Archivio mensile:settembre 2004

il mondo che cambia

Il bar nell'angolo si é rimodernato da tempo, ma non l'ho mai osservato con attenzione. E' l'unico aperto stamattina, per questo ci sono e bevo un caffè eccellente. Nessuna macchina in transito e solo pochi autobus sonnacchiosi. Facevo i turni di mattino presto quando ci venivo quindici anni fa, il barista era più snello, biondo, oggi é grasso, i capelli bianchi diradati, solo l'espressione é immutata, un non-espressione, una sorta di maschera fissa come quella che indossavano gli attori della commedia greca. L'aria é frizzantina, il temporale di stanotte ha rinfrescato un'estate che dura, da un finestrino aperto entra un vortice che mi costringe a spostarmi, salgono degli extra-comunitari, parlano tra loro con l'intensità e una gioia di esserci e trovarsi che mi ricorda quella dei nostri proletari anni sessanta, c'é sempre un sud più a sud nel mondo e qualcuno che sta più in basso nella scala sociale.


La città addormentata mi si mostra come la quinta teatrale di una rappresentazione che va a iniziare: molti i gym-center e slim-center, l'opulenza del terzo millennio ci costringe a dimagrire, fortuna che non ho di questi problemi, sono pigro, fare ginnastica mi annoia eppoi l'iscrizione a quei cosi costa un sacco, i giornali sono pieni di lamentele sul costo della vita, i salari bassi, l'inflazione che arramba e i consumi che ristagnano, ma qui si va avanti a badanti e slim centers, si noleggia un film diverso a sera, le poste propagandano il loro modo di invio all'estero delle rimesse degli emigranti, abbiamo incluso persino i nostri sottoproletari d'importazione nella catena economico-finanziaria, che si vuole di più?


Le imprese decentrano le produzioni all'estero dove la manodopera costa meno, il capitalismo fa un salto ulteriore, colonizza il terzo mondo e vi porta sviluppo, é il modo giusto per fermare l'esodo dei miserabili, ma ci vorrà del tempo perché le carrette del mare smettano di fare naufragio sulle nostre coste. Tutti i grandi processi di cambiamento epocale comportano disordine e hanno prezzi da pagare, é il bello del vivere, malgrado le tragedie individuali che comporta, ma il quadro generale non é poi così nero, l'Islam assassino finirà prima o poi, i diavoli che si sono scatenati rientreranno nei loro inferni, l'umanità continua la sua marcia verso le stelle e abbandona le caverne delle origini, un qualche disegno intelligente ci deve essere, scriveva Borges, una tale complessità di eventi e cose e persone che si cercano, amano, odiano, non può concludersi banalmente nel buio anonimo della morte universale.

il popolo sovrano

La sorpresa di molti diventa sdegno e quelli che di sondaggi si sono nutriti fino a ieri, felici di esserne premiati, oggi si stracciano le vesti. Di che si tratta? Il direttore del Tg2, tale Mazza, porterà oggi al Parlamento della Repubblica gli esiti sorprendenti di un suo sondaggio ‘on line’ in cui si mostra come il 4% dei nostri connazionali considerino i kamikaze delle varie nazioni in lotta contro gli occupanti dei martiri e il 9% degli eroi o viceversa. Cambiati i fattori il prodotto non cambia, qui c’é di che cambiare la testa agli italiani, sembrano pensare i commentatori, specie quelli legati alle scelte di belligeranza della maggioranza di governo. Mi viene in mente la storiella di quei membri di un qualche governo che, non godendo della fiducia del popolo, pensavano per rivalsa di dimissionare il popolo fellone. Ma il popolo é sovrano e un 13% di persone che, invece di indignarsi e di gridare al terrorista e all’assassino come si fa nei dintorni di Montecitorio, pensano che si tratti di martiri e di eroi perché ci mettono del loro, le loro vite, i loro corpi, é cosa che fa accaponar la pelle. Dispiace per i capponi, ma una qualche serie di robuste ragioni ci deve essere se un altro sondaggio di qualche tempo fa mostrava come in Europa fosse fortissima la convinzione che la causa della destabilizzazione nel vicino oriente fosse la cattiva politica di Israele, la sua occupazione illegale dei territori.Quelli (gli islamici) sono altre persone, duri, tosti, altro che noi mollicci come il burro, dice a un dipresso Ferrara & C. su ‘il Foglio’, quotidiano indipendente. Hanno una cultura impermeabile alle nostre ragioni, ferma all’epoca in cui sono state varate le religioni in cui credono, praticamente tribali, sono gli eredi di popoli nomadi pastori e lo sgozzamento delle nostre vittime innocenti é memoria orribile dei riti e sacrifici dei capri offerti sugli altari. L’occidente ipertecnologico degli aeroplani che lanciano le bombe intelligenti e vincono le guerre dall’alto, ma le perdono una volta scesi a terra, si mostra inerme come quei capri delle mandrie dei nomadi e alla luce di ciò appare ridicolo l’appello di quelli de ‘il Foglio’ di ‘fare politica’ laggiù intendendo guerra. La guerra é la continuazione della politica con altri mezzi, é il loro pensiero, ma qui i mezzi scarseggiano, gli americani sono in affanno, il caos iracheno é fuori del loro controllo, l’Onu si é defilata da tempo, l’Europa sta a guardare una guerra non sua, una politica non sua e gli esiti sono prevedibili. Il Vietnam non é bastato, la politica di potenza degli americani ha bisogno di altre batoste perchè la storia diventi maestra di vita.

