Archivio mensile:luglio 2005

i dubbi e la storia

Ho il dubbio che la storia non evolva, per quanto é dei valori di sostanza. Certo, cambiano i linguaggi, le fogge dei vestiti, il quanto di libertà di cui godiamo, le tecnologie, ma la politica, i rapporti tra cittadini quelli no, sono come al tempo della democrazia ateniese, del Senato romano, luoghi della storia dove si sono consumati delitti, tramato complotti, deposti i buoni governanti e i tiranni.


I ricchi sono potenti da sempre; per loro la democrazia é solo un accidente del loro benessere e sempiterno comandare, cambiano solo i modi delle relazioni che contano. Una telefonata al potente di turno si faceva sotto il governo fascista e si fa oggi per consolidare alleanze, tessere le trame, garantire a priori gli esiti di un arbitrato.


Le conventicole, i clubs, le associazioni più o meno segrete, le P2 e P10 sono sempre esistite, luoghi dove i generali garantivano gli avvocati e gli imprenditori e questi i medici e i prelati, luoghi dove gli uomini di potere tessevano le loro tele di ragno in barba alle regole della democrazia e a chi ci crede.


Non mi stupisce quel che si racconta di Fazio, il governatore della Banca d'Italia, anche lui tiene famiglia, quella bella famiglia di chi conta e gestisce ricchezza e se la garantisce coi rapporti giusti, colle raccomandazioni e rassicurazioni che tutto si farà come deve andar fatto. Cristo raccomandava di dare a Cesare quel che é di Cesare, ma il pio Fazio – soprannominato 'pijo tutto' – fa di più, dà ai Cesari amici suoi rassicurazioni su ciò che non gli spetterebbe, secondo le regole di garanzia della Consob e della sorveglianza istituzionale che gli é affidata.


Eppure si sentono buoni cattolici questi signori premiati dalla vita e dalla storia come Andreotti -accusato dai pentiti di mafia di connivenze e corrutele e mandato assolto nei tribunali per le giravolte spettacolari escogitate dai suoi avvocati e per la delegittimazione dei pentiti che il sistema giustizia italiano e gli uomini della politica hanno colpevolmente consentito.


E' deprimente assistere a tutto questo dal mio piccolo osservatorio di vita di anni cinquanta e non poter dire a chi segue, figli e nipoti, che cambierà, che il sistema democratico sa produrre le antitossine che combatteranno questi veleni.


La storia avrebbe dovuto essere più magnanima fin dai tempi della rivoluzione francese. Avrebbe dovuto custodire e tramandare come fondamenta di vera giustizia molti di quei principi giacobini che oggi vengono additati dai marrani della destra al governo come 'giustizialisti' e sono, invece, garanzia minima di buon funzionamento del sistema democratico.


Pardon. Sarebbero. In un sistema democratico depurato delle sue cloache.

