Eterni ritorni – Ieri accadeva


27 aprile 2016

 

Il film parte da una resurrezione – improbabile, come tutte le resurrezioni, a partire dalla Prima, non documentata, ma che, miracolosamente, tuttora sorregge l’elefantiaco e assai discusso apparato della Curia e della Chiesa romana e apostolica.
Avvolto dai fumi infernali, in prima scena, torna Lui, caro lei, il genio del Male Assoluto, l’Ordinatore crudele di tutte le ‘contraddizioni in seno ai popoli’, a partire da quello ebraico, – chissà come e perché indicato come agnello sacrificale da offrirsi alle divinità del Valalla della razza ariana lanciata alla conquista del pianeta Terra e oltre.

Una tesi ardita, quella della sceneggiatura, e un film a tesi che però tiene la narrazione cinematografica e satirica fino alla fine, pur sbattendo, come le biglie impazzite di un bigliardo sotto l’effetto di una magnitudo 8 sussultoria, contro il legno dei lati e degli angoli e dà allo spettatore l’effetto straniante che si ha coi film di Michel Moore: un po demenziali e spruzzati dall’abbondante prezzemolo della denuncia sociale catastrofista che non va da nessuna parte, ma, almeno, non va a sbattere cinematograficamente annoiando l’incostante spettatore.

Perciò vi raccomando di andarlo a vedere, un tale film di denuncia sociale esilarante e satirico, sia che apparteniate al coro dei laudatores di Lui, che invocate l’Eterno Ritorno e vi lamentate dell’inferno presente in cui viviamo immersi e della tragedia della coabitazione forzata tra popoli diversi e l’un verso l’altro armati e ‘radicalizzati sul web’, sia che siate buoni, buonissimi e perfino buonisti e abbiate in mente le ‘magnifiche sorti e progressive’ e un paradiso in terra privo di rabbiose frontiere chiuse – e i popoli diversi affluenti a milioni affratellati in un sempiterno abbraccio di felicissima coabitazione europea e i serali brindisi collo sprizz in mano perfino coi musulmani di Moellenbeck – loro solo acqua minerale, naturalmente; tenete sempre a mente il ‘politicamente corretto’ e guai a sgarrare, ne va della vita.

Scherzi a parte, il film è bello, costantemente tenuto in vita dalla tensione satirica che: ‘E’ Lui o non è Lui?’ con tutte le gags che ne conseguono e sono ben rappresentate e descritte, ma con quel peccato originale della tesi resurrezionista che fa capolino, vedo non vedo.
E il regista e lo sceneggiatore la fanno riapparire impavidi nel finale tetragono e cupo e che dissolve il divertimento della satira fin lì brillantemente elaborata in un fuoco ridicolo da ‘Notte dei lunghi coltelli’ e/o ‘rogo dei libri’ o le stelle di Davide stampate sulle vetrine dei negozi ebraici e cucite sui vestiti, attualizzate nelle immagini delle odierne manifestazioni, episodiche e folcloristiche e di ‘quattro gatti’, dei ‘neonazi’ tedeschi, ma inclusi i cittadini scontenti della politica immigratoria della Merkel riuniti nei comitati dei ‘Pegida’ – che niente hanno a che fare coi neonazi, ma ‘tutto fa brodo’ per i sostenitori dei ‘no borders’ e la varia e vasta congrega dei buonisti europei tanto, tanto accoglienti e con la fede nella mescolanza universale quale panacea post moderna di tutti i mali del mondo.

Un film a tesi che avrebbe urgente bisogno dell’antitesi di un bagno nella realtà, – ben più complessa e, certo, non riducibile alle improbabili resurrezioni naziste: tesi sposata spavaldamente dagli sceneggiatori e dal regista – e magari di una credibile sintesi che ci aiuti a predire cosa veramente avverrà nel crogiolo caotico di contraddizioni e opposizioni della inquieta società europea di inizio millennio, lasciando perdere le inutili e stupide provocazioni che non portano da nessuna parte.

Lui è tornato recensione adattamento best seller che ipotizza ritorno Adolf Hitler Berlino contemporanea Oliver Masucci David Wnendt
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Nondum matura est

 

Dunque dovremo tenerci quest’Europa malata ancora per qualche anno di disgrazie e catastrofi annunciate, ci dicono dalla Francia. Non è ancora maturo il cambiamento e le città vincono sulle campagne della ‘douce France’ – dalle quali, con un sistema elettorale simile a quello che ha premiato Trump, sarebbe venuto un messaggio radicalmente diverso.