sonorità

Il cane del mio vicino abbaia in un modo allarmato, come per l’avvicinarsi di un pericolo, quando ascolta certe sonorità dodecafoniche dei concerti di radio tre che si espandono – pur se discrete- fuori delle mie finestre. Non ho mai provato a fargli ascoltare il rap o il funcky (non so bene che cosa sia), può darsi che quelli li apprezzi, deve essere un cane postmoderno. Anche noi siamo soggetti a reazioni particolari posti di fronte a certune sonorità, quelle dei martelli pneumatici e delle ‘flex’ dei lavoratori dell’edilizia mi mandano in bestia, fossi un cane ululerei di dolore, il cervello é colpito in un punto sensibilissimo; non capisco perché mai nessuno abbia pensato a martelli pneumatici e flex insonorizzati, (per i motori dei vecchi compressori ci sono riusciti) lo proporrei per un ‘nobel’ alla quiete e al benessere tra concittadini. Una sonorità particolare é venuta meno, da qualche tempo in quà: quel rauco abbaiare alla luna di un ministro della Repubblica che aveva in testa la secessione come programma minimo e la devoluzione quale briciola di un suo delirio privato. Berlusconi l’aveva giocoforza incluso nel suo governo, l’ha sostituito un suo simile, che s’ha da fa’ pe’ campa’ fuori delle patrie galere.Ma vi é un’altra sonorità di questi nostri tempi grami, viene dall’Iraq della guerra privata di Bush contro un suo incubo, parla di Simona e Simona, per la verità é un silenzio preoccupante che fa impazzire i genitori e gli amici e tutti color che hanno a caro ciò che ha apparenza di un bene altruistico. Simona e Simona, ripetono i giornalisti di tutte le testate, é la colonna sonora del nostro dramma nazionale, chissà se avrà una sua nota di diapason da qui a breve, ne dubito, da quel buco nero della nostra storia recente vengono solo emanazioni negative, bisogna attraversare il male assoluto per avere conoscenza di mondi migliori?L’Islam dei tagliatori di gole é vicino alle predizioni profetiche degli appartenenti alle tribù dei nomadi pastori. Anche la nostra religione, la cattolica, promana da quelle. Secoli di scismi ed eresie e scontri epocali con l’evoluzione scientista l’hanno ridotta a più miti consigli; oggi i monsignori amministrano il ‘mistero’ religioso come un patrimonio privato, milioni di fedeli garantiscono la loro sopravvivenza, hanno ancora teste di ponte nel parlamento e nel governo e gli riesce di far approvare pessime leggi sulla procreazione assistita, ma l’Europa degli Stati, (se dio vuole?) garantisce il dissenso e la disubbidienza. Giorno verrà che un nuovo scossone abbatterà il sistema tolemaico in cui i nostri si immaginano spiriti rotanti degli Empirei intorno alla Luce. Oppio dei popoli, diceva Marx delle religioni, magari fosse! i fumatori d’oppio giacciono sonnolenti con accanto le pipe nei luoghi del loro abbandono, i tagliatori di gole, invece, agiscono impuniti e si dicono ispirati da Dio nei loro crimini. Prima di loro sono stati quelli che accendevano i fuochi dei roghi dell’Inquisizione sotto ai corpi innocenti dei dissenzienti. Veleno delle menti, non oppio. Le pretese di verità assoluta accecano i folli propugnatori.

