Archivio mensile:gennaio 2005

i video da Auschwitz

I video da Auschwitz
La frase l'avevo orecchiata mesi fa, durante una trasmissione radiofonica del primo mattino che dà conto di quel che scrivono i giornali. Non ricordo chi l'ha scritta né su quale quotidiano, mi é parsa una tale enormità da chiedermi in quale angolo di cervello malato sia stata nutrita prima di diventare suono udibile da tutti, parola meditata offerta all'attenzione degli inermi cittadini del villaggio globale. Siamo inermi perchè non c'é riparo in democrazia che si possa costruire contro le molte sciocchezze che circolano, talora livide, spaventose come quella che ho ascoltato. Diceva che Hitler e i suoi sottoposti, loro almeno non spedivano video da Auschwitz delle torture inflitte ai prigionieri.
Da quel che capisco, il cervello malato che ha elaborato una tale sciocchezza ritiene che, dati i tempi che corrono e i conflitti, una mezza assoluzione la possiamo offrire al genio del male della generazione dei padri e dei nonni, il leader incontrastato della malvagità di ogni tempo e luogo della terra, compresa la paleostoria dei progenitori.
La produzione di video del dolore e della sofferenza inflitta ai sequestrati farebbe dei terroristi fondamentalisti degli epigoni di Hitler, anzi di lui maggiori, ma ogni grandezza comparativa relativa al male dell'umanità é un assoluto nonsenso, ogni gesto e azione malvagia contiene la sua tragedia singolare, incomparabile con ogni altra, figlia naturale del contesto conflittuale che l'ha prodotta e la connota. Esistono, in ogni caso, dei filmati delle spaventose cose accadute nei lager, se questo può restituire un senso alla polemica stupida sollevata da quel tale di cui sopra.
Ho provato brividi di orrore particolarmente intensi alla lettura dettagliata delle modalità di una impalazione quale si descrive nel romanzo 'il ponte sulla Drina' di Ivan Andric e non mi é parsa crudeltà minore di altre; nemmeno monsieur De Guillotin é riuscito nel compito che si era proposto di diminuire la pena di chi muore per mano di un boia: la lama che scende pesante, rapidissima, sul collo é uguale a quella del coltellaccio di colui che scanna la sua vittima inerme.
Uno scrittore libanese ha scritto una cronaca delle Crociate viste dalla parte di chi aspettava a pié fermo i Cavalieri imperialisti cattolici chiuso dentro le città arabe assediate, leggetela, se vi capiterà a tiro, é una lettura istruttiva di chi siamo stati noi occidentali e qual'era il grado di crudeltà dei sedicenti cristiani.
Ieri é ricorsa la giornata della Memoria pel massacro di milioni di ebrei e rom e altra infelice umanità nei lager nazisti.
Non dimenticare é il saggio proposito che ci viene suggerito dai sopravissuti. Non dimenticheremo quella e le altre follie dell'umanità, é l'augurio, con o senza video e filmati che ce le richiamino.
La frase l'avevo orecchiata mesi fa, durante una trasmissione radiofonica del primo mattino che dà conto di quel che scrivono i giornali. Non ricordo chi l'ha scritta né su quale quotidiano, mi é parsa una tale enormità da chiedermi in quale angolo di cervello malato sia stata nutrita prima di diventare suono udibile da tutti, parola meditata offerta all'attenzione degli inermi cittadini del villaggio globale. Siamo inermi perchè non c'é riparo in democrazia che si possa costruire contro le molte sciocchezze che circolano, talora livide, spaventose come quella che ho ascoltato. Diceva che Hitler e i suoi sottoposti, loro almeno non spedivano video da Auschwitz delle torture inflitte ai prigionieri.
Da quel che capisco, il cervello malato che ha elaborato una tale sciocchezza ritiene che, dati i tempi che corrono e i conflitti, una mezza assoluzione la possiamo offrire al genio del male della generazione dei padri e dei nonni, il leader incontrastato della malvagità di ogni tempo e luogo della terra, compresa la paleostoria dei progenitori.
La produzione di video del dolore e della sofferenza inflitta ai sequestrati farebbe dei terroristi fondamentalisti degli epigoni di Hitler, anzi di lui maggiori, ma ogni grandezza comparativa relativa al male dell'umanità é un assoluto nonsenso, ogni gesto e azione malvagia contiene la sua tragedia singolare, incomparabile con ogni altra, figlia naturale del contesto conflittuale che l'ha prodotta e la connota. Esistono, in ogni caso, dei filmati delle spaventose cose accadute nei lager, se questo può restituire un senso alla polemica stupida sollevata da quel tale di cui sopra.
Ho provato brividi di orrore particolarmente intensi alla lettura dettagliata delle modalità di una impalazione quale si descrive nel romanzo 'il ponte sulla Drina' di Ivan Andric e non mi é parsa crudeltà minore di altre; nemmeno monsieur De Guillotin é riuscito nel compito che si era proposto di diminuire la pena di chi muore per mano di un boia: la lama che scende pesante, rapidissima, sul collo é uguale a quella del coltellaccio di colui che scanna la sua vittima inerme.
Uno scrittore libanese ha scritto una cronaca delle Crociate viste dalla parte di chi aspettava a pié fermo i Cavalieri imperialisti cattolici chiuso dentro le città arabe assediate, leggetela, se vi capiterà a tiro, é una lettura istruttiva di chi siamo stati noi occidentali e qual'era il grado di crudeltà dei sedicenti cristiani.
Ieri é ricorsa la giornata della Memoria pel massacro di milioni di ebrei e rom e altra infelice umanità nei lager nazisti.
Non dimenticare é il saggio proposito che ci viene suggerito dai sopravissuti. Non dimenticheremo quella e le altre follie dell'umanità, é l'augurio, con o senza video e filmati che ce le richiamino.

