Archivio mensile:ottobre 2005

le nostre storie

Le storie hanno una loro coerenza, come ben sanno gli scrittori, nascono sotto un loro cielo, diversamente colorato secondo la latitudine, e si dipanano tra case e chiese o palazzi popolati di attori i più diversi, ma ognuno rispettoso del ruolo di buono o cattivo, innamorato o deluso, capo o gregario, aggressivo o remissivo.
Se si cambia un elemento delle storie che si scrivono, occorre andare a vedere a ritroso cosa può introdurre di nuovo nelle storie correlate, come le modifica e quali sbocchi sorprendenti può avere.
Che senso può avere, dunque, l'affermazione di Silvio Berlusconi che lui non era d'accordo con Bush sulla guerra all'Iraq e che gliel'aveva detto, poverino? Ve l'immaginate il dialogo surreale tra B. e B. al tempo del trionfo guerriero, quando buona parte del mondo credeva alle balle spaziali delle armi di distruzione di massa trovate in Iraq e Berlusconi diceva (a volergli credere): 'Beh, si io te li mando i miei carabinieri a Nassirya, ma, vedi, sarebbe meglio non farla questa guerra, forse ci sono soluzioni diverse praticabili…'
Da tenersi la pancia dalle risate.
Controllate, se vi resta qualche dubbio, la serie di dichiarazioni degli ultimi due anni fatte da lui o dai suoi scherani di partito e di governo, sul merito della guerra e dell'imposizione della democrazia manu militari e avrete la certezza che il Bugiardo matricolato ne ha aggiunto un'altra di galattica alle balle che ha raccontato agli italiani in cinque anni di governo, fermo restando che i morti di Nassirya non li restituisce nessuno alle famiglie.
'Chi per la patria muor vissuto é assai', dice il motto dell'arma, ma morire per le acrobazie elettoralistiche di un capo di governo psicolabile é di una tristezza e di un avvilimento mortali.
L'inferno é lastricato di buone intenzioni, signor Fini e Berlusconi associati, ma la coerenza delle storie quando iniziano impone una parvenza di verità e di buonsenso pena lo scadere nella caricatura.

il sesso dell’abate

Confesso di non aver saputo nulla dell'abbé Pierre prima di stamattina, all'ora in cui un giornalista incaricato di leggere le principali notizie dei giornali ha rivelato che il sant'uomo avrebbe fatto del sesso, si, ma saltuario, peccato veniale, insomma, secondo le classificazioni aggiornate del manuale dei confessori.
Immagino il cruccio del sant'uomo, tutto abbazia e chiesa e qualche convegno dotto di tanto in tanto con al centro le questioni religiose relative a un mondo sempre meno disposto a relazionarsi con Dio.
Spero che i peccati di cui si é macchiato l'abate Pierre siano stati vissuti bene da lui e dalla partner tentatrice, con una relativa serenità oppure una forte intensità, come accade a coloro che invano reprimono gli istinti della carne e infine vi soccombono.
Parlo da laico, naturalmente, da persona estranea ai crucci e tormenti di coloro che hanno fatto voto di castità e faccio fatica a capire i perché di un'esclusione così innaturale, foriera di squilibri e tormenti quali ha rappresentato magistralmente Ken Russel ne 'I diavoli'.
Il sesso fa bene, é una delle grandissime forze vitali dell'universo, molti sacerdoti lo fanno senza farlo sapere in giro, le leggende vaticane sono infarcite di sesso nascosto, compresa quella di una donna-papa rimasta incinta per un eccesso di fecondazioni eterologhe. Una mia amica d'antan mi confessava di aver provato emozioni forti nel rompere il tabù sacro del sacerdozio, allora perché? Forza, pio abate, ci dia sotto senza troppi patemi d'animo, se le capiterà un'altra buona occasione.
Credo che Lassù si rida di certe proibizioni, i tormenti che provano certi cattolici sono la pena che si meritano per aver formulato delle sciocchezze colossali e averle difese per secoli con l'autorità del dogma religioso. L'inferno si sconta vivendo, scriveva un poeta. E' così. L'inferno é nelle zone buie della nostra mente. Woody Allen raccontava, in un film mai circolato, che in una sua visita onirica all'inferno aveva trovato il deserto di anime e i diavoli disoccupati. Solo una persona se ne stava in un cantuccio dell'ultimo girone, triste e rannicchiato per tanta solitudine: colui che aveva inventato e commercializzato i serramenti in alluminio anodizzato. Stia tranquillo l'abbé Pierre e non si dia pena, da noi perfino Formigoni ha cambiato idea sulla castità.

