Bandiere flosce

Niente vento sul ponte di comando della Garibaldi dove i pretesi ammiragli dell’Europa allo sbando ammannivano i loro ragli politici e i loro propositi destinati al nulla di sempre ai poveri marinai schierati. E in assenza di vento, – potente metafora delle presenti miserie politiche -, le bandiere dei tre paesi che si pretendono ‘leaders’ stavano mosce e flosce all’ingiù. A casa, miserabili s-governanti di un’Europa trasformata in una ‘nave dei folli’ assediata da mille barconi e da ‘giungle’ e campi-profughi ueberall. A casa. Avete già fatto immensi danni che pagheremo salati e a suon di morti per le strade nei prossimi decenni.

Fiori sulla tomba europea fitta di morti assassinati dal terrorismo di importazione. http://www.repubblica.it/…/22/news/ventotene-146444766/…

L’inno alla gioia delle nostre incancellabili tristesse e i lutti

L’inno alla gioia delle nostre incancellabili tristezze e i lutti

‘E’ l’ora di scelte nuove’, scrive E. Mauro su ‘la Repubblica’, ma conclude – con tardivo realismo e amara constatazione di troppi fallimenti: ‘E’ l’ora di uomini nuovi’. Uomini nuovi, già.
E’ paradossale che quegli stessi s-governanti dalle politiche immigratorie dissennate e folli di ‘accoglienza no limits’ e nessun argine ed efficace azione repressiva contro i ‘mercanti di schiavi’ – e migliaia di arrembanti non aventi titolo di profughi dentro i nostri confini e tutte le altre frontiere europee chiuse -, siano gli stessi che farfugliano di una ‘nuova Europa’ – e la vecchia ci bastava ed avanzava colla sua bella identità occidentale e le sue città ricche di storia, prima che che quegli imbelli e incapaci del ‘vertice’ di Ventotene la snaturassero e consentissero alla crescita smisurata dei ghetti urbani delle banlieues parigine e del Belgistan a prevalenza islamica – vere e proprie enclaves di serpi in seno e grembo di ‘radicalizzati sul web’ e assassini seriali e ‘natural born killers’ di ascendenza e formazione islamico-radicale.

E la sola vera e buona risposta a quegli annaspanti s-governanti delle decine di vigliacchi attentati alla vita degli inermi cittadini europei è una sola: ‘A casa, andatevene a casa, dopo i guasti e i lutti delle vostre politiche sbagliate e folli.’ Che ci avete consegnato, oggi e per i faticosi decenni futuri, una Europa malata e fragile e blindata, incapace di disegnare un suo orizzonte di futuro vivibile.
Che siate maledetti per l’infamia delle vostre pessime politiche e i lutti ormai costanti – e la facile predizione di nuovi, prossimi lutti – che ha ridotto ‘l’Inno alla Gioia’ di Schiller e Beethoven a una parodia delle nostre incancellabili tristezze e rabbie.

Di reportages e predicatori da un tanto al chilo

 

E più e meglio di un viaggio dal Mali alle coste libiche in compagnia di migranti a migliaia – e scafisti e mercanti di uomini e di morte – come fa Domenico Quirico sulla Stampa e ci cava un lirismo della povertà e della necessità degno di miglior causa, meglio sarebbe un reportage dal Belgistan e dall’enclave e roccaforte islamica di Mollenbec – dove intendo recarmi e vedere con questi occhi la quotidianità di veli e burqa e la disoccupazione cronica dei ‘radicalizzati sul web’ stampata sulle facce di quella ‘Blade runner’ del terzo millennio che anticipa e raffigura la faccia oscura dell’Europa da qui a trenta/cinquant’anni.

E magari ne invierò copia al Quirinale e al Mattarella delle predicazioni papali inani e che lasciano e incentivano la miseria sociale che trovano, ma vanno fatte e rilanciate dalla stampa embedded – non foss’altro che per il ruolo e per dare un senso al loro vestirsi da Presidente e/o Papa ogni mattina che Dio manda in Terra e chiedersi con sguardo smarrito posato sugli stucchi artistici e le statue e le dorature degli artistici saloni dei palazzi: ‘Che ci faccio qui?’
Già, che ci fanno? Che era meglio e da fargli un monumento a Pepe Mujica se comparato agli ultimi trenta presidenti e papi nostrani della quotidiana nostra lotta per uno stato laico e libero dalle palle al piede delle pesantezze vaticane che ne hanno condizionato e rallentato il libero sviluppo e la crescita.