quelli che….

Mi è capitato di scansare per puro miracolo un tale, ombra nella notte, che attraversava la strada  fuori delle strisce pedonali, mi ha guardato stralunato come a chiedere: che fai? un kamikaze, ho pensato, una di quelle persone che ritengono loro diritto fare ciò che gli passa per la testa, c'è chi ha fatto di questa libertà assoluta un punto fermo culturale, l'affermazione di un diritto universale, ha fondato partiti politici, l'ha  imposto urbi et orbi, verbo universale di libertà individuale, libertà come licenza, non è facile raccapezzarsi di questi tempi sul senso dei valori condivisi.
 

Traggo spunto da quest'episodio, quello del kamikaze-ombra-nella-notte, per dire di quegli altri kamikaze, di cui ci dan conto le cronache. Terroristi, li chiamano quelli delle destre, terroristi e basta, chi non beve con noi peste lo incolga e guai a quei giudici che osano rifarsi a una risoluzione dell'Onu per battere sentenza avversa.
Vabbe', a destra, si sa, il discernimento è visto come fumo negli occhi, inutile tentare di argomentare che la parola ‘terroristi' deriva dal sostantivo terrore, quella cosa che incutono a chi subisce i guasti di attentati alla vita delle persone.
Costoro, i destri, vestono con le loro angosce e paure le persone e i fatti legati ad altre storie, popoli diversi e culture, nazioni altre ed eventi nuovi. Chiusi nella loro torre occidentocentrica, prigionieri di una logica imperiale e missionaria, negano il  rispetto dovuto alle culture diverse, non le considerano, salvo quando viaggiano per l'Oriente medio ed estremo e, di fronte agli arabeschi di una moschea o di un palazzo imperiale, convengono che si, qualche secolo di storia è passato di lì ed ha impresso i suoi segni, disegnato i paesaggi, scritto i libri diversi, permeato le culture dei popoli. Chi si oppone a un'occupazione militare nata male, concepita dalle menti malate dei consiglieri politici di Bush e aggregati quale indebito sgravio dalle tensioni politiche del dopo 11 settembre 2001, lo fa in nome e per conto della cultura di cui è portatore, se sbaglia chi può dirlo?  Sbaglia rispetto a noi che subiamo i guasti dei suoi atti di oppositore, non esistono gli assoluti nelle culture e nelle storie dei popoli che si scontrano e confliggono.
 