Ed è difficile capire come i francesi delle grandi città, malgrado le centinaia di morti lasciati sul selciato delle piazze, les avenues, i teatri e gli aeroporti, ancora non esprimano cum grano salis e giusta rabbia le valutazioni politiche radicali e di grande severità e monito verso i combattenti e i rinnegati ‘radicalizzati sul web’ della ‘drole de guerre’ che ci è stata dichiarata e che vogliamo perdere.
E, con la prevedibile elezione del fighetto Macron, uomo di apparato ed ‘europeo’ nel senso più deteriore del termine, offriamo l’altra guancia di un buonismo politico foriero di molte altre sanguinose stragi e attentati contro le polizie schierate per le strade delle nostre vite blindate.

E le parole giuste le diceva all’inviato de ‘Il Fatto Quotidiano’ Alina, algerina immigrata di terza o quarta generazione e vera citoyenne francese che invitava a votare la Le Pen quale madre severa e interprete di un cambiamento necessario delle politiche di accoglienza e di integrazione.

Ma nondum matura est e l’appello alla severità e i moniti a ‘rigar dritti’ rivolti dalla Le Pen alle serpi in seno delle banlieues trasformate in enclaves nemiche e polveriere sociali non trova sponda nelle menti e nei cuori di quei francesi disposti a tollerare ancora centinaia di morti annunciate prossime venture nella guerra che non vogliamo combattere e siamo destinati a perdere.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Effetti collaterali della ‘drole de guerre’ che vogliamo perdere.http://milano.corriere.it/…/rissa-centrale-feriti-due…

I ‘morituri’ che siamo e che vogliamo.

 

Chissà se l’attentato di ieri sera, in una Parigi sempre più deserta di turisti e di ‘bon viveurs’, avrà come effetto un due o tre per cento di voti in più verso il candidato Marine Le Pen.
E’ probabile ma, se avverrà, l’effetto emotivo e rabbioso durerà ‘l’espace d’un matin’ perché già al ballottaggio, solo quindici giorni dopo, la grande coalizione degli sconfitti impedirà che si compia ciò che non sarebbe male si compisse: l’ingresso all’Eliseo di un uomo (in questo caso una donna) forte, fortissima nelle sue determinazioni a fare terra bruciata intorno ai killers e ai loro complici e a scovare i troppi covi e le tane e le moschee delle predicazioni dell’odio delle ‘serpi in seno’ velenose cresciute nelle enclaves delle banlieues parigine e belghe – quei natural born killers, assassini di seconda o terza generazione di immigrati islamici, che tuttora qualche infiammato e rintronato buonista si ostina a indicare quali ‘francesi’ o ‘belgi’, giusto per attenuare l’impatto devastante che hanno presso l’opinione pubblica quei loro nomi arabi che ne denunciano l’affiliazione familiare e religiosa e il loro essere dei maledetti rinnegati del paese che li ha accolti e invano ha provato ad integrarli e dirli veri cittadini francesi o belgi.

Ed è questo quadro di facile predizione di impotenza e ‘dejà vu’ che sgomenta e ci dice ‘morituri’ di una guerra per bande sedicenti religiose – e siamo tutti vittime designate e facilmente sgozzabili e abbattibili sugli altari dell’odio islamista radicale sull’orizzonte di un futuro prossimo.
E la varietà dei nostri ‘modi di morire’ che ci si disegna di fronte va dai coltelli del singolo imbecille, sedicente ‘combattente’ e, in realtà, miserabile assassino di vittime inermi, che ti pugnala in un autobus o nei treni della metropolitana, alla tabula rasa e scempio dei corpi dei tir lanciati sulla folla a folle velocità, per finire coi colpi di kalashnikov nei teatri o nei supermercati o negli aeroporti nelle ore di punta.