la menzogna iniziale

…il falso continuo al quale siamo sottoposti da un’amministrazione americana condannata a mentire di fronte all’enormità della menzogna iniziale, se non vuole perdere il potere. Solo che questa volta il falso é diventato visibile come il sangue di un uomo sull’obbiettivo di una telecamera. V. Zucconi. ‘morte di un reporter in diretta tivù’ – ‘la repubblica’ 13/09/04Da tempo vado sviluppando una serie di riflessione relative ai buchi neri della democrazia, il sistema di governo che ci illude di un autogoverno che non é tale per niente. Una domanda é: eleggiamo al Parlamento della repubblica persone rispettose del mandato ricevuto dagli elettori? Credo che non si trovino in giro troppe persone in grado di rispondere affermativamente. Qualche politico di razza dirà che il rapporto tra delegato e delegante va sempre considerato in maniera dialettica, ma temo che sia un modo elegante per dire che il governo di popolo é un’aspirazione destinata a frustrazione perenne. La democrazia é il meno peggio tra i sistemi di governo, diceva qualcuno e va bene, che Bush e Blair abbiano cercato di esportare una cosa così avvilente in Iraq al prezzo di migliaia di vittime innocenti é cosa che farà riflettere i posteri, oltreché i presenti e vivi.Bush e altri della sua amministrazione avevano le mani in pasta nell’affare Enron, lo ricordate? ci hanno guadagnato dei bei soldi, alla faccia della specchiata onestà che dovrebbe connotare chi si incarica di governare un paese; Michael Moore aveva troppa carne al fuoco da cucinare nel suo film ‘Fahrenheit 9/11’ per metterci dentro anche le rivelazioni scottanti che la stampa americana si é affrettata a seppellire all’epoca. Scrive Arundhati Roy, l’autrice del bel libro ‘il dio delle piccole cose’: ‘negli U.s.a. c’é una legislazione avanzata sulla stampa libera, ma lo spazio in cui viene esercitata é venduto al migliore offerente. C’é un consenso manipolato (…) l’intreccio perverso tra mass media, alta finanza e tribunali fa si che oggi crediamo di vivere in un regime di libertà e invece siamo richiusi in un manicomio.’ Aveva anche scritto una frase piuttosto forte: ‘la democrazia é la puttana del mondo libero’ e lo motivava così: ‘Il neoliberismo ha imparato a minare le basi della democrazia; rosicchiata dall’interno é diventata solo un guscio vuoto.’ Mi sento di sottoscrivere queste sue affermazioni. Una democrazia formale ci governa, basata sulla menzogna palese delle promesse elettorali che non si manterranno; negli U.s.a. vota poco più del 37% degli aventi diritto e un presidente eletto da così poche persone assumerà decisioni tanto gravi da condizionare le politiche di molti altri governi e paesi, una politica imperiale che non si discute, ma si subisce. Qualcosa di perverso é contenuto nella parola ‘democrazia’; c’é del marcio in Danimarca, diceva Amleto, credo ce ne sia di più oggi nei dintorni e oltreoceano.

