L’Occidente morituro e la guerra dei trent’anni che ci aspetta.

 

Stamattina i gabbiani appollaiati sui tetti si rilanciavano in coro quel loro lugubre grido gutturale – forse per il torto che hanno subito di non poter più rompere i sacchetti dell’immondizia non più appesi di fuori e saziarsi dei nostri rifiuti – e mi hanno fatto venire in mente quel che mi ha raccontato mia figlia, mesi fa: di quando saziava un nuovo nato confidente, pronta ad ogni suo richiamo famelico – e l‘aveva chiamato poeticamente Livingstone – e un giorno, il volatile ormai cresciuto e in forze, quella affettuosa confidenza si era mutata in una beccata in un occhio schivata per miracolo e il nome venne cambiato in Hannibal.

E uguale atteggiamento mi viene richiamato osservando e ascoltando i video di rabbiosa predicazione dell’odio islamista di quel tale, tardivamente ucciso ieri a Londra, ma che già aveva disseminato di morti e feriti innocenti l’area antistante il parlamento britannico. Serpe in seno della vastissima immigrazione di un Europa pietosa e accogliente a dismisura che ha riempito le periferie urbane delle sue metropoli di genti ostili e niente affatto integrati e felici di vivere nell’Occidente del loro sogno di una vita migliore che li ha spinti ad emigrare e violare le nostre frontiere di mare e di terra.

E oggi abbiamo articoli a iosa – come sempre dopo ogni attentato e maledetta strage degli islamisti assassini – che ci richiamano e descrivono la follia di quella politica di accoglienza non vigile, non attenta ai fenomeni correlati all’immigrazione massiccia che ha cambiato il volto delle nostre città. Ma in primo piano sono le orazioni funebri e quelle annunciate dei morti e feriti di una guerra che non vogliamo/sappiamo combattere con la necessaria fermezza che si deve a quelle vittime innocenti di un odio incomprensibile e ‘odioso’ nel suo imporsi come guerra intestina delle enclaves islamiche europee a cui Erdogan-il califfo raccomanda di ‘fare più figli’ per vincere con la forza dei numeri e imporre la sua sharia nelle terre indifese dell’Occidente morituro.

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Maledette correlazioni statistiche – Ieri accadeva e oggi accade

Maledette correlazioni statistiche

Buon ultimo, in questo nostro presente di infamia e lingue confuse della novella Babele, è caduto anche il mito della mia generazione ‘che non ha conosciuto guerre’ – stupore massimo di storici e commentatori autorevoli sui principali quotidiani.
Invece, eccola tutta dispiegata in cronaca la battaglia delle Ardenne di Bruxelles del 22 di marzo 2016 – che fa seguito al 13 novembre di Parigi e al gennaio tristo, tristissimo di Charlie Hebdo, che i ‘buonisti’ nostrani hanno già seppellito nelle loro menti infiammate e incurabili, ma che già Francesco, il loro campione, a ferita ancora aperta, diceva urbi et orbi con disgraziata metafora : ‘Se ti offendono la madre o il padre io gli do un pugno.’ Il ‘pugno’ dei kalashnikov dei maledetti assassini contro i disegnatori e i redattori parigini indifesi e inermi. Come dire che la libertà di espressione – massima conquista laica dell’Occidente ‘crociato’ – è una peste e va punita. Ce la siamo andata a cercare, insomma, e gli assassini islamici sono la postmoderna raffigurazione del medioevale ‘castigo di dio’, – con la minuscola: per sottolineare la bestemmia di allora e di oggi pronunciata dai pulpiti mediatici dagli impuniti di sempre che mandavano a morte i patrioti insorti a Roma prima della breccia di Porta pia.

