Archivio mensile:dicembre 2004

gli imbecilli tra noi

Il blob di ieri mostrava le immagini della tragedia asiatica aggiornata ai centomila morti presunti di un bilancio ancora provvisorio con il commento incongruo, folle, di un tale, il direttore di Telepadania credo, che si affannava a dire di esagerazioni e speculazioni giornalistiche sull'enormità della tragedia come ad arginare l'onda di riflesso della pietà planetaria rivolta a quelle popolazioni e ai loro/nostri morti, ridurla a maretta sulla battigia di casa nostra.
Ne scaturiva in chi guardava e ascoltava quel commento imbecille un moto di rivolta intellettuale contro l'idiozia di piccola provincia chiusa che sta alla base dei ragionamenti dei capi e dei sostenitori del movimento politico che ha dato vita a tele e radio padania (sic).
Ridurre la vita e la morte di migliaia di persone, l'evidenza della miseria che é causa dei grandissimi numeri delle tragedie naturali in quell'area ai timori di una pressione ulteriore sulle frontiere occidentali significa non capire che i macro fenomeni caotici come quello dell'esodo delle popolazioni indigenti non é fenomeno governabile con gli esorcismi e gli anatemi di alcuno, bensì con politiche accorte di accoglienza mirata, fermo restando che, qualunque cosa noi si dica e si faccia, clandestinità e immigrazione clandestina saranno il corollario inevitabile degli eventi prossimi venturi e nessun anatema leghista o di altra formazione politica riuscirà mai a chiudere le frontiere come una saracinesca impenetrabile.
La fame é spinta antropica irresistibile, lo é stata storicamente per i popoli barbari che hanno abbattuto gli imperi opulenti, lo é per i moderni barbari che danno vita alla globalizzazione, aggiornamento caotico degli spettri che s'aggiravano per il mondo alla fine dell'ottocento ed erano quelli di coloro che 'non hanno da perdere che le loro catene'

il pianeta invivibile

Né i lapilli e le palle di fuoco e le ceneri ardenti che cancellarono Pompei, né l'enormità del maremoto che inghiottì gran parte dell'isola che oggi chiamiamo Santorini -la mitica Atlantide- hanno costituito una riserva di saggezza storica da usarsi nei secoli futuri.


Le pendici del Vesuvio fittamente abitate -molte le case costruite con abusi poi sanati-, le isole che mostrano i pennacchi di vulcani fumanti abitate da sempre, ci dicono che la spinta antropica é irragionevole e misterioso é il rapporto degli uomini con l'idea della morte.


Al pari dei fumatori accaniti, la morte annunciata non spaventa chi ha preso dimora in prossimità delle cime vulcaniche o sulle coste di terre notoriamente esposte all'azione di terremoti e maremoti. La possibilità statistica di incorrere in un terremoto catastrofico nel corso della propria generazione é bassa e tanto basta a drogare le menti delle persone inducendole in apatia e disinteresse per quanto di terribile può accadere.


Le endorfine del pensiero, poi, si avvalgono di miti e riti religiosi consolatori per quanto é della vita nell'al di là, se nell'al di qua ci toccasse in sorte di morire travolti da fango e acqua o da ceneri ardenti e gas irrespirabili.


 


I 45.000 morti dell'onda assassina insorta da una scossa sismica al largo dell'isola di Sumatra non appartengono alla categoria dei noncuranti del rischio che alzano i loro muri sulle pendici di un vulcano; in maggioranza era gente che trascinava una vita di stenti, abitanti di villaggi costieri, contadini-pescatori fiduciosi nella quotidiana misericordia degli dei che, l'altroieri, li hanno traditi. Il male di vivere ha colpito loro insieme ai migranti dalle terre ad occidente, turisti danarosi in vacanza rituale natalizia; tutti insieme, noi sopravissuti e i morti, leviamo gli occhi inermi al cielo indifferente delle nostre pene e chiediamo 'perché?'.


Perchè gli dei vogliono punirci collo scatenamento delle forze prodigiose racchiuse nell'imo della terra, pianeta invivibile eppure abitato da miliardi di uomini-formiche che seppelliscono i loro morti, recitano le preci della consolazione e della resurrezione e riprendono a vivere in rassegnata attesa di uguali eventi?


