Archivio mensile:dicembre 2005

sono tanti o pochi?

Settemila sono gli omicidi che si imputano ai malati di mente dopo la chiusura dei manicomi. Settemila, calcolati dalla data di entrata in vigore della legge detta 'Basaglia' -dal nome dello psichiatra più famoso che la ispirò e la sostenne colle sperimentazioni di manicomi aperti e libertà restituita alle migliaia e migliaia di poveri cristi rinchiusi per patologie minori, curabilissime.
Storace, ministro pro tempore di salute pubblica, vuole rivedere la legge, per la parte delle manchevolezze rivelate negli anni, afferma e sappiamo tutti quali sono.
E' un prezzo giusto da pagare a una medicina più umana quello dei morti ammazzati e le sofferenze delle famiglie che si ritrovano in casa il malato violento senza poterlo assistere adeguatamente e tenere a bada quando occorre?
Sono tanti o pochi i settemila morti ammazzati nel contesto dell'applicazione di una legge della repubblica pensata per il benessere di altre migliaia di persone malate e colpevolmente recluse in luoghi dove le loro patologie cronicizzavano e incarognivano, dove si commettevano abusi di ogni tipo, forse inevitabili date le condizioni di lavoro e di vita nei reclusori?
Difficile rispondere senza correre il rischio di essere tacciati di cinismo e di insensibilità verso le famiglie che vivono il dramma di un congiunto violento.
Eppure accettiamo di buon grado che il teatro della giustizia consegni alle carceri imputati forse innocenti, malgrado i tre-gradi-tre di giudizio previsti dal nostro ordinamento ipergarantista, lo consideriamo un rischio accettabile o, forse, semplicemente ce ne laviamo le mani, come facevamo quando i manicomi esistevano e dentro soffrivano e morivano persone dalle vite infami, indegne di essere considerate persone, di cui non si parlava in famiglia perché un 'matto' iscritto nell'albero genealogico rovina il buon nome della famiglia.
Cosa farà Storace e lo staff di psichiatri che lo circondano non sappiamo.
Tira già aria di ellettroshoks redivivi; negli ambienti cosidetti 'scientifici' c'é chi afferma che fanno un gran bene, si possono fare anche in anestesia, se li facessero loro e, già che ci sono, facessero anche esperienza personale di camicie di forza e stanze blindate coi muri rivestiti di materiali assorbenti per non restituire alle teste che vi sbattono il dolore dei colpi della disperazione.
E' gente strana questa di destra, una destra politica e sociale che ci sgoverna da cinque anni ormai.
Relativamente all'aborto -che vogliono rendere più oneroso per chi lo richiede, più rigidi gli accessi al protocollo, più dolorosa la ferita nell'animo di chi lo richiede- non si curano del ritorno delle mammane e dei cucchiai d'oro già dietro l'angolo e forse mai scomparsi del tutto, ora mettono mano, in chiusura di legislatura, alla legge Basaglia.
Sospetto che gli serva per la campagna elettorale, insieme alle accuse ai giudici del loro leader imputato di falso in bilancio e corruzione aggravata e prescritta.

