Nessuno ci può giudicare – nemmeno tu. Ieri accadeva

19 febbraio 2016 –

I viaggi papali non fanno bene a Francesco. Che, ogni volta, pungolato nella sua vanagloria mediatica dai giornalisti al seguito, se ne esce con gli strafalcioni concettuali che qualcuno sospetta non siano ‘gaffes’ di proporzioni planetarie, ma siano nella natura e cultura arruffona e confusa dello stesso Francesco.

Che un giorno si abbassa sotto il livello di un cittadino medio e si rifiuta di esprimere un parere sulla controversa questione dei gay e delle loro unioni e comunioni e dice lamentosamente: ‘Chi sono io per giudicare’ (ma il Papa, santa pazienza, ti hanno messo lì per fare il Papa! Quello della storica ‘infallibilità’, che diamine!). E un altro giorno vorrebbe tirare un pugno a quelli di Charlie Hebdo (a strage ancora calda e rabbia e sdegno universali contro i maledetti assassini islamici) perché: ‘Se ti offendono il padre e la madre…’ Dimenticando clamorosamente la lezione evangelica del ‘Perdonare sette volte sette.’ e offrendo copertura mediatica urbi et orbi alle maledette fatwe degli imam radicali e alla lotta a suon di kalashnikov degli immigrati ‘di seconda generazione’ all’Occidente che li ha amorevolmente accolti e ospitati.

E, ad ogni passaggio di piazza e popolo e messa all’aperto con milioni di fedeli, questo (e un altro) papa non mancano di chiedere perdono agli ortodossi, ai popoli maya, agli eretici di ogni setta e appartenenza per le violenze, gli assassinii e le sopraffazioni storiche di Santa Romana Chiesa di cui Francesco è provvisoriamente (e immeritatamente?) il capo politico. Ma non sarebbe più semplice chiudere una tal bottega piena di scheletri e orrendi fantasmi del passato che chiedono giustizia e riconoscimento e andare ad ingrossare le fila dei pacifici Valdesi dalla storia pulita e sempre rispettosi dell’assunto ‘libera chiesa in libero stato’?

E la gaffe odiosa di cui alle cronache odierne lo vede mettere naso e dito e piedone nella campagna elettorale americana con una sorta di scomunica (grande ritorno delle storiche stupidate ecclesiastiche!) nei confronti di Donald Trump accusato di costruire muri e non ponti in un epoca un cui le migrazioni umane sono peggio di quelle delle locuste che distruggono i raccolti e le fragili economie dell’Occidente malato di Crisi Globale. Ottenendo il risultato di favorire vieppiù Trump alle primarie prossime venture.

Ma chi sei tu per giudicare, Francesco?

Tutti al mare (o ai monti). Il 4 di marzo si cambia.

 

Il 4 di marzo si avvicina implacabile e la situazione, a scrutare gli ultimi sondaggi, pare cristallizzata: il centrodestra a un passo dal conquistare il bastone di comando in parlamento e il m5s primo partito. Il pd, invece, giù a precipizio nella Genna del 20 per cento o, forse, sotto, – speriamo che sia vero e che l’ignominia dei tre anni di s-governo venga pagata per intero dal Superbone imbonitore fiorentino che invoca risolutivi confronti in tivù, ma nessuno se lo fila perchè è un’anatra zoppa già condannata dagli esodati sinistri del suo stesso partito.

Ne va della vivibilità nelle nostre città e paesi, il 4 di marzo, ne va di un futuro meno gramo di quello degli sbarchi a centinaia di migliaia ogni semestre e nessuna possibilità di integrazione e risoluzione del dramma da parte dell’Europa – anatra più zoppa dello stesso Renzi – ma, naturalmente, se vorrete ‘andare al mare’ o ai monti, come invitava il Craxi Bettino, siete liberi di farlo.

Ci penseremo noi, in vostra vece, e saremo assennati e consapevoli di ‘fare la cosa giusta’. Divertitevi, cari.

Segnali forti. Per Maastricht si cambia.

