Archivio mensile:novembre 2004

rapine e pensieri

Ho appena incontrato la direttrice della filiale della banca di cui sono stato cliente, correva dietro a una persona, un ladro, l'avevano appena derubata, ho trovato curiosa la sua risposta individuale di correre dietro al malvivente, niente fughe con macchine veloci in questa città, si fugge a piedi o in motoscafo, chi gliel'ha fatto fare di prendersela come un fatto personale, poteva denunciare la rapina, risparmiarsi l'accollo personale, tanto pagano le assicurazioni.
Confesso di avero pensato 'ben gli sta', riferito alla banca, naturalmente, non alla persona; l'altr'anno ho rinunciato ai loro servizi per il costo eccessivo di un conto corrente tra i più economici, ho un reddito da pensione, sono tempi di consumi ridotti questi in cui viviamo, anche le centomila lire 'del vecchio conio' possono fare una differenza, un regalo di natale, e tuttavia mi sono vergognato del mio pensiero di indiretta rivalsa sui moderni usurai, sono troppo buono?
Berlusconi ha ridotto le tasse, dicono. Il contratto con gli italiani che ha stipulato in tivù, a 'Porta a porta', prevedeva una sola aliquota: 23% per tutti, ne hanno previste quattro più un contributo di solidarietà, neanche i dorotei d'antan avrebbero fatto peggio e tuttavia c'é stato un rimbalzo sui sondaggi d'opinione.
Mi sono fatto due conti: col mio reddito non ci guadagno nulla; di più: coi tagli alla sanità e al pubblico impiego -la cosidetta 'spesa pubblica'- le mie condizioni economiche peggiorano alquanto, poi ci sarà il surplus degli estimi catastali riveduti e corretti e i federalisti della mia Regione mi tasseranno da par loro sulla bolletta del gas o in altra forma occulta o palese, l'aumento delle tasse sulla raccolta dei rifiuti, l'aumento delle bollette e via elencando, chi sono quelli che hanno decretato il successo della manovra fiscale del governo? Tutti ricchi ed egoisti, indifferenti ai maggiori costi e tagli alla sanità? Gente che può pagarsi la sanità privata grazie ai risparmi consentiti dalla robusta evasione fiscale cronica e recidiva? Ma li mandano i figli a scuola costoro? Usufruiscono degli asili nido che si stanno privatizzando vieppiù per mancanza di fondi? Percorrono le strade pubbliche che richiedono costante manutenzione, portano i bambini ai giardini pubblici? Che razza di società stiamo plasmando, cittadini?

stelle e caverne

Si tratta di un fatto complesso su cui si sta svolgendo in questi anni nostri una approfondita riflessione. Parlo della democrazia, ancora una volta, quella cosa per la quale vi é chi dà la vita nel tentativo di esportarla, se vogliamo credere a quello che dicono gli americani, il loro presidente in testa che l'ha esportata in Afghanistan, domani in Iraq e poi chissà dove, i posteri diranno se c'é riuscito, se in quelle contrade islamiche il nuovo sistema durerà oltre questa generazione.
Perché é la storia la misura delle nostre aspirazioni e realizzazioni di uomini del terzo millennio che abbandonano le caverne delle origini perché aspirano alle stelle.
La democrazia, per come la conosciamo, data da pochi decenni, é una creatura fragile; é ancora bambina e l'abbiamo trattata come una donna matura, l'abbiamo snobbata, delegata ad altri noncurandola, lasciata marcire nelle mani dei cosidetti 'professionisti della politica'. L'Ucraina di oggi ci racconta che c'è chi pretende di piegarla ai suoi voleri di nuovo tiranno, gli antichi greci e i romani sapevano come fosse facile, troppo facile, transitare dalla democrazia alla tirannide.
Per gli ucraini é importante scrivere una storia nuova, fuori dall'orbita grande-russa, ne va della vita e della speranza; così é stato per i cecoslovacchi della primavera di Praga, quelli di Dubcek e del socialismo dal volto umano, ricordate?
Nel dopoguerra la democrazia é parsa la panacea di tutti i mali, uscivamo da una guerra terribile, mondiale, i cui protagonisti primi erano dei tiranni; nazionalismi assassini e sogni di comunismo immaturo sembravano contenere ogni vita e sogno dei genitori nostri, hanno scritto una storia bruttissima che si é mangiata anche la più debole fiammella di speranza di un futuro migliore. E tuttavia la storia non finisce, é come l'araba fenice, rinasce dalle sue ceneri e ognora ci illude di poter scrivere una storia diversa.
Ho cinquant'anni e non ho combattuto guerre, é già buono, però c'é stato il Vietnam, la Cambogia di Pol Pot, la dissoluzione della Jugoslavia, ho molti sogni infranti, ma constato di essere un privilegiato della storia nuova, malgrado la democrazia ci abbia illuso di se senza convincerci della sua assoluta bontà: un bene per cui valga dare la vita, come si apprestano a fare molti ucraini in queste ore…

