Archivio mensile:marzo 2005

strani e stranieri

La mattina é nebbiosa, la notizia del giorno é il dolore afono del vescovo di Roma che non riesce a dire l'abituale urbi et orbi, ma rispunta fuori il martirio dell'Iraq democratizzato d'impero e, una dopo l'altra come le olive, tutte le altre, tristi cose del nostro mondo globalizzato: Terri Schiavo muore, incidenti mortali sulle strade, nuove esternazioni del signor Berlusconi Silvio statista esimio.
La Pasqua di resurrezione é davvero un'astrazione, la trascrizione di un sogno leggendario, la fiaba che ci raccontiamo per non morire del tutto, per offrirci un'altra opportunità nel mondo dei morti che fanno aggio sulla vita presente del pianeta Terra.
Eppure una consolazione si trova nei riti religiosi della Pasqua, l'agnello pasquale simbolo del perdono e dell'assoluzione, le offerte che facciamo al Dio dei nostri sogni, così simili ai riti pagani degli avi, le comunità dei credenti riunite nelle chiese, i visi assorti, dubbiosi di chi ha dentro il dolore e non sa darsene ragione, il Kyrie eleison e il Gloria che risuonano chiari, commoventi, tre le navate.
Siamo uomini dalle speranze fragili, insieme duri e crudeli e teneri e innamorati, muoriamo ogni notte nei sogni del giorno prima, ma rinasciamo alla luce pronti a scrivere una storia nuova, siamo strani e stranieri sulla crosta di questo pianeta straordinario, intuiamo l'esistenza di mille diversi universi e ci proiettiamo nel futuro di una conquista del cosmo. Forse ci sarà resurrezione per tutti noi, ma la forma ci é ignota, certo più simile alle trame dei sogni che al pensiero razionale.
Buona Pasqua a tutti.

la zona morta delle fiabe

Mi é capitato di pensare all'incipit di alcune fiabe, quel classico 'c'era una volta' che serve a stabilire una distanza spazio temporale, una zona morta delle storie possibili dove la fiaba si giustifichi in tutte le sue stranezze e atrocità.


Le fiabe non sono allegre, parlano di regine cattive, assassine, di matrigne incapaci di amore, di buchi nel cuore di giganti sepolti dove affondano radici alberi secolari e solo il lieto fine, la consolazione di una resurrezione o di una miglior vita le giustifica e le rende, in alcuni casi, indispensabili ai sogni dei bambini.


'C'era una volta' é l'annuncio brutale che ciò di cui si narra non c'é più, é morto, é nei ricordi e nelle fantasie che a quelli si accompagnano. Il principe che sveglia la bella fanciulla dalla sua morte apparente non sarà facile ritrovarlo nella realtà delle vite adulte; al suo posto avremo figure accessorie come i dottori che curano le nostre malattie e le angosce di morte, ma, ahinoi, i loro poteri taumaturgici sono così piccoli e fragili che occorrerà fare di necessità virtù e accettare la morte come foce dei sogni nostri e delle vite.


Eppure di fiabe abbiamo bisogno, anche da adulti, il pifferaio magico che ci accompagna festanti fin giù nell'abisso delle nostre illusioni si ripresenta all'appuntamento ogni cinque anni: voteremo un taumaturgo che taglierà le tasse e ci darà benessere e dirà bella ogni cosa presente e futura ad onta delle evidenze, vinceremo la malattia e la tristezza, un giorno nuovo si ripresenterà, finalmente! che illuminerà i visi e tutto sarà luce nuova, orizzonti tersi e aperti, futuro di speranze esaudite.


Sono a un punto della mia storia che racconta di un orco assassino che mi bracca e impedisce ogni mio tentativo di fuga, so che mi inghiottirà quando lo vorrà e non posso fare nulla per impedirglielo. Urge trovare un finale consolatorio, fiabesco, ma non sono io il narratore e sono alla mercé della sua fantasia.


Forse anche la mia storia é contenuta nell'incipit delle fiabe: 'C'era una volta un uomo di belle speranze….'

lettera al direttore

La discesa in campo di Massimo Cacciari, dopo che aveva detto e ridetto di voler fare solo il professore, manda in solluchero i numerosi aspiranti sindaci delle altre liste e confonde i pensieri di chi, come me, segue con preoccupazione questa fase convulsa della vita politica cittadina.
Mi dispiacciono le ragioni di Cacciari -sindaco che già ha avuto il mio voto convinto- perché affermano il 'primato della politica', famigerata formula per dire che i giochi si fanno all'interno dei partiti e tra oligarchi, i 'signori' della politica.
A costo di apparire ingenuo continuo a credere che la politica sia dei cittadini e il solo momento in cui costoro sono sovrani e democraticamente attivi e determinanti é il momento della scelta degli uomini e dei partiti, perciò sono felice che sia stato proposto il nome di Felice Casson, perché di facce e curricula rispettabili abbiamo bisogno, non di gente che si candida obtorto collo per una ripicca: riaffermare il diritto acquisito della 'Margherita' di esprimere ad ogni giro elettorale il candidato sindaco.
Che cos'é mai questo diritto? Un pedaggio pagato dalla coalizione per avere il sostegno del sedicente 'centro'? Mi ricorda l'agire di quel signorotto emiliano, un tal Ghino, che imponeva i suoi diritti di passaggio sulla strada dominata dalla sua rocca.
Voterò Casson perchè uomo illuso di verità, la cosa più difficile da ottenere dai tempi immemorati, perché di verità abbiamo bisogno come cittadini, se vogliamo poggiare i nostri pensieri su fondamenti certi e sensati, lo voterò perché persona esterna ai giochi dei partiti, animato da spirito di servizio nei confronti della comunità cittadina.
Spirito di servizio: é il concetto fondamentale cui dovrebbe essere sottomessa ogni proposta di uomini probi e giuste cose da fare in città, nella polis, da cui consegue la politica, quella nostra di cittadini, non quella degli oligarchi che pretendono che i segretari di partito impongano la loro volontà agli iscritti e simpatizzanti.