Dietro la cortina degli occhi chiusi

 

Andare per musei ha il pregio di farci intendere come il tempo ci muti, in meglio o in peggio, decidete voi. E da un arazzo del diciottesimo secolo ricaviamo l’impressione che tutti quei personaggi abbigliati in fogge strane, – le bianche parrucche impidocchiate calzate in testa per allinearsi alla buffa moda di corte del tempo – pur se aristocratici e stra ricchi, forse erano meno felici e godevano di peggior salute di noi (che pure aspettiamo mesi per avere un esame diagnostico, mannaggia).
E da una didascalia posta sopra un ritratto di Martin Lutero ci giunge il messaggio che, in quei tempi difficili in cui si rischiava la scomunica e la persecuzione e il rogo per conclamata eresia e scisma, pure qualcuno di coraggioso osava pubblicare i suoi proclami contro la Chiesa della vergognosa vendita delle indulgenze e il bovino culto delle ‘sacre’ immagini con annessi pellegrinaggi e prostrazioni – e dava così inizio a un’era di Riforme e aperte contestazioni del malaffare dei pretoni e dei vescovoni delle ricche abbazie e cattedrali che gabbavano il contadino e lo minacciavano di eterni inferni e diavoloni per protrarne la sudditanza al potere costituito.
E, se oggi il pontifex francescano tanto mediatico – dopo aver abdicato alle pubbliche condanne della post moderna Sodoma e Gomorra – arriva perfino a benedire l’eutanasia, sia pure con la sfumatura del ridurla a vituperato ‘accanimento terapeutico’, non sarà che, fra qualche mese, anche il suicidio e la sofferenza di coloro che vi giungono obtorto collo saranno detti pubblicamente comprensibili e accettati e sarà restaurato il rito della messa per quei defunti volontari e sepolti finalmente senza tante storie in ‘terra benedetta’?
Grandi eventi accadono oggi che avrebbero scandalizzato i riformatori protestanti e spuntato le lance della loro rivoluzione religiosa.
Ma chissà che accade per davvero dietro la cortina degli occhi chiusi per sempre e il temuto passaggio nel mitico ‘l’aldilà’.
Chi morirà saprà, ma non ce lo verrà a dire, maledizione!

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Nebbie e dintorni – Ieri accadeva

21 novembre 2013

 

E’ solo nelle nebbie fitte di ciò che impropriamente chiamiamo ‘politica’ che può nascondersi la vergogna di un ‘caso Cancellieri’ – proposto ai cittadini quale vallo difensivo e ultima spiaggia di un ‘governo delle larghe intese’ che, altrimenti, rischia di franare.

E che lo stesso governo di larghe discordie giudiziarie e decadenze osteggiate, e minacce oscene di sfracelli istituzionali da parte delle cornacchie berlusconiane, sia stato presidiato e arginato coi sacchi di sabbia che si mettono sugli argini dei fiumi durante le peggiori alluvioni dovrebbe convincerci che l’azzardo politico voluto da napolitano dopo le elezioni ultime scorse è stato massimo e davvero non valeva la pena vivere questa stagione di ennesimo schifo politico a tutto tondo che si prolunga dentro l’inverno entrante, l’ennesimo inverno ‘del nostro scontento’.

Ed è davvero un ‘caso napolitano’ che si apre, se la cancellieri la farà franca e si intanerà nell’ufficio di via Arenula con il protettorato vergognoso di ‘re giorgio’ – elemento politico affatto nuovo e anomalo di una democrazia italica azzoppata e sempre più malata – e il privilegio parlamentare è vissuto come ‘refugium peccatorum’ dai peggiori figuri che vi hanno trovato scudo di impunità e spalti difensivi dai quali mostrare i ghigni e i cachinni delle peggiori canaglie e dei malfattori di ogni rango.

Molto rumore per nulla – Ieri accadeva

19 novembre 2016

Molto rumore hanno fatto le dichiarazioni di Umberto Veronesi che nell’esistenza del cancro trova motivi per affermare che Dio non esiste. Che dire della guerra, allora, delle teste tagliate dall’Isis in nome del loro preteso ‘Allah’ e delle mille altre nefandezze di cui l’uomo è protagonista o succube – comprese le frane e le alluvioni che comportano sofferenze e morti?
Affermazioni negazioniste e atteggiamenti ribellistici contro Dio non nuovi nella storia dell’umanità – e il dibattito filosofico intorno al male, più o meno ‘necessario’, che strazia le nostre vite dalle origini ai giorni nostri è ampio, amplissimo e non cesserà per quest’altro, autorevole, rilancio.