gli dei e l’unico dio

Non hanno ancora finito di nascere ( le tribù africane ) che già si inventano gli dei. Ognuna i suoi, unici e insostituibili. Non partono mai da un solo dio, ma subito da molti. Come mai ci vogliono migliaia di anni prima che l'uomo scopra il concetto di un dio unico? Non é un'idea che dovrebbe venire spontanea?
R. Kapuscinski – In viaggio con Erodoto-
Il pregiudizio sottinteso alla domanda di Kapuscinski sull'unico dio confrontato con la moltitudine degli dei é che il concetto di un unico dio sia teologicamente superiore, più avanzato sul piano dell'evoluzione delle civiltà e delle culture.
Un uguale pregiudizio é alla base della colonizzazione dei paesi europei. Nell'occupare e invadere un paese africano o americano i colonizzatori menavano seco i frati missionari. Il saio e la spada. Carota e bastone.
Il buon selvaggio andava ripulito per bene delle sue credenze pagane e fatto affiorare sulla superficie della civiltà più avanzata. Per chi si rifiutava la sorte era la schiavitù o lo sterminio.
Quanti crimini sono stati commessi sulla base del pregiudizio di un unico dio superiore, quante torture sono state inferte e roghi accesi sotto ai piedi di chi si mostrava nemico di questa verità indimostrata del dio unico e solo.
Il dio che parla tramite un roveto ardente a un condottiero di tribù nomadi giudaiche perché é superiore ai numerosi, fantasiosi dei di altre tribù altrove dislocate nei diversi continenti del pianeta Terra? Perché mai il parto di fantasia del condottiero di pastori Mosé dovrebbe essere più avanzato, più credibile delle altre fantasie partorite da altre tribù o culture e civiltà religiose?
Non sono tutte ascrivibili alle menti degli uomini queste fantasie di dei o di un unico dio, non é l'idea di un dio o degli dei buoni e provvidenti o giusti e severi la risposta confusa che diamo ai nostri sogni di eternità post mortem?
Oggi si fronteggiano e giganteggiano come nell'Evo Medio due civiltà religiose basate sul concetto di un unico dio.
Allah e il Dio dei cristiani si fanno guerra tramite interposti terroristi fondamentalisti. Qualche secolo fa la Santa Inquisizione perseguitava gli ebrei e mandava sul rogo chiunque venisse accusato di eresia, apostasia o miscredenza. In America, qualche anno fa, alcuni fondamentalisti cristiani hanno dato la morte o ferito i ginecologi che praticavano l'aborto.
Sono superiori a quelle dei molti dei le religioni monoteiste che hanno a loro fondamento un'idea di verità legata a quella del dare morte al nemico, all'oppositore, al diverso di fede?
L'esistenza di un dio o di molti dei é ugualmente indimostrabile, é un atto di fede, una fantasia così fragile da doverla difendere con un apparato di 'verità rivelate' e ministri del culto che un tempo si dicevano disposti a dare la morte a chi si mostrava scettico o sostenitore di un'altra idea di dio.
L'idea che mettesse radici la malapianta dello scetticismo o dell'eresia li mandava in bestia a tal punto da invocare il 'sacrilegio!' e la punizione conseguente. Credo che nessuna superiorità si possa ascrivere a queste fantasie fragili dell'uomo, siano esse di molti dei o del dio unico e solo.

oh natura, natura…

La mattina é fresca, un temporale notturno ha pulito via l'afa della grande calura, la natura talvolta é provvida, altre volte feroce: siccità e deserti, tsunami ed eruzioni vulcaniche, vogliamo metterci anche l'uomo? beh questa storia di averci voluti diversi nelle razze e nelle culture ha del positivo e del negativo, secondo l'evoluzione; oggi prevale il negativo dello scontro di civiltà, del terrorismo fondamentalista, ma in tempi di pace é una mirabilia di diversità, diversi modi di coniugare il vivente e il pensiero eterodiretto: cosmogonia, teologia, arte, scienza, uomini nella loro collettività e diversità che governano i processi di natura, esseri umani proiettati nel futuro prossimo delle stelle e dei mondi nuovi.
Neanche la scienza é immune da dolore e lacrime, seppure ambisce a essere la panacea di tutti i mali futuri, ce lo dicono le coscienze lacerate degli scienziati di vari paesi che costruirono l'atomica di Hiroshima e Nagasaki; la scienza di oggi é impotente a plasmare l'infinitamente piccolo, le cellule i geni, i cromosmi, ancora si muore di cancro, di Aids, di diarrea e fame, ma il cammino di Faust é fatto di sogni e alchimie improbabili fino alla finale che darà vita a Frankenstein.
Tempo verrà che, novelli dei, richiameremo i morti dalle tombe, riscriveremo le storie infelici dentro la cornice di un'eternità di molte storie possibili; sembra impossibile alla luce di quanto ascoltiamo e vediamo nei telegiornali, ma il futuro é consolante perché lontano, di là da venire e gonfio di speranze.
Chiedetelo ai padri che hanno combattuto la seconda guerra mondiale e attraversato le temperie degli odi nazionalistici e ideologici come si fa a tornare a sperare, loro l'hanno vissuto; a Parigi, nell'immediato dopoguerra, la gente si baciava per le strade, nei bistrot, sui tram e sui treni; si tornava ad amare, bisognava ridare spazio alla vita dopo tanto odio insensato, tanti morti innocenti o stupidi. Lo sbarco in Normandia ha seppellito giovani vite a migliaia, le trincee delle nostre Alpi altrettante, morti che si rivoltano nella tomba ad ascoltare i discorsi dei leghisti sulla secessione da Roma ladrona, loro che sono morti per un'idea di patria sola e indivisibile, chi per la patria muor vissuto é assai.
Stamattina é fresco, la terra é bagnata e fragrante, i giardini olezzano i fiori residui; tutto tace intorno a me, le persone camminano in silenzio, vanno al lavoro, in quest'angolo di mondo si vive bene, a Bagdad no, ognuno ha la sua storia, le storie non si meritano, semplicemente ci vengono ritagliate addosso e non possiamo farci niente se non godere del bene di alcune e piangere pel dolore di altre….

