Archivio mensile:maggio 2005

il parto del fuoco

Enola Gay. Il capitano di aviazione che ha pilotato il bombardiere di alta quota fino a Hiroshima ha voluto chiamare così il suo destriero spaventoso; era il nome di sua madre e nel ventre covava l'uovo maledetto, nominato, a sua volta, 'Little boy'.
Una madre e un figlio, dunque, nomi simbolici (?) per il più tragico momento della storia moderna con cui ancora ci confrontiamo: l'esplosione dell'atomica, la bomba maledetta, l'olocausto nucleare, centinaia di migliaia di morti consumati in un fungo di fuoco e uno sgomento così abissale nelle anime da indurre l'imperatore guerriero, il dio in terra del popolo giapponese, a imporre la resa ai generali del suo esercito straordinariamente valente.
Resa, non pace, perché la cultura della morte contenuta nel codice d'onore dei samurai avrebbe voluto la continuazione della guerra fino al sacrificio dell'ultimo dei suoi figli. Per anni, nelle selve delle isole del pacifico occupate, i soldati giapponesi continuarono a opporsi ai vittoriosi armi alla mano, rabbiosamente sorpresi della proclamazione della fine della guerra.
Quella ferita lontana ancora sanguina nel cuore e nelle menti delle generazioni. La resa senza condizioni dei giapponesi allo strapotere dell'atomica-fungo-di-fuoc o ha significato la fine ignominiosa della cultura dei padri; il Giappone nuovo ha affrontato la postmodernità senza sapere e potere dare risposte convincenti, definitive, ai mostri nascosti nella sua cultura e nella sua storia: il nazionalismo, l'onore del popolo eletto che si incarica di civilizzare gli altri popoli sottomettendoli e negandone le specificità storiche e culturali.
Così é stato per i tedeschi del Walhalla e delle Valchirie, della razza ariana; mi é capitato di parlare di queste cose con un amico tedesco e ho toccato con mano quanto disagio ancora provochi parlare di quella storia maledetta, la storia dei nonni e dei padri, il senso di quelle loro scelte così spaventosamente distruttive per sé e per gli altri…
Enola Gay e Little Boy. Il nome di una madre e quello di un figlio saranno stati i simboli atrocemente significativi della postmodernità che ci ospita (quella della guerra fredda, del confronto nucleare tra Est e Ovest, il timore della scomparsa della specie Homo dal pianeta Terra) o l'irridente dare nome alle cose di un capitano d'aviazione bambinone, serenamente convinto di star facendo il suo dovere di soldato, dare servizio alla patria in affanno, porre fine alle sofferenze di un popolo, il suo, che spendeva migliaia di morti sull'altare di una guerra nata sulle sponde dell'Europa?
Potevano lavarsene le mani, gli americani, di quella guerra folle e di folli; per nostra fortuna -nostra di posteri- non l'hanno fatto, l'atomica su Hiroshima e poi Nagasaki ha chiuso il conto dei morti, ha piegato le culture indomite degli avi tedeschi e giapponesi alla logica di una ragionevolezza fondata sul numero altissimo dei cadaveri dei civili.
E' stata una guerra rivolta anche contro i civili la seconda del secolo scorso; al pari dei giapponesi, anche il popolo tedesco ha pagato lo scotto dell'obbedienza al suo Fuehrer con un olocausto di civili morti sotto i bombardamenti, di donne violate e bambini traumatizzati.
L'apparente identità con i convincimenti profondi del loro leader assassino, il Fuehrer, ha detto nemici anche i civili inermi agli americani che bombardavano dall'alto e ai fanti dell'Armata Rossa che si vendicavano di Stalingrado e delle altre stragi. Dovremmo ben memorizzare questo dato, noi uomini delle fragili democrazie postmoderne: si dà una responsabilità del popolo che vota e si identifica con i suoi capi che ci rende colpevoli di fronte alla storia? Il popolo italiano ha voltato le spalle al suo capo molto osannato nelle piazze d'Italia al pari del Fuehrer: é antica furbizia dei popoli italici, Franza o Spagna purché se magna, o saggia determinazione assunta in tempo utile?
(segue)