Una ‘guerra’ vigliacca e stupida che ci hanno dichiarato quei folli figli di immigrati di seconda o terza generazione alla quale contrapponiamo le blande misure di sicurezza e di ‘ordine pubblico’ che non dissuadono nessuno di quegli assassini rinnegati dal demordere e rinunciare ai loro progetti di morte e stragi.
E solo il miracolo di una ferma determinazione a cambiare le politiche immigratorie e di ordine pubblico e misure di integrazione ‘prendere o lasciare’ prossime venture potrebbero salvare qualcuna delle vittime annunciate dei prossimi giorni e mesi e anni, ma gli stolti e ostinati buonisti continueranno a recitare le geremiadi dei loro pelosi distinguo e le demonizzazioni verso i candidati che dicono ‘populisti’ – e toccherà accettare l’infame sorte di morire inermi e buonisti per omnia saecula saeculorum, maledendo l’imbecillità di quei peggior ciechi che non vogliono vedere.

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Ieri accadeva, oggi accade, domani accadrà. La catastrofe umanitaria che non si vuole arginare e che ci travolgerà.

 

20 aprile 2015

‘L’orrore, l’orrore.’ rantola Kurtz, prima di morire, nel romanzo di Conrad ‘Cuore di tenebra’. E ‘Orrore, orrore.’ titolano i giornali di tutta Europa e del mondo di fronte alla tragedia del naufragio che dice (e vieppiù dirà) il Mediterraneo tomba collettiva di migliaia di morti. E morta, con essi, la speranza di un futuro migliore e la pietà.
Pietà l’è morta perché in guerra è sentimento infingardo e stupido e insensato – e se provi pietà per il tuo nemico al fronte butta il fucile e diserta e straccia la divisa e fuggi altrove oppure accetta il tuo destino di un nome su una lapide e sulle croci nei cimiteri di guerra a monito delle insensatezze e follie dell’umanità tutta.

E che sia una guerra quella che si combatte sul fronte liquido del Mediterraneo tra i milioni di aspiranti immigrati che si ammassano sulle coste africane – preda di mafie e terrorismi che la nostra indecisione di occidentali a intervenire alimenta – è di un’evidenza palmare. E l’hanno vinta loro e persa noi, occidentali figli e nipoti di quel colonialismo assassino che ha ridotto l’Africa a un continente di morte e guerre tribali e religiose che oggi si trasferiscono, – terribile nemesi storica – sul suolo europeo, e ‘i migranti’ sono le palle di fuoco lanciate colle catapulte dei barconi dentro la cittadella-Europa chiusa a riccio a protezione di una sua fragile e residua ricchezza che sfamerà i suoi nuovi poveri, ma ridurrà sul lastrico l’Unione e azzererà il suo mitico ‘welfare’, se l’invasione non verrà fermata in qualche modo.

E non pare che ci sia troppa differenza di sostanza tra chi invoca un intervento corposo e forte dell’Europa (che non verrà) e indica la distruzione manu militari dei ‘barconi’ e dei gommoni sulle coste libiche quale via radicale per risolvere il problema e chi semplicemente ritirerebbe la Marina e la Guardia Costiera, lasciando al Mediterraneo il lavoro sporco di chiudere la sua tomba liquida sopra migliaia di altri morti finché la massa dei migranti non capisca che il rischio della vita non vale la candela e la fiammella della speranza di ‘farcela’ e incistarsi in una qualche città dell’Europa.

E vale, in ogni, caso, la considerazione che l’importazione pietosamente insensata di una tale massa di persone e di popoli e tribù religiose in rotta con le loro storie di origine significa importare i loro conflitti latenti nel cuore delle democrazie europee – come hanno largamente dimostrato i ‘foreign fighters’, cittadini di seconda e terza generazione di immigrati, nel corso dei tragici fatti di Parigi e Copenhagen, e le ricorrenti ‘rivolte delle banlieues’ dove si ammassano le nuove povertà e sono autentiche polveriere di un futuro di guerre intestine.

S.p.q.r. – I pessimi renziani e i loro pazzi supporters buonisti

 