Le culture hanno grandezze incomparabili tra loro, i kamikaze irakeni o palestinesi sono terroristi perché ci incutono terrore, ma  non si può negare che resistano a un occupazione militare, siano portatori di un'idea politica avversa, vogliano affermare un diverso stato delle cose e siano, quindi, ‘anche ‘resistenti', accadeva da noi al tempo dello strapotere dei nazisti occupanti il nostro territorio, mutatis mutandi.
Questa cosa delle mutande cambiate (passatemi la battutaccia), è importante; tutto, non appena mettiamo il naso fuori dai nostri confini, è mutatis mutandi: la lingua, le abitudini di vita, i climi, le oppressioni dell'uomo sulla donna, i sistemi di governo.
Il voler  imporre una democrazia con la stessa vanesia pretesa – e crudelissima, dato il numero dei morti ammazzati- con cui sono state imposte le dittature militari in Cile e negli altri paesi dell'America latina (anche Saddam Hussein è figlio dei maneggi della C.i.a, ricordiamolo) è una fissa dei bambinoni americani portatori di un'idea-giocattolo di democrazia: noi ce l'abbiamo, funziona, provate anche voi.
Non è così semplice, cari i nostri liberatori d'antan; le cose del mondo , davvero, non sono così semplici e il rispetto delle vite umane, sotto tutte le latitudini, dovrebbe indurvi a più miti consigli nel vostro, intollerabile, agire imperiale. Chi non è con voi, è contro di voi? Ci sono molte più strade al mondo di quelle che siete in grado di pensare, provate a percorrerle.

un dolore improvviso

Il cielo é terso, l'aria affocata, le pale del grosso calabrone ruotano rumorose, veloci, di sotto si stende la platea delle case basse, dai colori sbiaditi. Per effetto della corsa aerea le case diminuiscono velocemente di numero, gruppi di uomini col volto coperto escono da una via laterale, sono armati, corrono, si nascondono negli angoli delle case, riprendono a correre.
Poco più avanti, il carro mimetico di una pattuglia di soldati portoghesi si muove a chiudere la via di fuga.
Uno degli uomini dal viso coperto prende la mira e spara. Un colpo davanti a sé e uno in alto, verso l'ombra incombente del calabrone che lo insidia, poi via.
Non si ode il rumore degli spari, solo il rumore delle pale e le voci concitate dei compagni dentro la cabina, per questo il mitragliere si stupisce del dolore lancinante, improvviso, che gli attraversa il petto a partire dall'ascella sinistra.
Non si accascia subito, ha il tempo di mormorare 'mi hanno colpito', gli occhi sono vitrei, il compagno grida un comando alla cabina, parte un scarica di mitraglia, gli uomini di sotto si eclissano tutti nel dedalo delle case, 'stai calmo', dice il mitragliere che ha sparato, 'adesso rientriamo, abbiamo allertato il medico della base.'
Questo é il lavoro di un soldato, direbbe un ufficiale, é così, un soldato corre dei rischi maggiori di un operaio edile sospeso a grande altezza nel cantiere di lavoro di un grattacielo, tuttavia la domanda ce la poniamo: cosa rispondeva il mitragliere italiano morto a Nassirya nel compimento del proprio lavoro alle domande mute della moglie, le sere che prendeva commiato da lei e rientrava in caserma?
L'indomani, ogni nuovo indomani di ogni nuova licenza, sarebbe rientrato in Irak, il segreto tormento di lei, madre da pochi mesi, ricominciava, ogni giorno un silenzioso esorcismo suo e dei parenti, niente radio o telegiornali per non ascoltare le cronache di orrore e scacciare la paura per la vita del marito soldato in missione speciale permanente.
Imponiamo la democrazia laggiù, una buona idea, se funzionerà, il dubbio é che non funzioni, la democrazia é un processo storico e culturale che ha bisogno di tempi lunghi.
Ierisera Frattini -intervistato in tivù- diceva 'ce ne andremo presto, non appena il nuovo governo ce lo chiederà.'.
Non ce lo chiederà troppo presto, siatene certi, un governo fragile eletto con elezioni frettolose avrà bisogno di tutte le truppe straniere presenti nel suo territorio o sconterà l'esplodere di una guerra civile.
Non dà nessuna soddisfazione dire 'era prevedibile e previsto', laggiù si muore ogni giorno, i numeri dei morti e feriti sono sempre alti, Bush non ha molto da festeggiare, la sua democrazia e quella di chi l'ha appoggiato si mangia troppe vite, ne valeva la pena?
Scriveva Saba dei poveri cristi che s'impigliano nelle ragnatele della storia: ' vestito é un anno, armato a tanta offesa/vecchio buon ciabattino, prigioniero/di guerra, foglia nel turbine presa.'