E oggi, anche per la loro intercessione e tragica predicazione buonista, dobbiamo farci carico di svezzare l’islamismo atavico dei nomadi pastori che partorisce la jihad per via di web e pagare il pesantissimo costo di morti e feriti per le strade – e la Sanità pesantemente tagliata per via dei costi dell’accoglienza a cinque cifre ogni anno e la vita media degli ultimi due anni che si abbassa a percentuali da dopoguerra -leggetevi gli articoli di Mario Giordano in proposito.
Tu vedi le facce di tolla di questi predicatori e savonarola da tre palle un soldo.

 

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11949698/vittorio-feltri-sergio-mattarella-immigrazione-meeting-rimini-editoriale-vaffa.html

 

Quelle monache sulle pubbliche spiagge

 

…che poi, burkini o no, ciò che si nasconde di sostanza tra le righe delle cronache è la troppa visibilità ‘oscena’ (a rovescio) delle povere monache bagnanti – che oggi conquistano e scandalizzano le spiagge e le piscine dove il nudo occidentale trionfa(va). E quella visibilità consegue ai numeri (13 per cento la percentuale della popolazione immigrata in Corsica, per dirne una) e alle imposizioni di fatto di veli e burka sempre più visibili negli uffici e luoghi pubblici e ai diritti acquisiti che infine ne conseguono in terre di molli democrazie – che si blindano e insorgono solo a fronte di cento sanguinosi attentati alla vita dei cittadini indigeni.

E la medesima ragione dello scandalo e dell’allarme sociale della mancata integrazione vale (ben di più) per l’alto numero di immigrati che hanno colonizzato e creato vere e proprie ‘enclaves’ nelle banlieues parigine e nel Belgistan della roccaforte Mollenbec – dove la polizia e le ‘teste di cuoio’ hanno messo piede armato solo alle quattro del mattino per scovare i covi dove si nascondevano gli attentatori assassini.

Numeri e presenze conflittuali, narrano le cronache dei giorni post attentati, e ‘serpi in seno’ che aumentano statisticamente e percentualmente col crescere dei numeri degli ingressi illegali, oggi concentrati solo sulla frontiera sud del buonismo italico – che si arrovella per trovare un ruolo sociale e di ‘lavori socialmente utili’ per questa massa di persone che non trova e non troverà vero lavoro e inserimento (non lo trovano i nostri cittadini e figli e nipoti) se non in percentuali ridicole, data la nulla crescita economica del Belpaese.

Un plauso e una ola ai bravissimi Renzi e Alfano e rispettivi partiti e associazioni buoniste di rincalzo per le maldestre e pessime politiche immigratorie i cui costi sociali conflittuali pagheremo anche dopo che li avremo mandati a casa.
Vota no, vota no, vota no al referendum sulle pretese ‘riforme’ costituzionali.

L’Islam tra noi leggero

 

Alla svolta del 16 di agosto già annusiamo l’autunno. Me lo confermano perfino le piante del mio mini orto botanico con le fragranze diverse che emanano durante l’innaffiatura mattutina. E con l’autunno andranno a spegnersi le polemiche estive sulle donne islamiche entrate a vario titolo in Europa che sfoggiano il loro affascinante ‘burkina’ nelle nostre spiagge ed è un clamoroso mostrarsi e ulteriore svilupparsi del rabbioso conflitto tra ‘noi’ e ‘loro’, – dopo che, in Corsica, si sono menati di santa ragione tra i mariti/compagni delle recluse e monache di clausura sedute sulla spiaggia in burkina e gli indigeni corsi.