una certa idea del nascere e del morire

Ho una mia idea del nascere e del morire: si nasce per vivere bene, si muore in un modo sconosciuto, se lo sapessimo in anticipo non sarebbe vita, non faremmo che pensare a quel momento preciso, incubo di ogni nostra notte. Ci sono modi di nascere nuovi, evviva, la nostra umanità si arricchisce per via di scienza, parlo della procreazione assistita, una pessima legge dello Stato in cui viviamo ha imposto condizioni abberranti a chi vi ricorre; la politica sovente toppa, considerazioni di piccolo cabotaggio elettorale o lo storico pedaggio politico alle esigenze della curia vaticana hanno prodotto un mostriciattolo che le coppie sterili sono costrette ad aggirare, basta emigrare in paesi di maggiore civiltà politica e sociale, costa di più, ma si fa, viva l’Europa delle opportunità che ci sottrae all’oscurantismo. Si nasce e si muore e di mezzo c’é la vita che ci é data in sorte, per alcuni buona, bella, degna di essere vissuta, per altri, dura, difficile, crudele, ieri ho visto un film: ‘il mare dentro’, ha vinto un premio speciale alla mostra di Venezia, parla di chi non ha più desiderio di vivere, un tetraplegico, la vita per alcuni non é degna di essere vissuta, la morte é una liberazione, non dovremmo impedire a nessuno di morire se questo é il suo desiderio cosciente, il portato di una condizione disumanante protratta troppo a lungo e il sogno di guarire che ti tormenta inutilmente le notti. La battuta più terribile del film la dice il padre dell’infermo: ‘peggio di un figlio che ti muore é un figlio che desidera morire’, andatelo a vedere, insegna più di cento dibattiti e ridicolizza i dogmatismi ecclesiastici.Non so che farei al posto di uno che non ha più speranza, credo che chiederei anch’io di spegnere la fiamma vitale nel modo meno doloroso, il distacco comporta sempre dolore, il film non ci risparmia la visione cruda della morte liberatrice, dalla luce al buio c’é sempre uno shock e viceversa, così é stato all’origine del mondo, così sarà nel ‘big crash’ che se lo mangerà nel suo nulla, il resto é sogno, noi siamo i molti sogni diversi dei nostri giorni solari.

quegli 11 settembre degli anni morti

Sono scorsi fotogrammi esemplari su rai tre concernenti la tragedia dell’11 settembre; l’episodio che mi ha colpito di più è quello della lettera da Londra di un compositore cileno ai suoi amici americani. Un lettera umanissima in cui con toni accorati si evoca un altro 11 settembre, quello del 1976, il bombardamento della Casa Rosada, la Cia americana consigliera e parte attiva insieme ai militari cileni nel massacrare una democrazia legittima e democraticamente eletta, 30.000 morti ammazzati negli anni a seguire dai militari di Pinochet, dittatore voluto dall’Amministrazione di allora, segretario di stato il sorridente professore H. Kissinger -a tutt’oggi persona rispettata, accademico di fama malgrado le sue mani siano lorde del sangue dei cileni morti ammazzati, i fotogrammi storici ce lo mostrano mentre stringe tra le sue quelle del massacratore Pinochet con un sorriso a trentadue denti.Gli uomini che fanno il male, che hanno fatto il male degli altri devono essere spiritualmente attrezzati al compito che si sono assunti, devono credere di essere interpreti del bene supremo – come dice oggi Bush di sé e della sua Amministrazione- per sopportare l’onere di tutti quei morti ammazzati, famiglie distrutte, i figli dei desaparecidos adottati dagli stessi massacratori e cresciuti alla scuola di ‘valori’ degli assassini dei padri. Chissà che domande verranno loro rivolte nella valle di Giosafatte, se un tal luogo esisterà dove si dà giustizia e senso alle azioni malvage e a quelle buone che hanno/abbiamo commesso.Si procede in ordine sparso, ognuno dice le cose che gli passano per la testa, guerra santa per Pera, il signor nessuno assunto alle massime cariche dello stato dopo essere passato per le forche caudine dell’obbedienza forzista -che miracolo ineffabile l’intelligenza piegata agli interessi del potente di turno, l’uomo che si è comprato la democrazia per salvarsi dai processi dove era imputato di nefandezze speciali come quella di aver corrotto dei giudici, ah la prescrizione dei reati, che bella invenzione italica! Sarà anche santa, signor Pera, come le piace ripetere, ma è anche una guerra persa, lo dicono i vertici militari impegnati nelle operazioni in Iraq e in Afganistan, sempre più larghe porzioni di territorio sono in mano ai resistenti, alle bande dei clan sunniti o sciiti, tra qualche anno, quando l’assuefazione relegherà l’Iraq nelle quindicesime pagine dei giornali, i militari americani si ritireranno alla chetichella, nascondendo la mano che ha causato l’assoluto disastro di migliaia di vittime civili tra le popolazioni, l’hanno già fatto in Vietnam, come pensate che vi amino e vi stimino da quelle parti, cari amici americani. Chi semina vento raccoglie tempesta: è proverbio di ieri e di oggi, ma gli uomini sciocchi e malvagi che ci invitano a ‘combattere il terrorismo con la forza delle armi’, a fare fronte comune, non lo intendono, prigionieri come sono del loro delirio di potenza; altro male si commetterà, altre vittime sacrificali pagheranno per l’imbecillità di costoro, l’appuntamento è a Giosafatte, la valle della speranza di capire che senso abbia il male e il bene e chi sarà condannato e salvato.

