Gli gnomi e l’etica protestante

 

Chissà se esistono ancora gli ‘gnomi’ di Zurigo. A giudicare dalla deferenza con cui si è rivolto il farmacista di Munsterplatz a un tale entrato dopo di me – come se io fossi scomparso per incanto dalla sua vista e ha interrotto di brutto il dialogo che intratteneva con me in merito ad un farmaco – direi proprio di si.
Gnomi o giganti della finanza – gente che cade, quando cade, sempre in piedi malgrado la crisi delle banche che ha cancellato storiche istituzioni e mandato sul lastrico gli azionisti; ma loro no – loro hanno lucrato buone uscite milionarie alla facciaccia loro e forse vostra.
Gente che proteggeva i Sindona del vasto mondo e i loro capitali sporchi e ne usciva pulita e omaggiata perchè, da sempre, pecunia non olet – e aver a che fare coi soldi a mucchi e quintali solo gli stupidi o i mistici vanesi e vaneggianti non si costruiscono le belle ville immerse nel parchi coloratissimi che fronteggiano e circondano il museo etnografico di Rietberg.
E di ricchezza apparentemente ben gestita parlano i grandi palazzi del centro intorno a Munsterplatz: quello della Usb banca, quello del Credit suisse e della Banca Nazionale.
E passano, una via l’altra, una Ferrari verde marcio , una Porsche Carrera rosa confetto guidata da una sosia di Melania Trump e una Corvette gialla – giusto per dire che l’esibizione sfrontata della ricchezza qui non è un problema e, da noi, invece, gliele avrebbero rigate da far pena o peggio.
E chissà se esiste ancora l’etica protestante – quel rigore nell’amministrare gli affari che ha visto un Fugger diventare ricco come dieci nababbi e tuttavia finanziare la costruzione di famose chiese e commissionare pale d’altare a pittori famosissimi in barba al dettato evangelico che vuole un ricco impossibilitato a passare per la cruna di un ago e un cammello entrare in paradiso. Aggiustatemela voi che oggi sunt un pochet dislessico.

L'immagine può contenere: auto e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

Lungo l’Aar

E sarà che la Svizzera è la Svizzera che sappiamo: ordinata e civile come noi ci sogniamo da sempre – e abbiamo mandato nelle sale quel bel film ‘Pane e cioccolata’ con uno strepitoso Manfredi nei panni dell’immigrato che si fa riconoscere e beccare e si merita il foglio di via per aver pisciato in pubblica via. Roba che un nostro immigrato può stuprare, picchiare un agente in flagranza di ‘resistenza alla forza pubblica’ e, dopo due ore, è a piede libero in attesa di processo e te lo ritrovi a Parigi o a Bruxelles a compiere un attentato contro vittime inermi.
Così, giusto per puntualizzare contro quelli che ci dicono ogni minuto secondo che anche noi siamo stati immigrati. Attualizzare e puntualizzare, sempre, cari i nostri buonisti implacabili e recidivi.
E non mancano anche qua, a Berna, quei suonati da centro sociale che scrivono sui muri di una birreria abbandonata lungo l’Aar le frasi stupide che fanno a pugni con la dolcezza della vegetazione autunnale che dovrebbe ispirare ben altri sentimenti. Scrivono che la ricchezza deve ulteriormente spartirsi – come se già non si pagasse il cinquanta per cento di tasse per chi supera una certa soglia di reddito. E, naturalmente, ‘welcome refugees’ – come se non ne mantenessimo già a milioni – e ci costano un sacco di soldi e da quelle enclaves di gente refrattaria ad ogni integrazione escono gli assassini seriali dei tir sulle folle, dei van e dei coltelli. Ma si può essere più scemi di così? Vivete in Svizzera mica nell’Italia dei maledetti barconi.

L'immagine può contenere: ponte, cielo, spazio all'aperto e acqua

Questo è quel mondo.