gli onesti vecchioni

Viviamo in un mondo confuso, ne converrete, la mia impressione é che si viva, consapevolmente, una vacanza di senso. Diciamolo diversamente: accettiamo di interagire con i diversi livelli della realtà che ci coinvolgono nel modo più difficile e complicato. Un massimo di difficoltà viene vissuto come una sfida da vincere anche quando é chiaro che potremo scegliere la via più morbida e piana. Ci sentiamo tutti alpinisti da sesto grado quando é palese che una tranquilla passeggiata alla base della montagna ci consente di godere dell'altezza del monte e dell'insieme del paesaggio in maniera più serena e giovevole al benessere del corpo.
La politica non sfugge a questo nostro muoverci caotico, paragonabile a quello di migliaia di formiche che si scontrano e si impacciano fuori e dentro il formicaio. Abbiamo scelto la democrazia, il più costoso e caotico fra tutti i sistemi di governo, il più bizzarro e antieconomico e tuttavia ci conviviamo e lo diciamo il meno peggio in confronto ad altri; facciamo affari e lavoriamo e conduciamo vite improbabili come se altro modo non vi fosse per organizzare le nostre vite.
Un governo di saggi, di onesti vecchioni scelti fra le diverse fazioni che si richiamano alla carta costituzionale e la rispettano forse darebbe risultati migliori, di certo costerebbe infinitamente meno alle nostre tasche e l'amministrazione dello stato e degli enti locali si affiderebbe a dei giovani ragionieri scelti dalle liste del collocamento previo esame di ammissione. Sul loro ben operare vigilerebbe la Corte dei conti e una commissione ristretta di cittadini fra i più meritevoli. Troppo facile? Utopia dei buoni sentimenti?
Le società diverse funzionano più o meno bene al nord o al sud del nostro continente, meglio al nord, a quanto ci raccontano le cronache giornalistiche. In Danimarca hanno trasformato il mercato del lavoro per aggiornarlo alle sfide della globalizzazione dei mercati e ci sono riusciti senza troppe lacrime e sangue, Finlandia e Svezia non hanno ridotto la qualità del loro stato sociale malgrado l'avversa congiuntura economica, perché il formicaio Italia si dibatte, invece, fra irritanti condoni agli evasori cronici e recidivi, tagli alle spese sanitarie e scolastiche e rivolte secessionste contro lo stato centralizzato e l'Europa delle garanzie?
E' una risposta lunga e complessa, lo so, qualcuno direbbe che siamo un popolo di anarchici e di arraffoni e ci meritiamo quello che stiamo vivendo. Ciampi, ieri, ricordava a un convegno i versi amari del nostro inno nazionale: 'siamo calpesti e derisi perché non siam popolo, perché siam divisi'.
Carlo Azeglio, il nostro onesto vecchione, sia detto Santo, subito.