eppur si muore

Il senso della fine é filosofia della consolazione. Nessuno, uomo o animale può tollerare troppo a lungo l'immaginazione della sua inesistenza, nell'animale soccorre l'incoscienza del suo male, nell'uomo la speranza e il sogno, surrogati della vita che si spegne. Un mio amico combatte i pensieri noiosi del male che circola nel suo corpo coi ricordi della vita forte e piena, a tratti soccombe alla tristezza, ma la speranza rifà capolino alla fine di ogni flusso negativo ed é così forte da rassicurarlo sul futuro.
Francesco Cossiga parla del suo male e della sua coscienza della fine in una lunga intervista concessa a uno dei suoi tanti amici giornalisti. E' persona molto stimata nel campo mediatico, poiché riempie colle sue dichiarazioni stranite, lunari, paradossali i vuoti del teatrino della politica nostrana. Fa della filosofia l'ex presidente, filosofia della consolazione, del suo male dice e non dice, attizzando la curiosità.
I capiredattori dei giornali hanno già nei cassetti l'obituario che lo riguarda, come di quasi tutti i personaggi famosi giunti al giro di boa dei settanta -limite biblico di buona salute.
Diranno un gran bene di lui, é fuor di dubbio; quando qualcuno viene a mancare cerchiamo di evidenziare della persona scomparsa le rare virtù e releghiamo nell'ombra i vizi e le stranezze. Chissà se verrà ricordata la sua uscita di scena dalla presidenza della repubblica colle dichiarazioni fuori proposito, i commenti malevoli su questo o quel personaggio che lo imbizzarivano, primo presidente che ha fatto strame del galateo istituzionale e dei comportamenti imposti dal ruolo.
E' ben vero che, prima di lui, Leone faceva le corna davanti agli obbiettivi dei fotografi, ma non per voglia di sfida, bensì per sincera fede esorcistica -partenopea maschera apotropaica della Repubblica della commedia dell'arte.
Dopo di lui, il diluvio.
Oggi guardiamo senza più stupore i blob del nostro amato presidente del consiglio che canta la canzonette napoletane, recita a braccio le gags volgari e gli insulti sanguinosi ai magistrati e ai nemici politici, accusa un deputato al parlamento europeo di essere un kapo durante una sessione del suo mandato presidenziale.
Gli argini si sono rotti e lo spettacolo della politica volgare tracima fuor dai video, ininterrotto flusso escrementizio che annoia e ripugna.
Stupisce che il senso della fine munisca la lingua di Cossiga di parole nobili e forti, novello Seneca che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo e l'idea di Dio che ci inquieta e ci rassicura. Vi é un aspetto di schizofrenia in questi democristiani d'antan: una doppiezza mal risolta tra la coscienza oltreterrena e l'operato di uomini pubblici, servitori dello Stato.
Giunto alla coscienza della fine, l'uomo di Gladio e dei misteri del rapimento Moro non rimpiange nulla, non si batte il petto, attende a pié fermo il verdetto della storia; quello dell'Altissimo é un altro paio di maniche.
Come lui, anche Fazio pontifica in Chiesa e tra gli amici sul suo aver ben operato e sempre rispettato i dettami della coscienza. Gli amici gli si stringono dattorno, lo festeggiano, lo rincuorano, gli credono sulla parola, al di là di quello che hanno rivelato le intercettazioni telefoniche.
Chissà se anche la Repubblica, intesa come collettività di cittadini, ha una coscienza della sua fine. L'hanno detta prima e seconda (repubblica), ma, forse, ne avremo una terza e una quarta e gli schizofrenici con la coscienza in pace ce li ritroveremo di là, a pontificare sul bene di cui sono stati protagonisti, immemori del male e del vento che hanno seminato.