E se i morti di queste battaglie perdute contro il maledetto ‘islam radicale’ che abbiamo voluto ‘accogliere’ e ghettizzare stupidamente nei quartieri dove la polizia ha paura di mettere piede (Moellenbeck, St. Denis), se gli odierni morti vi sembrano pochi in paragone alle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, prendete nota che questa sarà una nuova ‘guerra dei trent’anni’ contro il terrore islamista e che seguiremo nuovi funerali e deporremo molte altre corone di fiori sulle piazze e le strade della mattanza contro gli inermi nell’accoglientissima Europa – che ancora non capisce che ‘gli assassini sono tra noi’, serpi in seno di un’accoglienza disordinata e senza limiti.
E’ una semplice constatazione statistica. Più ne stipi nei quartieri-ghetto delle nuove povertà e del ‘disagio sociale’ più possibilità statistica avremo di armare le menti dei ‘radicalizzati sul web’ di prima o seconda ondata migratoria in crisi di identità e di valori.

Ma tu faglielo capire, agli infiammati e incurabili buonisti, che si ostinano nella recitazione della loro follia di accoglienza universale in tutti i ‘talk shows’ televisivi, che questa è una ‘diretta correlazione statistica’ a cui non si sfugge e che ingrosserà inevitabilmente le file dei ‘foreign fighters’ della prossima ‘guerra dei trent’anni’ dell’Europa di domani e dopodomani.

http://www.corriere.it/esteri/16_marzo_23/bruxelles-751-kamikaze-check-in-911-boato-metro-300ccbf4-f07b-11e5-b1a2-f236e4ccb109.shtml

Nuovi califfi e terre di conquista

Rieccomi. La primavera incombe, unica ‘cosa nuova’ che ci rianima e offre respiro e certezza di nuove fioriture alle nostre vite, e voi ve ne state ancora rintanati nei vostri bui angoletti neuronici a chiedervi e discutere se ha vinto Rutte o Wilders, in Olanda, – che già i tulipani sono in fiore, ma dubito che i mussulmani e le mussulmane di Rotterdam li amino e li espongano alle finestre, occupati come sono a dare dei fascionazisti all’intero Occidente che li ospita sulla scia di fuoco del loro nuovo califfo Al Tayyip Erdogan, campione di democrazia alla turca coniugata con la sharia e il velo in testa alle pie signore tutte corano e famiglia.

E, se ha vinto Rutte, Wilders non ha perso – e sono davvero strani i titoli dei giornaloni con le loro quotidiane fake news partigiane che dicono vincente il Rutte, che perde seggi in parlamento, e Wilders, invece, arriva a venti seggi e 3 punti percentuali in più di votanti ed è il secondo partito.

Ma la paura del 3 a 0 – dopo la Brexit e Trump – faceva 90 presso le sinistre europee di s-governo e presso i commentatori buonisti che scrivono sui giornaloni e anche il modesto risultato di non aver perso il governo dell’Aia viene presentato come una vittoria – seppure di Pirro perché conquistata facendo campagna elettorale a destra e inseguendo i temi cari a Wilders. E perfino Al Erdogan, nuovo califfo, ha dato una mano facendo sponda ai liberali di inusitata fermezza contro i turchi alla conquista dell’Europa e in piena ‘guerra di religione’ e di civiltà, a sentir lui.

E stridono parecchio questi toni da esaltati e le pretese di fare campagna elettorale nelle città europee perché quando sono stati accolti in Europa, avevano tutti le pezze al culo e chiedevano lavoro e promettevano di integrarsi e rispettare le leggi e le norme, ma oggi plaudono al loro lider maximo come se Olanda e Turchia fossero una cosa sola, cosa loro e terra di conquista.

Forse non è stata una buona idea quella di aver confermato il Rutte e rallentato la corsa di Wilders al governo, ma tempo verrà e saranno gli eventi sanguinosi e i conflitti largamente annunciati a rilanciare la contesa.

I bernoccoli della Merkel e l’imbonitor magno – Ieri accadeva

I bernoccoli della Merkel e l’Imbonitor Magno

Chissà se la signora Merkel avrà provato un visibile disagio nell’osservare le schiere dei suoi nuovi elettori potenziali alla frontiera tra la Grecia e la Macedonia, osannarla in corteo e invocarla come unica salvatrice su piazza europea – bastonata, però, nelle urne patrie, le sole che contino, dai tedeschi di antica generazione e residenza storica.