C'é bisogno di un pensiero forte perché il bene del governo di popolo duri e mostri di essere sistema di governo vitale.
In Italia si é dimostrato che un miliardario in affanno per i suoi guai giudiziari si é comprato la democrazia, ha fatto eleggere in Parlamento una quantità di suoi dipendenti aziendali e i suoi avvocati difensori dei pochi processi che ha ancora pendenti e dei molti che gli é riuscito di mandare a monte con apposita legislazione. Non gli é riuscito di sbancare il sistema, ma potrebbe farcela con un secondo mandato, ha già iniziato a intaccare la Costituzione della Repubblica e gli istituti di garanzia, speriamo che l'organismo malato reagisca al vaccino-Berlusconi, come preconizzava Indro Montanelli.
E' la stessa struttura del governo di popolo a mostrare le crepe profonde: basta che un populista qualsiasi gridi la sue illusorie promesse nei comizi televisivi e una folla di popolo lo segue come col pifferaio magico della fiaba. Troppi cretini alle urne, scriveva icastico un giornalista satirico, forse non é così e tuttavia il risultato avvilente é là, nella Roma ladrona pullulante dei leghisti d'antan, oggi fedeli servitori dell'abborrito padrone pur di portare a casa il piatto di lenticchie di un federalismo pasticciato e dai costi economici esorbitanti.
Urge un finale diverso, forse un sistema di governo diverso. Propongo un governo di saggi, di grandi vecchi che sanno distinguere le velleità dalle illusioni. Un governo di saggi di ogni parte politica che garantisca la democrazia e l'attività legislativa affidata a un pugno di ragionieri valenti e giovani economisti presi dalle liste di collocamento previo un esame parauniversitario. Funzionerebbe meglio, secondo voi? Di sicuro allevierebbe la disoccupazione e potremmo permetterci di pagarli molto meno degli attuali inquilini dei palazzi del potere 'democratico'.

mamma li turchi

La Turchia é una nazione rimasta muta per anni nel dibattito che si fa in Europa sul futuro dei popoli e delle nazioni, un mondo chiuso, ripiegato su se stesso e sulle mute grandezze del passato, quello della dominazione ottomana nell'Europa centrale e mediterranea addirittura censurato per tema che fantasmi ancora grondanti di orrore aleggino nelle menti di coloro che devono decidere se includerla nell'area europea di libero scambio, se non quale membro a pieno diritto delle nazioni che aspirano a costituire un'Europa politica.
Ho sott'occhio una fotografia di un vecchio contadino di Samos di inizio secolo, la vendono come cartolina nei negozi dell'isola, in testa ha avvolto uno straccio che da forma a un turbante, vestivano così allora e, per la verità, molte altre fotografie dell'epoca, viste nei musei isolani (Samos e altre isole greche sono a un tiro di schioppo dalle coste turche) dicono che vestivano (e mangiavano e festeggiavano) alla turca: pantaloni larghi per gli uomini e le donne, cuffiette variamente colorate con fronzoli che ricadono all'ingiù, ornamenti sulle giubbe e intarsi sui manici dei fucili già visti in occasione di una mia visita in Turchia di oltre vent'anni fa.
Una dominazione di secoli non passa inosservata, lascia molti segni; si dice 'fumare come un turco' ma i greci non fumano di meno, nei kafeneion si ordina un caffè alla greca, ma da noi lo dicono 'alla turca', é quello che sul fondo della tazza disegna i destini degli uomini che l'hanno bevuto, molti dolci impastati col miele hanno il sapore di uguali impasti anatolici.
'Mamma li turchi' é un'espressione oggi giocosa, ma nel viaggio nel tempo che si facesse ci mostra l'orrore degli sbarchi in armi sulle isole e nel continente, le predazioni, gli stupri delle donne, le impalazioni dei ribelli e dei resistenti, l'educazione dei bambini sopravissuti nelle scuole coraniche, le abiure religiose e il fuoco della rivolta nazionalista che cova sotto la cenere dei secoli.
La dominazione ottomana non era forse maggiore di altre nella ferocia dell'imposizione di un suo ordine e della civiltà che lo disegnava, ma é 'altra', per la verità prima e ultima cui dice di attingere, l'Islam delle guerre sante, Occidente e Oriente, Asia e Europa, oggi sappiamo che esistono precise compatibilità e limiti nell'interscambio tra culture e religioni, la cultura della morte dei kamikaze imbottita di tritolo é figlia della disperazione sociale, ma trova innesco e miccia negli assunti ambigui del verbo religioso islamico.
E' curioso questo periodo di tempo in cui viviamo, assomiglia a un medioevo di ritorno, le religioni la fanno da padrona nel gioco caotico dei conflitti tra gli uomini, in America gli evangelisti e le altre sette di derivazione cattolica hanno eletto Bush, l'inetto, il guerrafondaio per il solo fatto di essersi schierato contro l'aborto e le coppie gay, l'Islam delle guerre sante é tornato a insidiare l'Occidente mercantile e industriale del terzo millennio, solo il cattolicesimo sembra aver messo la sordina alle sue pretese di egemonia sociale, ma in Spagna si prepara a far vedere i sorci verdi a Zapatero-l'ardito, il 'fondamentalista laico' (sic). C'é un grande caos sotto al cielo, diceva il presidente Mao tse dong ai tempi suoi, la situazione é, dunque, eccellente.

