui mi raccontava mia madre.
Diceva che si era lasciata morire al gelo mortifero di una notte d'inverno, distesa nuda sull'erba ghiacciata, perché non sapeva più tollerare di vivere in un mondo di volgarità e violenza senza confini.
Epitome del nostro rapporto conflittuale con la natura madre e matrigna, la storia della balena nel Tamigi ci rimanda alla questione del futuro che prediciamo senza saperlo costruire. Siamo vocati alle stelle, futuri colonizzatori dell'universo sconosciuto o condannati a morire di veleni o cattive manipolazioni dell'energia atomica sulla superfice di un pianeta che abbiamo modellato sui nostri incubi, piuttosto che sui nostri sogni?

una lava merdosa

La notizia del giorno é che non ci sono notizie. Non comprate i giornali italiani, gente, non aprite le televisioni, gustatevi un videogioco o andate a fare una bella passeggiata col cane o col nipotino, non vi perdete niente, viviamo in un paese dove l'unica cosa che occupa la mente degli omuncoli e delle donnine sorridenti della televisione e della carta stampata é dar conto agli italiani delle comparsate televisive del miliardario-ridens, il Faccio-tutto-io, Sono-secondo-solo-a-Dio-ma-mi- sto-attrezzando-alla-sfida.
Vi sono uomini e donne nel mondo che languiscono nelle carceri africane in attesa di un processo che mai avranno, Gazprom forse ci taglierà le forniture del gas metano a causa del gelo cattivo che spezza i cavi elettrici e uccide gli animali nelle tane, mille, bellissime storie ci potrebbero raccontare i giornalisti e gli uomini della televisione che accadono nel vasto, meraviglioso mondo che abitiamo, ma da noi é una litania infinita, un incubo quotidiano di noia e pena: le menzogne palesi del cavalier Silvio Berlusconi vengono propalate senza contradditorio o smentita, esondano dai video accesi e dalle prime pagine dei giornali, tracimano dalle bocche dei vulcani spenti della nostrana 'informazione' e scivolano come lava merdosa a tutto coprire, lordare della nostra dignità nazionale.
Luca Giurato e la sua assistente di studio -come mostravano le immagini di Blob ierisera- non sapeva come girarsi e leccare meglio la pelata del suo datore di lavoro, come compiacerlo e distendergli il tappeto rosso davanti, come dirgli il suo sentimento di stampo fedano (Fede come radice e desinenza ano).
E' questa la qualità umana e morale degli uomini che fanno la televisione degli anni berlusconiani che subiamo, tolleriamo, forti della convinzione democratica che é la nostra pena: il servilismo, il tappetismo Fracchiano, la poltrona di pelle umana offerta al megaprimoministro galattico che arriva in studio previa telefonata veloce e subito una delegazione di direttori e vicedirettori Rai ad accoglierlo all'ingresso, ad omaggiarlo, a tributargli l'affetto e la stima, ad intonare gli inni della militanza gaglioffa.
Riuscirà Silvio Berlusconi a risalire la china dei sondaggi elettorali che lo davano sconfitto fino all'altroieri?
Forse si, forse l'incubo italiano continuerà, la malattia del paese Italia avrà percorso cronico. Forse é nei nostri geni ereditari di nazione serva e svilita quello di premiare il tipo umano Barabba-Benito-Berlusconi, lodato dalle mamme e dalle casalinghe di Voghera cui si é riconosciuto il diritto di voto, ma non il diritto-dovere a una informazione diritta, un'informazione fatta con la schiena alta, come esorta invano il presidente Ciampi un giorno si e l'altro pure.
Il Blob di ieri ci mostrava anche un Silvio Berlusconi in doppiopetto fermo davanti a un drappello di militari in divisa. Teneva le spalle erette, il collo teso, la mascella volitiva di Colui-che-può-ciò-che-vuole. Era imbarazzante il confronto con il suo predecessore storico tanto gli somigliava.
Riguardatevi i cinegiornali Luce, il balcone di palazzo Venezia, la pelata oggi rinfoltita, il rigonfio del petto e dello stomaco, l'omaggio fedista dei fans forzitalioti.
Quell'uomo, al pari del suo predecessore, dice stronzate senza tema di incorrere in critiche e burle, é un impunito, si fa forte del fatto che la televisione oggi amplifica le menzogne e le idiozie fino a farle credere più reali del reale, ricordate il terrore dell'invasione dei marziani sulla Terra indotto da Orson Welles durante una trasmissione radiofonica? Siamo a questo: a dover distinguere e creare informazione per conto nostro, informazione alternativa che surroghi l'avvilente minestrone di bugie e propaganda villana che tracima dai video occupati militarmente.
Scriveva Michele Serra qualche mese fa:
(…) le stronzate sono contagiose, esondano lentamente dalle migliaia di bocche che le emettono e infiltrano le menti di tutti, cambiano il paesaggio sociale. Come il fumo passivo, che lo respiri anche tu. Lo sforzo di individuarle, di classificarle, di continuare a definirle per quello che sono é l'impervio compito che ci attende tutti.
Ogni epoca ha le lettere dal carcere che si merita: a noi compete, due o tre volte al giorno, soli davanti al video, ( o ad un comizio, una riunione di partito o leggendo il giornale in ufficio o anche nel corso di un incontro tra amici – n.d.r.) pronunciare ad alta voce una delle poche frasi morali della nostra epoca: 'Ma questa é una stronzata spaventosa!'
tratto da D la repubblica delle donne (nel caso che ve lo foste perso)