E’ prevedibile che quella della Merkel non sarà una rotta disastrosa, una ritirata suonata con le trombe sul campo di battaglia fitto di morti e feriti e i soldati colpiti alla schiena durante la fuga, bensì una ritirata strategica, per piccoli, impercettibili passi e segni perché la botta elettorale è stata una tale legnata da provocare un visibile bernoccolo alla Grande Leader Iperaccogliente e la costringerà, se non ad ammainare la bandiera dell’accoglienza dal pennone della sua nave dei folli, a invertire quantomeno la rotta e ‘dare di bolina’ e riguadagnare alla svelta un lido sicuro dove riparare le troppe falle che, dai fatti di Colonia e Amburgo di inizio anno, hanno portato alle frontiere dell’est Europa chiuse ermeticamente e il Cancelliere austriaco che raccomanda all’Italia e alla Grecia di fare altrettanto e trovare il modo di fermare l’orda balcanica che si trasformerà, fra qualche giorno, nel pieno fiorir dei mandorli e dei meli, in arrembaggio alle coste albanesi (col governatore Emiliano – pd – che già parla di mandare i traghetti a prenderli, aiuto!).

E poiché il miglior alleato della Merkel iperaccogliente è il nostro Renzi-Imbonitor-Magno aspettiamoci che la catastrofe umanitaria innescata decenni fa dalle politiche immigratorie buoniste e accoglienti scoppi nelle nostre mani italiche e il campo-profughi fangoso di cui alle foto di questi giorni in Grecia si trasferisca in Puglia.
Fino alle prossime elezioni che, speriamo, diranno anche a Renzi che le accoglienti navi dei folli arrembate dai ‘popoli del mare’ non portano da nessuna parte e sono solo il prosieguo tragico della catastrofe umanitaria nella quale siamo immersi da decenni grazie a lui e al suo partito di infiammati (e litigiosi) buonisti.

I rischi dell’inazione

Ci voleva una persona nuova e sganciata dal verbo imbonitore e la retorica atroce sull’immigrazione del suo segretario fiorentino (‘salviamo vite’, a fronte delle migliaia di morti affogati) per arrivare a impostare le politiche diverse e lanciare i giusti messaggi all’universo africano e mediorientale de ‘non possumus’ farci carico di tutte le vostre miserie e guerre e carestie perché la buca europea iper accogliente e a dismisura non può contenere l’intero mare della miseria continentale.

E, sulla spinta degli altri paesi europei che ci hanno dato vigorosi segnali di rigetto totale della nostra insensatezza e dell’ostinarci, senza un progetto di vera e sostenibile accoglienza, nell’operazione ‘Mare nostrum’ – e barconi a migliaia a fronte di frontiere ermeticamente chiuse e nessuna redistribuzione di profughi al di là delle Alpi (i clandestini si, quelli sciamavano e sciamano tuttora illegalmente a formare le varie ‘giungle’ di Ventimiglia e Calais), – l’Italia sta finalmente cambiando registro e filosofia e le parole di Minniti sul rischio altissimo di snaturare la nostra democrazia e di lasciare spazio a razzismi e nazionalismi di ritorno sono a monito per le future amministrazioni e i governi che verranno.

Tocchiamo ferro ed esprimiamo voti per un pieno rinsavimento e ritorno al verbo di legalità anche e sopratutto relativamente alle frontiere di mare e di terra, uno degli elementi fondanti l’idea di stato e nazione insieme al popolo che vi abita.
E un sano e vigoroso ritorno all’idea di ‘compatibilità’ sociale ed economica – considerato che l’accoglienza italica dei grandissimi numeri di naufraghi affluenti si traduce, poi, nelle cifre altissime di micro criminalità e conseguenti carcerazioni e mendicismo diffuso ad ogni angolo delle nostre città.