Mars attack!

Gianfranco Fini si sente già ministro degli esteri in pectore e va in Afghanistan a dire ai nostri soldati che siamo fieri del loro ruolo di operatori di pace, ci risiamo, i toni sono quelli di sempre delle destre al governo, le argomentazioni deboli ma non importa; a Fini importa affermare un concetto, propagandarlo, che corrisponda a quanto avviene 'sul terreno' non ha alcuna importanza e quanto avviene sul terreno dell'Afghanistan é che non c'é pace e concertazione tra le tribù, il fuoco cova sotto la cenere, le elezioni sono state contestate da tutti, Barzai a parte, la democrazia é imposizione straniera, i più la vedono come il fumo negli occhi, le donne girano ancora con il burqa, non sembra che pace e democrazia abbiano prodotto cose visibili a occhio nudo, domani chissà.
Abbiamo perso le elezioni in America, non ci hanno lasciato votare, ne andava dei destini del mondo, ma il mondo é stato escluso, la pancia dell'America ha voluto Bush, l'uomo della fiaba della capretta, l'espressione vagamente ebete e compiaciuta di chi ha il ruolo del portavoce di un gruppo di persone, i 'neocon', che ha le idee chiare, chiarissime, vogliono dare una lezione all'Europa scettica e riottosa, mettere l'Iran della bomba atomica con le spalle al muro e la Corea insieme (sarà vero o é l'ennesima bufala delle 'armi di distruzione di massa' di Saddam?); vaste programme, diceva ironicamente De Gaulle che di grandeur se ne intendeva, basterà un'America isolata e invisa al resto del mondo a realizzarlo?
Abbiamo, dunque, prospettive di conflitto continuo, il mondo é avvisato, é la terza guerra mondiale dicono di là dell'Atlantico, se si mettono insieme i morti causati dalla follia imperialistica americana nell'ultimo cinquantennio siamo alla quarta o alla quinta, prima la crociata contro il comunismo, adesso gli stati canaglia e il terrorismo, non c'é un modo più intelligente, meno macellaio di gestire i conflitti sul pianeta?
La pancia dell'America ha votato in difesa, una difesa confusa di 'valori' religiosi e di timori per la sicurezza interna, evangelici e contadini dell'America profonda ci hanno scodellato l'immonda pietanza di un conservatorismo macellaio che rifugge dall'intelligenza sulle cose e diffonde per ogni dove del pianeta i virus della violenza cieca e sorda insieme agli ogm con diritto esclusivo di brevetto e conseguente distruzione delle colture tradizionali.
'Buongiorno America', titolava il Manifesto la mattina degli scrutini favorevoli a Kerry, ma poi 'Buonanotte America', una notte nera senza sogni, come quella scelta dai comandanti militari per bombardare Baghdad il primo giorno di guerra con le bombe intelligenti che uccidono i civili.
Mars attack, l'America é in guerra. 'Putain', ha titolato un settimanale francese l'indomani dell'elezione del petroliere Bush, ancora quattro anni di dolore e avvilimento per il pianeta terra.