di noi esseri umani

Una gran parte di noi esseri umani muore per le ragioni più varie: incidenti, malattie, crimini di ogni tipo e la somma totale, se conteggiata, farebbe rizzare i capelli in testa a ognuno. E' una grande perdita, una perdita grave di potenziale umano, gente che ha operato, agito, inventato, scoperto, creato, amato; in uno: ha dato forma alla nostra umanità.
Il 26 dicembre dell'anno che é appena scorso un picco improvviso ha fatto impennare la somma dei morti, delle perdite; la terra ha tremato in profondità, di riflesso un'onda assassina si é alzata e ha fatto scempio delle povere cose che sulla superficie della terra andiamo costruendo -sovente male- per i nostri bisogni.
La commozione é altissima, L'Europa piange i suoi morti vacanzieri, l'Asia i suoi figli che su quell'esodo natalizio traevano di che vivere e prosperare. Se diamo per scontato che le morti per malattia, incidente, crimine sono nell'ordine 'naturale' delle cose, altrettanto non ci riesce di pensare per le catastrofi improvvise, per essendo esse stesse 'natura' e della più viscerale e antica: moti della crosta fragile che ci ospita che, nel corso delle ere geologiche, hanno modellato le superfici emerse così come le vediamo.
Ci manca la visione di prospettiva,la capacità di guardare lontano, indietro e avanti, di rapportarci alle ere del passato; Atlantide causò un numero di morti forse maggiore, il mito del Diluvio universale si riferisce, forse, a quell'evento lontano, qualcuno si salvò, Noé e la sua arca, gli esseri umani ricominciarono da tre ed eccoci ancora quà, specie di semidei che padroneggia il fuoco, ma ancora é succube degli eventi immani che solo i posteri del quarto millennio sapranno, forse, governare, prima di abbandonare un pianeta troppo piccolo e di risorse limitate per i grandi numeri di un'umanità in continua espansione.
Ho viaggiato in quelle contrade molti anni fa, quando ancora non erano costruiti i grandi resorts internazionali e le spiagge erano popolate di poco turismo. La desolazione dei paesaggi alluvionati di oggi fra qualche anno sarà dimenticata, il contributo in denaro che arriverà -quando e quanto non lo sappiamo, speriamo presto e tutto- farà rinascere le varie Pucket e Phi phi islands per la gioia dei vacanzieri futuri con tutto quanto di sordido ci hanno raccontato avviene in quei luoghi.
Non dobbiamo indulgere al moralismo, non possiamo governare fenomeni che riguardano persone e popoli diversi, la cui morale é diversa dalla nostra. La nostra umanità si impasta di grano e di loglio e ancora non é chiaro se il loglio é così immangiabile da doverlo separare dal grano ogni volta. Le storie di varia umanità che ci raccontano comprendono buoni e cattivi e i romanzieri ci dicono che i cattivi sono, sovente, più affascinanti dei buoni.