Del vivere e del morire

Discutevamo di tutto con la passione che ci metto(eva)no i giovani al loro primo affacciarsi sulla scena della politica, la società, la religione. Un vero e proprio ‘accanimento di dibattito’: discussioni titaniche come se dall’esito di quelle nostre discussioni potesse uscire la soluzione definitiva dei problemi universali e un condivisibile riordino del caos del mondo.
E perfino la morte la evocavamo e dominavamo dall’alto dei nostri diciotto/vent’anni – e sembrava un’ombra nera distante anni luce, che la nostra navicella spaziale ha, però, coperto in un ‘fiat’, maledizione! E oggi ci troviamo a confrontarci col ritratto in soffitta di Dorian Gray e la vita che ci residua tra le dita e ci mostra le ragnatele e le foto ingiallite del tempo caotico e crudele che abbiamo abitato. Une photo, viellie photo de ma jeunesse.
E ho rivisto il suo ritratto sulla locandina di un giornale locale, il giorno dopo che era scoppiato il dibattito asfittico sulla ‘dolce morte’ del ‘dj Fabo’. Una fotografia straordinaria a piena pagina che ne evidenziava la gentilezza dell’animo, che fu la nota distintiva del suo vivere, e insieme la rassegnazione per la malattia che ne aveva minato la forza e aperto la strada alla decisione finale di porre fine al terribile dolore oncologico in una clinica svizzera.
E chissà se gli sono tornate a mente, negli ultimi istanti della sua vita, le accese discussioni che facevamo sulla liceità del suicidio e la piena disponibilità che abbiamo delle nostre vite in opposizione alle tesi dei vescovi e cardinali e papi che ‘rendiamo l’anima a Dio’, invece, e le nostre vite Gli appartengono e i suicidi si devo(oveva)no seppellire in terra sconsacrata perché, a sentir loro, è delitto di lesa maestà e proposito sempre e in ogni caso insano, qualunque sia la condizione che spinge al suicidio e l’insopportabilità del dolore che affligge i nostri corpi fragili.
La più grande ‘fake new’ della storia dell’umanità: quella dell’esistenza di un Dio dispotico e crudele (o, forse, di un Dio tout-court) che ha condizionato la vita degli uomini e delle donne per i secoli seculorum e li ha costretti a gridare e stringere i denti per il dolore intollerabile sui letti maledetti delle loro morti prima di ‘rendere l’anima’ straziata a quel supposto iddio di cui solo in questi anni si mette radicalmente in dubbio l’esistenza e la provvidenza nei confronti degli esseri umani.
Ed è incredibile il ‘silenzio dei colpevoli’ di tanto strazio: quegli ecclesiastici che troppo spesso mettono lingua falsa e bugiarda sulle vicende umane e hanno taciuto clamorosamente sulla vicenda del dj Fabo e su quella del ‘veneziano che è andato morire’ in ugual modo, in modo dolce e umano, nella Svizzera che ci è maestra di vita e di umanità – forse vergognosi e/o rabbiosamente discordi in seno alla curia per la svolta misericordiosa di Francesco che non offre più nessuna certezza metafisica e di ‘infallibilità’ (finalmente!) e perfino sui gay è arrivato a dire: ‘Chi sono io per giudicare?’
Già. Chi sei tu, Francesco, in questi anni di incertezze globali e chi sono i tuoi seguaci e chi ti ha preceduto – che tanta insania di posizioni e proposizioni apodittiche e disumane avete sparso a piene mani nel corso dei secoli e nel tempo presente?

 

Ieri accadeva domani accadrà

01 Marzo 2016

Come nel vecchio ‘Cassandra crossing’ – film di un’era sociale che impallidisce nei ricordi dove i muri del socialismo reale contenevano e arginavano e garantivano i fragili equilibri della ‘guerra fredda’ – le più geniali invenzioni tecnologiche e le scoperte della scienza si disputano il campo con il groviglio di accadimenti umani governati dalla più vecchia e coriacea deità che sovrintende ai destini dell’uomo: il Caos. E il ponte del film dove una parte dell’umanità precipita e un’altra si salva è metafora del presente e prende il nome dalla profetessa di sventure del poema epico più antico della civiltà occidentale, ma sempre presente e incombente sul futuro prossimo: Asia versus Europa e le difficili commistioni di popoli e culture e gli esodi e le peripezie marine degli sconfitti e gli scontri guerreschi con i popoli italici residenti.