 

Non ho aspettative miracolistiche per le elezioni del 4 di marzo. Teorizzo il ‘voto di segnale’. Un segnale forte mandato a chi ha s-governato il paese a partire dalla folle politica di immigrazione massiva vergognosamente coperta dall’imbonitore fiorentino con lo slogan atroce de: ‘ Salviamo vite’. E più si alzavano i numeri degli sbarchi più aumentavano, in parallelo, i numeri dei morti affogati – per la legge statistica dei grandi numeri e dei rischi correlati alla traversata nei diversi periodi dell’anno.
E troppo tardi si è cambiata quella politica e si è cominciato a lavorare coi governi africani per costringerli ad assumersi le responsabilità che loro competono di governare il loro territorio e i flussi di clandestini in transito e provare a fermare l’immondo e tragico commercio di schiavi e di morituri annunciati, come dovrebbe essere per ogni stato degno di questo nome.
E tardiva e ipocrita, ahi quanto! è stata la decisione di ordinare alle navi di ogni nazionalità che raccolgono i migranti in mare di sbarcarli nel porto più vicino – con l’esenzione incomprensibile e infingarda delle navi delle o.n.g. (che ne raccolgono oltre il 40 per cento) che continueranno a sbarcarli nei porti italiani, chissà perché.

E il cono d’ombra che inghiotte l’azione dei professionisti della misericordia, – per finire con le denunce recenti e atroci di abusi sessuali all’interno della Oxfam e di Save the children e di Medecins sans frontieres – ci mostra come la bontà e la misericordia assunta come mestiere con fondi illimitati e opachi non siano la giusta risposta agli immensi drammi del mondo – e bisognerà far ripartire gli ‘aiuti allo sviluppo’, prima o poi, ben mirati e affidati a una commissione di esperti senza macchia; e la cooperazione internazionale rilanciata come un post moderno ‘piano Marshall’ rivolto a quei paesi africani dai quali partono/iranno i milioni di migranti del nostro occidentale spavento.

Ma oggi è tempo di ‘segnali forti’ da consegnare nelle urne rabbiose. E il 5 di marzo, se quel segnale arriverà, costringerà l’Europa tutta a una riflessione profonda sulla sua identità continentale e sugli orizzonti di futuro che l’attendono, – oggi abbuiati dalle integrazioni mai avviate e da pretesi ‘cittadini’ radicalizzati sul web nelle enclaves nemiche refrattarie e ostili all’imposizione della legalità repubblicana di ogni paese membro. Da Roma per Maastricht il 5 di marzo si cambia.

Diciannove persone sono state licenziate, mentre gli altri membri del personale sono stati sanzionati in altri modi
LASTAMPA.IT

 

I fantasmi, i migranti, le guerre e l’ordine nuovo planetario

Li dovreste leggere i reportages di Domenico Quirico. Perché non è un semplice reporter e il suo non è solo pedissequo giornalismo di inchiesta bensì un inno lirico, un panegirico e una ispirata elegia della miseria e, insieme, un formidabile, violento ‘j’accuse’ lanciato contro il maledetto Occidente e gli occidentali responsabili di tutti i mali dell’Africa e del Medio Oriente – e che oggi rifiutano perfino di espiare le loro storiche malefatte, i malnati, cercando di chiudere le vie dei migranti manu militari.

Domenico Quirico, nel suo scritto di oggi, un vertice assoluto della sua appassionata prosa lirica, ci manda a dire che noi occidentali siamo dei fantasmi se ambiamo a frenare e/o bloccare le migrazioni e nessuno ordinamento del caos immigratorio è possibile, anzi!
Ed è talmente dentro la sua parte in causa di difensore degli oppressi – per lui il sale della terra, il luminoso futuro del mondo – da avvisarci che: ‘…i giovani del Sahel, specchiandosi nella tragedia della migrazione, hanno preso coscienza delle loro ingiustizie e non le accettano più. I migranti come miccia, come lievito di rivoluzione, i ragazzi, quando scenderanno in piazza, avranno con sé ogni diritto.’