Monache di clausura monacate a forza dalla ‘cultura’ islamica e sarebbe interessante trovare il modo di far svolgere un libero sondaggio tra le poverette lontano dall’influenza nefasta e dal controllo stretto dei mariti/compagni per sapere cosa ne pensano veramente di quell’abito che, supponiamo, fa sudare alquanto ed è necessario l’ombrellone che le ripari perché non siano stroncate da un colpo di calore. Ed è palese che il godimento dei piaceri della spiaggia è maggiore e di più ampio respiro (di vento e di ‘sapore di sale’) per le nostre donne piuttosto delle povere monache infagottate e magari – diciamo fra cinquant’anni – può essere che si vedranno le loro nipoti in bikini e monokini sguazzare libere fra le onde e il ricordo delle povere nonne di clausura sbiadirà come sono sbiaditi i fazzolettoni delle nostre siciliane e/o delle bisnonne dei piccoli paesi di montagna dove andavamo a passare l’estate e ci intenerivano quando passavano con le gerle sulle spalle o falciavano il prato antistante le loro case tutte fazzolettate e con gli stivali per paura delle bisce.

Ma ‘ha da passà ‘a nuttata’ di quest’onda di islamismo immigrato da noi in grandissimi numeri e ci vorranno dieci/vent’anni prima che i presenti conflitti e le opposizioni radicali e lotte intestine a suon di morti e feriti e accoltellati sui treni si stemperino o, forse, chissà, l’Europa sarà burkinizzata in gran parte, invece, dato il trend demografico dei nostri fieri ospiti e delle loro monache di clausura e dato che la frontiera sud mediterranea, coi suoi quotidiani ‘barconi’ a migliaia, continua ad alimentare il flusso dei migranti di fede e costumi islamici di varia e conflittuale dottrina – e comincerà e fiorirà una nuova era di moderni califfi alla Erdogan, ma noi non ci saremo, che fortuna!Behzad_advice_ascetic

 

Repetita iuvant – Ieri accadeva e oggi accade

‘Donne, ah, ah, amiche di sempre / donne alla moda, donne contro corrente….’ (Zucchero Fornaciari)

(…) Ma questa è in definitiva la testimonianza più sicura che la tanto osannata«integrazione» è impossibile da realizzare. Impossibile per un motivo molto semplice che i politici però si rifiutano di capire: le religioni sono creazione dei singoli popoli, così come la lingua, il diritto, l’arte, la musica, la scienza; ne rispecchiano la forma mentis, la visione del mondo, il carattere, la personalità di base. Cosa avverrà nel prossimo futuro in Italia con una forte presenza di musulmani se non si bloccherà immediatamente l’immigrazione? Nessuno si illuda che dando loro la cittadinanza italiana, come è stato proposto da alcuni partiti, diventino italiani. Non è l’anagrafe a creare i popoli e la loro cultura.
- Estrapolaz. dall’articolo citato – Ida Magli – nota antropologa.

La stragrande maggioranza degli immigrati è di religione musulmana. E per loro non esiste parità, solo sottomissione e segregazione
La grande maggioranza di coloro che arrivano in terra italiana, con il passaporto o con gli scafisti, sono di religione islamica. Purtroppo gli italiani, a causa della particolarissima storia politica che hanno alle spalle, si sono abituati, quasi come per reazione genetica, a non sapere nulla delle religioni con le quali hanno sempre avuto a che fare.

Conoscono pochissimo perfino il cattolicesimo. Se si chiede a un italiano la formula del Credo o chi sia lo Spirito Santo, si può essere certi che non sa rispondere. Tranne quelli molto devoti (in genere donne) oppure appartenenti a qualche associazione cattolica e di conseguenza consapevoli dell’importanza politica della propria religione, l’italiano medio di religioni sa soltanto quello che gli giunge attraverso il contesto giornalistico quotidiano, il che significa che «tecnicamente» non sa nulla. Si tratta di una «resistenza», inconsapevole ma profonda, instauratasi a difesa sia di ogni singolo italiano sia del popolo italiano, dotato di un’intelligenza critica sovrabbondante in confronto all’attitudine «mitica» o al misticismo simbolico che connotano tanti popoli anche in Europa.

