Archivio mensile:settembre 2005

GENI DEL MALE

Guardavo lo spettacolo di Beppe Grillo, ieri sera, importato da Internet grazie ad un amico. Le riprese erano della televisione svizzera perché le cose che dice il noto comico genovese non si possono ascoltare nella libera televisione italiana. Siamo avvezzi alla censura noi cittadini silenziosi -succubi del dettato e del verbo infame pronunciato nei video dai molti nani e ballerine al servizio di sua maestà Berlusconi primo, il pifferaio magico che si é comprato la politica e ci trascina incantati all'epilogo della terribile fiaba.
Parlava dei geni del male, Beppe Grillo, dei molti geni del male che hanno intessuto la storia del nostro paese da molto tempo a questa parte, dei capitalisti spericolati che vanno dagli amici banchieri e si fanno prestare i soldi per scalare una nuova società o questuano una malata copertura politica al primo banchiere d'Italia amico loro: quel Fazio che dovrebbe essere arbitro di buongoverno della cosa pubblica ed é, invece, tutore dei pirati della finanza 'padana', come si dice con eufemismo stupido da molti anni a questa parte.
E' un paese strano questo in cui viviamo, ci ho vissuto cinquant'anni sentendomi sempre un po' straniero.
Una vita passata all'opposizione può dare questo senso di straniamento, logora, come diceva il gobbo Andreotti, burlandosi di quelli che stanno di là delle palizzate del potere. Chissà se un giorno i nostri nipoti sapranno la verità sui suoi rapporti coi mafiosi siciliani e sui baci che scambiava con i Salvo e i Riina.
Nei processi, come ben sa l'attuale premier Silvio Berlusconi e per lui i suoi costosissimi avvocati, l'ultima cosa che si viene a sapere é l'ombra rilavata di una lontana verità delle cose.
Ecco é la verità che ci manca, cittadini, e fa male al cuore. La mancanza di verità falsa il senso del nostro essere cittadini di questa repubblica e ci costringe in un limbo di supposizioni, pareri scioccamente contrapposti che si scioglierebbero come neve al sole se illuminati dal sole della verità.
Guardando e ascoltando Grillo nelle sue tirate polemiche e paradossali sulle malefatte dei potenti, riflettevo sul fatto che ci vuole genio a incarnare il male a un livello così alto.
Era geniale il meccanismo di finanziamento dei Tanzi finché é durato il prendere a prestito di quà per turare le falle che si aprivano di là; é geniale il meccanismo finanziario a suon di debiti bancari che ha escogitato e sfrutta Tronchetti Provera nella sua reggenza di un impero finanziario.
Geni del male in un paese che li osanna quali veri imprenditori, che li indica ad esempi da imitare, premiati dal successo e capaci dell'ultima infamia e maggiore: comprare la politica e ridurre al silenzio i cittadini coll'imbonimento e la censura.

della vita e d’altro

La formazione dei pareri delle persone é cosa misteriosa e affascinante, non sappiamo quali percorsi, abbinamenti curiosi o bizzarri, svolte a sinistra o a destra, inversioni a U abbiano determinato le opinioni di chi ci sta davanti e dialoga con noi.
Alcuni indicano la scuola, un qualche professore/ssa in particolare che ha costretto su precisi binari i suoi pensieri, li ha ordinati, educati al rigore logico o alla fantasia; altri si dicono autodidatti, curiosi dell'accadere del mondo, ma imbrogliati nel cogliere i nessi logici e gli apparentamenti stringenti e dare quindi forma compiuta e convincente alle loro opinioni.
Sono davvero curioso della formazione del pensiero di alcuni giornalisti de 'il Foglio', di G. Ferrara in particolare, comunista in gioventù poi scherano e discepolo dell'esule di Hammamet, il famigerato Bettino, il cui spettro lamentoso ancora aleggia sopra la nostra infelice repubblica.
Guardiaspalle politico dell'odierno presidente del consiglio – il molto onorevole cav., gr. uff., multimiliardario Silvio Berlusconi -,
G. Ferrara é oggi alla ricerca di una sua nuova collocazione, date le fosche previsioni elettorali che condannano il suo padrino nonché editore di riferimento, a una fine politica ingloriosa. Che cosa lo spinge, da qualche tempo in quà, a supportare le ragioni dei vescovi e della petulante schiera dei sedicenti cattolici in politica?
Colpiti sulla via di Damasco, G. Ferrara e i suoi fidi arrivano a definire la pillola abortiva -efficacemente sperimentata in Svizzera e Francia- come il 'nuovo prezzemolo'.
E' un disprezzo fuori luogo, dal momento che quella pillola evita alle donne che hanno deciso di abortire i traumi dell'operazione cruenta e il passaggio in camera operatoria con annessa anestesia.
Tanto varrebbe che attaccassero la stessa legge sull'aborto, i nostri insospettabili cavalieri della vita, se davvero hanno a caro la vita degli altrui nascituri, ma é posizione politica difficile da gestire, perciò seguono il sentiero accidentato del seminare ostacoli sulla via della sperimentazione clinica, dando manforte al ministro della Sanità, il valente Storace, lui e loro lanciati alla ricerca dei consensi perduti dei cattolici da vescovado.
Bisognerebbe mostrare coerenza di opinioni e di posizioni politiche per essere credibili, ma le elezioni sono alle porte e poco importa se tutti vedono che sono mosche cocchiere quelle si arrampicano sugli specchi della politica nostrana: difensori della vita solo per quanto é della pretesa integralistica delle gerarchie cattoliche vaticane sulle cui spalle stanno appollaiati.