 

Non c’è niente di nuovo sotto il sole. La battaglia della comunicazione distorta e partigiana si è combattuta nel corso delle due guerre mondiali e della ‘guerra fredda’ del confronto aspro fra mondo socialista e mondo capitalista e oggi si combatte addebitando alla parte politica avversa le presunte e pretese ‘fake news’ relative ai fatti tragici che viviamo ormai quasi quotidianamente.

E della strage di ieri a Las Vegas i sedicenti ‘liberal’ e i nostri sinistri renzian-gentiloniani affermano in coro che la destra, forte su internet e spalleggiata dalle piattaforme di Google, distorce i fatti e accredita il folle assassino in conto agli esagitati anti Trump – e si mostra in rete la foto della sua partecipazione a manifestazioni contro il presidente eletto – e la destra, di contro, afferma che si vuole censurare i fatti e si mette la sordina alle ipotesi di terrorismo, peraltro rivendicate apertamente dall’Isis, al fine di evitare le ricadute negative sul dilagare dell’islam radicale in Occidente e sulla piaga delle immigrazioni di massa fuori controllo e governo che sono il mare in cui nuotano i pesci assassini dei ricorrenti attentati contro vittime inermi.

E viviamo tempi grami davvero della presente guerra di tutti contro tutti di un mondo rotto e sgovernato e di buonisti radicali che spacciano i confusi pensieri della loro cattiva politica immigratoria e ‘no borders’ come un messaggio evangelico – e non manca molto che, per fare la comunione, oltre a non essere separato o divorziato, occorrerà sottoscrivere davanti al prete una dichiarazione di entusiastica accoglienza dei milioni di diseredati in arrivo nei prossimi decenni sulle nostre sponde.

E ci vorrebbe una canzone di successo che raccontasse i fatti presenti della follia collettiva in cui viviamo immersi di morti ammazzati un tanto al chilo per le strade ci dica e canti che, oltre che in un mondo di ladri, viviamo in un mondo di pazzi furiosi e santi presunti e sedicenti che alimentano il caos e il disordine universale e le ‘fake news’ della misericordia spacciata come dottrina e verità di fede in sostituzione della politica.
Amen e mettiamocela via, questo è quel mondo. Oremus fratres.

Le festose accoglienze e gli assassini seriali

 

La polizia di Marsiglia, si legge nelle cronache, non rintraccia l’assassino delle due ragazze nella lista degli schedati con la lettera ‘s’ – lista che elenca ben dodicimila sospettati di affiliazione e/o forte interesse per i proclami assassini dell’Isis. Avete letto bene: dodicimila. Quanti ne può annoverare un piccolo esercito di una piccola nazione, ma con la marcia in più dell’esaltazione islamico radicale che li dice pronti al martirio e all’azione disperata dei ‘kamikaze’.
I ‘kamikaze’ giapponesi, se ben ricordate, furono una spina nel fianco dell’esercito americano che operava nelle acque del Pacifico e le loro imprese militari una delle ragioni che indussero i vertici politici a sganciare l’atomica su Hiroshima e Nagasaki.

L’Europa, per fortuna nostra di figli del terzo millennio, non ha questa opzione estrema e terrorizzante in calendario perché il nemico ce l’ha in casa, ospitato nelle enclaves delle immense banlieues a maggioranza di immigrati islamici e molti tra gli assassini ‘allah u akbar’ sono naturalizzati e riconosciuti dai paesi che subiscono gli attentati quali ‘cittadini’ (compresi quelli che tornano scornati dalla Siria) per virtù delle stesse loro leggi – compreso lo ius soli – e, tra le ragioni pro o contro la nefasta legge di cittadinanza, non sarebbe male evidenziare il rischio statistico di ‘radicalizzazione sul web’ dei nuovi cittadini e agire e decidere di conseguenza, dato il proliferare in cronaca dei vigliacchi assassini di vittime inermi e la ricorrenza sempre più fitta di morti ammazzati, il Canada compreso, i cui s-governanti si battono il petto e forse ripensano con maggiore lucidità e ponderatezza le loro politiche di festosa accoglienza conclamata.