In realtà, siamo prossimi a eventi catastrofici ripetuti e di entità anche maggiore, stando alle previsioni di studiosi e scienziati che monitorano gli effetti nefasti di un clima planetario fuori controllo da sempre. Uno sviluppo economico tumultuoso e caotico e l'uso massiccio di combustibili sporchi ha moltiplicato per cento, forse mille, le possibilità statistiche di eventi catastrofici e luttuosi sul pianeta, ma questa consapevolezza non basta a convincere gli uomini politici che ci governano della necessità di porre freni allo sviluppo, qualificandolo colla ricerca (costosa) di energie pulite.


L'accordo di Kyoto é un monumento all'insensatezza e alla miopia degli uomini che sono stati eletti al governo del mondo, in primis G.W. Bush, capofila di milioni di ciechi e sordi e cinici abitanti della nazione più industrializzata del pianeta. Abbiamo trasformato il pianeta che abitiamo in una discarica a cielo aperto e un cielo sempre più oscurato dai fumi e dai veleni ci punisce coll'ineluttabilità delle leggi di causa-effetto che studiamo (inutilmente) a scuola.


Non prendiamocela con gli dei cinici e violenti delle religioni primordiali. Chi sputa al cielo gli ricade in faccia.


Da quando Prometeo ci ha consegnato il fuoco della conoscenza siamo noi gli improvvidi semidei responsabili dei nostri destini ultimi.

al di là delle leggi

La storia mi è stata raccontata da un mio cugino. Non è importante credere che sia vera, per quanto abbia in sé molti caratteri di verosimiglianza. Narra di un ragazzo che si è indebitato per svolgere la sua attività di camionista. Debiti per l'acquisto del mezzo, nessun limite alle ore di lavoro, fretta di correre da una città all'altra; inevitabile che fiocchino le multe per i troppi divieti non rispettati.
Gli ritirano la patente e, durante la forzata inattività, al ragazzo viene il ghiribizzo di leggersi per intero il codice della strada, articolo per articolo, codicillo per codicillo, li memorizza, ne intende le assonanze e le interne contraddizioni, va a spulciare tre le righe delle sentenze avverse e le impugnazioni, fa quello che fa un avvocato, insomma, si specializza nelle contraddizioni, interpretazioni, silenzi delle leggi che fanno le gioie e i dolori della giurisprudenza.
Quando torna al volante del suo mezzo e lo fermano per contestargli l'infrazione al tale articolo o all'altro del codice, contraddice gli agenti, contesta i verbali, impugna il verbo degli uomini della legge e li trascina in tribunale. In alcuni casi soccombe, in altri viene mandato assolto, ma la sua fama cresce ad ogni sentenza a favore, fonda un'associazione per la tutela legale di camionisti e automobilisti, offre consulenze, smette di fare il camionista e si iscrive alla facoltà di legge per ampliare le sue conoscenze e meglio usare di quello strumento straordinario di potere che è la conoscenza.
 

Il padrone è tale perché conosce mille parole più del suo sottoposto, recitava un antico motto dei rivoluzionari, la cosa si è rovesciata, adesso contestare le leggi, mostrarne le interne contraddizioni, gridare al lupo contro i giudici e la corporazione che li associa può far diventare potenti, molto potenti e pazienza se indebolisce le istituzioni a tal punto da consentire ad imputati eccellenti di usare della democrazia per scrivere nuove leggi a proprio favore e altre che mettono la mordacchia ai pubblici ministeri che infastidiscono.
Le leggi sono fatte dagli uomini, ne riflettono le contraddizioni, le convinzioni, si fanno e si disfano secondo i governi che eleggiamo, è il bello e il brutto della democrazia, da noi il fai-da-te delle leggi ha raggiunto risultati mirabolanti, coniughiamo il diritto col suo rovescio, l'Europa ci guarda divertita, siamo quelli degli spaghetti-western, i levantini creativi in ogni ramo del fare e del sapere, mille anni di Franza o Spagna ci hanno temprato, i nostri territori sono stati attraversati da cento eserciti diversi, a pochi anni dalla costituzione di uno Stato unitario già nelle terre padane si leva il grido della secessione col fine dichiarato di un condono fiscale tombale permanente.
L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani, diceva uno dei padri fondatori, la storia successiva si fa beffe di lui, lo sberleffo è il nostro stemma, la smorfia, la tarantella; ‘passata la festa gabbato lu santo' è il motto nazionale, viva l'Italia.