E, per dirla tutta, mi sento di aggiungere un altro tassello para teologico a questo affannoso dibattere e lamentare ed insorgere contro il Dio ‘buono e giusto’ che ci assisterebbe da Lassù ed è l’esistenza in vita e in video di certi panzoni osceni a vedersi e udirsi vocati al crimine organizzato e altro di nefando che, nel corso dei loro pranzi e cene, giurano fedeltà all’associazione criminale di appartenenza, chiamando a testimoni gli spiriti defunti di Lamarmora, Garibaldi e Mazzini. E’ aperta la gara a chi trova altri nomi di personale fantasia su cui giurare e spergiurare. Spinoza, Einstein ed Erasmo? Dante, Petrarca e l’Aretino?

E mi chiedo che senso hanno queste formule di rito e i congressi satanisti e gli Ordini e sette segrete che si rifanno al passato della Storia coi loro grembiulini e compassini e le spadine ai fianchi e le croci sulle tuniche e se non è una bestemmia teologica il pensare che questa umanità mentalmente disastrata e un filo suonata sia fatta ‘a immagine e somiglianza di Dio’ come vogliono i Dogmi del passato e ci siano perfino ‘fratelli in Cristo’, come recitano tuttora i sacerdoti.

Davvero le religioni, alla luce di tutto ciò su esposto, sono ‘oppio dei popoli’ e coacervo di stramberie e leggende una più strana e folle dell’altra che servono solo all’uso distorto e idiota di un esercito di imbecilli che corrono ad arruolarsi sotto le bandiere del Califfo in nero e, ieri, dei principi e duchi cattolici nelle ripetute Crociate.
Molto meglio l’impero romano del Colosseo. Pollice verso e fuori i leoni. E nell’Arena dei martiri cristiani che andavano a morire cantando mettiamoci anche gli islamici fondamentalisti e terroristi, quest’altra volta.

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I figli dell’araba fenice – Ieri accadeva ed oggi accade

 

17 novembre 2016

(https://it.wiktionary.org/wiki/buonismo )

Sappiamo che il termine non piace a Gianfranco Bettin (suo articolo su ‘La Nuova’ di ieri) che ce lo rinfaccia e, per ritorsione. – così negando l’appartenenza alla categoria ‘buonista’- ci dice ‘cattivisti’. E sia; d’altronde il ‘cattivismo’ nella satira è cosa e definizione ormai datata e con Fracchia e Fantozzi è stato consacrato ed iscritto negli annali.
Possiamo tornare alle originali diciture da cui deriva: ‘buoni’ e ‘cattivi’, ma non avrebbero lo stesso significato e, se è stato annoverato fra i lemmi del Devoto-Oli e di altri dizionari, significa che è ormai parte dell’evoluzione del linguaggio post moderno e degli eventi e delle persone che quell’evoluzione hanno determinato.
Il Bettin, inoltre, se la prende, cattivissimo lui, con ‘le fogne di internet’ dove allignerebbe, a sentir lui, il ‘peggio del peggio’ del nostro essere cittadini incazzati e indignati e delusi dalla politica (in ispecie la politica della sinistra di s-governo) e, se in parte è vero e certi eccessi e toni e linguaggi disturbano, nondimeno ci diremo seguaci di Voltaire e sosterremo, sempre e a viso aperto, che: ‘Non condivido ciò che dici (o scrivi), ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo (e scriverlo).’

E questo assunto volterriano e democratico pare non sia parte della cultura di quei terroristi ‘francesi’ di seconda generazione che stecchiscono nelle redazioni di Charlie Hebdo e nelle strade e nei ristoranti e nei teatri e stadi di Francia quegli altri francesi (francesi di molte generazioni) diversi di fede e dai costumi e modi di vita occidentali – e usano dei loro passaporti e nazionalità amabilmente consegnati loro dalle nostre molli e accoglienti democrazie europee per andare in Siria ad addestrarsi militarmente e tornare in patria per compiere le sante stragi che ‘così vuole Allah’ e il truce profeta.
Tempi grami di una Babele di lingue e appartenenze politiche che si torce tra cattivismo e buonismo in politica e questi ultimi sono per le frontiere tutte aperte (e le stragi conseguenti) e i primi, invece, per frontiere chiuse e controllate e accoglienze ‘cum grano salis’ e numeri ragionevoli e controlli stretti di polizia ed esercito per non trovarci poi con la polizia e le teste di cuoio francesi e belghe che stringono d’assedio il quartiere di Molenbeeck, in Belgio, dove pare si siano asserragliati molti terroristi, e lì, tra i mitici ‘islamici moderati’, nel corso di questi anni tormentati, hanno trovato il loro ‘brodo di coltura’ e le protezioni.
E delle loro identità acquisite di belgi e/o francesi quei tardi figli di allah resipiscenti non sanno che farsene e si fanno terroristi per spirito di appartenenza atavico e severa e univoca interpretazione delle pagine del Corano e ci portano la guerra in casa e dobbiamo combatterla – come dice Hollande in affanno mediatico e con colpevole ritardo – e tutti invochiamo gli ‘islamici moderati’ che ci diano un segno: di esserci e di condividere i valori dell’Occidente dove sono emigrati a milioni e continuano a premere alle
frontiere.
Nella speranza che non siano figli dell’araba fenice: ‘Che vi sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.’