il giardino incantato e altre memorie

Un ponte privato, alto la metà del muro di cinta, collega la fondamenta cieca al giardino incantato. Sullo sfondo del canale é l’isola dei matti, san Clemente, oggi grande albergo a cinque stelle, altro destino di sviluppo non si dà per questa città. Il campanello reca la scritta ‘Gruenen I…. A.G.’, una società tedesca, oppure austriaca, il vuoto non esiste, un tal paradiso doveva transitare per forza nelle mani di qualcuno, se é straniero pazienza, che sia un paradiso lo conferma anche la definizione che sta sotto: ‘giardino eden’, lo si indovina profondo un trentina di metri, lungo quaranta, forse più, flora mediterranea, alberi di altezza media, qualche oleandro, un tirso allato di un porticato, esistono ancora? una corta colonna sorregge la scultura classica di un putto ignudo, che razza di moda usava a inizio secolo: femmine e putti ignudi, una idea stereotipata della classicità, piacerebbe sapere chi erano i proprietari, quelli che hanno venduto, bisognerebbe avviare una ricerca, se se sono andati da quest’eden loro privato una ragione ci sarà stata, ragione forte, soldi o voglia di una vita diversa, non immersa in un silenzio così soave, fitto di trilli di uccelli diversi, le loro vite le immagino sapide, vite da ricchi possidenti, bella gente ammirata dai più eppure preda di una noia esistenziale capace di farli emigrare da qui, cercare gli altrove del mondo, il cimitero di san Michele é pieno di queste storie segrete, é ben vero che sopra il muro di cinta é la torretta di guardia di una casa circondariale, peraltro vuota di custode. Tutto qui parla di vuoto, se non fosse il rumore lontano di una macchina tosa-erba; il giardiniere-guardiano é l’unico vivente di questo luogo, si direbbe, beato lui che si gode l’assenza e il silenzio.Stamattina avrei dovuto esserci anch’io con la delegazione di un’associazione di volontariato a dare solidarietà alle carcerate. Sono arrivato tardi, non si entra se non si é introdotti da chi si é accreditato per le vie istituzionali. E’ un bel posto per scontare la pena di un gesto inconsulto che ha distrutto una vita, c’é silenzio, una chiesa privata si mostra in fondo a un viale, é dedicata a un qualche santo sconosciuto, forse san Marziale o Cosma o Damiano, la Giudecca -isola che ospitò i giudei e ne ebbe nome- ha di questi santi di cui non si sa molto. In generale non sappiamo più molto dei santi, non usano più, le azioni sante e le vite relative sono il ricordo di tempi mitici dove non si rapivano ostaggi-donna, ma i turchi squartavano vivi i loro prigionieri importanti come il doge Bragadin, giusto per dare una lezione memorabili agli abborriti cristiani che sciamavano per le vie d’oriente, stabilendo teste di ponte. Ci ho passato l’infanzia in questi luoghi del silenzio, forse per questo il silenzio é così attrattivo per me. Sull’isola di san Clemente mio padre mi raccontava che vi era stata rinchiusa una sua zia, non sapeva dirmi se era ancora viva, che crudeltà il suo abbandono, mi spaventavo al guardarla cinta di mura sull’orizzonte lontano al tramonto, mi sembrava che un destino di famiglia avrebbe potuto comprendere anche la mia vita, qualcuno tra i sapienti ancora sostiene la familiarità delle malattie mentali, sto alla larga dagli psichiatri perché hanno il potere di imporre il trattam. sanitario obbligatorio.Dietro le cupole del Redentore é una serie di campi e campazzi fitti di case popolari, le ho nel ricordo risonanti di grida di madri contro i figli piccoli disobbedienti o i mariti violenti, oggi sono tutte silenti malgrado le finestre aperte di questo scampolo di estate. A ridosso del collegio dove sono stato rinchiuso per sei anni, l’intera infanzia, hanno costruito case nuove, eleganti: architetti di grido per erigere case popolari, ci hanno messo un’eternità, che rivoluzione nei costumi della politica tanta schiccheria edilizia! Quelle che hanno abbattuto la chiamavano ‘case minime’, il famigerato Campo Marte dove i ragazzini accecavano i gatti con ‘i feri dee ombree’, come cantava D’Amico; quando passavamo la domenica in fila per due, due suore in testa e due in coda, ci correvano appresso dandoci la ‘baia’, per loro eravamo ‘i signorini’, c’é sempre uno che sta peggio di te. Il mio collegio, un reclusorio arioso, fronte laguna, era circondato di giardini e orti; titolava ‘san Giovanni Battista per l’infanzia abbandonata’ era il dopoguerra, lo gestivano le suore Canossiane; madri, le chiamavamo, usava così, madri putative di orfani e figli abbandonati per miseria economica o morale. Parlo con una signora poco più giovane di me, le hanno appena dato la casa nuova al posto di quelle ‘minima’ abbattuta, si ricorda di Sante, l’ortolano -guidati da Koccis facevamo incursione nel pollaio e rubavamo le uova appena deposte- e di Adolfo, il giardiniere dalla faccia tonda e buona, dice che é ancora vivo, che strane memorie di una città strana.