vite e viti

Sempre mi hanno affascinato le viti. Non gli alberi da cui prendiamo l'uva, che pure hanno il fascino di paesaggi idilliaci e di sapori sapienti e millenari, bensì quelle piccole cose di metallo tornite a spirale che supportano mensole, armadi, attaccapanni e altri oggetti nelle nostre abitazioni.
La spirale di metallo che si scava tana nel legno o nella plastica dei tasselli ha lo stesso disegno delle rotazioni dell'universo: galassie e altri oggetti celesti si avvitano a spirale, spiraliformi sono certune conchiglie marine di cui si é scritto che rispondono a uguali rapporti matematici delle consorelle gassose che formeranno le stelle.
Anche le nostre vite sovente si avvitano in una concatenazione di eventi che ci trasportano inesorabilmente altrove, lontano da ciò che avevamo desiderato prima che un certo movimento delle vite nostre iniziasse. Fermare la spirale negativa é il proposito che ci sorregge, a volte, e una vite senza fine di circostanze avverse può indurci a commettere azioni malvage, se ci lasciamo trascinare in ambienti e storie di passione e dolore, come ben racconta il bellissimo film di Woody Allen che trovate in questi giorni nelle sale.
Anche gli eventi della politica nostrana si avvitano a spirale e sfociano altrove, negli universi nuovi e diversi del futuro prossimo.
Riuscirà Silvio Berlusconi, amatissimo premier della repubblica delle banane a lui titolata, a sottrarsi al suo destino di sconfitta elettorale prossima ventura?
E che farà dipoi, ormai salvo dai processi avversi per procurata prescrizione e leggi ad hoc che lo hanno mandato assolto?
Farà il pensionato ricco e omaggiato dalla folta corte dei servi che gli ha dato fama e maggiore ricchezza? O un nuovo processo per corruzione o falso in bilancio commesso in Spagna lo costringerà ad andare esule nei Caraibi, emulo dell'amico e sodale Craxi Bettino che gli ha garantito soldi e ricchezza sporca di tangenti all'epoca della costruzione dei quartieri Milano 1 e 2?
Vite e viti hanno disegni uguali e i destini si avvitano a spirale nei muri della Storia, disegnano il bene e il male, lo stolto e il saggio, l'orrendo e ciò che chiamiamo il poetico delle esistenze. Una grande poetessa nostra contemporanea, Patrizia Valduga, dedica una sua raccolta di poesie a 'tutti coloro che combattono i Berlusconi della terra', per dire di un genere d'uomo abominevole, spregiudicato, mentitore professionale, com'é d'altronde Bush e prima di lui Pinochet e ogni altro politico che abbia noncurato la nobiltà del servizio che ogni cittadino deve alla polis, alla comunità dei cittadini di ogni luogo della terra che abitiamo e tempo.

In Cile hanno eletto presidentessa una signora che é stata torturata ed esiliata dai militari idioti servi di Pinochet. Suo padre, generale dell'esercito cileno, é stato ucciso in carcere. La madre é stata torturata assieme a lei e il fidanzato, costretto dalle torture, é diventato un delatore, consentendo arresti e gli omicidi degli oppositori politici.
Da quelle sue vite lontane di tragedia cupa, la signora Bachelet emerge oggi nel trionfo della vita nuova del suo paese.
Lula in Brasile e Morales in Bolivia affiancano Chavez nel Venezuela, senza che la Cia americana riesca a dar vita a nuovi golpe e governi favorevoli a una politica estera asservita agli interessi degli Usa.
Se é il segno di un'epoca nuova per l'America latina ce ne rallegriamo e uguale segno auspichiamo per il paese che abitiamo. Italia forza, ce la possiamo fare.