un senso alle vite

Uno scatto di reni é immagine capace di evocare la forza di un corpo vivo , la sua capacità di reazione alle avversità; di contro, l'immagine di un corpo immobile, piegato, lo sguardo fisso in un punto lontano del vuoto, ci richiama alla mente la malattia, la pena, l'emarginazione, la sofferenza di chi non sa o non può o non vuole interagire con gli uomini, il paesaggio, il governo delle cose.
Il vicedirettore dell'Unità, giornale schierato politicamente, scrive un editoriale per invitare la sinistra sociale e politica a uno scatto di reni. Scendere in piazza sotto la bandiera dell'Ulivo d'antan, aggregare tutti coloro che si dicono contro il governo dei malfattori che vogliono irregimentare la magistratura, i ladri e i corrotti che mettono sotto scacco i loro giudici naturali e si sono comprati la politica al fine di legiferare a protezione di interessi affaristici poco puliti.
Nobili ideali di una politica restituita ai cittadini, forti parole d'ordine, ma basteranno? Il panorama politico italiano é variegato, le coste frastagliatissime ne rendono impossibile un periplo finalizzato a definirne una mappa intelligibile, dovremo essere tutti schierati con Gesù e contro Barabba, ma mio fratello che fa il motoscafista in una città d'acqua giudica le cose e gli uomini della politica guardando dentro al suo portafoglio, mio cognato piccolo imprenditore stipendia (lautamente) un commercialista che gli indica ogni forma di elusione praticabile, di evasione possibile e di condono mensile garantito dal governo che ha contribuito ad eleggere, dunque i nobili ideali non albergano nelle menti di molti miei concittadini.
La folla plaudente indica a Pilato il Barabba delle menzogne sulle tasse tagliate e ricchezze diffuse per tutti; non sanno neanche farsi i conti in tasca, mettere insieme i tagli alla sanità voluti dai questo governo e i maggiori costi che ne derivano per i cittadini, calcolare le maggiori imposte e tasse sulle bollette e le case che i Comuni e le Regioni si apprestano a imporre alla faccia del federalismo sbraitato dai leghisti, come pensare che siffatti concittadini siano sensibili a ideali un poco più alti quali la lotta alla corruzione e all'affarismo privo di scrupoli, uno Stato equo, forte e solidale?
L'appello di Claudio Magris agli uomini di buona volontà lanciato dalle colonne del Corriere deve fare i conti con la qualità morale degli italiani sopradescritti. Magris si dice convinto che esistono uomini di destra capaci di pensieri forti, di scatti di reni che li appaiono a quelli della sinistra sulle cose essenziali quali il rispetto delle istituzioni, il senso dello Stato, il buongoverno della cosa pubblica, ma che ci stanno a fare a guinzaglio di Berlusconi questi signori immaginari, perché ne votano i provvedimenti legislativi che salvano lui e Previti e Dell'Utri dalle condanne per reati gravissimi? Che gente é quella che Magris sogna, capace di compromessi con la propria coscienza di cittadini tali da mettere insieme la Franza e la Spagna purché se magna?
Dovremmo smetterla di sognare al centro dello schieramento politico, di pensare che esista una fetta di bravi cittadini che, in buonafede, si sono lasciati illudere dal pifferaio Berlusconi. La visione della cosa pubblica degli elettori della destra si riduce allo spessore del portafoglio, l'Italia é spaccata in due esatte metà, le uniche variabili che decideranno il voto a destra o a sinistra é dato da quelle vecchiette e anziani che, al mercato o negli autobus, confidano ai loro accompagnatori che non sanno che pesci pigliare, un esame di educazione civica e informazione politica prima di accedere al seggio forse gioverebbe al confronto democratico, lo renderebbe intelligibile, al di là dei sogni degli illuministi che scrivono sui quotidiani.