È questo il vero motivo per il quale gli italiani non sono capaci di valutare l’incidenza nella nostra società della religione di cui sono portatori gli immigrati, la forza del loro essere «credenti», il peso dei comportamenti imposti dal Corano in ogni ambito della vita, ma soprattutto nel rapporto fra uomo e donna. Questo rapporto lo possiamo analizzare partendo da un dato fondamentale: la donna è di un grado inferiore all’uomo. Nella Sùra delle donne, capitolo del Corano espressamente dedicato alle norme riguardanti le donne e il cui testo dovrebbe essere esposto ovunque nel territorio italiano, Maometto afferma che gli uomini sono superiori alle donne, se disobbediscono le debbono punire, metterle in letti separati e batterle.

La donna è impura e contaminante a causa dei meccanismi fisiologici della sua sessualità (mestruazioni, gravidanza, puerperio), il che significa che deve vivere a parte, insieme alle altre donne e ai bambini, coperta dalla testa ai piedi per non essere vista né toccata. Sono tutte regole risalenti al libro Levitico dell’Antico Testamento e riprese da Maometto nel Corano, regole quindi elaborate da pastori nomadi della Palestina di molti millenni avanti Cristo, incompatibili con la società occidentale e che infatti hanno subìto con il passare del tempo diversi «aggiustamenti». Ma la norma cui si attengono gli odierni Califfati e Stati islamici più osservanti, è rigidamente quella coranica.

Nei Paesi europei di forte immigrazione come la Germania, la Francia, l’Inghilterra (ma anche negli Stati Uniti) sono attivi già da anni dei tribunali islamici che giudicano ed emettono sentenze secondo il Corano soprattutto nell’ambito di questioni o «reati» familiari, e questo è di per sé la prova dell’esistenza di uno Stato nello Stato, della sua incapacità ad amministrare i cittadini con lo stesso diritto. La nostra antichissima, nobile formula: «La legge è uguale per tutti» non vale più.

Ma questa è in definitiva la testimonianza più sicura che la tanto osannata «integrazione» è impossibile da realizzare. Impossibile per un motivo molto semplice che i politici però si rifiutano di capire: le religioni sono creazione dei singoli popoli, così come la lingua, il diritto, l’arte, la musica, la scienza; ne rispecchiano la forma mentis, la visione del mondo, il carattere, la personalità di base. Cosa avverrà nel prossimo futuro in Italia con una forte presenza di musulmani se non si bloccherà immediatamente l’immigrazione? Nessuno si illuda che dando loro la cittadinanza italiana, come è stato proposto da alcuni partiti, diventino italiani. Non è l’anagrafe a creare i popoli e la loro cultura.

Da quanto abbiamo detto sullo statuto delle donne nell’islamismo è facile comprendere come questo rappresenti uno dei pericoli maggiori di disintegrazione per il tessuto della società italiana. Per quanto le donne siano oggi in grande maggioranza ben consapevoli di se stesse, dei propri diritti, della propria libertà, sono però in qualche modo fragili, poeticamente alla ricerca di un amore «diverso», vagheggiando un maschio sessualmente e psicologicamente forte, capace di dominare, tipi ormai rarissimi da trovare fra gli italiani.

Le promesse di parità non contano: una volta sposate con un musulmano le donne sperimentano la forza della cultura islamica non soltanto nel marito ma in tutta la sua famiglia e sono costrette ad una obbedienza che diventa anche più grave con la nascita di figli.

Ma possiamo intravedere pericoli ancora più gravi per la tenuta della società nei messaggi che si sprigionano nell’aria, dal punto di vista culturale, con una forte presenza di donne velate, tabuizzate, spesso infibulate, che coltivano doveri, ideali, mode, sentimenti, passioni, linguaggi in totale contrasto con i nostri. L’aria culturale non la si può chiudere nelle moschee o nei tribunali appositi: la respiriamo tutti. La «tolleranza» ne facilita la circolazione ovunque e coloro che, nascosti dietro le torri di Bruxelles, hanno ideato e sostengono l’immigrazione di massa come il migliore strumento per distruggere l’Europa, lo sanno benissimo. È sbagliato infatti credere che il fascino della libertà di cui godono le donne italiane avrà necessariamente la meglio sulle «chiusure» musulmane. È già successo nel passaggio dalla libertà delle donne romane alla clausura di quelle cristiane.

