Archivio mensile:luglio 2004

le idee che si incarnano

Le idee si incarnano, a volte. Nel senso che vi é chi le assume come proprie, le idee degli altri, intendo, di quelli che, invece, le lanciano nel mondo etereo del nostro nulla quotidiano e gioiscono del vedere come prendono forma, assumono volti, si fanno grida scomposte oppure dialogo quieto, assiduo e, nel migliore dei casi, discussione forte, argomento convincente, perfino programma politico di una moltitudine. Fateci caso: i telegiornali ci passano le immagini della convenzione americana, quella dei democratici: una moltitudine di volti che hanno una storia, una provenienza, un luogo dove abitano, agiscono, amano, lavorano, é la gente, quella che incarna l’idea di democrazia come l’hanno pensata i padri fondatori e poco importa che poi, nel realizzarsi, si sporchi, si confonda, si appanni, le idee che si incarnano hanno questo destino: si umanizzano, si fanno carne e sangue degli individui e dei popoli, sangue e carne a brandelli negli attentati di quei pazzi che intervengono a determinare un black out nel nostro vivere civile, come quel tale che minò un grattacielo di una città americana dov’erano una scuola e un supermercato e il conto dei morti orripilò le nostre coscienze di cittadini globali, si venne a sapere che l’autore della strage era un giovane apparentemente perbene, sola distorsione della personalità l’appartenere a una setta di radicali di destra, fondamentalisti nostrani per intenderci, tipo quelli che sparano ai medici che praticano l’aborto o martoriano le poverette che hanno deciso per ragioni loro di sottoporcisi.Le idee che si incarnano, nel caso della convenzione democratica americana, sono quelle opposte a quelle dello staff presidenziale che ‘consiglia’ George W. Bush e orienta la politica estera della nazione: nessuna guerra preventiva si farà nel prossimo futuro, ma solo in associazione o col beneplacito del consesso delle nazioni, se altra strada non si darà di risolvere una situazione di sopraffazione e violenza. La lezione che viene dall’Irak insegna che niente di buono può venire dal ‘let’s roll’ dei conservatori, le mani libere dei ‘boys’ conquistatori si sono impastate nel caos planetario senza mostrare la capacità di ordinarlo, dargli forma. La forma della democrazia che si voleva esportare in Iraq é oggi ridotta a brandelli dalle notizie degli attentati che ci vengono da Baghdad: il passaggio dei poteri non é servito a pacificare le etnie diverse e i fedeli delle sette islamiche che si contrappongono, uniti solo dal grido: ‘fuori gli occupanti dal paese e via il governo fantoccio’. Stavano meglio quando stavano peggio quei poveretti; Saddam, in fondo, era una soluzione al caos. L’immediato futuro ci dirà se sono preferibili le soluzioni di forza per imporre la democrazia o se é preferibile avviare processi più morbidi, diluiti nel tempo, per quanto ciò comporti la necessità di accettare lo status quo di dittature sanguinarie capaci di ordinare provvisoriamente il caos sociale. Non andava diversamente ai tempi della grande democrazia ateniese che interveniva militarmente nei suoi domini d’oltremare a imporre un cambio di governo, un protettorato, la sostituzione di un tiranno abborrito dal popolo con un delegato della città che, a sua volta, assicurati i legami, congedati gli ambasciatori, si faceva tiranno nuovo. La tendenza all’agire ‘pro domo mia’ é universale e storicamente affermata. Saddam, in fondo, era stato delegato dal governo americano, per interposta C.i.a., a svolgere il compito di governatore di una regione strategicamente importante ai fini di contenimento dello strapotere dei mullah e degli imam del vicino Iran che avevano deposto lo Scia filoamericano. Le lezioni che ci vengono dalla storia dovrebbero offrirci soluzioni, temperare le scelte avventate, ma così non é, la democrazia é solo una forma di governo, la meno peggio, si usa dire, non un valido strumento ontologico, ahinoi, una panacea che medichi il futuro…