E quei troiani postmoderni che fuggono dalle distruzioni della guerra in Siria e non trovano varchi di futuro bensì muri di filo spinato e freddo e pioggia e fame hanno in tasca gli smartphone di ultima generazione, ma il loro destino di esuli è specchio del destino più antico e crudele: di una terra promessa che non vuole promettere più nulla ai ‘popoli del mare’ che la affannano e ne insidiano le fragili economie in deflazione – e, forse, la Storia qualcosa ha insegnato da allora e si comprende che le frontiere che si chiudono una dopo l’altra sono un altro specchio del naufragio di una civiltà che prova a resistere, a galleggiare sopra le onde degli tsunami della Storia e il ‘si salvi chi può’ di un’Europa ‘a due velocità’, o, più realisticamente: una cintura esterna ex europea che si trasforma in campo-profughi di un’immigrazione senza più freni e l’altra, di là delle Alpi, che arma i bulldozers che distruggono le tende delle baraccopoli europee di nuovissimo conio e poco intende e rispedisce al mittente le lamentazioni e le geremiadi delle ‘accoglienze’.
I sommersi e i salvati di un recente libro di orrori si ripropongono sulla scena del terzo millennio e ancora non abbiamo visto nulla.

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Bei tempi. Altri tempi.

 

E, sempre per restare sui libri che si inscatolano e, a loro modo, ci raccontano il tempo presente commisurato col passato, sarà più adatto a raccontare le presenti tensioni in casa Pd il libello di Lenin: ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’ o il trattato di K. Marx: ‘Per la critica dell’economia politica’? Oppure le satire di Anonimo Romano: ‘Il compromesso rivoluzzionario’ scritto negli ignominiosi Settanta in casa P.c.i. – che la Storia lo abbia in gloria e ce lo conservi integro nella memoria?

Già. Perché se fosse solo la questione di lana caprina del Congresso si-no-quando e contro chi o per chi – muoia Renzi e tutti i suoi filistei – basterebbe leggere i sonetti di quest’ultimo libro per capire che ‘non è una cosa seria’ e ‘andate avanti voi che a noi ci vien da ridere’.
Ma, se nell’ultimo cantuccio libero rimasto nelle teste degli scissionisti ci fosse la preoccupazione per i problemi tragicissimi del lavoro che non c’é e dei disoccupati che si rivolgono alle mense della Caritas e le banche che gli pignorano le case acquistate coi mutui, allora tornerebbe più utile tornare a ragionare sulle critiche dell’economia capitalistica presente e globalizzata e ai suoi temibili riflessi sulla politica e sulla società che rincula e si rinchiude a riccio giusto nel momento in cui i ‘popoli de mare’ e dei barconi affluiscono a centinaia di migliaia alimentando il mendicismo diffuso e la miseria sociale e la ‘guerra tra poveri’.

La Storia che si ripete in farsa ci consegna, invece, le cronache cretine del cerino acceso che passa di mano in mano all’interno dell’assemblea del pd e nessuno dei futuri leaders (ce ne sono?) che si decida a pigliare in mano la bandiera degli Internazionalisti e avvii il corteo degli scissionisti fuori dell’edificio al canto de ‘Bandiera rossa’ o dell’Internazionale. Bei tempi. Altri tempi.

  Bei tempi
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Scissioni e fantasmi

Ho inscatolato solo qualche giorno fa la ‘Storia del Partito Comunista’ di Paolo Spriano e la genesi di quel partito, come ben sapete, registra la scissione voluta da uomini valenti, quali furono A. Bordiga e A. Gramsci dal corpaccione elefantiaco di un p.s.i. preda di correnti opposte e incapaci di determinazioni unitarie in tempi assai calamitosi e nel guado ventennale di ben due guerre mondiali.