Un uomo è stato ucciso nella stazione Saint-Charles a Marsiglia dopo aver attaccato alcuni passanti con un coltello. Lo riferisce la stampa francese.…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Chi vivrà vedrà. (3)

 

Fa impressione vedere l’agire repressivo della guardia civil spagnola e milizie annesse che reprimono la legittima aspirazione di un popolo di esprimere la sua voglia di indipendenza e separazione amministrativa. Ma fa ancora più impressione leggere e ascoltare gli argomenti a favore di quella incivile repressione da parte della stampa di sinistra: ‘El pais’, in particolare, il foglio spagnolo cugino del nostro ‘la Repubblica’, anch’essa schierata, tetragona e senza vergogna per i suoi trascorsi di foglio della sinistra, con i maledetti centralisti spagnoli ed europei.

E mi viene in mente quando, era il 1976, nel teatrino di Palazzo Grassi, in occasione della morte di Franco e dell’inizio di una Spagna liberata dalla sua dittatura, recitavo la commovente poesia rivoluzionaria di ‘Rosario Dinamitero’: una militante anti fascista che perdeva le mani nel confezionare una bomba artigianale – ed è impressionante commisurare le enfasi e le apologie della sinistra politica di allora per quel genere di militanti e di ‘cause di liberazione’ e le vergognose repressioni di oggi contro un’altra e diversa ‘causa di liberazione’ – quella della Catalogna che intende liberarsi del servaggio centralista di Madrid.

E quel referendum i madrileni unionisti l’avevano già perso in partenza e i fatti di oggi della repressione cieca e brutale lo collocano su un altare ideale di legittimità popolare e danno fiato a tutte quelle istanze di separazione e distinzione che mostrano tutte le brutte crepe di una Europa giunta nella sua fase di precoce senilità e incapace di sensato e positivo governo continentale – a partire dalla questione immigrazione selvaggia e dalle periferie urbane che ha lasciato crescere a dismisura e da cui escono impuniti gli assassini dell’islamismo radicale che ci fanno pagare prezzi altissimi e indebiti alle istanze di accoglienza.
Istanze un tempo, ‘di sinistra’ e di internazionalismo proletario, ma oggi incomprensibile sostegno ad una invasione feroce e insensata che predice un futuro gramo di genti aliene e di conflitti alla ‘Blade runner’ nell’Europa del terzo millennio. Chi vivrà vedrà.

Quattro persone sono rimaste lievemente ferite dopo…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Addio

 