Bisogna ri-andare alle prose liriche dei giornalisti degli anni Venti innamorati della rivoluzione russa per trovare parole così ispirate, impeti lirici così ricchi di pathos. John Reed era un arido contabile, al confronto, quando scrisse ‘I dieci giorni che sconvolsero il mondo’.
San Domenico, nel suo scritto di oggi sulla Stampa, fa predizioni di catastrofi imminenti e inevitabili e irrefrenabili e di prese dei palazzi africani – dove alloggiano i cleptocrati che privatizzano i fondi europei destinati a fermare i flussi di migranti – e il suo sembra a noi allibiti lettori un auspicio, un peana di battaglia a cui, forse, egli, novello profeta, parteciperebbe volentieri con il turbante di un tuareg sulla testa per meglio immedesimarsi. Lui sta dalla parte dei miseri ‘senza se e senza ma’ – infiammatissimo buonista e ‘no borders’ a cui schifano come maledette bestemmie le attività di addestramento dei nostri militari e dei francesi e degli americani per fermare e arginare la tratta degli schiavi e l’abominevole commercio di esseri umani tra il Niger e la Libia.
Incarnato mistico di una misericordia senza limiti, il nostro inviato scrive: ‘Prima di questo viaggio pensavo che il problema fosse che abbiamo cessato di dare. Ai poveri, ai migranti. Torno convinto che non sappiamo più dare. Ed è peggio.’ E aggiunge il suo apodittico, spaventoso e irrimediabile ‘j’accuse’ : ‘E’ chiaro che noi occidentali siamo qui a combattere per i nostri soli interessi. Questa parte del mondo perde le proprie povere viscere. (…) Costoro sono condannati. Ma noi spediamo inutili soldati e paghiamo i grandi ladri vestiti di eleganti boubou.’

Segue una descrizione accurata di come i ‘passeur’ locali, gli schiavisti che ingrassano sulla pelle dei migranti, riescono ad aggirare coi loro camions rigurgitanti di miserabili i blocchi militari e trovano piste nuove nel deserto per raggiungere la Libia – e si sente, nel racconto che ne fa san Domenico assai poco savio, una viva e sentita partecipazione e malcelata solidarietà a quei ‘passeurs’, a quei miserabili schiavisti che lui nobilita e descrive quali strani missionari di una causa nobile: quella di consentire il rinnovato ‘viaggio della speranza’; violare a centinaia di migliaia ogni semestre le frontiere europee col grimaldello della pietas dovuta ai naufraghi – per molti concluso da morte per affogamento e per l’Europa tutta un lavoro enorme e difficilissimo di contrasto attivo e ‘suasion’ diplomatica e milioni di euro di noi contribuenti gettati al vento dei corrotti governi africani.

L’Europa come novello Atlante che regge sulla schiena il peso dell’Africa e dell’intero Medio Oriente in perenne affanno di guerre e miserie e carestie e chissà quale altro maledetto destino di tragedia di cui, secondo il vangelo di san Domenico-poco-savio, noi occidentali dovremmo sentirci colpevoli e spregevoli affamatori – e, oggi, crudeli invasori manu militari col maledetto scopo di arginare la marea umana che si raduna incessantemente nei lager nigerini e libici.

Cronache di follia e di infiammazioni neuroniche buoniste del terzo millennio che ha elevato la misericordia a nuovo imperativo categorico morale assoluto e indiscutibile – e che si fottano i difficilissimi equilibri economici e sociali pericolosamente scossi dai milioni di migranti già in loco e da quelli in arrivo, e non ci frega nulla delle cronache di integrazioni impossibili nelle enclaves islamiche nemiche delle periferie urbane di ogni metropoli.
Per tacere delle cronache delle stragi di Nizza, Berlino, Parigi e Bruxelles e gli stupri e lo spaccio e la ‘microcriminalità’ tollerata e impunità e le cronache di miseria diffusa davanti ai supermercati e per le strade – e le occupazioni abusive e tutto il resto del vistoso disordine e degrado delle città italiche per il quale attendiamo il 4 di marzo come un giorno di liberazione nazionale e continentale.