Stefano Cingolani, il conduttore di Prima pagina di questa settimana, è incappato nella sindrome ‘negazionista’ di cui soffre l’intera redazione e la quasi totalità dei conduttori di questa, pur bella, trasmissione radiofonica quando si tratta di difendere a spada tratta la cattiva politica di pretesa accoglienza italica.
Che è, in realtà, una catastrofe umanitaria malissimo gestita e, insieme, un travolgente e folle messaggio lanciato da anni all’intera Africa de: ‘Mettetevi in coda lungo le coste libiche ed egiziane che tutti sarete accolti senza eccezione e distinguo’.
Profughi e clandestini non fa più differenza oramai nel campo-profughi diffuso che è diventato il nostro paese. E l’Europa al di là delle Alpi, invece, se ne chiama fuori e non ‘redistribuisce’ i grandissimi numeri di richiedenti asilo che ci affannano e chiude le frontiere; e anche i partiti moderati rubano le parole d’ordine ai partiti ‘populisti’ o ‘sovranisti’ per non perdere voti e consensi.
Siamo rimasti soli di fronte al dramma di una invasione dai numeri ogni giorno spaventosamente più alti – fortemente voluta e procurata e incentivata dalle navi delle o.n.g. di mezzo mondo, assecondando la stolta retorica buonista di cui si è fregiato il duo s-governativo Renzi-Alfano fino al momento della caduta. Si salvi chi può e vuole.

E il conduttore di Prima pagina – nel dar conto e lettura dell’articolo de ‘Il Giornale’ che compara minuziosamente la cifre della manovra finanziaria e il costo sempre maggiore della cosiddetta ‘emergenza profughi’ – affermava coraggiosamente la non pertinenza dei due capitoli di spesa messi a bilancio, e si chiedeva, neanche fosse disceso dalla Luna, come si potesse giornalisticamente comparare quelle due grandezze economiche e che senso avesse il metterle in opposizione critica tra loro.
Già, come si può? Si può, considerando il bilancio dello Stato alla pari con il bilancio familiare di ognuno di noi, ad esempio. Che stanziamo mensilmente una cifra per il vitto, l’alloggio e le bollette e l’assistenza sanitaria e per gli altri bisogni del vestire e della mobilità di ogni membro della famiglia e, in molti, troppi casi, constatiamo che è un bilancio che ‘va in rosso’. Esattamente come quello dello Stato italiano che si fa carico di una assistenza di ‘salvataggi in mare’ indotta da una cattiva retorica di malinteso buonismo universale e attinge dalle tasse e dalle accise per coprire le cifre ‘in rosso’.
Chi ha argomenti in contrario è vivamente pregato di esporli e di contraddirci perché siamo noi, ascoltatori ed elettori italici di elezioni che speriamo prossime venture, a non capire perché si continui -con pervicacia degna di miglior causa – a negare l’evidenza delle cifre e delle balorde coperture in bilancio, ipotizzando perfino l’aumento dell’i.v.a.
S.p.q.r. Sono pessimi davvero questi renziani (e i loro pazzi supporters buonisti).

Nel Def la cifra per gli sbarchi aumenta a 4,6 miliardi contro i 3,4 della finanziaria. Verso l’aumento dell’Iva
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Resurrezioni ed esplosioni

 

Marx è morto, Cristo e morto e neanch’io mi sento troppo bene, scherzava W.Allen in un suo noto film. Qualcuno suggerisce che il Cristo, però, è risorto – e tutto sta nel crederci, perché le levitazioni e le assunzioni in Cielo di chicchessia hanno molto di leggendario e la scienza fatica a fornire loro dei supporti che non siano quelli dei rumorosissimi razzi terrestri per vincere la gravità – e, di là della stratosfera, pare non vi sia traccia dei mitici Troni e le Dominazioni e delle altre truppe angeliche salmodianti effigiate nei meravigliosi quadri del Lorenzetti e del Beato Angelico.

E, invece, qui dabbasso, forse a Pasquetta, pare voleranno i razzi e i missili a lunga e corta gittata con relative esplosioni – e sarà interessante notare se colpiranno chirurgicamente tutti i siti nucleari e le basi militari della Corea del nord e se l’attacco sarà così convincente ed esaustivo da non consentire al regime del piccolo budda coreano dalla capigliatura ridicola alcuna risposta militare di qualche peso – e se, cessato il bombardamento, le sue forze armate si leccheranno le gravissime ferite e rifletteranno sul fatto che non bastano le parate (le faceva anche Ceausecu) bensì, in una guerra, contano le tecnologie militari più avanzate e le giuste alleanze.
E anche la Cina sembra aver preso le distanze dal regime del bamboccio coreano e speriamo, perciò, che la guerra annunciata sia limitata al territorio della Nord Corea e cada rovinosamente quel regime sopravvissuto alla Guerra Fredda tra capitalismo e comunismo e che altro di nuovo emerga in quelle lontane contrade che ci racconti di un mondo che sa rinnovarsi, in un qualche suo modo caotico e irto di contraddizioni epocali.