Non intendono ragioni e argomenti. Sono stranieri in patria e parlano una lingua incomprensibile alla maggioranza di noi cittadini, ma siedono in parlamento e, nominalmente, dispongono di una maggioranza di seggi che li autorizza a proporre leggi e decreti che verranno, verosimilmente, affossati e disconosciuti in primavera, dopo le elezioni.
Tetragoni e quadrati, i deputati e senatori del pd e varia sinistra al seguito continuano a sproloquiare di ius soli e lo dicono ‘provvedimento necessario’ con pervicacia e ostinazione degna di miglior causa, in tempi in cui è a tutti evidente che necessitiamo di un cambio di passo e direzione inversa sull’annosa e vexata questione dei migranti che tanta parte del nostro vivere ha cambiato – certamente non in meglio, a leggere le cronache quotidiane dei ricorrenti episodi di violenza ‘allah u akbar’ e i morti per le strade e gli accoltellamenti e la voglia di sharia nel paese che li ospita e li ha detti, a sproposito, cittadini.
Perché la cittadinanza è un’ altra cosa. E’ pieno riconoscimento e futura consonanza dei costumi di vita di chi ti ospita, rispetto di leggi e regolamenti nazionali e di tutto questo c’è davvero scarsa e/o nulla traccia nelle cronache che ci vengono dalle enclaves delle periferie urbane in cui si chiudono i migranti – e si fanno specchio di costumi e di lingue di importazione e covano le nostalgie e i rancori nei confronti della civiltà aliena che sono venuti a conoscere e a cui hanno chiesto asilo col grimaldello della pietas dovuta a chi soffre di fame, guerre e carestie – a sentire le geremiadi dei buonisti e dei sinistri parlamentari e la schiera dei giornalisti annessi.
E, stamattina, il conduttore di ‘prima pagina’ di radio tre della vexata questio dei migranti ne faceva il tema monocorde e lamentoso dell’intera trasmissione; come se di altro non vivesse il paese dei cittadini da sempre: noi indigeni non meno indigenti da che il welfare e la spesa sociale è stato ridotto al lumicino e si è tagliato ovunque e si è ridotta ogni anno di più la spesa sanitaria e i comuni italiani lamentano di non avere i soldi per le buche sulle strade e per garantire gli asili alle madri che lavorano, per dire solo due dei bisogni e dei sogni di chi la cittadinanza ce l’ha da sempre.
Alla via così, cari parlamentari del pd e sinistri annessi. Continuate a sproloquiare di ius soli e di fiducia da porre intanto che siete appesi leggeri come le foglie sugli alberi di quest’autunno precoce. A primavera saranno nuove e diverse foglie a spuntare, speriamo, e lo stormire sui rami dell’estate prossima avrà voce e colori diversi. Addio, addio.

Nei casi in cui si decide l’espulsione dall’Italia di cittadini stranieri, spesso gli imputati non accettano che a giudicarli siano donne. In una
MILANO.REPUBBLICA.IT

Si accettano collaborazioni alla stesura finale

 

Radio tre, l’ammiraglia culturale della Rai-radiotelevisione italiana a cui resto legato malgrado le derive da centro sociale di alcune sue trasmissioni, manda in onda, in veloce sequenza, lo psicodramma di molti radioascoltatori orfani delle sicurezze su una linea di continuità dell’affluenza immigratoria già spezzata da Minniti – e, oggi, dal successo elettorale dell’Afd. Segue una interessante trasmissione sui viaggi spaziali e sul programma Mars1, a cui ci si può ancora iscrivere (carenza di vocazioni) se si desidera emigrare colà senza prospettive di ritorno.
E la mente va al bel film di fantascienza di un regista norvegese che sceneggiava il viaggio di un ‘barcone’ spaziale di ben cinquemila persone che si risvegliano troppo presto – e ne nasce il dramma e noleggiatelo e guardatelo con interesse fino alla fine, il futuro è appena cominciato.
E, sempre sulla falsariga narrativa di quel film, potremmo ipotizzare una soluzione alla possente spinta immigratoria che ci affligge deviando verso un programma spaziale innovativo gli aiuti che diamo alla Libia e agli altri stati africani che arginano canagliescamente le partenze dei barconi – così iniziando una promettente colonizzazione del cosmo e le simulazioni di una vita possibile in altri pianeti.
E’ vero che, così facendo, si rischia di consegnare all’islam dei migranti spaziali la colonizzazione dell’universo, ma vedi mai che, responsabilizzandoli, quei dessi non ci consegnino un futuro impero galattico depurato degli imbecilli ‘allah u akbar’ responsabili di tante morti e assassinii in Europa e nel mondo violento della presente era in cui ci è dato di vivere.
Tranquilli, miei adorati buonisti immaginari, è solo una ipotesi narrativa con parecchie difficoltà di intreccio. Si accettano collaborazioni alla stesura finale della sceneggiatura.