tutti quei ponti

I ponti si fanno per scavalcare un ostacolo che ci impedisce di proseguire: acqua, viadotto, ferrovia, burrone, braccio di mare, dove andavano le due ‘collaboranti’ rapite l’altroieri da un commando iracheno -perfettamente organizzato, ci dicono gli inviati? ‘Un ponte per’ era il nome dell’organizzazione che le aveva accreditate a Baghdad, luogo di furori e orrori, di spiriti malvagi scatenati da apprendisti stregoni ignoranti di alambicchi e pozioni contro il male universale. Lo sapevano dove andavano le due Barbare, sapevano che luogo di martirio era il luogo dove menava il loro ponte eppure ci sono andate, a salvare vite, educare persone, portare brandelli di civiltà occidentale nei luoghi della barbarie fondamentalista. Un’impresa ardua, difficile, rischiosa -includeva la vita il loro sacrificio di collaboranti? No, credo di no, era un rischio calcolato, l’appendice volontaristica a margine di una missione militare che ci si ostina a dire di pace, per quanto le cronache ci dicano che é guerra quella che si combatte laggiù e rincrudisce a giorni alterni.In situazioni normali la Farnesina trasmetterebbe all’ambasciata di Baghdad le istruzioni necessarie per l’esodo dei civili da un luogo ad altissimo rischio, forse lo hanno fatto ieri, in colpevole ritardo, così come in colpevole ritardo molti volontari e collaboranti fanno le valigie e se ne vanno da un luogo dove l’ostilità degli uomini armati fa aggio sulla benevolenza di donne e bambini beneficati dalla solidarietà dei volontari delle organizzazioni non governative. Mi corre il sospetto che la loro permanenza in quel luogo di rapimenti a catena fosse in qualche modo giustificata dall’ambiguità del ruolo dei nostri militari: impongono pace o amministrano una guerra guerreggiata in nome e per conto di inglesi e americani? E non sono in grado di garantire sicurezza a coloro che vengono per offrire i doni della solidarietà disinteressata? Pare di no, a me pareva anche prima di ieri, era una previsione facile da farsi, alla portata di ogni persona sensata e tuttavia le cronache ci consegnano ancora un rapimento, forse non l’ultimo però il primo che ha come ostaggi due donne e questo fa la differenza, é segnale che si é fatto un passo in avanti nella direzione del cupio dissolvi, niente rispetto per nessuno, pietà l’é morta, se mai ce n’é stata un briciolo.’Un ponte per’ resterà come organizzazione caritatevole e solidaristica, programmerà altri interventi nei luoghi del mondo che mostrano di averne bisogno, il ponte che menava a Baghdad, invece, sembra essere stato colpito in pieno, come quello di Mostar, fatto costruire da un Sultano in terra di infedeli. Per secoli il ponte di Mostar ha simboleggiato il difficile transito tra due civiltà opposte tra loro poi le cannonate dei nazionalisti ex jugoslavi lo hanno buttato giù. E’ stato qualche anno fa del millennio che ci siamo lasciato alle spalle con molte speranze e qualche illusione di troppo.