Liberazione da questa inguaribile follia buonista che pretende che dobbiamo mettercela via, accettare il disordine assassino come un castigo divino e le migrazioni disordinate e non governate come biblica piaga delle locuste. La migrazione universale delle genti miserabili per questi suonati buonisti di ogni ordine, grado e professione è un castigo che ci meritiamo, noi vergognosi occidentali colpevoli di ogni nefandezza coloniale e post.

Il 4 di marzo mandiamoli tutti a casa con la massima ignominia elettorale.
Il pd sotto al venti per cento è un sogno possibile. Diciamo loro un sonorissimo ‘Via! Basta! Avete distrutto il paese! Pretesi antifascisti dei nostri stivali.’
E restateci, nel cono d’ombra della vostra infamia politica, per altri tre lustri perlomeno.
Parce sepulto. Ve la siete cercata con pervicacia davvero degna di miglior causa, Alfano, Renzi e Gentiloni. A mai più risentirvi e rinominarvi nelle televisioni e sui giornali del nostro scontento.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

  1. « Sono molto poco soddisfatto del trattamento mediatico riservato al mio libro in Francia…il punto centrale non è l’Islam, il mio è un attacco feroce all’Occidente…non credo che l’essere umano possa vivere in un mondo che cambia di continuo. L’assenza di equilibrio, di un progetto di equilibrio, è di per sé invivibile. L’idea del cambiamento perenne rende la vita impossibile.»
    https://it.wikipedia.org/wiki/Sottomissione_(romanzo)

    Sto leggendo ‘Sottomissione’ di Hoellebcq, dopo averne letto, negli anni e nei mesi scorsi, le recensioni più svariate e allarmate e partigiane. Bisogna leggere i libri qualche tempo dopo la loro prima uscita, a freddo – sopratutto quelli che si misurano dichiaratamente con i drammi del tempo presente e con le sue contraddizioni e i conflitti annunciati e spaventosi.
    E’ un buon romanzo, piacevole e svelto in lettura, la cui scrittura, come altri romanzi dello stesso autore, non indulge in fronzoli, non ciurla nel manico, non si compiace di estese considerazioni filosofiche e di massimi sistemi, bensì ‘va al sodo’ in modo svelto ed essenziale e usa gli elementi romanzeschi di fantapolitica con grande efficacia, restituendoci un quadro di verosimiglianza e facile predizione di quanto avverrà fra qualche anno in Francia e negli stati europei satelliti.
    Dico ‘satelliti’ perché, nell’economia del romanzo e della sua verosimile predizione di sottomissione al medioevo islamico prossima ventura, è la Francia ad avere la primogenitura storica di quella tragedia assoluta che stiamo vivendo oggi come europei ‘indigeni’ di prossima e annunciata minoranza per l’avere offerto, nei decenni scorsi, facile e inconsapevole cittadinanza a milioni di immigrati provenienti dalle sue ex colonie. Parlo della presente tragedia delle cronache sanguinose dei ‘radicalizzati sul web’ provenienti dalle ‘banlieues’ parigine e da quelle delle altre sue metropoli da tempo trasformate in ‘enclaves’ territoriali precluse alle ordinarie operazioni di ordine pubblico repubblicano e oramai a maggioranza assoluta di genti islamiche rancorose e nemiche e ostili alla cultura dell’occidente e ai suoi valori laici conclamati e consolidati.
    E, se è solo una coincidenza che l’uscita del libro sia avvenuta proprio il giorno del massacro di Charlie Hebdo e della dichiarazione di guerra intestina di quei pretesi ‘guerrieri’ islamici alla libertà di espressione come l’amiamo e la vogliamo nelle terre di occidente (nous sommes tous Charlie), non è una coincidenza (non ancora), bensì una puntuale e verosimile predizione di post moderna Cassandra, il resoconto che fa il libro della formazione e rapida affermazione in Francia di un partito islamico detto ‘Fratellanza mussulmana’ – che raggiunge il 22,9 per cento dei consensi e surclassa il vetusto e imbelle partito socialista del tristo Hollande e il cui candidato finto-moderato si misura nella corsa alle presidenziali con il Fronte nazionale di Marine le Pen, vincendola per l’apporto dei voti sinistri e dei pretesi e confusi ‘antifascisti’.
    Prodromo di quanto può avvenire e avverrà nel momento in cui le curve demografiche degli indigeni e quelle degli immigrati presenti e affluenti a centinaia di migliaia ogni anno si invertiranno e lo ius soli regalerà una facile e ottusa cittadinanza elettorale ai ‘giovani turchi’ di prima, seconda o terza generazione di immigrati. Verosimile, dicevo, ma, fra qualche anno, figli e nipoti degli indigeni residuali saranno costretti a togliere il ‘simile’ e misurarsi con il ‘vero’.
    Un ‘1984’ in sedicesimo, il libro di Houellebcq. Una predizione/anticipazione da far tremar le vene ai polsi – e mi fa ridere il senso di allarme di coloro che gridano, un giorno si e l’altro pure, ‘Al lupo fascista!’ e davvero non capiscono che, come dice l’autore nella citazione che ne faccio in testa a questa recensione, ‘(…) il mio è un attacco feroce all’Occidente… non credo che l’essere umano possa vivere in un mondo che cambia di continuo. L’assenza di equilibrio è, di per sé invivibile. (….)’
    E se le persone, gli indigeni residuali, reagiscono male a questi cambiamenti drammatici e tragici e ai conflitti annunciati dalle insensate e stolide immigrazioni massive, beh dobbiamo metterlo nel conto e attenderci le reazioni conseguenti. Chi lo diceva che ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’?charlie_hebdo_nizza