angeli e cozze

Cadono le mosche (o sono piccolissimi angeli privati della luce?) in questa vicenda di banchieri rampanti e ladroni e di cozze abbarbicate alla poltrona di governatore di Banc'Italia, nientemeno.
Eppure si muovevano con eleganza e savoir faire, ci sapevano fare con i giornalisti, avevano le fisique-du-role, come si usa dire. A rivedere le immagini prima della caduta trasmesse dai telegiornali li si direbbe dei galant'uomini, gente giusta al posto giusto, capaci di manipolare i grandi numeri della finanza spettacolare con strepitosa facilità.
Al loro posto a noi, gente comune, sarebbero tremate le vene ai polsi nel mettere mano ladra nei conti dei correntisti morti: dei ragionieri e della vecchietta del condominio di fronte convinta di aver lasciato tutto ai nipoti dopo morta.
Il progetto della italianità delle grandi banche fuse e rifuse in grandi poli di finanza usuraia é naufragato nell'ignominia di quei dialoghi intercettati dai magistrati inquirenti, nella miseria del chiedere in alto loco di fare cose fuori dalle norme e dai regolamenti, come si usava ai tempi in cui i nostri genitori ci raccomandavano 'non facciamoci riconoscere', per dire di una tendenza e di un lascito storico genere 'Franza o Spagna purché se magna'.
Già allora avevamo la fama di furbetti e profittatori a nord delle Alpi, ma l'entrata in Europa dopo le lacrime e il sangue delle finanziarie che mettevano ordine nei conti dello stato sembrava aver sanato vecchie ferite e cancellato le cattive identità.
Invece arrieccoli i puzzoni, i nipotini di Tangentopoli e della Pidue: gentucola di bassissimo profilo personale, ma di alta carica bancaria si raccomandavano e si rassicuravano sul merito di ciò che era necessario fare per ottenere il nulla osta alle scalate fatte con soldi sporchi. I due si lisciavano il pelo come gatti innamorati, si scambiavano regaloni da mille e una notte, come se i lauti stipendi da governatore non gli bastassero per comprare un televisore al plasma, una pelliccia, un diamantino sulla spilla della signora, consigliera del principe o donna usa ad indossare i pantaloni in casa, come hanno rivelato le intercettazioni.
L'ultima ondata mediatica, dopo che la magistratura ha messo il naso nell'immondezzaio, ha staccato l'ultima barba che teneva legata la cozza Fazio allo scoglio. E' andato a fondo il piissimo cultore della teologia di sant'Agostino e dei padri della Chiesa, forse consigliato di là del Tevere, dove prendeva spesso consiglio.
Ruini o chi per lui gli ha detto che era il momento di lasciarsi andare, al di là di quel che gli suggeriva la coscienza.
Quella dei cattolici di stretta osservanza, si sa, sulle cose economiche e della politica di basso profilo ha una registrazione diversa da quella di noi laici impenitenti.
Adesso Fazio giace nel fondo immoto, niente più onde assassine lo scuotono, il buio dell'acque é foriero di sogni bizzarri, curiosi, cattolicissimi.
Forse un giorno lo rivedremo, riascolteremo il suo nome, magari per la presidenza del consiglio di un governo di salvezza pubblica (aiuto!) caldeggiato da Ruini o dallo stesso Benedetto sedicesimo che lo riceveva in udienza privata e lo benediceva.
In quella veste il buon Fazio darà al Cesare di Roma amatissimo quello che é suo: niente Ici per i prossimi duecent'anni e la possibilità per i vescovi italiani di accedere alle più alte cariche dello stato e di sedere in Parlamento senza più intermediari di basso profilo.
Il futuro, lo sappiamo, nasconde cose incredibili, che fanno accaponar la pelle.
La legge di Murphy ci dice che anche le cose più bizzarre e terribili possono accadere, un giorno o l'altro.

per stupire mezz’ora

Per stupire mezz'ora basta un libro di storia, dice un verso di una canzone di De Andrè senior ricalcato su una poesia-epigrafe di E. L. Masters. Questo avviene perché abbiamo dimenticato di educare la memoria, di esercitarla. Nelle scuole, i professori di italiano non danno più come compito per casa di imparare a memoria le poesie, basta aprire il libro di testo e la ritroviamo scritta, grande cosa é stata l'invenzione di Gutemberg e la sua diffusione di massa e pazienza per il patrimonio boschivo sacrificato all'industria della carta.
Giordano Bruno e Pico della Mirandola mandavano a memoria interi tomi di teologia e scienza; l'arte di educare la memoria prendeva molto tempo della formazione di uno studioso.
Altri tempi, certo, e la necessità di entrare in simbiosi con i libri fragili di biblioteche soggette troppo spesso a incendi disastrosi. Surrogavano gli studiosi, il libro veniva riscritto, una parte della storia dell'umanità era salvata dalla costrizione all'esercizio mnemonico. Qualcosa dei particolari e delle sfumature di senso si perdeva o si modificava, ma l'archivio del nostro passato era salvo.
Qualcosa di simile é avvenuto in Cambogia: dopo l'annichilamento di ogni sapere borghese da parte di Pol pot e compagnia tragica l'arte e il teatro delle danze di corte sono rifiorite, i saperi si sono ritrovati nella testa delle persone rinchiuse nei lager e sopravissute allo sterminio. Niente muore del tutto e forse l'eternità é scritta nella memoria collettiva che salviamo miracolosamente ad ogni passaggio di generazione, guerra, inondazione terremoto, governo Berlusconi che taglia i fondi destinati alla cultura.
La storia delle dinastie più lontane dell'antico egizio viene raccontata ad Erodoto da sacerdoti alla cui scuola si imparava il tramando orale dei fatti salienti e delle persone, dei diversi re e regine, funzionari e mestieri, saperi astonomici e medici, usi e costumi, oggi i sapienti di un moderno motore di ricerca di Internet lavorano per ricostituire nella rete il sapere universale di ogni tempo e luogo.
Tutti i libri che sono stati scritti saranno stipati nella colossale (e fragile?) memoria dei computer; basterà a dare un senso alla storia, a rendercela maestra o gli analfabeti mnemonici che escono dalle scuole continueranno a fare tabula rasa nelle loro e nostre vite di ogni sapere acquisito?
'Umana cosa picciol tempo dura, disse il vecchio di Chio' ci rammenta Leopardi, pessimista notorio.
L'umanità evolve, matura, mira le stelle e sogna di raggiungerle e 'noverarle a una a una' ma per stupire mezz'ora basterà un libro di storia mandato a memoria ancora per molto tempo, credo.