stronzate

(…) le stronzate sono contagiose, esondano lentamente dalle migliaia di bocche che le emettono e infiltrano le menti di tutti, cambiano il paesaggio sociale. Come il fumo passivo, che lo respiri anche tu. Lo sforzo di individuarle, di classificarle, di continuare a definirle per quello che sono é l'impervio compito che ci attende tutti.
Ogni epoca ha le lettere dal carcere che si merita: a noi compete, due o tre volte al giorno, soli davanti al video, ( o ad un comizio, una riunione di partito o leggendo il giornale in ufficio o anche nel corso di un incontro tra amici – n.d.r.) pronunciare ad alta voce una delle poche frasi morali della nostra epoca: 'Ma questa é una stronzata spaventosa!'
-Michele Serra – tratto da D la repubblica delle donne di sabato scorso (nel caso che ve lo foste perso)
per la serie: 'diamoci da fare, cittadini!'

i bloggers e l’insignificanza

Non dovremmo abituarci alla nostra insignificanza per quante cose o persone ci dicano che in quello specchio acqueo immoto e profondo stiamo annegando. L'altra sera ero ad una cena con amici, parlavamo di tutto ciò che fa interessanti le nostre vite private e pubbliche.
Parlando di blogs e bloggers una giovane donna mi ha parlato del mio che visita, di tanto in tanto. Ha detto che ne legge cinque righe, ma poi lascia. Mi ha ferito, anche se il meccanismo di funzionamento di queste nostre pagine virtuali e l'attenzione volatile di molti dei visitatori mi é noto.
Il fatto é che una tal cosa ti riporta a mente il senso delle cose: chi sei, che cosa fai della tua vita, le tue opinioni rispetto agli altri, l'essere interessante per qualcuno o per molti, insomma, il fondamento delle nostre relazioni con chi conosciamo e la conseguente autostima.
Non vi é rimedio. La libertà che ci é cara comporta anche l'indifferenza, a volte, rivolta a chiunque. E' la frontiera del nostro essere e ne consegue la magia dell'attenzione, quando si manifesta e ci riguarda. Nel privato e nel pubblico, nella politica o in famiglia e tra amici.
Un poeta spagnolo scriveva una lettera in forma di poesia a sua figlia, Julia, in quel momento depressa.
Non sappiamo che cosa é successo a quella sua figlia (non sappiamo quasi mai la fine delle molte storie che ci raccontano) sappiamo però, la magia dei versi di quel poeta.
La poesia-lettera diceva:
'ci saranno giorni in cui sarai accorata / ti sentirai sola e perduta / però ricordati sempre ciò che ti ho scritto: / la canzone della tua vita si alza / tra le molte canzoni che ognuno canta. / Una tua strofa, volta a volta, é ascoltata / e ripresa da coloro che ti amano. / In questo concerto nostro confuso viviamo e amiamo / e le nostre vite hanno un senso.' (libera traduzione).