Ieri si diceva e oggi si dice – 20gennaio2013

Cose buone dal mondo. Long version. (Astenersi perditempo e farfalloni feisbucchiani).

La frase non è nuova. Che il fascismo e il Duce hanno fatto ‘anche’ cose buone. Bontà sua e loro: quegli uomini valenti e animosi dei ‘sabati fascisti’ e della ginnastica sulle pubbliche piazze. Ma chi non fa ‘anche’ cose buone nel breve volgere di una vita qualchessia? Perfino di ladri notori e ubriaconi e fedifraghi che picchiavano le mogli si legge sulle lapidi cimiteriali che erano ‘padri affettuosi e mariti fedeli’, chi l’avrebbe mai detto.
E, a Norimberga, nel corso del famoso ‘processo’ che da quella città prende nome, si ascoltavano testimoni a difesa che affermavano davanti ai giudici, di notori kapò e aguzzini dei campi di sterminio nazisti, che erano buoni padri e amavano coltivare le rose in giardino, che cari.

Quella frase delle ‘cose buone’ del dux de noantri io l’avevo già sentita pronunciare da gente qualunque, ordinary people, gente comune – che l’aveva, a sua volta, ascoltata in famiglia, da qualche parente ormai defunto.
Da qualcuno che, magari, l’aveva ‘svangata’, come si suol dire, ed era sopravvissuto agli inseguimenti sui tetti e arresti casa per casa di coloro che avevano avuto un ruolo pubblico durante il regime o si erano dichiarati fieramente fascisti ai tempi loro e, nel brevissimo corso della ubriacatura antifascista dopo la fine della guerra, si erano dovuti nascondere o erano emigrati per riapparire di là a qualche anno come se niente fosse stato.

E che ‘niente’ sia stato il fascismo delle cose buone e meno buone è cosa difficile da sostenere per chi guarda rai Storia e vede i documentari di ‘come eravamo’ e di come sono stati i padri e i nonni – e le incredibili idiozie dei ‘fasci di combattimento’, le ridicolaggini dell’Impero e ‘volete burro o cannoni?’ E la finale follia distruttiva della guerra combattuta coi carri armati di latta e le leggi razziali – e tutto il resto che abbiamo imparato sui banchi di scuola, ma, forse proprio per questo, non l’abbiamo ‘mandato a memoria’. Quella Memoria che in questi giorni si celebra e si sostiene perché quegli orrori della maledetta Storia non si ripresentino più – e gli uomini e le donne futuri non debbano più chiedersi ‘Se questo è un uomo’.