Un film di Morten Tyldum con Jennifer Lawrence, Chris…
MYMOVIES.IT

Al servizio della città

 

‘Coraggio.’ vien da dire a quelle persone che stamattina si sono alzate scorate per aver udito i risultati delle elezioni in Germania. Ci vuole coraggio per ben altre cose, in verità, – e il relativo successo elettorale della Afd non è tutto quel male e quella tragedia che vogliono farci credere quei tali che si riempiono la bocca di parole vetuste e non più sensatamente coniugabili nel presente e nel futuro prossimo quali ‘fascisti’ e ‘nazisti’.
Viviamo un’altra storia e il problema che abbiamo, invece, è costituito dalle invasioni barbariche e islamiche il cui prezzo di inevitabili conflitti sociali ha pagato Angela Merkel, – la ‘mutti’ un po’ troppo accogliente e materna e che ha ritenuto accettabile pagare il prezzo di milioni di immigrati in casa e stipati nelle enclaves delle periferie urbane in tempi affannosi e tragici di ‘radicalizzati sul web’ assassini e gli stupri di Colonia e delle altre città europee del capodanno 2015, più le altre nefandezze di ‘microcriminalità’ che leggiamo sui giornali (è ‘micro’ solo per chi non la subisce) delle serpi in seno che abbiamo accolto obtorto collo e che hanno convinto una parte dell’elettorato a punire la Grosse Koalition degli accoglienti ad oltranza e contro il sentire rancoroso delle persone che chiedono legge e ordine.
E ci aspettavamo cifre anche più clamorose del 12,6 ottenuto dalla Afd, considerati gli esiti delle elezioni ultime scorse di Trump e della ‘brexit’ e del referendum perso da Renzi in cui i sondaggisti hanno toppato alla grandissima e il giornalismo servile dei giornaloni a tiratura nazionale e dei troppi telegiornali di s-governo accreditava un risicato cinque per cento alla Afd – ed era il loro sogno asfittico di cortigiani renziani di pensare morta e sepolta la stagione dei populismi e ‘passata la festa gabbato lu santu’.
E il sostenere che faccio da cinque anni a questa parte il voto di protesta ‘populista’ quale segnale di fortissimo disagio sociale e richiesta perentoria di cambiare rotta e governare finalmente con polso fermo le folli immigrazioni senza legge e ‘clandestine’ trova ennesima conferma e quarto avviso ai naviganti in una Europa in disarmo e priva di vero e saggio governo da decenni.
Seguirà il quinto e decisivo avviso in primavera nel Belpaese dove ‘il ‘si’ suona’?
Chi vivrà vedrà e i cocci ve li siete voluti con pervicacia degna di miglior causa, cari i miei buonisti immaginari e che avete dimenticato che cosa sia fare politica al servizio della città e dei cittadini.

All over the world

 

Chi viaggia ad est e ad ovest del pianeta sa (dovrebbe sapere) che in molti paesi che un tempo chiamavamo terzo e quarto mondo incontrerà plastiche ed efficacissime raffigurazioni della umana miseria, anche della più nera e perciò dolorosa e commovente.
Il viaggiatore più ‘buonista’ donerà una parte del suo budget di viaggio alle persone che più lo commuovono, ma sa che il suo budget è limitato e deve coprire per intero le spese di viaggio – a meno che non decida di spogliarsi degli abiti, a mo’ del nostro santo nazionale Francesco d’Assisi, e cominci una sua umana avventura parallela a quella di madre Teresa di Calcutta e altri/e di lei meno noti e pubblicizzati da santa madre chiesa.

Questa premessa è per dire che il mondo è pieno, pieno davvero, di poveri cristi e di bisognosi e di gente male in arnese, – molti gli indigeni, che però non godono di ‘buona stampa’ quanto i ‘migranti’ dei barconi – che dovrebbero suscitare le nostre più accorate commozioni e contribuzioni e far piangere sei volte al di’, prima e dopo i pasti, la mai dimenticata ex ministra degli esteri Emma Bonino.
E, una volta consumate tutte le nostre lacrime, dovremo però farci i conti in tasca e dire agli elettori e ai sudditi cittadini di questa repubblica quanto della nostra spesa in bilancio siamo disposti a spendere per lenire (risolvere è parola grossa e inadeguata) i bisogni universali e quanta parte del nostro welfare tagliare per devolverlo ai nuovi arrivati e alla risoluzione dei loro immensi problemi.