civiltà che passano

A Londra si seppelliscono i morti e il tragico dibattito sullo scontro di civiltà continua implacabile, compulsione universale, grido di angoscia, invettiva, tutti, sostanzialmente, inutili. Inutili ai fini della prevenzione degli attentati terroristici prossimi venturi, inutili sul piano terapeutico, quella terapia di gruppi e singoli che sperano che la storia insegni qualchecosa, magari solo quanto era bella la civiltà nostra che ci siamo tramandati fino a qui, quanto universale, faro di civiltà, vessillifera di valori e via elencando.


Le civiltà, scriveva Erodoto ai tempi suoi, sono come la fortuna che tocca al premiato: si sviluppano fino a un apogeo, sembrano eterne ma muoiono di una loro morte naturale, poi subentrano i barbari, vessilliferi di altra cultura e civiltà e non vi é barba di dibattito che sappia come fermare questi cicli della storia.


Le testimonianze storiche sono lì a dirci che i greci e poi i romani hanno passato la mano e non sappiamo a chi, a quale diversa civiltà la passeremo noi, postmoderni angosciati per l'incombere del tramonto dell'Occidente -iniziato col crollo delle Twin Towers e proseguito a suon di bombe Madrid e Londra, domani chissà.


 


Naturalmente vi é anche la possibiltà che la si vinca questa guerra strana contro un terrorismo diffuso, sfuggente, che ci indica le masse arabe, islamiche, da cui fuoriesce: milioni di persone furiose contro l'America delle guerre preventive e contro l'Occidente immorale -predicatore di democrazie aliene, ma furbo reggitore di equilibri geo-strategici pro domo sua.


Dobbiamo solo aspettare per sapere come andrà a finire, aprire la radio alla mattina e leggere i giornali, ogni giorno ha la sua pena. Ci conforta il sapere che il processo sarà lungo, diluito nel tempo come gli anni della nostra vita.


A un momento dato, ci ritroveremo trasformati con solo la dolorosa coscienza di esserlo, come é avvenuto fin qui. Chi l'avrebbe detto, dieci anni fa, che avremmo consegnato il governo della Repubblica a un tycoon milanese, affarista di nessuno scrupolo, che si sarebbe comprato la politica e fatto le leggi che più gli convenivano, eleggendo a senatori i suoi avvocati e i funzionari aziendali più fidati?


I greci hanno subito e tollerato il dominio ottomano per un secolo, i nostri padri hanno subito e tollerato i nazionalsocialismi e i fascismi per un ventennio, noi subiamo e tolleriamo quest'altra catastrofe della storia che chiamiano terrorismo, domani é un altro giorno, é sempre un altro giorno quello che scopre il sole sul pianeta Terra

tempo di crisi

Ha ragione la mia amica: lo spettacolo della disgregazione e prossima frana della Casa delle libertà non é interessante, anzi é noioso, se non fosse per lo specchio che offre del tempo che abbiamo vissuto in loro compagnia, per la riflessione che si impone su quel che é stato, 4 anni della vita nostra che avrebbero potuto essere migliori.
Sento già l'eco delle critiche della parte politica che mi avversa: 'ne sei sicuro?' 'davvero questi anni sarebbero stati migliori sotto un governo diverso, il governo delle sinistre?'
Certo che si, é la mia risposta, qualunque scenario diverso da quello che ci opprime l'anima ogni mattina da quattro e passa anni a questa parte sarebbe migliore. La miseria morale e politica in cui sguazziamo grazie alle leggi ad personam, al malaffare che é tornato a dilagare al sud dello stivale per la guardia bassa che si é tenuta contro la malavita organizzata, la politica comprata dai soldi di un miliardario corrotto e corruttore che ha fatto onorevoli i suoi cavalli, pardon, avvocati e giannizzeri fedeli é tale che perfino una repubblica delle banane sarebbe luogo comparabilmente migliore di questo che ci dà cittadinanza.
Che adesso ci si mostri uno spiraglio di futuro più vivibile non ci consola di quello che abbiamo perduto.
Il male é ancora la condizione misteriosa e tragica che affligge gli abitanti del pianeta Terra, ma, qui da noi, la sua concentrazione fecale é spaventosa, turarsi il naso non basta a nascondercela.