E che il nostro ‘cretino di talento’ di turno compaia d’improvviso a una cerimonia che ricordava quegli orrori lontani e butti lì la stupidaggine da ‘ordinary people’ – come se fosse l’avventore di un bar di strapaese – non sorprende, perché ad altre amenità e schifezze ci ha abituato da gran tempo, l’uomo delle ‘olgettine’ a libro-paga e delle ‘igieniste dentali’ in politica e della ‘nipote di Mubarak’.

E che si addormenti quieto, poco dopo, seduto in prima fila tra la ‘Autorità’ presenti è il suo ‘grande finale’ del suo essere stato ‘capo del governo’ e strenuo combattente da ‘campagna elettorale’ che strizza l’occhiolino furbo ai fascistelli apparentati alla sua lista e riduce un evento sacro dell’umanità sofferente per le atrocità della Memoria a piccola furbata ‘de noantri’.

Votantonio, votantonio, votantonio, Italiaaaniii!

Bufale e dintorni

A visitare quotidianamente i social forum si ha la dimostrazione clamorosa (è il caso di dirlo) di quell’adagio che recita(va) ‘non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire’. E anche la favola triste del pastore burlone che si divertiva un mondo a gridare ‘Al lupo, al lupo!’ in assenza del medesimo vi trova riscontro, ma nel senso inverso, ahinoi, perché tutto il gridare alle ‘fake news! fake news!’ e alle ‘Bufale! Bufale!’che fanno gli s-governanti sinistri e i leaders dipartito di sinistra conventicola provvisoriamente al vertice delle istituzioni della repubblica trova orecchie aperte in alcuni profili di persone scarsamente attrezzate alle ricerche che si possono fare in Rete per verificare di persona se davvero di ‘fake news’ si tratta oppure se vi è costrutto e riscontro – e, per ragioni di partito preso e ostinata e cieca appartenenza alla fazione accoglientistica ad oltranza quei dessi lo vogliono nascondere al popolo per tema di contraccolpi elettorali prossimi venturi.

E bene ha fatto un mio amico feisbuchiano a rispondere con link confermativi e originali a un tale che gli gridava compulsivamente ‘fake news!’ come commento stupido al suo link che illustra e resoconta le guerre intestine che si combattono nelle disgraziate enclaves di alcune città della Svezia, Malmoe in primis. Ed è vero, invece, che molta parte di queste informazioni di libera stampa e della Rete sulla tragedia dell’ordine pubblico conseguente al troppo che stroppia di immigrazioni massive e non integrabili sono regolarmente censurate e/o pochissimo evidenziate dai giornaloni di regime e dai giornalisti televisivi e radiofonici ostinatamente buonisti, – ad onta delle mille evidenze del dramma epocale che sta vivendo l’Europa a causa del ‘nemico in casa’ che ha stipato a milioni nelle banlieues delle metropoli europee e di cui si parla solo per il ricorrente esplodere di stragi e mitragliate di kalashnikov o per l’irrompere dei tir sulla folla di Nizza e Berlino. Domani chissà.
Il 4 di marzo mandiamoli a casa questi pastorelli che ‘non c’è peggior sordo e cieco…’26907764_10210222741357191_6128545697867152160_n

Quei figli di Noè bianchi, gialli e neri

Polemiche farlocche e di fazione

Okkei, okkei, siamo tutti figli di Noè – e Jafet, che se andò a nord, esprime convenzionalmente la presente ‘razza caucasica’ di cui ai referti autoptici di molti telefilm americani.

Però, dicono gli egualitaristi a oltranza e i giornalisti, oggi scatenati come un sol uomo su ‘il caso Fontana’ e la sua idea di ‘razza bianca’, è il genoma che conta, perciò facciamo pure di ogni fiore un mazzo, di ogni erba un fascio… ooops! andiamoci piano perché, a parlar di ‘fascio’ si rischia il rimando lessicale al ‘fascismo’ che di fasci (di combattimento) ne raccoglieva a mucchi da par suo – e guai a offrire il destro all’Anpi, sempre pronto a rintuzzare qualsiasi cosa orecchi di fasci(smi).