bugie

Di bugie sono piene le nostre vite e le storie, tanto piene che riconoscerle é arduo. Tanto arduo che, a volte, adeguiamo i nostri comportamenti individuali e sociali all'idea di bugia, al suo trionfo.
Nel nostro sistema giuridico ipergarantista si dà per acquisito che una persona sia innocente fino al terzo grado di giudizio, anche se l'assoluzione interviene per prescrizione del reato o per mancanza di prove; cio é dire che non é bastato tutto l'apparato investigativo e giudiziario per appurare la verità su fatti e misfatti commessi da una certa persona.

Rendiamo omaggio di grande statista e di estrema intelligenza a una persona che é stata indagata e perseguita per reati di collusione mafiosa e quale mandante di un omicidio. Costui deve la sua assoluzione alla delegittimazione di un pentito, di tutti i pentiti di mafia che lo accusavano; i suoi avvocati hanno fatto strame delle accuse grazie a una campagna di stampa che ha azzerato i progressi della lotta alla mafia degli ultimi decenni, Falcone e Borsellino, per intenderci e la giurisdizione premiale per chi si pentiva e vuotava il sacco consentendo l'arresto dei boss e dei mandanti.
Abbiamo un presidente del consiglio che ha costruito la sua fortuna politica gridando 'comunisti!' ai giudici che lo indagavano e giudicavano ed é riuscito, grazie alle prescrizioni dei reati imputatigli, ad accreditarsi come persona pulita, leader di partito e capo di governo, forse, chissà, dio ce ne scampi, futuro presidente della repubblica.

Le bugie, pagano, dunque, e alla grande. Negare, negare tutto e sempre, é il suggerimento degli avvocati di grido, quelli dalle parcelle miliardarie, e deleggitimare chi ci accusa, imputato o pubblico ministero, non importa.

Nega ogni addebito Fazio, la nostra cozza abbarbicata alla poltrona, negano i politici chiamati in causa da Fiorani, negava Pacciani l'altroieri, nega oggi la madre imputata di omicidio a Cogne, é davvero una strana storia la nostra, storie di verità negata, negletta, bistrattata e insultata.

Attendono giustizia e pretendono verità i familiari delle vittime dell'aereo colpito da un missile a Ustica e quelli di chi é saltato in aria a piazza Fontana, sarà un attesa lunga, durerà fino alla fine dei tempi; della verità non sappiamo che farcene, é inessenziale, colle bugie si campa meglio e chi se ne importa se ci fanno vivere storie sbagliate, vite improbabili.