E, in ogni caso, in verità in verità vi dico, il mondo non è mai come lo si sogna e i disegni occulti del caos sempre ci sorprendono e ci amareggiano per le forme nuove che assumono e il destino nostro di esseri umani in costante ricerca di una vera ‘umanità’ è e resta ‘esplosivo’ – nel senso delle guerre e delle armi nuove e letali che sforniamo e commerciamo a tonnellate; e nessun pacifismo saprà imporre il suo sogno per i prossimi anni e lustri.

Per i secoli futuri si vedrà. Amen e armiamoci di sante speranze, la giornata presente di pretese resurrezioni lo impone.

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Le esplosioni e gli auguri

Le esplosioni e gli auguri

Viviamo in un mondo esplosivo. Non solo per il ricorrere, in questi giorni, di bombardamenti mirati sui depositi di armi chimiche o di mega bombe in Afganistan, sganciate da quella caricatura cinematografica che è Donald Trump (riguardatevi il bel film: Il dottor Stranamore – Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba) o ai ‘venti di guerra’ annunciati che spirano sulla Corea del nord – dove un’altra caricatura umana, anche più comico-tragica di Trump, si esercita, un giorno si e l’altro pure, a lanciare testate nucleari transoceaniche giusto per ‘vedere l’effetto che fa’.
E ‘tanto va la gatta al lardo’ che ‘ne vedremo delle belle’ ed esplosive, appunto, direttamente su questi schermi.

Siamo esplosivi anche di sotto la crosta terrestre, maledizione! e i reports degli esperti sui laghi di melma lavica dei Campi Flegrei non sono affatto rassicuranti e il suolo, da quelle parti, si alza per centimetri e centimetri e il remake di ‘Pompei’, il terribile film fitto di particolari su come si muore sotto l’effetto delle esplosioni piroclastiche, potrebbe darsi nella realtà dei nostri giorni e, se vi leggete sui siti dedicati quel che avvenne 39.000 anni fa in Europa a causa di una sua spaventosa eruzione, ci perdete il sonno.

Però rassegnamoci. Sarà quel che dio vorrà – e se il ricorso alle preghiere rivolte agli dei dagli abitanti di Pompei non ebbe alcuna risposta di salvezza, chissà se cambierà qualcosa il rivolgerle a ‘l’unico e vero Dio’ dei cattolici. Ieri sera, sotto casa mia, si sono radunati in un folto gruppo e hanno pregato e cantato con intensità e convinzione. Che tenerezza la Fede!

A proposito: Buona Pasqua. Di auguri ne abbiamo davvero un gran bisogno.

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Ladri, libri, follie. La quantità nella Storia.

Ladri, libri e follie. – Ieri accadeva
La cosa che più stupisce, a leggere e ascoltare le narrazioni della Storia, è la quantità.
Una quantità enorme di uomini e mezzi, una quantità di fabbriche in funzione per incrementare gli armamenti e/o sostituirli, una quantità di bombe che cadono dal cielo e di morti tra le macerie e di morti ammazzati nelle battaglie di terra, di cielo e di mare.

E una quantità di libri che si sono salvati (per nostra fortuna) dai roghi dei libri che amavano fare in piazza i nazifascisti per sancire la differenza fra loro e noi. E ‘loro’ erano gli odiati ‘plutocrati’ delle ‘demoplutocrazie giudaiche’ e ‘noi’ eravamo quelli della pura razza ariana – che, ideologia importata in Italia, paese di mille mescolanze e invasioni barbariche e di approdi multietnici fenici e cartaginesi e arabi ante litteram sulle nostre coste mediterranee, veniva da ridere, ma non si poteva fare – e toccava, invece, fare i ‘sabati fascisti’, i balilla e le ‘giovani italiane’, le ‘adunate oceaniche’ e gli ‘eia, eia alalà!’ risonanti fuori dagli amplificatori dell’Eiar che istupidivano gli italioti colle storie ridicole del novello Impero fascista e ‘spezzeremo le reni alla Grecia’.