I tempi presenti in cui viviamo, invece, qualcuno di non troppo autorevole neisuoi giudizi azzarda a definirli ‘la terza guerra mondiale diffusa’ e la crisi economica globale più lunga e devastante della Storia aggrava di certo il quadro, ma non basta questa cornice storica posticcia a convincermi che i pretesi scissionisti del pd di Renzi siano uomini valenti e lucidi quanto quelli che sognavano i soviet operai e la rivoluzione proletaria mondiale.

E non sappiamo bene cosa sogni e speri Speranza per il suo partito futuro – né se mai ardirà a fondarlo un tale ectoplasma rescissorio e sarà interessante leggere i nomi dei suoi dirigenti rifondatori immaginari per capire se faranno strada e avranno un futuro apprezzabilmente lungo e se saranno capaci di calcare le scene del post moderno complesso e foriero di catastrofi annunciate da protagonisti intelligenti.

Ma mi basta guardare e ascoltare un Cuperlo – ammesso e non concesso che sia del novero degli scissionisti in pectore, ondivago e soave com’é e così poco intelligibili i suoi propositi e le sue posizioni politiche – per vedere in trasparenza dietro di lui le nebbie di un futuro liquido e indefinito e niente che ci faccia lontanamente intuire se avremo di nuovo un partito di lotta (contro chi e cosa?) o di governo e l’unica cosa che ci è chiara è che la sinistra nel suo complesso, i suoi elettori compresi, tuttora gioca a fare la sinistra: inconcludente come sempre e buonista impenitente.

Vada come andrà speriamo che ‘vadano a casa’ al più presto e che la sinistra-sinistra e la sinistra-centro continuino a crogiolarsi nei loro sogni di rinascita e vaniloqui commisti lontana dai palazzi del potere. In fin dei conti l’opposizione è nella sua cultura ed è la cosa che le riesce meglio.

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Nel maggio del 1921 si tennero le elezioni politiche e i comunisti si presentarono con una lista autonoma[1]…
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Catastrofi annunciate

Speriamo che non sia vero, speriamo che sia un titolo pessimistico, quello che leggerete in fondo a questo articolo, dei soldi vanamente stanziati per contrastare le partenze dalle coste libiche e il vile commercio di corpi degli scafisti e dei trafficanti.
Speriamo, invece, che funzioni questo piano, il solo ragionevole dopo lustri di follia ‘buonista’ e ributtante retorica misericordiosa renzian-alfaniana e i conseguenti conflitti sociali alimentati dai grandissimi numeri di clandestini.
E speriamo che il messaggio di contrasto all’immigrazione illegale e forsennata e folle di questi ultimi lustri arrivi chiaro e forte in tutti gli stati dell’Africa, in tutti i villaggi polverosi, in tutte le bidonville di tutte le sovraffollate città africane:
‘Le vostre storie di miseria non possono essere esportate nel nostro continente se non attraverso i canali controllati e preventivamente autorizzati dagli stati membri dell’Unione, affinché non si alimenti vieppiù la follia degli orrendi slums delle periferie europee dove cova il radicalismo assassino dei disoccupati rancorosi e la quotidiana caccia al clandestino e il mendicismo diffuso e la micro criminalità e il carcere in cui finiscono gran parte delle vostre speranze di una vita migliore.’
Speriamo che questo nuovo indirizzo di governo dell’immigrazione funzioni e che finalmente il pd e la sinistra facciano propri in maniera coerente e continuativa i temi della sicurezza – causa prima dei loro tonfi elettorali.

E’ un risveglio tardivo, ahi quanto! e che ci è costato centinaia di morti e feriti per le strade di Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino – e altri ne conteremo, ahinoi, in quest’altr’anno in cui si prova a chiudere le stalle a buoi ormai dilagati per ogni dove e le nostre vite quotidiane blindate e i troppi fatti di cronaca nera che raccontano di integrazioni difficili e/o impossibili, ma speriamo che si sia finalmente iniziato a percorrere quel sentiero virtuoso che dirà l’Europa nuovamente capace di progetti e forte sviluppo economico futuro – e il suo Inno alla Gioia risuoni non stonato e inquinato dal rancore sordo delle serpi in seno che abbiamo accolto a milioni e in troppi, in questi ultimi anni, ci hanno avvelenato le vite.