Bisognerà proporre il Fontana per il Nobel alla comunicazione, dato che ci ha obbligati tutti, stamattina, a sintonizzare i neuroni sulla vexata questio della ‘razza’.
Che è come l’araba fenice: ‘Che ci sia ciascun lo dice (vedetevi i moduli dei visti di ingresso da riempire obbligatoriamente nei diversi paesi che visitate), cosa sia nessun lo sa.’

Cioè: lo sappiamo, la razza è quella ‘umana’, come ben puntualizzava Einstein al suo ingresso negli States; e dovette riempire, e forse correggere, il famoso modulo che glielo chiedeva, però siamo neri e gialli e bianchi all over the world e abbiamo culture, tradizioni e religioni diverse di appartenenza – che causano gli sconquassi assassini che sappiamo dei ‘radicalizzati sul web’ – e qualche differenza tutto questo lo fa e bisognerà tenerne conto nel bilanciare gli ingressi nel paese e le indebite ‘accoglienze’, se sono causa di forti conflitti sociali e mettono in predicato i conti dello stato e assottigliano il welfare dei residenti indigeni da più generazioni e gonfiano i sondaggi a favore delle destre perché le sinistre di s-governo hanno sbracato sui numeri dei clandestini e sono causa della chiusura delle frontiere a nord e a est delle Alpi.

Ecco. Forse il Fontana doveva precisare questo: che non è questione di razze bianche, nere o gialle, bensì di numeri di ingressi clandestini non più tollerabili per un sano equilibrio sociale ed economico degli stati e delle nazioni della fragile unità europea.
Okkei, forse è esagerato proporlo per il Nobel alla Comunicazione. Basterà votarlo alla presidenza della regione Lombardia raccomandandogli di occuparsi di più di questioni interne e stanziali quali: la sostenibilità del welfare per i bravi lombardi, – id est sanità, promozione delle nascite (anche di ‘razza’ bianca, perché no?) magari tramite sussidi alle famiglie in difficoltà e i conseguenti, auspicati asili nidi.
Votate, votate, votate e fatela finita con le polemiche farlocche e le fake news di fazione sinistra.

La Tavola delle Nazioni è una lunga lista di figli e discendenti di Noè che appare in Genesi 10 della Bibbia ebraica, e rappresenta un’etnologia tradizionale. L’importanza di Noè, secondo la Genesi, deriva dal fatto che la popolazione della Terra fu…
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Pugni e kalashnikov – Fondamentalismi che si saldano

Ieri accadeva 15 gennaio 2015

 

Un pontificato mediaticamente perfetto si incrina paurosamente per una battuta infelicissima detta da un papa, Francesco, che della mansuetudine aveva fatto un’icona convincente perfino presso il pubblico laico e i ‘senzadio’ che lo osservano e lo ascoltano rispettosamente.
I tempi che viviamo imbarbariscono le persone a tal punto da far saltar la mosca al naso perfino al pontefice sommo – che parla, senza più freni e senza l’abituale, sapiente controllo semantico, di pugni che sarebbe disposto a sferrare a chi gli offende la madre. Che, per proprietà transitiva e storica metafora, è anche la Santa Madre Chiesa.
Che ci azzecchi la madre-chiesa cattolicissima e mansueta (di recente) col profeta dei conflitti e delle fatwe pronunciate in suo nome da ogni imam facinoroso della più remota moschea mediorientale e con la miriade di assassini che, appropriandosi di interpretazioni coraniche folli, assassinano degli innocenti nei paesi che li ospitano e li sfamano è chiaro solo a Francesco o, piuttosto, al suo momento di ira – che meglio sarebbe stato se l’avesse tenuto sotto stretto controllo e meglio calibrate e pesate le infelicissime parole.
Perché non è solo il tradimento del notissimo apologo evangelico – che invita a ‘offrire l’altra guancia’ e perdonare ‘sette volte sette’ – che salta gli occhi di tutti, ma ci inquieta particolarmente l’idea che si saldi una unità religiosa malata tra le due più seguite religioni monoteiste che fa proprio un malinteso rispetto verso coloro che, importando il loro credo assolutistico e barbaro in occidente, hanno creduto e credono di poter imporre una loro ‘sharia’ manu militari e/o manu demografica – e chi non è d’accordo e si indigna e si dice pubblicamente ‘charlie’ e a favore delle storiche libertà occidentali cadrà sotto i colpi dei fanatici e degli esagitati predicatori dell’odio.