IT.WIKTIONARY.ORG

Le filastrocche della nonna

 

Ripensavo stamane alla filastrocca della nonna, che ad ogni nuovo mattino si chiedeva, a balconi ancora chiusi, se sarebbe stato un giorno bello o brutto, ma, in ogni caso, nelle intenzioni del nostro agirvi, ‘di buon costrutto’. E quella filastrocca dovremmo adottare anche noi per i nostri giorni: di costruire qualcosa di buono o di bello, indipendentemente dalle condizioni meteo della giornata e, aggiungo io, indipendentemente dalle condizioni della politica e della società nella quale agiamo che – dalle odiate cronache quotidiane – ci manda più spesso notizie cattive e sconfortanti.
E se delle grandi manovre o meschine in seno al pd non ce ne potrebbe importare di meno e, se quel partito affonda, non sarebbe male aggiungergli qualche decina di chili di piombo in più per affrettarne la discesa e la permanenza definitiva sul fondale, sono le condizioni della nostra sanità pubblica che mi preoccupano – con lo sciopero programmato dei medici di famiglia che ci racconta della tragedia di questi anni di s-governo pd che la sanità ha ridotto a Cenerentola della spesa pubblica e luogo dove ‘fare cassa’ a spese della salute degli italiani.
E, visitando la bella mostra nella sala grande della Scuola di san Marco a Venezia, dove si possono compulsare i meravigliosi codici miniati del Quattro/Cinquecento in facsimile, osservavo gli antichi strumenti chirurgici che hanno frugato nelle viscere dei nostri sfortunati progenitori e tremavo all’idea che anche la sanità pubblica possa andare, prima o poi, col passo del gambero di questi ultimi decenni di infamia politica: uno avanti e due indietro – e pavento che quegli orribili strumenti di tortura tornino in qualche modo in auge a sostituire i bisturi mancanti o che non intagliano le carni dei malati come dovrebbero (denuncia di qualche tempo fa proveniente dalle sale chirurgiche di un grande ospedale).
Che arrivino presto le elezioni e spediscano all’inferno i vandali politici del pd e gli stramaledetti partitini associati e ci venga restituita la nostra sanità delle magnifiche sorti e progressive e il welfare che avevamo prima delle folli ‘accoglienze’ renzian-alfaniane che l’hanno disseccato e reso rachitico. Amen e così sia.

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Anniversari

09 novembre 2015

Viviamo in tempi grami e in un mondo rotto che scaglia le sue schegge impazzite per ogni dove e oggi la ricorrenza del ‘muro di Berlino’ diventa sineddoche di ogni frontiera e barriera che si interpone tra gli esodi biblici dei ‘popoli del mare’ (e di terra) e il futuro di un’Europa e di un mondo che non riusciamo più ad immaginare – di certo non quello prefigurato da l’Inno alla Gioia di Beethoven -, ma che ricomincia, invece, dalle guerre perdute (Irak, Siria), il lavoro che non c’è e i rivolgimenti epocali che hanno il loro centro nel maledetto islam che deflagra nelle sue mille contraddizioni e opposizioni con la post modernità dell’Occidente evoluto, com’è deflagrato il Comunismo che aveva perso la sua arrogante sfida al Capitalismo.
E cadde il ‘muro’ maledetto infine – e, di lì a poco, l’intero impero sovietico franò e si dissolse e, stupiti, conoscemmo i nomi dei cento paesi che aveva incorporato e nascosto nella sua fredda cortina di ferro: la Georgia, l’Ossezia, l’Ucraina, la Moldavia, l’Abkazia e tutti gli altri.