di noi bravi cittadini

Dunque dobbiamo misurarci colla procreazione assistita, noi, bravi cittadini di questa repubblica. Una cattiva legge é stata varata da un Parlamento 'sordo e grigio' per compiacere i cardinali della curia romana; una legge unica in Europa per le avversità che crea alle madri scarsamente fertili, che, se se lo possono permettere, vanno in Slovenia o altrove a fare le cose che la scienza consente ma i nostri legislatori impediscono loro di fare.
La cattiva giurisdizione voluta dai cattolici vale, dunque, solo in terra italica -ridotta stracciona di una laicità dello stato solo teorica- ma che miseria morale per l'universalità del messaggio religioso il suo rinchiudersi nel ghetto di uno stato servo ai comandamenti retrivi di una minoranza di credenti!
Perché questo é il punto -poco sottolineato dai commentatori di ogni parte politica: che la legge italiana sulla procreazione assistita si basa sugli assunti teorici di una sacralità della vita che discenderebbe da un Dio non meglio precisato, quello del roveto ardente di Mosé e dei comandamenti imposti ai popoli pastori delle tribù nomadi giudaiche.
Nessun sostanziale aggiornamento da allora, niente di diverso é accaduto sul pianeta terra, a sentire i monsignori e il loro capo di bianco vestito; tutto é fermo a laggiù, alla Giudea dei profeti biblici, al mar Rosso che si apre per lasciar passare il popolo eletto, alle mura di Gerico che cadono per il suono delle trombe guerresche, al sole che si ferma perché il condottiero così ha voluto per vincere la sua epica battaglia.
Come il sole girava intorno alla terra, secondo Tolomeo, così la vita sul pianeta terra deve obbedire ai pretesi comandi divini di coloro che si proclamano i soli interpreti autorizzati del volere di Dio in terra.
Manu teologica, i cattolici nostrani pretendono di saper dire qual'é lo stadio iniziale della vita -quello che definisce l'essere persona con i conseguenti diritti che intervengono a proteggerla- e poco importa che lo stesso sant'Agostino ai tempi suoi si dicesse perplesso sul quando l'anima vivificatrice scende nel piccolo bozzolo di materia embrionale chiusa nell'utero.
Che persone ineffabili e culturalmente tragiche questi padri della Chiesa medievali che relegavano la donna a poco più che animale (salvo le sante e le regine) e, di contro, pontificavano dottamente in assenza di scienza e vera conoscenza su quanto avviene nell'utero e dà vita ai figli dell'uomo !
Per cosciente rivolta a tutto questo io andrò a votare il dodici giugno al referendum contro la legge sulla procreazione assistita voluta dai monsignori della curia.
Voterò quattro sì convinti affinché l'uomo possa proseguire la sua faticosa ricerca di benessere sul pianeta terra, favorisca -con forza di scienza e conoscenza- l'impianto della vita negli uteri che, per loro sfortuna, non lo sanno fare naturalmente e trovi risorse nuove per meglio curare le spaventose malattie che ci affliggono.
Credo in un Dio sconosciuto proiettato nel futuro, non nel passato, e credo nell'uomo che ha ricevuto il fuoco di Prometeo per affrancarsi dal volere degli dei malvagi.

lontani dal paradiso

Non tutto il male vien per nuocere. Il silenzio giornalistico di queste prime giornate di maggio (l'Iraq delle decine di morti quotidiani non é più una notizia, ci si assuefa anche alle guerre mondiali, figurarsi a quelle lontane) il silenzio, dicevo, evidenzia le piccole cose minimali: le bizzarrie di un gatto in prima pagina (Libero), Berlusconi che racconta facezie sui comunisti di Mosca che non sarebbero dei veri comunisti a differenza di quelli di casa nostra e inchieste giornalistiche sui temi più disparati.


Così veniamo a sapere che i nostri bambini pensano al paradiso come a un posto dove si beve un buon caffè di marca, fitto di nuvolette di panna, angioloni vestiti di bianco e forniti di grandi ali, belle femmine non proprio assessuate (importazione islamica?) e quant'altro di fantasioso i creativi incaricati dalla Lavazza ci propinano fuor dai video domestici.


Lasciate che i pargoli vengano a me, riferiscono i vangeli del Cristo figlio del Dio vivente, ma che tristezza questa reductio ad unum del messaggio religioso veicolato dalla pubblicità televisiva in assenza di un altro messaggio forte, capace di colpire l'immaginazione della prole nostra del terzo millennio.