lorsignori i monsignori

Ho ascoltato la radio vaticana nei giorni del silenzio dell'informazione pubblica, qualcuno che fa eccezione si trova sempre, forse i giornalisti d'Oltretevere hanno speciali clausole di lavoro dipendente, gratifiche natalizie più ricche, data la contiguità col festeggiato nella culla o, forse, danno a Cesare quel che é di Cesare come non fanno per altri aspetti della vita pubblica.
Esprimono i loro pareri con costanza ed espressioni forti, molto forti, i monsignori; chi non é con loro, chi non si comporta secondo i dettami delle loro prediche si sente pubblico peccatore, si fa fatica a mantenersi sereni quando si é accusati di minare i fondamenti della famiglia se si convive per libera scelta e, se sosteniamo la libera scelta di abortire, (una scelta sempre dolorosa, angosciante), mandano a dire che siamo contro la vita tout court, che l'aborto é un omicidio.
Casini, uomo di vecchie sacrestie democristiane, referente in parlamento degli uomini della Curia vaticana, continua a dire che la Chiesa ha diritto a esprimere il suo autorevole parere su tutto, anche sulla carta da parati da mettere in salotto, suggerisce la Littizzetto, va bene, però hanno i pulpiti delle chiese per dire la loro ai loro fedeli, a chi si riconosce nell'insegnamento della Dottrina.
Per quale diritto speciale devono avere rubrica fissa quotidiana nei telegiornali delle sei reti nazionali e perché trovano sempre decine di sponde facili-facili in parlamento per essere esonerati dal pagamento dell'Ici o riccamente finanziati nei restauri dei monasteri trasformati in alberghi a tre stelle in occasione di Giubilei e altre millenaristiche ricorrenze?
Per il restauro della mia casa io ho dovuto pagare un mutuo oneroso, non capisco che senso abbiano le condizioni di grande favore praticate alle proprietà ecclesiastiche, davvero no.
Non bastassero favori e prebende ottenute da un generosissimo Stato ospite, i monsignori esercitano una costante, vergognosa azione di lobby in parlamento perchè si facciano leggi conformi ai dettami religiosi o si cancellino e/o modifichino leggi sgradite come quella che consente l'aborto medicalmente assistito.
'Aborto medicalmente assistito', é l'espressione giusta, perché l'aborto dei ginecologi denominati 'cucchiai d'oro' o delle mammane di piccolo paese si é praticata da sempre e non una parola é uscita dalle stanze vaticane, dalle chiese e dalle bocche dei politici filo vaticani contro quella mattanza vergognosa fin che é restata occulta, non denunciata e chi la praticava si ammalava di setticemia e pagava col dolore o con la vita l'orrendo peccato.
Gesticono un cospicuo pacchetto elettorale i monsignori, influenzano coscienze deboli o forti e i loro voti, veri o millantati che siano, fanno gola agli uomini dei partiti e partitini che questuano una cadrega in parlamento e ruoli di potere nella vita pubblica.
In Italia non abbiamo avuto una rivoluzione francese che ha espropriato le proprietà ecclesiastiche, peccato.
Certe volte la Storia, quando non é maestra di vita, é una palla al piede, una catena che ci ricorda l'asfittica prigione monastica in cui viviamo per il fatto di dare ospitalità a uno stato estero denominato Vaticano.
Non so perché, ma Fiorani e i furbetti del quartierino ammanicati a palazzo Cox, sede della banca d'Italia, diretta dal piissimo Fazio, mi fanno venire in mente la stratosferica quantità di trasferimenti economici che subiamo come cittadini e utenti del sistema bancario. Condizionamenti palesi o occulti, in cui ha gioco la cosidetta 'finanza cattolica' e le 'pie opere di religione'.
Ricordate gli eventi di qualche decennio fa: Sindona avvelenato in carcere e il buon Calvi impiccato a Londra sotto al ponte dei Frati Neri (che il Signore li perdoni per le loro mancanze e per la gran brutta figura rimediata dalla banca vaticana)?
Quando si dice frate e viene in mente l'otto per mille.
Viva l'Europa della riforma protestante, della libera ricerca scientifica, del ciascuno padrone a casa sua.
Libera Chiesa in libero Stato, chi se ne ricorda più nel paese in cui ci é dato di vivere, chi l'ha mai sperimentata nel piccolo paese che abitiamo?