E il quadro che abbiamo davanti del Capitalismo trionfante sul Comunismo è di rovine e macerie sociali com’è ogni quadro post bellico: salari al palo, precariato diffuso, consumi al minimo e, per sovrappiù, l’immissione incontrollata dei nuovi schiavi africani, siriani, iracheni e afghani che, nel mercato del lavoro sottopagato, si sostituiranno ai cinesi dei capannoni nascosti di Prato dove si lavora in nero per dodici/quattordici ore di fila.

Si stava meglio quando si stava peggio? La domanda sorge spontanea e il mondo dei vasi comunicanti e degli inevitabili travasi al ribasso e cessione di ricchezza dai paesi più ricchi che ancora siamo ai nuovi straccioni arrembanti non è certo il migliore dei mondi possibili o quello delle ‘magnifiche sorti e progressive’ – e speriamo che questo suo rinculare sia quello dell’atleta che dal rinculo trae spinta per il suo salto in avanti, ma temo che sia, invece, l’incerto passo del gambero in fondo al mare caotico che lo ospita: un passo avanti e due indietro.

Arridatece i muri e la loro primaria funzione di contenimento e meritorio argine al troppo del mondo rotto e al disordine epocale che ne è conseguito.

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Il paese che scava sul fondo

Il paese che scava sul fondo.

….che poi: se i risultati delle elezioni siciliane – con la destra e il m5s trionfanti sul pd – significassero un corale pollice verso degli elettori verso le politiche del partito di s-governo, la politica immigratoria e di ipocrita ‘accoglienza’ nel nostrano campo-profughi esteso e diffuso lungo la penisola in primis, sarebbe evento straordinario e che ti allarga il cuore nella speranza che qualcosa cambi nel quadro sociale e politico di questo paese avvilito e avviato al suo tramonto epocale, – di un’epoca, quella della mia generazione, i cui connotati e le caratteristiche di vivibilità sbiadiscono e intristiscono come il cadere inesorabile delle foglie ad ogni nuovo giorno e sbarco di migliaia di disgraziati gestiti alla grandissima dai mercanti di schiavi e di morte libici e tunisini e poi dalle cooperative che ‘gli immigrati sono un business meglio di quello della droga’, come diceva al telefono il boss orbo di un occhio del malaffare di ‘mafia capitale’.
E resta famosa quella sua frase sul ‘mondo si mezzo’ che sembra rimandare alla fisica quantistica e alla teoria dei multi mondi in cui tutto ciò che è possibile che accada accadrà: ‘Noi siamo tra i vivi e i morti: tra quello che sta sotto e quello che sta sopra e in questo mondo può accadere che io mi trovi a cena con un politico…’ – e sai la novità: chi non è stato a cena con un politico per le libagioni e gli stuzzichini pre elettorali, ditemi voi, ma lui, l’orbo, in quelle sue cene concordava gli affari sporchi e le percentuali delle tangenti, come ci hanno raccontato le cronache di una stanca stagione politica già dimenticata.

Ma nessuna novità sostanziale e risolutiva verrà dalle elezioni siciliane e, probabilmente, neanche dalle politiche della prossima primavera perché il pastone della politica italica non contiene gli ingredienti per un sapore nuovo e sapido delle cose che una maggioranza di cittadini ha chiare nelle menti e che tardano a definirsi sull’orizzonte del futuro prossimo.
In questo paese, quando si è toccato il fondo, si comincia a scavare per approfondire la fossa, ahinoi.

http://espresso.repubblica.it/…/gli-immigrati-rendono-piu-d…

http://www.huffingtonpost.it/…/massimo-carminati-interce_n_…

Così i fascio-mafiosi di Massimo Carminati si sarebbero spartiti secondo i Pm i soldi per i richiedenti asilo. Milioni di euro. Senza controlli, grazie alla logica…
ESPRESSO.REPUBBLICA.IT

I pensieri corrotti del buonismo radicale

 

Quando si dice ‘aberrazione’ e corruzione del ‘retto pensare’ e agire di conseguenza. Sull’attentato maledetto di N.Y. City (e sugli altri di Nizza, Parigi, Bruxelles e via elencando dell’orrendo rosario delle stragi islamico-radicali in Occidente) il piissimo direttore dell’Avvenire – il giornale dei vescovi – si chiede in pubblica trasmissione radiofonica perché ci si indigni e si abbiano reazioni forti solo per le stragi nelle città dell’Occidente e poco, invece, per quelle di Al Shabab in Somalia e dell’Isis in Tunisia e altrove nel secondo, terzo e quarto mondo.
La corruzione dei pensieri, del retto pensare e agire, indotta dall’ideologia buonista e terzomondista e democratico-radicale arriva a supporre e a insinuare che perfino in questa dolorosissima questione dei morti ammazzati nelle strade e le piazze per mano dei tragici imbecilli ‘radicalizzati sul web’ si nasconda una nota di razzismo e di discriminazione.