i ‘bulgari’ nostrani

Il 'blob' televisivo dell'altroieri ci mostrava la faccia stravolta di Ignazio La Russa che motivava da par suo la legge 'salva-Previti' in un aula in subbuglio. Parole vergognose, le sue, che sfidavano impunemente il comune senso del ridicolo.
Non era una bella faccia quella del deputato di An, era una faccia rabbiosa, ingrugnita, mi ha fatto venire in mente le fotografie ingiallite degli anni della sua militanza missina, i gagliardetti e i ritratti di Mussolini nelle sezioni, i picchiatori fascisti nelle manifestazioni di piazza, ma quella sua storia di militanza sbagliata é indubbiamente più coerente -seppure non rispettabile- di quella che oggi lo spinge a fornire la sua obbligata manovalanza al miliardario che si é comprato la politica al fine di risolvere i suoi guai giudiziari.
Una maggioranza bulgara, ossequiente ai voleri del capo, ha votato l'ennesimo provvedimento ad personam, determinando l'uscita dalle carceri di una quantità di ladri e deliquenti non per limpida assunzione di responsabilità politica in un provvedimento di amnistia generale, bensì per effetto perverso di un regalo vergognoso, vigliacco, che manderà assolti per prescrizione Previti e Dell'Utri, condannato a Palermo per contiguità con l'associazione mafiosa.
Questa é la qualità politica della maggioranza di governo: Berlusconi ha pagato i suoi debiti con i Rasputin che ne hanno determinato la fortuna imprenditoriale e politica; la Repubblica italiana ha consegnato alla storia una delle sue pagine più vergognose.
Il male cui assisto da anni -da quando il Cavaliere é sceso in campo per restaurare il dominio dei corrotti e corruttori della prima repubblica- non mi emoziona più come un tempo. L'indifferenza é peggiore dell'odio, scriveva qualcuno.
Guardo scorrere i miserabili personaggi pubblici delle cronache politiche sui video delle televisioni come se guardassi una fiction girata all'interno di un girone infernale dantesco.
Roberto Piumini ha riscritto la Divina Commedia aggiornandola coi personaggi di oggi; chissà se nel girone dei merdosi punti da vespe e mosconi si troverà qualcuno dei nostrani bulgari che l'altroieri hanno prescritto i reati dei loro amici e sodali.
P.s.
Chiedo perdono ai bulgari da cui discende la definizione giornalistica 'maggioranza bulgara'; credo che il confronto con i tempi di Ceausescu direbbe che c'era più dignità personale nell'obbedienza lontana di coloro di quanta ce ne sia nei nostrani epigoni di vergognose obbedienze aziendali.

stelle di natale

Le stelle di Natale sono uno dei riferimenti delle cosidette 'feste' che tanto ci affannano e ci stressano invece di consolarci. Stress e affanno da regali obbligati, viaggi necessari, relazioni sociali imposte da tradizioni che si sono rotte, ma hanno una forza inerziale tale da condizionare chi, per le vicissitudini del suo presente, vive un momento di solitudine. Maledette feste, benedette feste.
Le stelle sono tante, si sa, le vediamo occhieggiare nei cieli notturni di queste giornate limpide invernali, lo dice anche la pubblicità di un noto salame; lo dice, buon ultimo, quella di un gioco 'gratta e vinci', stelle-mondi sconosciuti, visioni che impaurano per la vastità cosmica a cui fanno pensare e ai destini nostri di esseri (im)mortali, ma sono banalizzate senza ritegno da pubblicitari di bassa lega che strapazzano i miti che informano la nostra umanità.
Dovremo curarci di più del senso delle stelle perché rischiamo il nonsenso delle vite nostre; la stella che ha indicato la via ai magi d'Oriente, informati della nascita del dio-bambino, é la stella dei viaggiatori che hanno circumnavigato l'Africa per la prima volta alla ricerca di terre e popoli sconosciuti; da loro viene l'incontro-scontro di civiltà e, insieme, le opposizioni-incomprensioni, le guerre, i genocidi.
Dalle stelle alle stalle: la politica di casa nostra si muove sulle coordinate di sempre, navigazione a vista in era di navigazione satellitare, gli scogli sono sempre quelli e le stelle polari che indicano la via maestra, si sa, non usano più.
Il presidente del consiglio, il molto onorevole cav. S. Berlusconi, ha portato a termine il compito per il quale si era impegnato in politica: l'intimidazione dell magistratura ha prodotto i suoi effetti di impunità del potente di turno.
Il clima ambientale indotto dalle minacce di irregimentazione – a Palazzo Chigi le chiamano 'riforma dell'ordinam. giudiziario' – ha indotto i giudici di Milano ai miti consigli previsti dai fidi avvocati.
Interpretazioni seducenti e diplomatiche di una giustizia che dovrebbe essere uguale per tutti sono diventate attenuanti generiche concesse per il reato più grave che si possa commettere in democrazia: la corruzione di giudici.
Ne é conseguita la prescrizione del reato.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora e produce, evade, giudica, uccide (camorra, mafia); un'Italia innamorata dei Barabba che tutto promettono, in primis la riduzione delle tasse. Poco importa a Berlusconi e compagnia osannante che il poco risparmiato dell'Irpef se lo mangino le bollette più care, il prezzo stratosferico della benzina e l'aumento del costo dei servizi sociali causa il taglio dei trasferimenti dei fondi agli enti locali
Controllate le bollette del gas, dell'acqua, dell'Enel, cittadini, i nuovi estimi catastali, la qualità della scuola dei vostri figli, lo stato degli asili nidi e delle istituzioni culturali, lo stato dell'ambiente e del paese, poi giudicate, si vota fra un anno e mezzo circa.