Ed è buffo che una tale, enorme gaffe mediatica esca dalla bocca di un capo religioso la cui chiesa ha subito una disfatta dopo l’altra negli ultimi cinquant’anni: divorzio, aborto, chiese vuote e ora di religione facoltativa e Jesus Christ Superstar in musical cantato nei più famosi teatri dell’occidente per oltre vent’anni – e perfino la pubblicità della Lavazza girata in un paradiso new age tutto nuvolette e ‘uri’ vogliose di un buon caffè e un san Pietro ammiccante e complice colle gags dei più noti comici nostrani.

E se le vignette dei redattori assassinati dai fanatici fondamentalisti non erano così ammiccanti e soavi e politicamente corrette come la nostrana pubblicità della Lavazza girata in paradiso non sarà, forse, proprio per il fanatismo religioso che abbiamo importato dal medio oriente medioevale e tribale e che ci eravamo scordati di avere avuto in casa solo vent’anni fa, con i papi che hanno preceduto l’attuale che scomunicavano a man bassa i separati e i divorziati e solo Francesco, tu vedi il miracolo del terzo millennio! che sembrava finalmente tutto pacificare e cantare con parole sempre perfette la meravigliosa laude a tutte le creature del suo predecessore dugentesco?
Ma che cocente delusione, Santo Padre!

Edizione online del Foglio quotidiano – Direttore Giuliano Ferrara
ILFOGLIO.IT

Tornate a bordo, caxxo!

 

Il vero lupo tra noi e quei pastorelli strabici che gridano al fascismo incombente.

Il clamore che viene da Napoli, l’ennesimo, – dopo tante storie di mafia e Gomorra che pubblicizziamo in televisione con fiction meno vere del vero, e costituiscono il nostro biglietto da visita nel mondo insieme alla pizza e agli spaghetti -, il clamore, dicevo, sul ragazzino a cui hanno asportato la milza e la cui madre invoca un controllo di legalità ormai impossibile dopo tanti anni di s-governo e messaggi di tolleranze colpevoli e ‘accoglienze’ diffuse in quartieri-ghetto e case occupate a migliaia, ci raccontano di una emergenza-ordine pubblico non più tollerabile e della necessità che abbiamo di mandare a casa al più presto e con la massima ignominia elettorale i responsabili dello s-governo e gli imbonitori di ogni risma.

E, se è vero che non c’è garanzia che il cambio di indirizzo che ci verrà dalle urne sarà risolutivo e pienamente soddisfacente i desideri di ordine sociale e miglior vivere civile, é altrettanto e più vero e sicuramente necessario lavorare come volontari e vessilliferi dell’ordine nuovo a bordo della nave-Italia distesa su un fianco e squarciate le stive della legalità e i bulli e i criminali di ogni risma liberi di scorrazzare come maledetti topi all’ingrasso per ogni dove.

Tornate a bordo, caxxo! elettori ed elettrici di questo paese-senza e contribuite a lanciare nelle urne i segnali di s.o.s. necessari per avviare una svolta radicale e bonificare e irreggimentare quelle periferie urbane malate del nostro annoso scontento.

http://www.lastampa.it/2018/01/13/italia/cronache/enne-picchiato-da-una-baby-gang-il-questore-di-napoli-assurda-e-immotivata-violenza-sAM6i41iEGUVO7kKwtGxeO/pagina.html