Mendichi e offesi

 

L’osservatorio sui diritti umani continua a richiamare in cronaca l’altissimo numero di vittime annegate nel tentativo di violare la ‘frontiera sud’ dell’Europa e ci chiediamo se un’accorta politica di argine e contenimento e dissuasione e l’impedire le partenze dalle coste libiche ed egiziane e il riversare su quei paesi e governi la responsabilità morale degli annegamenti non ci avrebbe salvato dal presente caos dell’essere noi, oggi, il solo campo-profughi rimasto aperto in Europa – ed è significativo ed esemplificativo della cattiva politica immigratoria di Renzi e di Alfano e della loro rivoltante menzogna de: ‘Salviamo vite.’ il fatto che Sala, il loro campione a Milano, già ci abitui al futuro aspetto delle nostre città allo stremo della cosiddetta ‘accoglienza’: tendopoli a cielo aperto, caserme occupate da schiere di gente a cui non sappiamo/possiamo offrire un lavoro qualsiasi e li vediamo ad ogni angolo delle città mendichi e offesi nella loro dignità di uomini.

Di harem ed hammam

Di harem ed hammam

Tecnicamente non fa una piega. Se lo stato italiano riconosce la diversità di genere e tutela i diritti civili di ogni persona a dare e ricevere amore e a sposarsi, deve riconoscere anche il diritto dei musulmani ad avere più mogli – com’è nella loro tradizione. Ed è curioso il distinguo del nostro Luigi Manconi, storico buonista d’assalto, che si arrampica sugli specchi per dire che no, su questo punto non si transige, la poligamia è altra cosa ed è in qualche modo paragonabile all’infibulazione, perciò no, mettetevela via.
L’uomo ragno non avrebbe saputo fare e dire meglio sulla lucida superficie di tanto specchio.

Che se uno vuol farsi il suo privato harem – emulo dei sultani d’antan – ma nell’hammam di un tre stanze e un solo bagno non finestrato nella periferia di Milano sono fatti suoi e lo stato italiano avrà solo l’obbligo di far sapere a quel tale che la pensione di reversibilità andrà divisa equamente per il numero delle mogli in servizio effettivo e continuato – non si pensi, il furbastro, di chiederla piena per ognuna delle mogli assunte nell’harem.

E, per la verità, la questione posta dal presidente dell’Ucoi sembra più una provocazione ben assestata nel giorno in cui si recitano i primi ‘si, lo voglio’ dei nostri ‘diversamente sposi’ e apre scenari apocalittici (e non integrati) sul futuro delle convivenze civili – che ben poco hanno di civile nel leggere delle migliaia di ‘radicalizzati sul web’ in sonno e pronti ad ammazzamenti dei più vari e diversi ma tutti nel segno di ‘allah u akbar’. Che se viaggi in un treno strapieno e sei molto stanco basterà pronunciare la formula magica del terzo millennio anche con tono normale e scateni un fuggi fuggi generale e l’intero scompartimento sarà a tua disposizione. Forse ci capiterà di vedere una tal scena in una gag comica prossima ventura di sapore agro e che ci farà masticare amaro.

E, francamente, in tanta cronaca di un mondo rotto e pieno di ammazzamenti di noi fragili e indifesi ‘crociati’, con le asce e i coltelli ficcati nelle tasche dei depressi e suonati di seconda e terza generazione di immigrati come i pettini dei nostri nonni e padri, se anche i cari s-governanti del pd e sinistra associata, così sensibili ai temi dei diritti dei nostri ospiti immigrati, dovessero riconoscere loro il diritto civile della poligamia, dirò anch’io quella frase di un famoso film che aveva a che fare col vento: ‘Francamente me ne infischio.’
L’entropia del caos di un siffatto mondo impazzito e furioso non la governa più nessuno, tanto vale farsi da parte e riderci su.
Magari me ne vado in Svizzera – che da secoli riesce a vivere bene nel suo sacro isolamento e fuori dall’Europa dei mille drammi presenti e futuri e che rispedisce al mittente i richiedenti asilo che si accampano da noi, fuori dalla stazione di Como – e siamo diventati ormai il campo-profughi dell’Europa dalle frontiere ermeticamente chiuse.