l’affaccio sul vulcano

E' la democrazia che volevano Bush, Blair e Berlusconi quella che macina morti ammazzati in Iraq a tamburo battente, ogni giorno una decina in più, un crescendo impressionante di guerra civile, sciiti contro sunniti e i curdi per conto loro e i nostri militari a Nassirya a far da pali, asserragliati in un fortino-oasi di angoscia e paura per quanto potrebbe toccar loro in sorte finché resteranno in Iraq?
La trimurti Bush-Blair-Berlusconi ha raccontato menzogne al mondo per giustificare l'intervento stupido in Iraq, il mondo non ne ha tratto nulla di buono, il prezzo del petrolio é andato alle stelle, la tesi della democrazia che s'impone sulla dittatura trascura le migliaia di morti ammazzati che é costata e costerà per chissà quanto altro tempo ancora, ne valeva la pena?
Forse vale la pena, in astratto, migliorare i destini del mondo, ma dubito che la giustapposizione di una improbabile democrazia in territori e paesi storicamente refrattari sia la risposta giusta. Ciò che appare é che il costo economico e in vite umane di una tale operazione é spaventosamente sbilanciato e che l'affaccio sull'orlo del vulcano mediorientale ci espone a una pioggia di lapilli e cenere. Bush, Blair e Berlusconi non hanno nessuna idea su come fermare l'eruzione di violenza, continuano a ripetere le stolte litanie della democrazia e dei tempi nuovi che dovrebbero apparire in Iraq solo per coprire il vuoto mentale che li accomuna nel ludibrio, ridicoli statisti toccatici in sorte proprio a causa di quella democrazia che vorrebbero esportare.
Pensate a che orrore aggiuntivo sarebbe e che beffa atroce della storia se un simil-Berlusconi prendesse il potere in Iraq o in un'altra nazione mediorientale nel prossimo futuro. E' vero che il peggio non é mai morto e che anche le democrazie, ahinoi, portano a galla gente indegna di stima e rispetto, bugiardi matricolati e spericolati, incapaci di alcun bene.

buongiorno Italia

Buongiorno Italia. E' da un po' di tempo in quà che la turrita signora -così la effigiavano le vecchie lire e le vignette dei disegnatori satirici- viene omaggiata di incoraggiamenti e di saluti, oltreché di note auliche e parole astruse dell'inno nazionale.
'Italia forza', recita il manifesto elettorale di Forza Italia per ricordarci quanto sia deboluccia e malridotta la signora.
Un tale incoraggiamento ci appare specialmente grottesco, dal momento che una robusta spinta a rompersi il femore gliel'hanno pur dato in cinque anni di s-governo i marrani al soldo del miliardario-ridens, pluricorruttore prescritto e salvato dalla galera con leggi ad hoc.
Primo flash back: il primo di questi incoraggiamenti canaglieschi -quello che poi diventò il nome del partito: Forza Italia- fu coniato sull'onda di un momento di coma profondo della Repubblica, id est Tangentopoli, l'intera classe politica corrotta dalle provvigioni degli industriali e dei banchieri, le monetine lanciate a Craxi fuori dell'hotel Raphael dove alloggiava, la condanna giudiziaria seguita dalla fuga ad Hammamet e poi il progetto di un Berlusconi in paranoia da galera prossima ventura di salvarsi i lombi dai giudici comprando un partito ex novo e, per suo tramite, la politica tout court.
Secondo flash back: Barabba applaudito dalle folle nei congressi forzitalioti, le giovani hostess di bell'aspetto che girano di fila in fila a distribuire il testo dell'inno del partito, Emilio Fede commosso che ascolta l'inno sull'attenti prima di aggiustarsi la cravatta e iniziare il suo telegiornale-cabaret, il trionfo della restaurazione post democristiana all'apertura dei seggi, il governo coi secessionisti padani e coi postfascisti ripuliti a Fiuggi alla benemeglio e sdoganati politicamente per l'occasione.
E ci ostiniamo a chiamarla democrazia.
Il resto é cronaca recente: un miliardario al potere si fa beffe delle istituzioni nazionali e internazionali, fa le corna ai vertici del g8, dà del kapo a un deputato del parlamento europeo in seduta plenaria e mondovisione, racconta barzellette e canta canzonette incurante del protocollo e del ruolo istituzionale mentre un codazzo di fidi dipendenti aziendali, democristiani e postfascisti rampanti lo osannano e gli avvocati Pecorella e Ghedini vengono incaricati di scrivergli le leggi ad hoc per spegnere i molti processi dov'é accusato di reati gravissimi: falso in bilancio, costituzione di tangenti e provvigioni occulte ai partiti, corruzione di giudici.
Non vi viene da ridere ascoltarlo oggi pronunciare le parole di condanna dell'intreccio affari-politica?
Da che pulpito viene una tale predica? Tuttavia egli la pronuncia e la diffonde, incurante del ridicolo. In omaggio all'aureo principio che una menzogna ripetuta mille volte diventa una mezza verità, scatena i suoi cani ringhiosi nelle redazioni dei giornali e delle televisioni di famiglia perché dicano e ripetano ossessivamente che tutti, anche i Ds, anche la sinistra, hanno le mani in pasta. Questa é la campagna elettorale di Berlusconi orchestrata a tavolino coi suoi consiglieri; vi lascio immaginare quel che ci aspetta da qui ad aprile.
Importa poco ai bravi giornalisti che non vi sia imputazione per Consorte, ma solo avviso di indagine e che a Fassino si rimproveri l'ingenuità politica e non reati perseguibili per via giudiziaria, importante é, per Berlusconi e compagnia canaglia, scatenare il putiferio, fare intendere agli psicolabili, alle casalinghe di Voghera e di Beautiful, a tutti quelli che non supererebbero un esamino facile-facile di educazione civica prima di accedere ai seggi elettorali, che chi va al mulino si infarina e tutti sono uguali davanti ai soldi e al potere che con quelli si amministra.
Buttare giù le colonne del tempio se i sondaggi dicono che li cacceranno a pedate, muoia Sansone con tutti i filistei. Né più, né meno di quello che avveniva ai tempi di Tangentopoli, stessa puzza di fogne a cielo aperto, stesso fetore di democrazia degli appestati nel lazzaretto. Buongiorno Italia.