E’ da sempre, dalla notte dei tempi, invece, che la reazione di sorpresa e di paura e di indignazione e di odio per quanto di criminale ci avviene in casa o sotto casa o che avviene a noi e ai nostri congiunti è, per l’umana psiche, l’evento che maggiormente colpisce rispetto a tutto ciò che avviene fuori dai patri confini o in altri continenti lontani.
Dobbiamo batterci il petto e recitare il mea culpa e dirci peccatori anche per questo, cari i nostri misericordiosi da tre palle un soldo?
O è, invece, la corruzione dei pensieri vescovili e di tutti i loro pii seguaci del dirci tutti fratelli in Cristo che sta alla base di questa aberrazione per la quale io, laico e ateo e figlio della civiltà occidentale, dovrei comunque sentirmi fratello di un mussulmano o di un induista (inclusi i terroristi potenziali, annessi nella comunione universale quali ‘fratelli che sbagliano’?) – e, per la verità, già dai tempi di Caino e Abele, perfino il legame del sangue nascondeva l’odio fratricida o la sete di potere per la quale il figlio che aspirava al trono e alla corona arrivava ad avviare il complotto per uccidere il padre o lo uccideva di suo pugno?
Pollice verso e fuori i leoni. S.p.q.r. Sono parecchio perversi questi romani.

La caduta degli dei democratici. Ieri accadeva

Un anno fa

Possiamo immaginare il panico che si è diffuso nel quartier generale di Hillary Rodham Clinton ieri sera, quando i media giornalistici hanno diffuso ‘all over the world’ la ferale notizia di una ripresa di indagini sulle famigerate mails fatte scorrere sul suo server privato per chissà quali miserabili ragioni di ‘polvere sotto il tappeto’ e frettolose archiviazioni di atti pubblici concernenti la sua disastrosa politica geo strategica in qualità di segretario di stato dell’amministrazione Obama.

E se considerate la sua quindicinale attività di avvocato al servizio delle grandi corporations dell’industria e del denaro potete avere un’idea di quali gigantesche menzogne Hillary abbia raccontato nei comizi con perfetta faccia di tolla ai suoi probabili elettori sul merito della lotta alla povertà, della pietas dovuta ai ceti popolari e ai meno fortunati, e del maggior riguardo politico per i neri rivoltosi, gli ispanici immigrati e tutto quel mondo di sfigati e poveri cristi che dovrebbero eleggerla al sacro soglio della presidenza degli Stati Uniti d’America – mettendola definitivamente al riparo dalle accuse gravissime che la insidiano dappresso e che Donald Trump ha giurato di farle pagare incriminandola di fronte a un grand jury.

E possiamo divertirci a giocare al vecchio gioco del ‘cui prodest’ e interrogarci quanto vogliamo sul ‘chi è’ e su quale curriculum politico abbia il direttore del F.b.i. che quell’inchiesta ha riaperto a undici giorni dal voto, ma la botta ricevuta da quella perfetta macchina di menzogne politiche che è Hillary Clinton e dalla sua gioiosa macchina da guerra e da soldi elettorale e dal suo staff e dai suoi danarosissimi supporters industrial-finanziari è la botta di un Tir che ti investe di lato e fa deragliare il treno di una campagna elettorale che lei per prima ha voluto sporca e vigliacca – e ha attaccato a testa bassa il suo rivale sullo scivoloso terreno dei suoi rapporti con le donne e trascurato il civile confronto politico sui temi tragici che infiammano il mondo intero : le economie in declino storico e le maledette migrazioni che accentuano il trend economico negativo e disseminano devastante povertà anche nella fortezza Occidente assediata da migliaia di pretesi profughi ogni giorno.

E il discredito che ne viene alla Clinton si estende alla famiglia presidenziale Obama, che pudore istituzionale vorrebbe defilata e meno esposta a fianco di una candidata così opaca e moralmente discutibile e l’abbiamo vista, invece, e ascoltata, marito e moglie baldanzosi, dire al mondo quanto brava presidente sarà quella tale, l’avvocato delle corporations che nasconde le mails pubbliche per chissà che miserabili ragioni di opportunità politica.