Nessuna voce si é mai levata dalla curia romana per lamentare la banalizzazione dell'immagine paradisiaca; é sdegno silenzioso o avvilita accettazione di una sconfitta storica, abbandono di campo di chi non crede più di poter tornare competitivo intorno a un pensiero forte quale dovrebbe essere la raffigurazione degli al-di-là spazio-temporali, il luogo dove ritroveremo i nostri morti e quelli lontani della nostra storia collettiva?


Le messe domenicali, ammesso che i pargoli postmoderni ci vadano trascinati dai loro genitori, non riescono più a dare immagini forti, suggestive, credibili sull'al-di-là della morte e della resurrezione dei corpi, così ecco Bonolis e compagnia cantante sostituirsi ai cieli michelangioleschi fitti di santi e beati dove campeggia un vecchione sdraiato che porge il dito vivificante all'Uomo, la sua creatura meglio riuscita e degna di eternità.


Lontani dal Paradiso i nostri pargoli e noi, tristi genitori, regaliamo alla Lavazza anche l'ultima delle ridotte sublimi, gli Empirei di Dante e dei grandi teologi del Medioevo. Puo darsi che un buon caffè si possa trovare anche in Paradiso, perché no, e tuttavia un fondo di tristezza non ci riesce di scacciarlo dalla mente per questo vuoto di immagini che impaura ognuno davanti al passo fatale dell'abbandono di questo mondo. La vita é sogno, faceva dire Shakespeare a uno dei suoi personaggi. Sono quasi sicuro che si possono fare sogni migliori.

il sogno dell’impero

Bella interpretazione quella di Bruno Ganz dell'ultimo imperatore d'Europa, emulo di Alessandro e di Nabucodonosor, di Serse e di Solimano il Magnifico. Con ognuno di loro Adolf Hitler aveva un tratto in comune: il sogno e il coraggio di intraprendere conquiste a larghissimo raggio, ma ebbe la sfortuna di unirvi il tratto suo distintivo della follia del culto della razza, il mito ariano e l'antigiudaismo da cui conseguirono le efferatezze dell'Olocausto.
Di Hitler si é detto che é il genio del male di tutti i tempi; con occhio di storico si può dire che Nabucodonosr, Serse, Nerone e Solimano e lo stesso Alessandro non andarono esenti da efferatezze e massacri; la logica della conquista, dell'imposizione di un dominio passa attraverso la guerra e la guerra é il serbatoio di ogni violenza, perdita del senso morale o, se vogliamo, costruzione di una morale diversa, Hitler diceva superiore, quella del guerriero e del dominatore che schiaccia il suo nemico.
Ciò che nel film 'La caduta' ci appare come descrizione di una follia collettiva che passava senza soluzione di continuità dal leader ai suoi sottoposti -passando per una chiamata di correo dell'intero popolo tedesco che lo osannava e si ubriacava dei suoi trionfi guerrieri e delle attese folli di un impero in espansione- era, nel tempo storico dei padri e dei nonni, realtà quotidiana, scenografia delle vite, condizionamento forte delle menti e dei pensieri.
Non c'é comparazione possibile tra le nostre critiche, il nostro stupore che tutto ciò sia davvero potuto accadere e quella realtà imbevuta di violenza e durezza assolute, sono due ere davvero altre; di mezzo c'é l'orrore dello sterminio, l'abisso profondissimo del male necessario che ha annichilito le vite di tutti: i conquistatori, i vinti e i civili sepolti sotto le macerie dei terribili bombardamenti delle forze alleate che hanno distrutto le maggiori città tedesche, insieme ai capolavori di arte e storia contenuti negli edifici sbriciolati, nelle chiese e nei musei.
Il popolo tedesco e quello giapponese hanno conosciuto il loro olocausto di ritorno, speculare a quello che il capo, il Fuhrer, ha imposto a ebrei e zingari e omosessuali; é una storia della nostra umanità tutta da dimenticare, ma che ricordiamo e rappresentiamo quale esorcismo alla storia malata che andiamo scrivendo, che ognora siamo tentati di scrivere perché la madre degli imbecilli é sempre incinta e il ventre della storia é tuttora gravido di mostri.