stelle e storie

La leggerezza degli universi é lo sfondo delle nostre storie. Ricordate la stella danzante di Kant e il caos fuori e dentro di noi che l'alimenta? Ne parla anche Zucchero in una sua canzone.
Tutto ha forma leggibile, intelligibile: la cartuccia vuota di una stampante gettata da una finestra (che l'altro ieri avrebbe suscitato curiosità negli ignari e oggi segna la nuova frontiera della comunicazione di Internet e dei pc) e questo spazio vuoto di un campo popolato di uccelli affamati che becchettano il terreno gelato alla ricerca di un magrissimo pasto invernale. Tutto ciò che vediamo consegue al raffreddamento dell'universo. Noi siamo figli di un universo freddo, ma dovremo pensare a come fare per rallentare il processo se non vogliamo che la Grande Morte inghiotta il nostro futuro a causa del Grande Freddo.
Amore e calore sono gli obbiettivi dell'umanità che si proietta speranzosa sul futuro dei millenni prossimi venturi.
Dalla formazione delle stelle alle storie dell'umanità pensante il passo é stato lungo o breve, secondo che si adotti il metro dell'infinitamente grande o piccolo.
Immense nebulose di gas fanno gli ammassi stellari e le enormi forze della gravitazione e dei collassi che ne seguono, immense nebulosità fanno il futuro delle nostre storie e, per la verità, anche il passato delle verità che non sappiamo riconoscere, degli eventi che ricostruiamo con troppa approssimazione e al quale diamo il nome pomposo di Storia.
Di Alessandro Magno e di Gesù Cristo abbiamo in archivio immagini talmente approssimative che ci verrebbe da ridere se potessimo rivedere i fatti reali della loro vita in un ipotetico film. Per le dispute sulle verità 'divine' relative al Cristo si sono ammazzati monaci e cardinali in nome della verità pretesa, ma più ne hanno ammazzati sui roghi dell'Inquisizione e sui patiboli dei cattolicissimi regnanti per affermare l'impero delle improbabilissime verità. Altrettanto hanno fatto e continuano a fare i sacerdoti e i fedeli di altre religioni all over the world.
'Bisogna avere un grande caos dentro di noi per poter vedere una stella danzante'; beh, l'umanità quel caos l'ha dentro tutto, é fatta di caos purissimo, il bene e il male che viviamo e cerchiamo di stabilire ne é il confine filosofico, così come la bellezza e la bruttezza, la nobiltà dell'animo e l'essere abbietto.
Dobbiamo affinare la nostra capacità di identificare il bene e il male, bellezza e bruttezza, nobiltà e abiezione, se vogliamo scrivere storie migliori di quelle che stiamo vivendo. A che servono altrimenti gli auguri che ci scambiamo ad ogni inizio d'anno, miei rari, appassionati lettori?
Buon anno nuovo a noi tutti. Che il futuro ci sia propizio.