la storia che vogliamo

Ho sott'occhio un articolo che parla della poesia di G. Raboni, 'l'angoscia raccontata in versi' si intitola, la mia angoscia é in prosa, invece, e riguarda l'evento di cui tutti parlano, Bush o Kerry, non é soltanto una questione di uomini e programmi e partiti contrapposti, in ballo é l'idea di democrazia, la pratica della democrazia, le ultime notizie dicono di un risultato incertissimo, di contestazioni, domani forse uscirà fuori la parola che nessuno ancora pronuncia: 'brogli', quattro anni fa in Florida ci sono stati, un vittoria usurpata, un furto di potere, i democratici incassarono il brutto colpo per amore e rispetto delle istituzioni fondanti la repubblica, ma oggi vigilano e non fanno sconti, così va bene, un figuro di quella fatta alla Casa Bianca é tragedia troppo grande per lasciarla andare alla sua fine, ci riguarda tutti, è il destino del mondo che si gioca laggiù.
Il paese che vuole esportare la democrazia nel mondo non ha chiaro come si amministri in casa propria in assoluta trasparenza, ci sono zone grigie della grande democrazia americana in cui brutti ceffi possono nascondersi e mettere in atto i loro 'dirty triks', giochi sporchi, la lobby imperial-militare che oggi sostiene George W. Bush in passato si é macchiata del crimine più grande: ha fatto uccidere un presidente in carica, JFK, e, più tardi, il fratello Bob, candidato democratico e presidente annunciato, chi vuole il potere non esita a ricorrere al crimine di Caino.
Ne va della democrazia di tutti, dell'idea stessa di democrazia, gli elettori americani lo hanno inteso perfettamente, sono andati a votare in massa, non si vedeva da decenni, deludere le attese, le speranze di chi ha votato significa accettare l'evidenza che le manipolazioni sono all'ordine del giorno, che la democrazia é solo una parola ridicola, sui muri di Venezia un francese ha scritto 'La democratie? Une bonne blague.' la democrazia é uno scherzetto, non diamogli ragione, vigiliamo, esigiamo che il voto da noi espresso sia conteggiato bene e si unisca e tutti gli altri uguali a lui, ne va del senso della storia che stiamo scrivendo collettivamente, la storia che vogliamo migliore.

fratelli e sorelle

Mia sorella mi manda degli sms sintetici e un po' aulici, aulicità involontaria la sua, deriva dall'uso della parola 'fratello', la si usa sempre di meno, l'abbiamo lasciata in appannaggio esclusivo ai preti che nelle messe ci ricordano come dovremmo esserlo tutti, figli tutti di un Dio amoroso che tutto comprende e nel suo destino di eternità ci comprende.
'Caro fratello, come stai?' mi chiede Livia, le rispondo 'bene, grazie, sirocchia', vuol dire sorella, é un termine ottocentesco, mi fa ridere, ma é un modo per risponderle a tono e bearmi della condizione di consanguinei e dell'affetto speciale che ne consegue, non sempre, in verità, alcuni fratelli e sorelle vivono lontani e non si cercano, altri litigano ferocemente nell'unica occasione d'incontro che si offre loro, la morte del genitore, la spartizione di ciò che resta delle ricchezze di famiglia, so di gente che ha maledetto il fratello e la sorella accusandoli di aver rubato la loro parte, com'é fragile l'idea sottesa alla parola fratello.
In tempi messianici della parola 'fratello' si abusava, S. Francesco commuoveva i suoi contemporanei col suo universalismo fratesco e sororale, tutte le creature, bestie comprese, erano incluse nell'abbraccio panteistico, perfino 'sora nostra morte corporale' perdeva le orribili fattezze di assassina e si accostava al capezzale come una pietosa sorella incaricata di una liberazione e di un annuncio di prossima gloria in Cristo.
Se si va in là nel tempo di qualche millennio si scopre che la condizione tribale ci affratella per davvero: Sem Cam e Jafet, sono i figli leggendari di un lontanissimo patriarca comune e il loro andare per continenti diversi e figliare ha differenziato le razze, i popoli, le religioni, le culture, uno studioso afferma di poter dimostrare che solo settanta famiglie in antico costituiscono la base di partenza di razze tanto diverse ed etnie differenziate nei secoli, quindi si può fare, si può tornare a pensare in termini di fratelli, lontani quanto si vuole, ma fratelli, islamici compresi, malgrado le presenti opposizioni e babele di lingue.
'Sto bene, sorella, che piacere sentirti, tu stai bene?' ho scritto ieri sul video del mio cellulare. 'Ti voglio bene.' mi ha risposto.