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Riassunto delle puntate precedenti

Riassunto delle puntate precedenti. La Turchia di Erdogan va in tilt a causa di un misteriosissimo colpo di stato condotto, (si dice, si afferma), da una ‘Spectre’ anch’essa di ispirazione islamica, ma con la testa del serpente in Pensylvania.
In seguito a questi dolorosi eventi Erdogan si radicalizza (pure lui! Ma non aveva già molte estese radici sui confini con la Siria e consentiva apertamente il transito di uomini e armi verso Daesh?) e minaccia l’Europa di riaprire la bocca dell’inferno delle decine di migliaia di ‘profughi’ in marcia verso le fragilissime frontiere dell’Europa.
L’Austria, di contro, – in ragione di questi eventi e della reazione dittatoriale e violenta di Erdogan contro gli oppositori anche di ultima istanza (insegnanti e impiegati statali)- chiede ai partner europei di interrompere l’esame in corso per l’ammissione della Turchia in Europa e di far fronte di suo al problema ‘immigrazione selvaggia’ che ne conseguirà.
Per meglio illustrare questa sua convinzione, l’Austria invia suoi soldati alle frontiere ungheresi e degli altri stati che questa misura hanno concordato per rafforzare i dispositivi di argine e contenimento dell’ondata prossima ventura. Segue violento scontro verbale fra i ministri degli esteri – con il turco che ci delizia con l’invettiva ‘razzista’ rivolta all’austriaco e ancora ci teniamo la pancia per lo sbellicarci dalle risa. Il bue che dà del cornuto all’asino. Erdogan ueberalles e l’islam radicale che deborda, tracima, inonda le cronache della mala Europa e devasta e fa blindare le nostre città con gli attentati dei ‘radicalizzati sul web’ e/o i suonati di mente fragile e i disadattati (ahi quanti nelle banlieues parigine e nel Belgistan!). Questo il paesaggio delle cronache estive; quello autunnale non sarà migliore, temo.

Ma, sorpresa! Juncker rifiuta di accogliere l’invito di uno stato membro a chiudere con la Turchia e si barcamena al suo solito per tema che l’ondata immigratoria dalla Turchia si faccia tsunami devastante e l’Europa stessa cada in pezzi, come crediamo accadrà – e siamo sempre stati facili profeti in proposito, ahinoi.

Intanto in Italia continuano gli sbarchi e siamo il solo paese ad ‘accogliere’ a pieno ritmo i migranti di ogni risma e provenienza, malgrado l’evidenza in cronaca e le soffiate delle intelligence di vari paesi ci dicano che a gestire i flussi sono anche i capi dell’Isis/Daesh.
E il nostro sistema di sorveglianza, a un tal proposito, è in allarme rosso da mesi, ma, come ben si sa, non si può escludere l’attentato sanguinoso che verrà – le statistiche lo dicono fortemente probabile proprio in relazione ai numeri degli ingressi e alle evidenze delle migliaia di ‘radicalizzati’ in contatto fra loro e con Daesh.
Chi vivrà vedrà. Si ringraziano i buonisti di ogni genere e grado per la gentile collaborazione e il contributo fattivo a questo quadro riepilogativo del nostro vivere associati e il futuro gramo che ne consegue/irà.

Il dubbio

Il dubbio

…che poi, quei tali che ravanano dentro le pieghe di facebook come i suonati dietro ai pokemon e tolgono le amicizie neanche gli avessero fatto chissà che torto nella vita reale – che so: aver detto male di loro, avergli rubato la fidanzata o mai restituito un prestito ricevuto – mi dà l’impressione che si siano ‘radicalizzati sul web’ un po’ al modo dei marziani e rinnegati di seconda e terza generazione che riempiono le cronache degli ammazzamenti e delle stragi sulle ‘promenades’.
E il dubbio atroce è che abbia ragione Mc Luhan buon’anima, quello che ‘il media è il messaggio’.
Non è che ci stiamo un po tutti radicalizzanod/rincoglionendo con queste immersioni virtuali totali che fare una passeggiata e scambiare due parole con un conoscente incontrato al mercato saranno, fra breve, cose da t.s.o e ricovero coatto?

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