E’ una storia dolce e un filo mielosa, quella che si racconta nel bel film ‘La ladra di libri’, ma serve a raccontare la Storia e a rinnovare la Memoria, quella che si perde nel transito delle generazioni – che se vai in una discoteca e chiedi a un po’ di ragazzotti/e che cos’è l’Olocausto, capace che ti rispondano che è quel nuovo locale un po ‘fusion’ che hanno aperto al Prenestino.

E, ancora, è la quantità che torna a stupirci, seguendo il filo dell’io narrante del film che è la Morte. Che è innamorata degli uomini, dice nel finale, e della straordinaria commistione di malvagia follia e di inerme Bontà che riescono a esprimere nel corso delle loro vite.

200000 morti nel bombardamento di Dresda – e la storica Frauenkirche sbriciolata in milioni di pezzettini e la storica città, la Firenze sull’Elba totalmente distrutta. 15000 tonnellate di bombe caddero sopra Berlino nella battaglia aerea che, nel 1943, costò molte perdite alla Raf; e 9 milioni di obici erano ammassati intorno ai cannoni che bombardarono le difese tedesche nel corso della battaglia finale dell’Oder-Neisse che aprì i varchi per entrare a Berlino.
E centinaia di migliaia furono i morti nel rush finale di ambe le parti in conflitto, e morirono ragazzini-soldato di 13/14 anni e nonni di sessanta e passa anni, arruolati da Hitler per disperazione e massacro finale del popolo tedesco totalmente immerso nella sua ultima follia bellica.

E l’ultima quantità che stupisce, nel film – che narra la Storia dimenticata e la gigantesca rimozione nelle coscienze tedesche della follia dei padri -, è la quantità dei sopravvissuti al massacro e la loro capacità di rinascere e tornare a crescere e diventare nazione-guida di quest’Europa nata da quelle macerie e da quei massacri.

E chissà se la Morte si farà di bel nuovo ‘io narrante’ in un film che si girerà fra cent’anni – e i protagonisti saranno i nostri nipoti immersi in una nuova e diversa follia che si scriverà nella Storia, perché ‘il sonno della ragione genera mostri’ e ‘la madre degli imbecilli è sempre incinta’, si dice.

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Il sonno profondo dei giornalisti liberal

Federico Rampini, da N. Y., (D di Repubblica) ci dà conto di un cambiamento a suo dire incredibile nel modo di porgere le notizie da parte della direzione del N.Y.Times,- giornale liberal per antonomasia e portabandiera degli schieramenti politici prevalenti nella Grande Mela.
Di una guerra di bande a Long Island si dice, infatti, che sono gang salvadoregne e sono fitte di minorenni. Feroci spietati assassini. Natural born killer, per citare un noto film.

Ma lo stupore di Rampini (che ci stupisce) è riferito al fatto che finalmente, dopo tanti anni, si dice chiaramente il ‘chi è’ della gang. Salvadoregna, appunto.
Il ‘chi è’, di un evento – per chi mastica poco delle buone regole giornalistiche, – insieme al ‘dove’ e al ‘perché’ sono i fondamentali di un articolo redatto come si conviene e si deve perché la gente sia ben informata dei fatti di cui si narra.
Ma il N.Y.Times, insieme a una gran parte della stampa ‘liberal’ aveva da tempo abbandonato il rispetto dei fondamentali e aveva sposato il cosiddetto ‘politicamente corretto’ – dove tutto, nel melting pot della Grande Mela, avviene come in un pentolone dove cuoce un ricco minestrone e tutti i componenti di origine non hanno più una precisa identità bensì sono ‘cittadini’.
Un lascito della rivoluzione francese filtrato dell’internazionalismo socialista d’antan e approdato, infine, nelle democrazie occidentali a guida sinistra.
‘Il giornale più anti Trump che cia sia rinuncia la ‘politicamente corretto’ e si adatta ai tempi?’ si chiede il bravo giornalista – sconvolto del fatto che si aprano sentieri laterali alla politica di destra e in qualche modo ci si adegui alla dura realtà post elettorale e alla linea dura nei confronti degli immigrati violenti e assassini.
E finalmente si fa strada nella sua mente un pensiero-guida:
‘Gli eccessi del politicamente corretto hanno regalato alla destra e a Trump i voti popolari delle zone d’America più insicure. L’auto censura della stampa liberal ha un sapore insopportabilmente paternalista. Dà l’impressione che i giornalisti si arroghino il diritto di decidere cosa i lettori devono sapere e cosa no. (Ma va! n.d.r.) E’ anche questa una delle ragioni per cui noi giornalisti siamo finiti nel mucchio della ‘casta’, circondati da diffidenza, quando abbiamo deciso che toccava a noi ‘educare il popolo’.’
Beati risvegli! E c’è voluta una ‘brexit’ e un Donald Trump e il referendum perso da Renzi – e chissà che altro in Europa prossimamente – perché suonasse il campanello della vostra sveglia.