homo homini lupus

Che fareste voi se vi trovaste nelle condizioni di dover sopravvivere a scapito del vostro prossimo? Rubereste l'ultima bottiglia d'acqua che resta al vostro vicino di casa giunti al trentasettesimo giorno di siccità totale e carenza idrica nella città che abitate o lascereste morire il vostro compagno di viaggio mentre attraversate il deserto, rifiutandogli un sorso dalla vostra borraccia ancora mezzo piena?
Vi é chi afferma che si, siamo potenziali assassini, esseri primordiali ancora fermi allo stadio del 'mors tua vita mea' e lo dimostra additandoci quel che é avvenuto a New Orleans colpita dall'uragano: gli sciacalli incontenibili, i negozi di armi svuotati fra i primi, i colpi di fucile sparati contro un elicottero della protezione civile, i poveri neri soccorsi per ultimi, così come fra gli ultimi vengono curati negli ospedali americani i poveri e i disadattati sprovvisti di assicurazione sanitaria privata.
Homo homini lupus dicevano i latini e ciascuno di noi, al lavoro o in altro ambito sociale, ha un suo esempio da proporre a conferma.
Eppure abbiamo fondato istituzioni quali la Croce rossa, il pronto soccorso, la protezione civile e dato vita ad associazioni senza scopo di lucro su base di volontariato che aiutano i più poveri e bisognosi e -ciascun a suo modo- crediamo in virtù religiose quali la carità, la pietà, la solidarietà tra fratelli in Cristo, al di là della razza e del censo.
Eppure, giunti al limite estremo della sopravvivenza possibile tutto questo si squaglia come neve al sole e la memoria atavica dei primati ha il sopravvento. Scrive un noto antropologo: 'l'insegnamento di Katrina é che la crosta di civiltà su cui camminiamo é sottile come un'ostia. Una scossa e cadi giù, lottando con le unghie e con i denti per salvarti.'
Come esempi indica la Croazia e la Bosnia dei fratelli (jugo) slavi e, poco più in là nel tempo, l'Olocausto.
Una tale analisi sembra verosimile. Basta pensare a un certo tifo negli stadi, per restare prossimi a una certa 'normalità' che metabolizziamo settimanalmente o alla guerra politica recente dove c'era chi affermava che 'non faceva prigionieri' e ancora si scagliano come gladiatori ubriachi contro gli uomini delle istituzioni della Repubblica pur di affermare la sopravvivenza del loro capo: un cittadino imputato di reati gravissimi salvato dalle leggi ad personam e dai cavilli dei suoi avvocati eletti senatori.
Dunque é un autentico miracolo dell'evoluzione quello che ci consente una parvenza di civiltà e il tramando storico di valori condivisi, un miracolo fragile quotidianamente rinnovato, considerato che, come scrive Garton Ash: 'se vengono meno gli elementi base del vivere civile:cibo, alloggio, acqua potabile, nello spazio di ore torniamo a uno stato di natura hobbesiano, alla guerra di tutti contro tutti. Alcuni, per qualche tempo, si comportano con eroica solidarietà; la maggioranza si dà alla lotta sfrenata per la sopravvivenaza personale e genetica. Pochi diventano, temporaneamente, angeli, i più tornano ad essere scimmie.' Benvenuti sul pianeta Terra, visitatori.

immagini speculari

La foto di pagina 11 è molto simile a quella di pagina 48 di uno di quei magazines che i quotidiani allegano alla copia di un certo giorno della settimana e non c'è verso di averla senza. Sono immagini speculari, la prima è stata scelta per illustrare il servizio dedicato alle sette religiose fondamentaliste che proliferano negli Stati Uniti d'America e fungono da grandi elettori della destra repubblicana, l'altra correda una corrispondenza dall'Iraq, terra di conquista recente dell'America imperiale.

La foto di pagina 48 mostra il faccione pieno di un iman sciita inturbantato intento a predicare a una folla di fedeli seduti davanti a lui in una sala spaziosa e soleggiata. Si indovinano colonne e finestroni sullo sfondo sfuocato per dare risalto ai visi acclamanti dei fedeli.

Acclamazione, ma anche rabbia è espressa da alcuni uomini sulla quarantina, irsuti, le facce cotte dal sole, negli occhi una luce opaca come il sentimento di cui è figlia. Da quelle espressioni, si intuisce quello che il prete sciita sta dicendo, senza neanche leggere la corrispondenza dalla città del sud dell'autore del servizio.

Creazione di uno stato islamico, via gli occupanti americani dalla nostra terra, parola d'ordine già lette nei giorni e mesi scorsi e lanciate già nei primi giorni di occupazione militare.

Non sembrano molto diversi i visi degli americani che si mostrano all'interno di una sala semplice, una costruzione in legno – di quelle che gli uragani spazzano via in un fiat -, visi di gente intenta a cantare le lodi del Signore.

Uguale la fede in un Altissimo non meglio collocato e individuato, uguali le parole di riprovazione per i senza fede colpevoli dei molti mali del mondo, uguale, in chi guarda e legge, il senso di impotenza per l'ottusa fede di longitudini e culture diverse che, specularmente, é causa di rabbia e violenza conseguente.

Bush, il militarista miope e inetto, eletto dalle sette fondamentaliste alla guida della nazione più potente del pianeta muove guerra all'Iraq sulla base di bugie e analisi geostrategiche disastrose, la resistenza irakena che uccide soldati, donne e bambini indiscriminatamente.

Scriveva Marx che la religione é l'oppio dei popoli, aveva ragione, ma l'oppio induce sonnolenza e apatia, questi che ci mostrano in fotografia dentro alle chiese e alle moschee sniffano la cocaina della loro fede e il risultato sono le bare dei soldati americani che tornano a casa sempre più numerose e un conto dei morti in Iraq che non finisce di stupire e avvilire per la prevedibilità degli eventi che si sarebbero potuti evitare con una modesta spesa di intelligenza in più.