Diversamente, certi pianti televisivi e prediche da dubbi pulpiti, buonisti per professione e fede (che non si discute), sembreranno fuori luogo e sicuramente degni di miglior causa – data l’immensità dei bisogni dei poveri cristi sparsi e/o radunati in favelas e campi profughi improvvisati all over the world.

Piglia, pesa, incarta e porta a casa

Se il governo italiano ha sentito la necessità e l’urgenza di mandare in onda una ‘pubblicità progresso’ contro il dilagare su internet delle supposte ‘fake news’, (le notizie false per chi aborrisce l’uso e l’abuso della lingua di Albione e dice ‘location’ invece che ‘luogo’) vuol dire che queste dilagano irresistibilmente e hanno un loro vasto pubblico – e non basta a contrastarle la puzza al naso dei colti trinariciuti che si lamentano dei troppi cretini che dicono la loro sui ‘social’ e dei ‘leoni della tastiera’ che impazzano e magari raccolgono decine o centinaia di ‘mi piace’.
E, forse, questa pubblicità progresso è campagna europea che denuncia la perdita di peso politico e il deficit di autorevolezza dei presenti s-governanti da tre palle un soldo che hanno sulla coscienza le nostre vite blindate e la responsabilità di aver lasciato crescere smisuratamente dentro le nostre città le maledette enclaves delle periferie da cui partono e trovano tana i troppi ‘radicalizzati sul web’ assassini di importazione.
Ma ciò che non capiscono i trinariciuti con la puzza al naso (non vogliono capire – il loro è un mondo a parte, una località di residenza esclusiva, l’asettico regno delle menti elette) è che ‘il medium è il messaggio’ – come ben affermava il Mc Luhan buonanima, e internet, per la sua struttura ed essenza di veicolo di ogni cosa conoscibile è, si, un medium ‘sporco’ – dove trovi di tutto e di più: le stelle e le stalle, – ma, a differenza di quell’altro medium oltremodo sporco e corrotto dal dominio dei partiti di s-governo che è la televisione, è un luogo di libertà; anche della libertà di veicolare le bufale del malessere ‘populista’ e i suoi diarroici e logorroici ‘maldipancia’ sociali e politici- e se ne ferisci il midollo con i vani e trucidi desideri di censura governativa lo uccidi.
E chi di censura uccide sarà pesantemente castigato nelle urne, finché durerà il sistema democratico – anch’esso parecchio ‘sporco’ e sovente veicolo di falsità e di vane e menzognere promesse elettorali e misfatti e cattive politiche immigratorie e corruzioni stellari.
E risulta perfino patetica l’implorazione finale dello speaker della ‘pubblicità progresso’ contro le ‘fake news’ di riappropriarsi della ‘verità’.
La verità, già. Che è quell’araba fenice (che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa) che invano noi cittadini – gente ‘sporca’ e di basso ceto – cerchiamo nei tribunali insieme alla fantasmatica giustizia e nelle assise della politica e in televisione e sui quei giornaloni un tempo autorevoli e oggi veicolo e strame di ogni ‘Passator scortese’ – re dei partiti di s-governo e principe degli imbonitori della peggior risma a cui avanza di rimproverarci le supposte ‘fake news’.
Tu vedi da che pulpito vengono certe prediche. Fanc…

Cosa vuol dire “Il medium è il messaggio”?
A cento anni dalla nascita, il sociologo canadese McLuhan è ancora oggi uno dei massimi riferimenti nel campo degli studi sulla comunicazione.
PARLAREALMICROFONO.IT