le cose diverse

Mi hanno colpito le cose diverse dalle nostre, come accade quando si viaggia in terre straniere. La scuola di quelle proporzioni, un’enormità la cifra di mille e passa persone che si radunano in occasione dell’anno scolastico che va ad iniziare. Da noi le scuole sono di quartiere, al massimo si parla di centinaia di presenze in quelle più grandi, ma non si dà la tradizione di madri e nonne/i e zie/i e cugini che si assembrano come a una fiera di santo patrono, forse alle elementari, la prima classe che dà inizio a un ciclo, alcune persone hanno mazzi di fiori in mano da darsi alle maestre, da noi maestre e professori, da qualche anno in quà, li trattano a pesci in faccia, sarà l’evoluzione, la destra al potere, la signora Moratti ministro?Ecco, é la cosa diversa che attrae l’attenzione di noi spettatori del villaggio globale e la tragedia, certo, di quelle proporzioni, e tutti quei bambini, il massacro degli innocenti, un’altra pagina nera della nostra umanità da uomini delle caverne, vocati alle stelle -come scriveva quel tale- ma ancora troppo vicini alle caverne da cui proveniamo.Lasciamo perdere per un attimo le ragioni degl’uni e degli altri, nazionalisti ceceni versus i russi occupanti, notando tuttavia che quella tragedia, come le altre che sono state e quelle che verranno, é figlia dell’arroganza grande-russa, dell’ostinata, idiota negazione delle ragioni degli altri che impera lì come altrove nel mondo. Sono le lamentazioni sui montoni che mi hanno colpito e sui tori, sacrificati come in antico sugli altari per celebrare il lutto e dar da mangiare alle folle tribali che accorrono per i funerali. Lamentano quasi tutti i genitori colpiti dal lutto che non basteranno i pochi rubli promessi dal governo per acquistare montoni e tori che bastino ai sacrifici funebri. Come nell’Odissea, come nelle storie raccontate da Erodoto dei popoli della Scizia e della Tracia e di quelle altre tribù più a nord di cui riferiva per sentito dire, viaggiare allora era una fatica.Centinaia di persone accorreranno per ogni funerale che si celebrerà in assenza della salma o con quelle ricomposte a fatica: facce di bambini che si sforzano di fare i morti, tutto é così innaturale, solo due giorni fa era una festa di giochi e saluti e abbracci coi genitori e gli appartenenti alle diverse tribù.Dall’Ossezia colpita dalla tragedia dei bimbi uccisi, viene una storia di tribalità e socialità tutta da approfondire, una voglia di viaggiare per quelle contrade un tempo chiuse dai muri della guerra fredda. Chi sono e come vivono tutte quelle persone che una tragedia immane ha portato alla ribalta della cronaca, come gioiscono e cosa sognano, che tradizioni di contadini o nomadi pastori raccontano e ancora mostrano, di cui é eco il sacrificio dei montoni e dei tori. Osseti, inguscezi, abkazi, i popoli del mito erodoteo, occultati dalla storia lontana e recente, affiorano sulle acque delle cronache dell’occidente già spumeggianti di conflitti religiosi di ritorno, Islam della tradizione versus i pronipoti dei Cristiani che partivano per le crociate, il mondo non sembra molto cambiato nelle sostanza delle antiche contrapposizioni, malgrado le tecnologie, i razzi e i satelliti, gli scienziati e gli annunci di futuro. Davvero siamo più vicini alle caverne e ancora lontani dalle stelle, come ci ricordava quel tale.