di chi é a mercede

Sono andato a leggere il significato della parola mercenario, é tornata di moda da un po' di tempo in quà, deriva da mercede, genitivo latino mercedis, 'chi presta la propria opera per denaro o, nel suo operare, agisce per un interesse prevalentemente economico' recita il curatore, é quello che ha detto il buon Prodi nel suo rientro in politica, solo una sottolineatura di diversa idealità politica con chi, di contro, supporta il lavoro politico con il volontariato. I botoli ringhiosi della destra giornalistica e parlamentare, però, lo hanno azzannato ai polpacci tutti insieme come un cinghiale.
Ha colpito al cuore quella sua notazione tranquilla; vi é dunque un segreto senso di vergogna e rabbia nei politici e giornalisti e portavoce e portaborse al servizio del miliardario al governo per quel loro 'operare per interesse prevalentemente economico' o di vantaggio personale qual che sia? Il senso della dignità personale, a quanto pare, non é morto, ma vive e agisce sotto ai sedimenti della vergogna per le cattive azioni che avviliscono le vite e il senso dell'essere uomini e cittadini.
Verrebbe da dir loro, ai mercenari della politica, che non c'é troppo di male nell'essere al servizio di un padrone, a busta paga di un capo aziendale che ha inventato il 'partito di plastica' ed é 'sceso in campo' per cavarsi d'impiccio dai suoi guai giudiziari, che ha portato di peso nel parlamento della Repubblica i suoi più fedeli consiglieri aziendali e i suoi avvocati strapagati perché gli suggerissero le leggi più acconce relative al grado di giudizio dei processi in cui é implicato.
Mi é venuto da ridere -un riso amaro- ascoltare in tivù il Ghedini-occhio-di-triglia, dire con impudente tranquillità che la requisitoria dell'avvocato dello Stato contro Berlusconi nel processo che lo vede imputato per corruzione di giudici era una requisitoria politica; che ci fa lui in parlamento a fianco di chi gli paga la parcella?
Il problema, quindi, é l'idea che abbiamo della politica, del nostro essere cittadini delle Repubblica. Davvero vogliamo continuare ad abitare questo inferno dove i soldi di un maledetto miliardario si comprano il senso del nostro operare, riducono tutto a mercede, interesse personale e di bottega? A questo abbiamo ridotto la nostra idealità più profonda relativa alla 'cosa pubblica', alla moralità che dovrebbe guidare i nostri comportamenti privati e pubblici?
E' questa la domanda giusta che si dovrebbe porre a coloro che di tutto parlano e discettano per dimenticare e far dimenticare a chi gli ascolta che il loro 'spirito di servizio' di amministratori della cosa pubblica é, invece spirito aziendale, obbedienza aziendale. L'Italia del terzo millennio é un'azienda in disarmo, offerta al peggiore acquirente coi suoi condoni fiscali tombali, edilizi, previdenziali e le leggi fatte per esclusivo interesse del capo, l'Europa ci biasima e ce lo ricorda ad ogni pie' sospinto, ma sembriamo sordi e ciechi. Ditemi che mi sbaglio, che sono un maledetto pessimista.