Dminore K466

W.A:Mozart iniziò a comporre il concerto  in D minore K466 per pianoforte e orchestra nel 1785 e lo terminò nel 1791, anno della sua morte. Vi è una commistione straordinaria di tristezza e felicità di vivere nello svolgersi delle note, una felicità interiore profonda che la coscienza della prossima morte non riesce a influenzare. Di quei mesi è una lettera al padre, anch'esso malato, in cui parla della sua morte ormai certa e afferma di aver appreso il secreto della consolazione e il senso del suo e nostro morire.
Lo immagino chino sul suo scrittoio, il corpo avvolto in una coperta per contrastare i brividi della febbre, la penna intinta in velocità nel calamaio in una febbrile tessitura di note che fluivano dalla mente e dal cuore e si componevano nella travolgente trama musicale del suo concerto, una sorta di testamento del suo desiderio di essere nelle menti e nei cuori dei suoi contemporanei e di noi che gli siamo posteri. Le sue musiche, é certo, come e più di qualsiasi altra opera d'arte, accompagneranno l'umanità nei secoli a venire, ne era conscio Kubrik che la sua ‘Odissea nello spazio' l'ha  corredata delle melodie più affascinanti di Rossini e Beetovhen e altri grandissimi della scena musicale dell'Europa del secolo dei Lumi.
Il fraseggio di pianoforte del rondò finale è struggente, ma non cessa di pulsarvi il cuore felice di Mozart, il suo sorriso e sberleffo alla morte che già lo ha in pugno. La vittoria è sua, la morte per lui è solo un passaggio dalla realtà dei giorni all'incorporea eternità delle sue musiche. Il secolo muore con lui e con i sanculotti che a Parigi hanno scritto i diritti dell'uomo e del cittadino e liberato i prigionieri dalla Bastiglia.
L'epoca nuova ha inizio, il buio delle caverne umane è stato rischiarato da due prodigiose fiaccole, dolore tristezza e morte escono dal buio del medioevo e guardano alle stelle.
Il futuro è nostro anche per loro merito.

gli dei torneranno

La giornata è fredda, l'aria di diamante, nessun rumore si leva nel mattino, fino all'una di notte sono risuonati i botti stupidi della festa e degli auguri, la maggior parte delle persone ancora dorme, tutto deve ancora essere plasmato di questo nuovo giorno che Dio ha mandato in terra, è l'anno nuovo, il 2005 per i posteri, una settimana fa la terra ha tremato in un punto profondo della faglia  delle isole Andamane, ne è conseguita una tragedia immane, il conto dei morti si è arrestato a 130.000, saranno molti di più alla fine, ma già il presente giorno di un anno nuovo che auspichiamo migliore  stende il suo sudario sui poveri morti.
Qualcuno ha mai contato i morti di un anno qualsiasi, da compararsi coi precedenti e coi successivi? Non importa, la vita e la morte fanno il loro corso e i desideri degli uomini nulla possono contro i giochi del destino, eppure il sogno di poter dominare gli eventi ancora rischiara le menti degli uomini durante il sonno. I semidei figli di Prometeo un giorno non troppo lontano controlleranno i moti del pianeta , sapranno evitare le catastrofi, viaggeranno nello spazio siderale, le stelle saranno la nuova frontiera, il bene sarà lo stato permanente dell'essere umano poiché ogni male sarà previsto ed evitato, mi fermo qua, è bene non esagerare cogli auguri, i sogni e le speranze; finché quei tempi non verranno le buone notizie bisogna dosarle per non rischiare di ubriacarci, tanto oggi ci appaiono inverosimili; ancora quest'anno il male, l'assenza di bene informeranno il corso degli eventi, bisogna essere forti, pazienti.
Gli dei torneranno, ha scritto qualcuno sui muri della città di Patrasso che ho visitato quest'estate, è stato l'anno delle Olimpiadi, l'anno di Atene e di Olimpia, si capisce che a qualcuno sia venuto in  mente  quest'idea dell'assenza degli dei nel mondo che viviamo.
Nell'attesa del loro ritorno e dei tempi davvero nuovi e diversi buon anno a tutti.