puntini blu su sfondo bianco

‘Ero magrissima’, dice la donna, ‘avevo diciannove anni, mi ero fatta cucire da una mia zia un abito a puntini blu su sfondo bianco, girocollo, un nastro di uguale colore che cadeva poco sopra il petto, avevo un grande seno, malgrado la magrezza, gli uomini non avevano sguardi che per me.’I ricordi della persona che mi parla (la chiameremo Elisa, per rispetto della privacy) sono sovente imprecisi, la vanteria sugli uomini é perdonabile, tanto più che, in altri racconti, era riferita alla ragazza di buona famiglia tutta casa piuttosto che alla bellezza fisica. Ciò che é notevole dei suoi racconti é il salto temporale, la donna ha ottantatre anni e i ricordi sono quasi tutti riferiti alla fascia di età tra i nove e i ventitre anni, l’avevo letto da qualche parte che la memoria nostra di uomini funziona a quel modo, per ampie campate: tanto più lontani nel tempo, i ricordi, quanto più precisi i dettagli, fatte salve le ricostruzioni, inevitabili, a quanto pare, com’é degli edifici storici che rinnovano quasi per intero la loro struttura materica -mattoni, travature, inserti lapidei corrosi dagli agenti inquinanti- ma mantengono la lontana forma originaria.Altre volte Elisa mi chiede di portarla al cimitero a rendere l’omaggio alla figlia amatissima scomparsa di recente e la sensazione che provo é quella di chi guarda l’erba dalla parte delle radici. Elisa mi fa compiere un suo privatissimo giro della memoria, io spingo la carozzella in avanti, di lapide in lapide e di ogni persona da lei conosciuta in vita ottengo la ricostruzione degli eventi salienti: il figlio é morto in un incidente di motocicletta, quei due là erano amanti, sono morti insieme in macchina, un treno li ha travolti, la moglie di lui ha voluto che l’amore fedifrago fosse premiato per l’eternità, (forse la sua é stata una sorta di lunare vendetta, la luna ha una sua parte sempre buia, buia per noi, non sappiamo che cosa succeda di là); quest’altra é la mamma del postino, si, quello che suona tutti i giorni da noi, viveva confinata in una stanza sempre sola, i carabinieri l’hanno trovata stesa sul letto su denuncia di un vicino di casa, era morta da tre giorni, si, i due figli vivevano in casa con lei, come hanno potuto non accorgersene, succedeva così un tempo, l’assistenza agli anziani di oggi non é la stessa di ieri, niente badanti, niente assistenti sociali o politiche sociali a cura del Comune di residenza, il cinismo di alcuni figli é esemplare, l’amor filiale produce meraviglie ma anche mostri, si chiamava Ariadne, morta ad anni 93, forse per fame, la foto mostra il volto raggrinzito e gli occhi chiusi, come se l’avessero fotografata da morta.Elisa vive un suo mondo di memorie, il presente la incuriosisce, certo, ma più per la quantità di notizie funeree che colpiscono la sua fantasia, dice che tutto questo sangue, questi morti ammazzati non c’erano ai tempi suoi, dimentica i milioni di morti della seconda guerra mondiale, quella dei suoi vent’anni, dimentica gli orrori della sua terra perduta, tornata irredenta, slava, le foibe ostruite dalla somma dei corpi contrapposti negli odi oppure innocenti, la memoria funziona così: tralascia la trave che abbiamo negli occhi e nota i bruscolini negli occhi degli altri. La differenza é data dal villaggio globale in cui siamo capitati, Elisa vive di televisione, se ne nutre, si appisola davanti al video acceso e nell’ immaginario che nutre i suoi sogni c’é l’Iraq delle chiese bombardate, gli insulti e i pugni dei leghisti-squadristi in Parlamento, il ‘lupo’ umbro in fuga che, a Roma, in pieno centro, si fa scudo del corpo una donna francese e ancora le code in autostrada e i morti degli incidenti estivi, poi l’anziana donna si sveglia e torna a raccontare di sé, del nonno austro-ungarico con i basettoni alla Radetsky, fedelissimo di Francesco-Giuseppe, della mamma sempre ammalata di una strana malattia, la diagnosticava la levatrice-mammana che le dava un buffetto sulla guancia prima di uscire, del suo vestito bianco a puntini blu che metteva quando otteneva il permesso di recarsi alla fiera del paese.