color caffellatte

Il vagone del treno era surriscaldato neanche si fosse d'inverno. Sui sedili solo tre persone, una di queste, la faccia color caffellatte, si voltava a guardami di tanto in tanto. Sospesi la lettura dell'articolo e ricambiai lo sguardo.
'Venezia-Mestre?' mi chiese, storpiando la pronuncia italiana. 'Fra tre fermate.' risposi. Non capiva.
Gli chiesi che lingua parlasse. 'Arabo' rispose 'e un poco francese.'
In francese gli spiegai che la sua fermata era la terza, mezz'ora circa. Sembrò rassicurarsi. Dietro il biglietto ferroviario che mi mostrava ne spuntava un altro: Mestre-Foggia. 'Prosegui per Foggia?' 'Si. Mio frate Foggia. 'Tuo fratello?' 'Fratello. si. Foggia.'
'Prosegui stasera?' Non capiva.
L'articolo che stavo leggendo in qualche modo lo riguardava. Un inviato molto speciale de 'l'Espresso' si era finto curdo, era saltato in mare dagli scogli di Lampedusa e, dopo quattro ore di galleggiamento davanti al porto dell'isola era stato ripescato e condotto nel centro attrezzato nei pressi per gli arrivi dei clandestini. Una cronaca dall'inferno, la banalità del male quotidiano, la nostra piccola, squallida Abu Ghraib.
Lungo i dieci minuti che mancavano all'arrivo il giovanotto dalla mani larghe e ruvide si girò ripetutamente a guardarmi. Aveva una bella faccia aperta e un sorriso timido. Il nonno di mia moglie, siciliano emigrato in America nei primi anni cinquanta, gli somigliava. Anche lui faccia cotta dal sole e un bel sorriso aperto, ottimista. Gli emigranti sono quasi sempre degli ottimisti. Senza quella forza di dentro non si affrontano le difficoltà dell'andare altrove, rifondare la propria vita e darle respiro di futuro.
'Mestre?' 'No. La prossima.' Provai a immaginare la sua odissea. C'era passato anche lui per quel centro di 'accoglienza' a Lampedusa prima che gli consegnassero il foglio di via? Aveva conosciuto il fetore dei liquami escrementizi che debordavano sui pavimenti, le pulci che saltellavano sui materassi, quali ci ha descritto il finto curdo Bilal, giornalista dell'Espresso?
Lo seguii con lo sguardo mentre scendeva dal treno. Con lo stesso sorriso aperto e ansia di sapere lo vidi chiedere a più persone in sosta sulla pensilina 'Foggia?' poi il mio treno si mosse.
Una bella avventura la sua, sù e giù per una penisola inospitale. Davvero non deve essere facile raccapezzarsi in una terra straniera dove troppi treni vanno da sud a nord e viceversa.
Cosa si prova a sentirsi alieni nei luoghi dei propri sogni, dolore forse?
Mi vennero in mente i versi di Saba sul dolore universale che tutti ci comprende a turno.
' Ho parlato a una capra. / Era sola sul prato, era legata. / Sazia d'erba, bagnata / dalla pioggia, belava. / Quell'uguale belato era fraterno / al mio dolore. Ed io risposi, prima / per celia, poi perché il dolore é eterno, ha una voce e non varia. Questa voce sentiva / gemere in una capra solitaria. / In una capra dal viso semita / sentiva querelarsi ogni altro male, / ogni altra vita.