le bugie dei grandi

La mattina mi affaccio di balcone in balcone per inaffiare le mie piante e mi capita di guardar passare di sotto le persone avviate alle occupazioni quotidiane: operai edili dalle lingue aspre e ostiche alla comprensione, ragionieri elegantemente vestiti, studentesse universitarie di questa città che, oltre al turismo, non offre molto altro di là di questo dispendioso (per le famiglie)parcheggio di giovani di belle speranze.
Da un po' di giorni in quà trascorre di sotto, nella calle, un nonno alto e dinoccolato, tiene per mano la nipotina e la accompagna alla scuola materna poco distante. Lei cinguetta al modo dei cuccioli d'uomo, lui risponde con frasi brevi, a volte reticenti, alla solare, limpida intelligenza della nipotina.
Di lui so che porta il mio stesso cognome, ma non siamo parenti; altre cose, davvero bizzarre e per me incomprensibili, me le ha raccontate un'amica comune e mi hanno stupito. Ognuno di noi é legato a una certa idea della fisonomia delle persone e quella figura di nonno, di mio, l'avrei legata a una storia più normale, ammesso che 'normale' significhi qualcosa di questi tempi.
La figlia di lui é stata, per un certo tempo, sotto osservazione degli assistenti sociali del Comune, il rischio per lei era di perdere l'affido della bambina, il padre é un poco di buono, veniva, di quando in quando, a esigere di vederla, batteva i pugni sul portone, gridava, un esagitato; a noi, vicini di casa colle finestre aperte pel caldo estivo, l'annunciavano le sue urla, la minacciava di ucciderla, chiama pure la polizia, tanto io ti ammazzo lo stesso; dopo qualche mese non si é più sentito, forse é stato rinchiuso.
L'attuale compagno dei lei non sembra di pasta troppo diversa.
L'ultima volta che l'ho incontrato giù in calle era bendato in fronte e zoppicava, sospetto che si sia trattato di una rissa; la cosa curiosa é che la bambina a mano del nonno é un fiore non tocco da tanta bruttura, stamattina lo interrogava a proposito di una cosa che le aveva detto sua madre, il nonno sembrava imbarazzato, era palese che non la condivideva, ha provato a rispondere con una bugia pietosa, ma la bambina é tornata a chiedere, obiettava al nonno con argomentazioni semplici e sensate, al modo che la sua intelligenza fresca e limpida come acqua di fonte le dettava.
'Non bisogna essere troppo curiosi.', ha tagliato corto il nonno affrettando il passo.
Che tristezza l'avvilire le intelligenze dei cuccioli! E' con queste reticenze e bugie che introduciamo i bambini all'interno del brutto mondo nostro di adulti. Vado a rileggermi 'Il mondo salvato dai ragazzini'.

le tesi nuove

Dovremmo dare una mano a Massimo D'Alema, aiutarlo a risolvere la contraddizione del suo essere presidente di un partito in maggioranza contrario alle sue tesi sull'uso della forza e sull'imposizione della democrazia manu militari. Come aiutarlo? Spiegandogli con pacatezza, mediante l'uso di audiovisivi e la consultazione sistematica di quotidiani arretrati nelle emeroteche, che non é così facile esportare e imporre la democrazia in paesi succubi di tradizioni claniche e tribali, l'Irak lo dimostra quotidianamente, l'Afghanistan pure.
Se solo si fa tanto di mandare a casa i soldati di stanza laggiù (con costi proibitivi per le tasche di noi contribuenti) quelle democrazie nuove di disfano come un castello di carte al primo soffiare del vento.
Ma chi glielo fa fare al presidente D'Alema di impegolarsi in tematiche così azzardate e dirompenti gli equilibri faticosamente raggiunti dentro 'l'Unione' vincitrice delle ultime elezioni regionali? Un desiderio sfrenato di apparire a costo di rompere tutto o una sua personale vocazione alle gaffes?
Vero é che una posizione coraggiosa può premiare la carriera di un uomo politico, ma qui siamo al peggio del peggio: mentre si fa strada la convinzione di un prossimo ritiro delle nostre truppe anche nelle menti dei dipendenti aziendali di Berlusconi dislocati nel parlamento della Repubblica, riecco Massimo-il-coraggioso, l'uomo della Bicamerale, riaffacciarsi sull'agone della politica colle sue tesi nuove-nuove: va bene l'uso della forza (anche la guerra preventiva?) e l'imposizione della democrazia.
Gli americani sentitamente ringraziano.