Hanno il sonno davvero duro questi simpatici giornalisti ‘liberal’.

Quel male che ci fanno in parlamento

Quel male che ci fanno in parlamento

‘Facciamoci del male’ recitava in un suo film il fortunato regista di ‘Ecce bombo’.
Una frase riferita a quella sinistra di s-governo che continua ad approvare leggi incomprensibili e a fare del male a sé, ma più al paese tutto: blindato come non mai e squassato dalla guerra intestina dichiarata dai ‘radicalizzati sul web’ – serpi in seno e natural born killer, dal momento che fin dalla nascita succhiano col latte materno e introiettano i virus assassini dell’islamismo radicale che svilupperanno già fin dall’adolescenza.
A dircelo e a dimostrarlo, in un bell’articolo su D di Repubblica, è una intervista fatta a Edit Schlaffer, una sociologa di fama internazionale e presidente di una associazione ‘Women without borders’ che si sforza di organizzare scuole speciali in Iraq, Indonesia, in Belgio e nei Balcani per aiutare e fornire strumenti culturali adeguati alle madri di famiglie islamiche che assistono impotenti alla radicalizzazione dei loro figli, seguaci dei religiosissimi padri e nonni, alcuni dei quali li troveremo, poi, giovinetti imbarcati nei ‘barconi’ mediterranei o che provano a scardinare a migliaia le frontiere chiuse dell’est Europa.

Impresa titanica, quella di Edit Schlaffer, alla quale auguriamo ogni bene e prospettive di successo della sua iniziativa pedagogica internazionale, fermo restando il dubbio che queste iniziative di ong prestigiose (finanziate con fondi nostri europei?), non riusciranno ad estirpare la magna pianta dell’islamismo radicale che affonda radici in quel testo leggendario, il Corano, variamente interpretato a seconda dell’esplodere dei conflitti e delle guerre intestine delle sette wahabite-sunnite-salafite ed esportato, poi, nei quartieri di Molenbeck-Bruxelles e St. Denis, a Parigi, dove fanno il loro apprendistato assassino davanti ai computer le migliaia di serpi in seno che abbiamo accolto quali ‘profughi’ e questuanti pietà e comprensione per le loro vite spezzate nei paesi di origine o per la povertà e la fame.

E la legge sui minori non accompagnati approvata dal parlamento italiano a maggioranza partito democratico e suoi stolidi seguaci (soli in Europa e mosche cocchiere della follia accoglientistica) spalanca una nuova porta all’ingresso e immediata ‘naturalizzazione’ di questi adolescenti che l’articolo suesposto dimostra essere già malati, in buona parte, di ‘radicalità’ islamica e sui quali minori dovremo svolgere un lavoro certosino di destrutturazione culturale e psicologica e successiva integrazione i cui esiti sono tutt’altro che scontati.
E giova ricordare ai quei parlamentari che si fossero messi solo oggi in ascolto della rabbia del paese che la cellula jihadista di Venezia e Mestre di cui alle cronache di questi giorni annoverava anche un minore tra i suoi coscritti e pronti a morire pur di ammazzarne a quintali, a Rialto o a san Marco, dei maledetti ‘infedeli’ del loro folle e immaginario ‘Allah u akbar’.

Da questi parlamentari ci guardi Iddio ( e le urne elettorali ) che dagli assassini radicalizzati sul web, per il momento, ci guarda l’intelligence, – almeno fino al giorno in cui la cronaca ci darà conto di un altro attentato e maledetta strage islamista andata a segno e piangeremo impotenti altri morti.

il terrorismo si può combattere anche da una grande stanza vetrata nel centro di Vienna, in un grattacielo multidirezionale ai piedi del Prater. Lì, al piano terra, la lotta all’estremismo di matrice islamica è curva su un computer. Indossa una strutturata camicia bianca palesemente sgualcita da lun…
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