di angeli e demoni

Si narra che un angioletto dipinto sullo sfondo di un grande quadro del Verrocchio 'Il battesimo di Cristo' abbia indotto il Maestro a lasciare la pittura. A dipingere l'angiolo era stato un suo allievo dal nome sconosciuto allora: Leonardo.
Da Vinci aggiunsero in seguito i suoi contemporanei e i posteri, ammirati del suo genio universale.
Questo é l'incipit di una grande storia, di un grande uomo e questo ho nella mente e lo tengo stretto nei miei pensieri, ma la radio accesa su 'Prima pagina' fa di tutto per trascinarmi altrove, nel presente avvilente dei Fini e dei Follini, dei Tambroni e dei Berlusconi, per dire di leggi elettorali che cambiano, di governi che si ricompattano e di quella prospettiva angosciante che é, fra un semestre, il rischio enorme di ritrovarci col Puzzone alla presidenza della repubblica, premio alla carriera di un uomo che non ha mai fatto caso all'odore nauseante dei soldi, dei suoi soldi in particolare; e dire, specularmente, della miseria di una democrazia che si può comprare coi soldi, com'é stato con l'o.p.a lanciata sui seggi elettorali dalla Fininvest-Mediaset dopo la frana della prima repubblica.
Ricordate le monetine lanciate a Bettino Craxi all'uscita dall'hotel Raphael, i processi e le condanne di Mani Pulite, le sciocche speranze di chi ha pensato possibile che la moralità pubblica e le virtù degli uomini potessero applicarsi alla politica e ai politici?
Beh, erano tutte bubbole, pensieri ridicoli di gente fuori tempo, se mai c'é stato un tempo dove la politica si sia intessuta di nobiltà degli animi di uomini degni di essere ricordati e additati ad esempio alle future generazioni.
Storie di angeli e demoni. Sogno di un Leonardo redivivo capace di dipingere sull'affresco postmoderno de 'il battesimo di Berlusconi alla presidenza della repubblica' un angioletto così straordinario da costringere il pittore a ritirarsi dalla carriera.
Abbiamo bisogno di quadri davvero diversi e migliori perché il respiro torni a gonfiarsi e si passi, finalmente, dall'era delle Signorie e dei Principati, a quella della Repubblica, se non quella platonica, una Repubblica di persone normalmente corrotte, normalmente incapaci e indegne di fama, nella norma europea, per intenderci, la norma di un paese normale dove ci si sveglia la mattina senza il desiderio di tornare a sognare.

scatologie

Il parlamento italiano é composto di gente la più varia; vi siedono uomini di panza, veterani delle ubbidienze di partito, avvocati scherani e lacché del Capo in grandissimo numero e anche degli autentici pirla, come quel tale, un lumbard, che, intervistato dalla Guzzanti Sabina per il suo film 'viva Zapatero', dichiara con perfetta serenità: 'Cara signora, se l'hanno censurata una ragione ci sarà, non crede?'
La satira italiana é in affanno non per la censura fascista imposta da Silvio Berlusconi e dalla marea dei suoi servi sciocchi televisivi, bensì perché la realtà di questo governo e il momento sociale e politico del paese Italia é più caricaturale di quanto riesca a rappresentare il più spietato autore satirico. Basta guardare un blob televisivo con i Calderoli, i Castelli, i Bossi assunti al rango di ministri della Repubblica, oppure le gags di Berlusconi con Putin e Bush o quando dà del 'kapo' a un parlamentare europeo che aveva osato criticarlo. Non c'è competizione satirica possibile con tali caricature viventi.
'Al momento l'offerta supera la domanda, riponila nel frigo.', diceva in una vignetta di qualche anno fa un padre al bambino che gli indicava la cacca appena deposta nel pannolino, ma la critica più terribile alla democrazia zoppa degli italiani berlusconizzati é quella di chi afferma: 'Mangiatela, é buona, milioni di mosche non possono avere torto.'
Basterà questa cosa enorme della censura televisiva imposta erga omnes agli italiani a dire alle future generazioni che cosa triste e avvilente é stato il quinquennio di governo del Pifferaio magico, ma ciò che inquieta perdavvero sono le mosche, i milioni di mosche raggrumate l'una sull'altra che nascondono alla vista il cibo immondo di cui si cibano. Non erano meno numerose quelle del fascismo trionfante e quelle del nazionalsocialismo pangermanista.
La democrazia é il governo dei grandi numeri che si aggregano e si fanno maggioranza politica. Il 2006 é vicino e le destre di governo stanno per cambiare la legge elettorale con un colpo di mano. Non resisteremmo a un altro governo simile a quello trascorso.
Se l'imbuto infernale può avere efficace rappresentazione postmoderna io lo vedo con Berlusconi incastrato nel fondo stretto a Satanasso; accanto a loro, a testa in giù e culo in aria, Bondi e Schifani, Sgarbi e Ferrara, Vittorio Feltri e il vicedirettore de 'il Giornale'.
Che il cielo aiuti questo paese.