Pollice verso e fuori i leoni.

A 8 giorni dal voto spuntano altri messaggi dal computer di Hillary. Lei: “I federali spieghino, vogliamo i dettagli”. Trump: “Più grande scandalo politico…
QUOTIDIANO.NET

Del grattare le travi e radicalizzarsi sul web

 

Michel de Montaigne, se fosse vissuto al tempo di internet, non avrebbe di certo inciso le travi del suo studio nella famosa torre con le frasi memorabili di Seneca e degli altri suoi amatissimi filosofi che gli riempivano i giorni e le notti. Un gran lavoro anche per il suo segretario/maggiordomo che doveva grattare via dalla trave le frasi ormai obsolete per consentire al suo signore di inciderne altre che occupavano il presente della sua mente vulcanica.
La Rete si sarebbe incaricata per lui di dare risalto ai suoi rovelli e alle sue impellenze filosofiche e sul suo profilo si sarebbero accumulati i ‘mi piace’ e i commenti entusiasti dei suoi followers – e non sarebbero mancati i suoi in risposta, che stigmatizzavano le troppe cose negative di quell’immaginario presente delle nuove macchine virtuali e degli orizzonti inquietanti che aprono (o chiudono?) all’interno degli smartphone di ognuno – i cui sguardi e pensieri non sono più sul vasto mondo dei paesaggi e delle persone vive che incontrano, bensì nel chiuso del tamagochi loro personale che alimentiamo di un tutto/niente che ci incanta e inebetisce.
E poiché Michel de Montaigne é vissuto al tempo delle atroci guerre di religione forse avrebbe dovuto prestare massima attenzione a quel che andava scrivendo su internet al riguardo per non incorrere nelle ire di qualche opposto di fede fanatico che lo avrebbe atteso alla svolta di un angolo di piazza o vicolo di Bordeaux e passato a fil di spada o pugnale. Perché ci si ‘radicalizza sul web’, come ben sappiamo, e forse i calvinisti e gli ugonotti e, di contro, i cattolici ligi alla dottrina papale non erano da meno in quanto a tesi estreme e militanze e desiderio di immolarsi al grido di ‘Dio lo vuole’.
E anche noi abbiamo le nostre guerre di religione di indipendentismi e sovranismi di ritorno ed elezioni e referendum che si tengono ma non vengono tenuti in nessun conto o sono snobbati o denegati e chissà cosa succederà in Catalogna, – se nascerà un terrorismo anti Madrid simile a quello dell’I.r.a. a Dublino o se il pugno di ferro di Rajoy, novello Franco, costringerà gli indipendentisti al silenzio e a una lunga lotta di stampo gandiano che varcherà la metà del presente secolo e sarà superata e detta inutile da eventi imprevedibili per le nostre menti asfitticamente legate alla breve corsa dei giorni e dei mesi del presente che viviamo.
E Michel de Montaigne da buon filosofo scriveva al proposito: ‘…il nostro modo consueto è di andare appresso alle inclinazioni del nostro desiderio, a sinistra e a destra, in alto e in basso, secondo che il vento delle occasioni ci trascina. Noi pensiamo a ciò che vogliamo solo nell’istante in cui lo vogliamo e cambiamo come quell’animale che prende il colore del luogo in cui lo si mette. Ciò che ci siamo or ora proposti noi lo cambiamo ben presto e ben presto torniamo sui nostri passi; non è che ondeggiamento e incostanza.’
Da incidere sulle travi del nostro studio perché, se la affidate al vento dell’oblio virtuale di internet, sarà presto sommersa dai ‘mi piace’ dei troppi vanesi che, il giorno dopo, daranno il loro ‘mi piace’ a un tale che si mostra, invece, roccioso nelle sue opinioni di ‘radicalizzato’ di qualche causa e siamo punto e a capo.
Non se ne va fuori. Un sentito ‘Viva!’ ai vecchi filosofi e pollice verso al presente virtuale delle mille opinioni contrapposte e dei ‘mi piace’ che ci raccontano il disordine cronico e l’incomprensibile del caos nostro quotidiano.

Michel Eyquem de Montaigne (Bordeaux, 28 febbraio 1533 – Saint-Michel-de-Montaigne, 13 settembre 1592) è stato un filosofo, scrittore e politico francese noto anche come aforista.
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