Dimentichiamoci di Dio e di Allah per qualche tempo; viviamo una vita di uomini che hanno relazioni difficili e complesse con altri uomini di altre culture e lingue e tradizioni. Tutto ciò ci occuperebbe a sufficienza i pensieri e sono certo che ci farebbe un gran bene. Dio e Allah, se esistono, ci giudicheranno per come abbiamo vissuto le nostre vite e le relazioni con il prossimo nostro, come recitano i Vangeli, ed é certo che non desiderano essere usati come clave di pretese verità contrapposte.

una vita da cozza

La cozza se ne sta abbarbicata sulle rocce a pelo d'acqua in prossimità delle rive o sulle strutture in ferro delle piattaforme in mare aperto e si nutre dei microelementi che filtra dall'acqua. E' una vita relativamente serena la sua, mollusco di grande resistenza, incurante degli inquinamenti sempre più spinti dei nostri mari, forte delle fibre vegetali che lo legano al suo supporto lasciandogli piena libertà di aprire e chiudere le nere valve secondo il ciclo del nutrimento.
Pensavo al governatore della Banca d'Italia mentre pulivo le mie cozze e le preparavo per la cottura, a come se ne sta abbarbicato alla scrivania nel suo ufficio mentre infuria la tempesta mediatica e i venti impazziti della politica gridano il suo nome. La sua é la strategia di sopravvivenza della cozza: resistenza passiva alle onde sempre più forti che lo investono.
Fazio non risponde alle accuse infamanti che vengono dalle intercettazioni telefoniche, tace e si comporta come se niente fosse stato; se verranno danni di immagine all'istituzione che rappresenta e al paese Italia poco gli importa, l'importante é durare contro tutto e tutti.
Hic manebimus optime, si diceva dei democristiani d'antan, quelli della vituperata prima repubblica.
Fazio é di buona scuola: ben ancorato alla sua scrivania apre chiude le sue valve assorbendo elasticamente l'impeto delle onde successive. L'elemento liquido della politica nazionale non produrrà troppi guasti, come al solito. Grande rumore dei venti e della tempesta, ma poi la maretta e la quiete progressiva dell'onda di risacca. Elastica e resistente é la fibra della cozza.

di uragani e d’altro

La tentazione di dire 'se la sono cercata' é forte se non fosse per la pietà che le vittime di ogni catastrofe inducono. D'altra parte ad ogni ricorrere di catastrofe quasi sempre il coro stonato dei commenti annovera quelli di coloro che le ascrivono alla volontà divina di punire i peccatori e di peccatori nella Big Easy allagata e distrutta dall'uragano Katrine sicuramente ce n'erano in quantità. Chi é senza peccato scagli la prima pietra, dice, però, il vangelo e meglio sarebbe per i predicatori d'accatto coltivare la pietà piuttosto che indicare una dubbia, atroce severità del giudice divino.
Il concetto 'se la sono cercata' ha il suo fondamento in quell'antiamericanismo variamente diffuso in tutto il pianeta che indica nel modo di vivere degli Stati uniti d'America, nel loro egoismo di nazione potente, privilegiata dalla storia, fortemente industrializzata e decisa a non pagare nessun prezzo per l'inquinamento che producono una colpa grave da espiare.
L'assunto che sostiene il concetto é che gli uragani sempre più forti e distruttivi e la loro moltiplicazione in anni recenti sono indicati da molti studiosi del clima quali effesti nefasti dei cambiamenti climatici indotti dalla vorticosa industrializzazione dell'ultimo mezzo secolo.
Gli Stati uniti d'America non hanno sottoscritto l'accordo di Kyoto e mandano a dire all'universo mondo -per il tramite di loro scienziati compiacenti- che non c'é alcuna relazione provata tra i cambiamenti climatici e la cappa di anidride carbonica che grava nell'atmosfera per conseguenza delle attività produttive dell'homo sapiens ipertecnologico.
E' anche vero, però, che le prove della relazione diretta tra alcune sostanze chimiche trattate in fabbriche e laboratori negli anni sessanta e settanta hanno trovato accoglimento nei tribunali solo trent'anni più tardi, grazie alla pervicacia di parenti e amici delle vittime di terribili malattie oncologiche che hanno ricorso contro sentenze avverse di primo grado.
Occorrebbe maggiore saggezza e lungimiranza precauzionali in questo genere di valutazioni e gli ultimi presidenti americani non sono apparsi dotati del buon senso necessario a far fronte a un futuro gravido di catastrofi annunciate.
Pietà per i morti di New Orleans, certo, ma é esercizio triste e inutile se alla pietà non si accompagna la lungimiranza e uno sguardo accorto sul futuro del pianeta Terra.